Push F1 – Il debriefing dell’ingegnere: «Tra Ocon e Wehrlein è stata sfida vera. Nel 2017 nuova proprietà per la Manor»

Saverio Carillo (© Manor Racing)

Guardare al mondo della Formula 1 con gli occhi di chi nella massima categoria per monoposto ci vive e ci lavora tutti i giorni: è questo l’obiettivo di Push F1, sorta di nuova filiazione della rubrica madre Push to Rants, che in un certo senso intende condurre il lettore in pole position, là dove si svolge la vera azione, ovverosia nei paddock e sui circuiti troppo spesso “off limits” della Formula 1.

Annotazioni e curiosità sulla vita quotidiana dei box sviscerate da Saverio Carillo, ingegnere italiano del team Manor Racing in rampa di lancio nell’esclusivo parterre dei Gran Premi.

 

 

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Le Manor-Mercedes di Ocon e Wehrlein alle spalle di Nasr nel GP Abu Dhabi: la Sauber ha chiuso davanti tra i Costruttori (© Photo4)

 

A cura di Ermanno Frassoni

[divider]«Non nascondo che mi ha un po’ sorpreso il fatto di vedere Wehrlein nuovamente in Q2 al termine delle prove ufficiali del Gran Premio di Abu Dhabi. Il passo di entrambi gli alfieri Manor era molto buono in qualifica, peccato soltanto per Ocon che ha spiattellato uno pneumatico nel giro buono, dovendo così rientrare ai box dopo aver abortito il suo tentativo. La partenza di Pascal al pronti-via del Gran Premio non è stata delle migliori; nel corso della gara, poi, si sono verificati diversi contatti, la maggior parte causati da incomprensioni tra piloti. Il più difficile da gestire per noi è stato quello che ha visto protagonisti i nostri due portacolori, in un duello arrivato al limite, con contorno anche spiacevole di commenti pronunciati via radio da Ocon e Wehrlein».

Sul circuito di Yas Marina, teatro del ventunesimo e ultimo round del Mondiale di Formula 1 edizione 2016 andato in scena il 27 novembre scorso, la brillante coppia del team Manor è definitivamente scoppiata? Anche se nel 2017 Esteban Ocon e Pascal Wehrlein non difenderanno più i colori della stessa squadra, complice il passaggio del francese alla Force India e le tante voci di mercato che all’indomani del ritiro shock del neoiridato Nico Rosberg coinvolgono giocoforza il 22enne tedesco di origini mauriziane, Saverio Carillo, Systems Engineer in forze alla compagine britannica con sede a Banbury, nell’Oxfordshire, ammette che il confronto tra i due giovani talenti inseriti nel programma piloti Mercedes si è via via esacerbato fino a sfociare nel duro contatto di Abu Dhabi.

Un po’ di ruggine tra Ocon e Wehrlein

«Da quando Esteban è entrato a far parte del team Manor, in un certo senso l’atmosfera nel box è cambiata – conferma il “nostro” ingegnere – d’altronde i due piloti junior Mercedes sapevano fin dall’inizio della loro convivenza di giocarsi il futuro ai piani alti del Circus: si trattava infatti di capire dove la Casa di Stoccarda volesse dirottare i propri virgulti una volta conclusa la stagione. È in questa chiave che leggerei il costante tentativo di entrambi di stare davanti al compagno di squadra: l’episodio di Abu Dhabi è divenuto il culmine di questa battaglia».

Il tredicesimo posto di Ocon e il quattordicesimo di Wehrlein allo sventolare della bandiera a scacchi del Gran Premio di Yas Marina non rendono forse l’idea dell’impegno profuso dallo staff del team Manor Racing e dei numerosi passi in avanti compiuti nel lungo tragitto che dalla prima tappa stagionale in Australia ha condotto le squadre verso la “finalissima” in territorio emiratino. Progressi tangibili che hanno consentito a Wehrlein di cogliere un punto prezioso in Austria nel mese di luglio, salvo poi vedere la Sauber issarsi al decimo posto nella classifica Costruttori complice il nono posto arpionato da Felipe Nasr nel caotico weekend del Gran Premio del Brasile. «Certamente a Yas Marina la performance complessiva della MRT05 spinta dalla power-unit Mercedes è stata molto positiva – spiega Carillo – l’avvento del 2017, però, anche a causa dell’introduzione dei nuovi regolamenti, cambierà nuovamente le carte in tavola».

Ocon in azione sulla Manor al tramonto di Yas Marina: per il francese un tredicesimo posto comunque onorevole (© Getty Images)

 

«Ocon è già oggi, a dispetto delle sue 20 primavere, un pilota maturo, consapevole dei propri mezzi e deciso ad arrivare in alto. Vuole fare bene per rendere onore alla sua carriera e ripagare la famiglia dei tanti sacrifici che si è sobbarcata per consentirgli di correre. Un consiglio per Esteban? Beh, gli dico di continuare a lavorare come sta facendo, concentratissimo e motivato, badando a non perdersi in questo tortuoso cammino. Il passaggio alla Force India rappresenta un altro importante step in avanti per lui. L’anno prossimo dovrà dimostrare di essere pronto all’ennesimo salto di qualità, una sfida che finora ha sempre saputo vincere».

Cambio al vertice della Manor?

All’orizzonte, per il team Manor, si staglia la figura, a dire il vero ancora piuttosto nebulosa, di un nuovo investitore pronto a immettere capitali freschi nella squadra attualmente di proprietà di Stephen Fitzpatrick, imprenditore inglese al timone della compagnia Ovo Energy, leader nella fornitura di gas ed elettricità. Si vocifera, a tal proposito, dell’interessamento di Tavo Hellmund, promoter del Gran Premio degli Usa ad Austin, Texas, che si suppone a capo di una cordata americana in trattativa per rilevare la formazione nata sulle ceneri di Virgin e Marussia. «Il team sta attraversando una fase critica e molto importante per il proprio futuro – svela il “nostro” ingegnere – il processo di vendita, avviato qualche settimana fa, si concluderà presto, e se si arriverà all’accordo tale operazione sarà a beneficio dell’intera squadra con un apporto di capitali che dovrebbe garantire in ottica 2017 un ulteriore momento di crescita per la Manor. Non sono stati resi noti i dettagli di questa transazione, né al momento é stato espresso un desiderio di cambiare nome al team. Tutto sarà deciso e reso pubblico nei tempi e nelle modalità necessarie».

La MRT05 di Wehrlein alle prime luci della sera di Abu Dhabi, ultimo round del Mondiale F1 2016 (© Getty Images)

 

Quasi insignificante il tempo libero a disposizione degli uomini del team Manor nei giorni trascorsi dal “carrozzone” della Formula 1 ad Abu Dhabi. «Giusto una capatina al kartodromo di Abu Dhabi con alcuni membri della squadra e poco altro – sintetizza Carillo – per il resto, durante la trasferta del Circus negli Emirati Arabi Uniti, non c’è stato modo di distrarsi né di allentare i ritmi di lavoro. La prima stagione di Formula 1 composta da ventuno gare ha certamente chiarito all’intero paddock cosa questo significhi in termini di sforzi ed energie spese. Alla Manor, come in ogni altro team, si continua a lavorare senza sosta. Gli addetti alla pista trovano finalmente dei momenti di meritato riposo, usufruendo in particolare di ferie accumulate e mai utilizzate nei mesi delle gare. Il lavoro in azienda, invece, continua frenetico, con l’obiettivo comune di preparare la miglior vettura possibile per la nuova stagione di Formula 1».

Qui Mercedes, Ferrari e… Zak Brown!

I temi all’ordine del giorno relativi al Gran Premio di Abu Dhabi non possono prescindere dalla discutibile condotta tenuta dal campione uscente Lewis Hamilton nelle fasi conclusive della gara con il tre volte iridato originario di Stevenage, nell’Hertfordshire d’Oltremanica, impegnato a rallentare la rincorsa di Rosberg verso il suo primo alloro mondiale. La Ferrari, invece, quest’anno sembra aver accusato problemi più o meno cronici, uno su tutti l’affidabilità unita peraltro allo scarso grip meccanico e aerodinamico, che ne hanno limitato fortemente le prestazioni nell’arco della stagione. «L’atteggiamento tenuto da Hamilton nelle fasi finali del Gran Premio di Abu Dhabi che ha assegnato il titolo a Rosberg è stata alquanto palese – esordisce Carillo – comprensibile dal lato umano, ma ovviamente inaccettabile per il team Mercedes che ha l’obiettivo di massimizzare senza rischi un risultato a coronamento di un’annata di dominio, oltre che di tutelare l’immagine del proprio marchio. Per quanto riguarda la Ferrari, invece, a mio parere Maranello paga ancora le scelte tecniche compiute nel precedente cambio di regolamento. L’architettura della power-unit, sviluppata in questi ultimi tre anni, segue una logica assai differente rispetto alla gestione più pulita, razionale ed efficace del pacchetto Mercedes. L’interpretazione dei regolamenti in vigore quest’anno e i relativi sviluppi di progetto hanno influenzato pesantemente quella che è la situazione attuale. Seguendo questa logica, al di là delle novità regolamentari in ballo, non mi aspetto una Ferrari vincente nel 2017».

Hamilton taglia per primo il traguardo a Yas Marina davanti al neocampione Rosberg e al duo Vettel-Verstappen (© Photo4)
Da sinistra Zak Brown, direttore esecutivo di McLaren Technology Group, Eric Boullier e Jonathan Neale (© Getty Images)

 

Nel paddock di Yas Marina ha fatto capolino anche Zak Brown, nuovo direttore esecutivo di McLaren Technology Group nonché fondatore e amministratore delegato della società Just Marketing International avente come mission principale l’acquisizione di sponsor, in un ruolo che comunque dovrebbe essere di altra natura rispetto a quello ricoperto fino a poche settimane fa dal dimissionario Ron Dennis. Riuscirà lo statunitense Brown, volto conosciuto in Formula 1 ma non ancora altrettanto noto nell’ambiente degli appassionati, a ripercorrere le orme di Toto Wolff, oggi top manager della Mercedes entrato in punta di piedi nel Circus da azionista del team Williams? «Wolff si è trovato in un contesto, il team Mercedes, già vincente – la doverosa premessa del “nostro” ingegnere” – il dominio della Stella a tre punte nell’ultimo triennio, segnatamente quello dell’era turbo-ibrida, ha sicuramente aiutato la popolarità dell’investitore e uomo d’affari austriaco. Mi sento quindi di poter affermare che i risultati in pista della McLaren definiranno quella che sarà la percezione del pubblico e degli addetti ai lavori nei confronti di Zak Brown, entrato a Woking in un momento storico del team di certo non facile. Mi auguro che anche lui riesca a farsi strada compiendo scelte importanti che possano riportare una compagine del calibro della McLaren nelle posizioni di vertice che le competono».

Macao F3 solo per veterani? Il Motor Show può pensare in grande

L’ultimo scorcio agonistico della stagione 2016 ha mandato in scena come di consueto il classico appuntamento sul circuito da Guia, nell’ex protettorato portoghese di Macao, in Cina, dove nel weekend del 19-20 novembre i protagonisti della Formula 3 internazionale hanno potuto misurarsi su un palcoscenico a dir poco esaltante. A farla da padroni, però, sono stati soprattutto i piloti esperti della formula cadetta, alcuni già vincitori in edizioni passate, che hanno provato a rimettersi in gioco nonostante l’impegno avviato in categorie superiori. Ad António Félix da Costa, trionfatore quest’anno da portacolori del team Carlin Motorsport, l’impresa è riuscita per la seconda volta in carriera dopo il primo successo maturato nel 2012. «Quando ho letto la entry-list della Coppa del Mondo di Formula 3 sul circuito cittadino di Macao non mi ha fatto piacere vedere tra gli iscritti i nomi di Félix da Costa, Alexander Sims e Felix Rosenqvist – l’analisi ficcante del “nostro” ingegnere che vanta trascorsi alle dipendenze del team di Trevor Carlin – si tratta di piloti molto veloci con i quali ho anche avuto la fortuna di lavorare, ma a mio parere non dovrebbero essere ammessi a questo tipo di competizione. Il momento dell’anno più importante per i drivers talentuosi della terza serie cadetta è Macao, che rappresenta l’occasione migliore per dimostrare quanto appreso durante la stagione complice la speranza di potersi mettere in luce per la prosecuzione della propria carriera. Se gli organizzatori accettano partecipazioni da veterani come Félix da Costa, Sims e Rosenqvist, tanto per citare i più blasonati, si privano i giovani piloti di una grande possibilità. A lungo termine il rischio è che la manifestazione perda appeal agli occhi dei giovani talenti, sulla carta lo zoccolo duro di una gara come quella di Macao, e che la stessa competizione di scena tra le insidiose vie dell’ex protettorato portoghese perda il fascino e il vero scopo per cui era stata concepita».

Il lusitano Félix da Costa solleva la coppa del vincitore sul gradino più alto del podio del GP Macao F3 (© Macau Grand Prix)

 

«Non vorrei sembrare troppo pessimista – incalza Carillo – ma non mi sorprenderei se il prossimo anno questo trend dovesse continuare, magari con una ulteriore escalation di veterani iscritti alla corsa. Le squadre, del resto, vogliono lasciare un segno evidente su questo storico appuntamento: così come è importante vincere per un pilota, allo stesso modo lo è per un team che impiega ingenti risorse economiche nel progetto. Vincere per Carlin ha significato tanto, considerate anche le avversità che nel 2016 hanno messo a dura prova la squadra britannica».

La Wolf WR7 iscritta al Mondiale F1 1979 solca la pista esterna del Motor Show di Bologna (© BolognaFiere)

 

Fino a domenica 11 dicembre, alle nostre latitudini, più precisamente nei padiglioni tirati a lucido di Bologna Fiere, il Motor Show festeggia i quarant’anni dalla prima edizione allestita nel mese di dicembre del 1976 alla presenza di grandi campioni del motorsport tra i quali l’allora ferrarista Niki Lauda e la leggenda del motociclismo Giacomo Agostini. Archiviati in fretta e furia un 2014 decisamente sottotono e un 2015 in cui il Salone bolognese ha segnato il passo concretizzando poi il ritorno nel 2016 a un format più snello e privo di fronzoli, il “nostro” ingegnere si congeda, almeno per il momento, auspicando una rinascita della celebre manifestazione motoristica che per prima ha saputo conciliare la parte statica a quella dinamica. «Per tutti gli appassionati di motori in Italia, il Motor Show di Bologna riveste un ruolo fondamentale – sottolinea Carillo alla vigilia del Memorial Bettega riservato agli assi del controsterzo – per me, da ragazzo, una visita al Salone rappresentava una tappa obbligata. Si tratta a mio giudizio di uno dei pochi eventi di massa in Italia per appassionati di auto e corse in generale. Sono convinto che ci siano i presupposti per BolognaFiere, nuovo organizzatore subentrato ai francesi di GL Events, di riportare il Motor Show al top come lo è stato per tanti anni. Gli appassionati, sempre più desiderosi di partecipare a eventi “veri” e non artefatti, non mancano di certo, e il compito della kermesse emiliana consiste adesso nell’intercettarli con la dovuta pazienza proponendo loro un format rispettoso del proprio glorioso passato che sappia tuttavia calarsi nel mondo contemporaneo».

Twitter @Fra55oni