Non è un Oriente per Vettel

Vettel transita nei pressi della ruota panoramica: il GP Giappone ha chiuso malamente la campagna asiatica Ferrari (© Getty Images)

 

A cura di Ermanno Frassoni

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SUZUKA – Nelle (buone) intenzioni della vigilia doveva essere il weekend di San Vettel più che di Vettel-san. Sì, il Sebastian dei miracoli che prende il via del Gran Premio del Giappone dalla seconda piazza in griglia a fianco del poleman Hamilton e vorrebbe quanto meno portare a casa una vittoria, miraggio per la Ferrari da fine luglio quando la Formula 1 visitò il toboga di Budapest. Niente da fare, invece, perché nell’ultimo round del trittico di gare asiatiche, dopo l’autoscontro di Singapore e la rimonta fino al quarto posto di Sepang nonostante le power-unit andate in avaria, ecco palesarsi già prima dello start, sulla SF70H numero 5, un calo di potenza del motore frutto di un problema a una banalissima candela. Risultato? Ritiro dopo pochi giri e ottavo centro stagionale per Lewis, vicino al suo quarto titolo iridato complici le cinquantanove lunghezze di vantaggio in classifica su Vettel medesimo. A voler essere precisi, due Gran Premi abbondanti di margine a quattro gare dalla fine dei giochi. Sfilata Red Bull sul podio di Suzuka, vedi Verstappen secondo e Ricciardo terzo all’arrivo. Solito uomo squadra Bottas, quarto, mentre Raikkonen chiude solo quinto; sullo sfondo l’abbraccio triste di Vettel e Arrivabene, testimonianza dell’affidabilità perduta a Maranello. Uno scorcio di Mondiale che ha lasciato la Rossa con tanti rimpianti e il fatidico cerino in mano.

Twitter @Fra55oni