Melbourne Cup

Vettel intervistato dall’ex team-mate Mark Webber sul gradino più alto del podio del GP Australia (© Getty Images)

 

A cura di Ermanno Frassoni

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MELBOURNE – «Per visitare Melbourne non c’è momento migliore della Melbourne Cup, il più antico […] e famoso appuntamento ippico del Paese, una festa nel pieno della frizzante primavera australe, uno spaccato unico di aussie way of life […]». Marco Moretti, firma del quotidiano La Stampa, descrive così la Melbourne Cup, ovvero l’evento sportivo e mondano più atteso dalla società australiana di scena a novembre all’ippodromo di Flemington, sorta di Royal Ascot Meeting da vivere al galoppo tra copricapi improbabili e il desiderio di esserci a tutti i costi. Anche la nuova Formula 1, al pronti-via del Mondiale 2017 sul circuito semi-cittadino dell’Albert Park, tre chilometri a sud dalla capitale dello Stato di Victoria, celebra la sua Melbourne Cup assegnando la coppa del vincitore a Vettel e alla Ferrari «orizzontale» costruita da Marchionne e Arrivabene con Binotto e altri promettenti tecnici rampanti determinati a rendere grande la SF70H appena uscita dal cellophane. Un trionfo conquistato sul campo ai danni dell’armata Mercedes, capace di piazzare Hamilton e Bottas sul podio davanti a Raikkonen, al netto di una Red Bull in tono minore e di un Giovinazzi buon profeta del ritorno di un pilota italiano nel Circus. Pancia in dentro e petto in fuori, cara Ferrari, perché ad estrarre i pugni dalla tasca stavolta ci ha pensato il boss di Stoccarda Toto Wolff.

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