#Nicostaisereno

A cura di Ermanno Frassoni

[divider]

SOCHI – Guardiamo avanti, che è meglio, come rimarcherebbe il Puffo Quattrocchi della serie animata tratta dai fumetti di Peyo e Delporte, senza però sottostimare l’indagine FIA sul crash di Bianchi in Giappone e le responsabilità della direzione di gara. Non è questo il clima che la Russia avrebbe voluto per il primo Gran Premio della sua storia, complice una location, Sochi, che tra casinò e Olimpiadi invernali coltiva ambizioni da città del peccato sulla falsariga della Las Vegas Strip in Nevada. #ForzaJules, dunque, ma anche #Nicostaisereno. Perché sul «tilkodromo» dell’ex Unione Sovietica, un aeroporto per bob a 4, Hamilton si carica ascoltando l’inno di Ivan Drago, saluta il biondo che a volte non si impegna (Rosberg, non quello del Crodino) e infila il quarto trionfo consecutivo. Le Ferrari a limitatore, vedi Alonso sesto e Raikkonen nono, non fanno più notizia: per la piazza Rossa, Twitter insegna, non è #lavoltabuona. Nico, se non altro, si traveste da maratoneta su gomme medie, partecipa alla festa Mercedes nel Costruttori e sembra Letta a tu per tu con Renzi; il valzer di Fernando al pit stop sa invece di ultimo (o quasi) tango a Maranello. «Qual è la strategia, adesso?», la domanda via radio di Rosberg dopo il via «casinaro». Lasciare il Paese di Dasha per correre negli Usa tra tre settimane, probabilmente…

Twitter @Fra55oni