Push F1 – Intervista all’ingegnere Mercedes: «Per Hamilton vetture più divertenti da guidare. Nel 2018 una nuova sfida con la Ferrari»

Saverio Carillo (© Mercedes AMG F1)

Già alle dipendenze del team Torino Motorsport e del team Carlin impegnato nelle principali formule addestrative in giro per il mondo, dopo un’esperienza in Formula 1 alla Manor dall’inizio del 2017 Saverio Carillo è Trackside Electronics Support Engineer del team Mercedes AMG F1. Ospite fisso della rubrica Push to Rants nel 2016 con aneddoti e curiosità da raccontare di Gran Premio in Gran Premio, l’ingegnere italiano oggi di stanza a Oxford, Gran Bretagna, traccia un bilancio della lunga ed entusiasmante stagione vissuta alla corte della Casa di Stoccarda. Una stagione che ha fruttato a lui e alla squadra due titoli mondiali.

 

Show a ruote fumanti per il campione del mondo Hamilton dopo la bandiera a scacchi del GP Abu Dhabi 2017 (© XPB Images)

A cura di Ermanno Frassoni

Il ritiro shock dell’allora neocampione del mondo Nico Rosberg a pochi giorni dal trionfo iridato di Abu Dhabi 2016, le sirene della Formula 1 che ancora tentano un rigenerato Robert Kubica, le differenze a livello operativo e strutturale tra un team piccolo qual era la defunta Manor Racing e una squadra top del calibro di Mercedes, le personalità complementari presenti a Stoccarda e un occhio rivolto ai giovani piloti della Stella chiamati un domani all’arduo compito di non fare rimpiangere lo stile e la concretezza di Lewis Hamilton e Valtteri Bottas.

Saverio Carillo, già Systems Engineer del team Manor passato armi e bagagli alla Mercedes dove è stato parte integrante nella conquista dei titoli mondiali 2017 Piloti e Costruttori, si concede ai microfoni del sito Motorsport Rants facendo cadere i veli su una stagione che ha saputo regalare emozioni e spettacolo complice il confronto Hamilton-Vettel, vero e proprio leit-motiv fino al disastroso trittico di gare asiatiche per la Ferrari, appena scalfito dalle prime affermazioni di Bottas in Formula 1 (Russia, Austria, Abu Dhabi) e dagli occasionali lampi di genio Red Bull sfoderati da Daniel Ricciardo e Max Verstappen (Azerbaigian, Malesia, Messico).

Personalmente ti ha sorpreso la decisione di Rosberg di abbandonare le corse all’indomani della conquista del titolo 2016? Credi che si tratti di una scelta definitiva o soggetta a possibili ripensamenti futuri?

«Ha sicuramente lasciato di stucco la decisione di Rosberg, anche perché arrivata a bruciapelo, dunque senza alcun preavviso. A certi livelli la dedizione e il sacrificio, fisico e mentale, sono elevatissimi, come lui stesso ha più volte descritto. Nico aveva come obiettivo quello di diventare campione del mondo e ci è riuscito contro un avversario del calibro di Hamilton: va da sé che questo successo ha avuto una risonanza ancora maggiore. I piloti di oggi iniziano molto prima la carriera: a quattro o cinque anni sono già sul kart, di conseguenza a trenta primavere hanno già svariate stagioni di corse alle spalle pur essendo anagraficamente giovani. A memoria, ricordo che Nico fin da piccolo mostrava diversi interessi oltre al motorsport. Studiava ingegneria e voleva diventare il primo pilota-ingegnere del Circus. Al di là di questo, è risultato subito chiaro che per Nico il fatto di “essere un pilota” sarebbe stato uno dei tanti traguardi da raggiungere nella vita. Ritornando all’attualità, sinceramente ogni mese se ne sente una diversa sul suo futuro, da team manager a tv reporter e potenziale driver di Formula E per Mercedes. Penso che in questo momento Rosberg abbia molte porte aperte e altrettante prospettive. Starà a lui decidere la strada da intraprendere e il profilo da attribuire alla sua nuova carriera che lo vedrà protagonista fuori dall’abitacolo di una monoposto di Formula 1».

A proposito di Rosberg, come vedi il riavvicinamento di Kubica, seguito proprio da Nico, alla Formula 1 attiva?

«Il riavvicinamento di Kubica al Circus iridato è molto interessante dal punto di vista mediatico. A mio parere Robert vuole dimostrare a se stesso di essere ancora all’altezza della situazione. Il problema è che i sedili disponibili in Formula 1 sono limitati e i giovani meritevoli di chances non stanno certo a guardare. Basta vedere la concorrenza che si è generata nelle ultime settimane per aggiudicarsi un posto in Williams al fianco di Lance Stroll».

Kubica in azione sulla Williams nei test collettivi di Abu Dhabi 2017 (© Photo4)

Quali sono i tuoi compiti oggi nel team Mercedes e cosa è cambiato per te rispetto al 2016 trascorso nelle fila della Manor?

«In un team piccolo com’era la Manor ogni singolo individuo aveva più responsabilità sulle proprie spalle. Il ruolo che ricoprivo in Manor era quello di Systems Engineer, un po’ meno “narrow” (stretto, ndr) rispetto alle attività che svolgo in Mercedes, anche se le mansioni sono molto simili. L’anno scorso seguivo la vettura di Ocon, quest’anno quella di Bottas».

Hamilton, Bottas, Lauda, Wolff, Allison, Costa: le personalità forti, dai piloti ai dirigenti, di certo non mancano in Mercedes. Cosa significa lavorarci assieme?

«Comincio col dire che entrambi i piloti Mercedes sono molto esperti e con importanti background alle spalle. Per questo motivo i loro giudizi pesano molto nelle scelte in pista. Questa è una differenza importante rispetto alla situazione che ho vissuto in Manor. Quasi tutti i piloti avuti in Manor nell’arco del biennio 2015-2016 erano rookies, cioè esordienti in Formula 1. Avere piloti esperti e mantenere la giusta stabilità nel team offre sicuramente un vantaggio tangibile. Per quanto riguarda la dirigenza, invece, non si potrebbe chiedere di più: Lauda, Wolff, Allison e via discorrendo, tutti con trascorsi molto differenti l’uno dall’altro, armonizzano al meglio l’ambiente di lavoro in Mercedes. La squadra in pista, così come tutti gli esponenti dell’azienda tra Stoccarda e Brackley, viene costantemente messa al corrente e aggiornata in tutti i particolari inerenti al business. Questa è sicuramente una nota di merito, una scelta dirigenziale specifica che rende tutti consapevoli e al contempo responsabili degli obiettivi da raggiungere e delle potenziali difficoltà da affrontare nel corso della lunga stagione di gare».

Qual è stato a tuo modo di vedere il momento di svolta della stagione 2017 per Hamilton e la Mercedes? Quale, invece, il frangente più difficile?

«Sicuramente la seconda parte della stagione, per intenderci quella successiva al “summer shut-down” a cavallo tra Budapest e la ripresa delle ostilità a Spa-Francorchamps, ha esaltato le doti del team e dei piloti riportando via via il sorriso sui volti un po’ tesi di alcuni membri della compagine di Stoccarda. Sapevamo che avremmo dovuto spingere fino all’ultimo, avanzando tutti nella medesima direzione, consapevoli che le specifiche tecniche della nostra monoposto ci avrebbero reso più dura la vita su alcune piste. Possiamo affermare di non avere commesso gli errori in cui sono incappati altri team, costruendo giorno dopo giorno una vittoria di squadra. Di certo a Montecarlo e in Ungheria abbiamo faticato non poco, anche se tutto questo ci ha permesso di capire meglio la vettura del 2017 a vantaggio della versione che Mercedes presenterà nel Mondiale di Formula 1 edizione 2018».

Hamilton e Vettel ai ferri corti nel weekend del GP Messico 2017 (© Getty Images)

Come valuti la manovra di Sebastian Vettel a Baku, poi sanzionata dai commissari, effettuata ai danni di Hamilton in regime di safety car? Restando in casa Ferrari, cosa ne pensi della riconferma di Raikkonen a Maranello fino al termine della stagione 2018?

«Nel 2017 Vettel ha commesso qualche sbaglio di troppo. La reazione a caldo di Baku ha sicuramente avuto ripercussioni sulla serenità sua e della Ferrari nella lotta per il Mondiale. Penso che la riconferma di Raikkonen nel 2018 sia necessaria a mantenere stabilità e competitività dalle parti di Maranello. Il loro obiettivo è quello di lottare per il titolo 2018, dunque non credo che i vertici del Cavallino potessero permettersi di esplorare altri potenziali piloti in questo momento».

L’anno scorso Giovinazzi ha disputato due Gran Premi alla Sauber in sostituzione dell’infortunato Wehrlein. Ritieni che Antonio meriti una opportunità vera in Formula 1 al di là delle critiche ricevute per il doppio errore commesso nel weekend di Shanghai?

«Il talento di Giovinazzi non deve essere sminuito a causa di un errore o di un giudizio affrettato di qualcuno. Antonio ha infatti dimostrato negli anni di poter rientrare nella ristrettissima cerchia di piloti che meritano di essere in Formula 1. Veloce, concreto, umile: se il 24enne driver pugliese avrà o meno una chance reale dipenderà molto dalle scelte politiche ed economiche di qualche team. Sulle sue abilità di pilotaggio non è proprio il caso di discutere».

Hamilton ha macinato record su record nel 2017 centrando il quarto titolo mondiale. Secondo te fino a dove può spingersi il campione inglese?

«Lewis non ha avuto dubbi nel dichiarare pubblicamente che la stagione 2017 è stata quella in cui si è divertito di più da quando gareggia in Formula 1. Questo per via dei nuovi regolamenti che hanno reso le vetture finalmente divertenti da guidare. La ritrovata competitività della Ferrari, insieme a qualche ottimo spunto Red Bull, ha sicuramente incrementato lo spettacolo in pista. Fino a dove Hamilton potrà spingersi? Lewis sa bene che il fatto di essere al top costituisce la piramide di una moltitudine di fattori. Avere una vettura da assoluto è cruciale per mantenersi su questi livelli. Se la macchina risponderà bene, lui sarà lì pronto ad approfittare di ogni occasione che si presenterà».

Cosa ti aspetti da Bottas nel 2018 complice una prima stagione in Mercedes che gli ha portato in cassaforte tre vittorie complessive?

«Bottas ha mostrato una progressione importante, soprattutto nelle ultime due o tre gare di campionato. Quest’anno per lui era tutto nuovo, dalla monoposto ai nuovi regolamenti, dovendo peraltro inserirsi velocemente nel team e nell’ottica del metodo di lavoro Mercedes. Sì, Valtteri ha portato a termine un ottimo lavoro quest’anno. Nel 2018 il finlandese vuole vincere e noi ci aspettiamo che possa effettivamente puntare al bersaglio grosso».

Prima vittoria in F1 e complimenti meritati per Bottas al termine del GP Russia 2017 (© Getty Images)

Capitolo giovani piloti: George Russell ha stupito diversi addetti ai lavori vincendo il titolo GP3 Series e confermandosi subito su alti livelli nel test disputato sulla Mercedes W08 nonché nelle prove libere affrontate al volante della Force India. A tuo giudizio, al di là delle situazioni di mercato già cristallizzate, sarebbe già pronto per il salto nel Circus?

«All’inizio del 2017 a George era stato assegnato un obiettivo chiaro: vincere in GP3 per continuare a vestire una casacca Mercedes. E questo obiettivo è stato raggiunto. Russell, che è nato a King’s Lynn, nel Norfolk d’Oltremanica, nella stessa città dell’ex pilota Martin Brundle, è un competitor veloce oltreché molto maturo. Quando parli con lui ti dimentichi la sua giovane età (19 anni, ndr). Sembra di parlare con un driver già affermato. Preciso, attento ai particolari, lavora di fino e ha sostenuto già diversi test con Mercedes, anche con vetture degli anni precedenti: a mio avviso è pronto per entrare quanto prima in Formula 1. Il team Mercedes è molto soddisfatto del suo operato».

Come viene vista in Mercedes la crescita di Esteban Ocon, vera e propria sorpresa del Mondiale 2017 su Force India? In ottica 2019 potrebbe rappresentare un concorrente per il sedile di Bottas?

«Non è un mistero per nessuno il fatto che Mercedes sia alla ricerca di un nuovo Hamilton da crescere nelle prossime stagioni. Ovviamente a Stoccarda si valuta con attenzione il lavoro degli junior drivers. Ocon, che ha soltanto 21 anni, aveva brillato in Manor e ancora di più alla Force India in un contesto competitivo come quello di quest’anno. La Formula 1 corre veloce e i piloti sono chiamati a dimostrare ogni giorno di meritare il posto che occupano. Se il giovane francese rappresenterà o meno un concorrente per un sedile Mercedes 2019 dipenderà dai risultati che ognuno degli alfieri della Stella porterà a casa nel 2018».

Quale sarà, a tuo giudizio, il pilota-rivelazione del 2018?

«Sarà molto interessante seguire i progressi di Charles Leclerc. Non nascondo che mi aspetto molto dall’esordio in Formula 1 del monegasco nelle fila del team Alfa Romeo-Sauber».

Russell impegnato sulla Mercedes di Hamilton e Bottas nei test estivi in Ungheria (© Getty Images)
Sergio Perez davanti a Ocon: tra i due alfieri Force India non sono mancate le scintille (© Photo4)

Il team Carlin ha vinto il titolo di Formula 3 europea con Norris e nel 2018 sarà in Formula 2 con lo stesso Lando, protetto McLaren, e Sergio Sette Camara. Secondo te Norris ha la stoffa del campione? Come valuti inoltre la scalata del team Carlin, tornato protagonista nelle formule minori europee dopo un periodo difficile?

«A mio avviso Lando possiede le stigmate del predestinato. Ho lavorato con lui nel 2014 e per velocità, determinazione e spirito di sacrificio non è mai stato inferiore a nessuno. Merita sicuramente il posto in cui si trova al momento. Numeri alla mano è sicuramente il più quotato tra i giovani di talento che un domani potrebbero affollare la griglia di partenza dei Gran Premi. Per quanto concerne Carlin, c’è da dire che Trevor e il suo staff hanno investito molto nel progetto americano (categorie propedeutiche e IndyCar, ndr), sia in fatto di risorse economiche che in termini di personale impiegato. Concentrarsi su categorie che non portavano profitto economico a fine anno come la World Series e la GP3 Series avevano poi rappresentato nell’arco nel biennio precedente una perdita, allentando tra l’altro l’attenzione del management verso le voci di bilancio più importanti. Tagliare i rami secchi era quindi necessario. Il trend delle squadre al top è quello di focalizzarsi sulle categorie FIA: Formula 4, Formula 3 e Formula 2. Un esempio di ottimizzazione è la Prema. Anche Carlin ha intrapreso questa strada, che a mio giudizio resta la più sensata».

In conclusione, puoi sintetizzare le sfide tecniche della Formula 1 in chiave 2018?

«La stesura dei nuovi regolamenti è relativamente recente e le possibilità di intervento non sono state del tutto esplorate. L’aerodinamica e il vantaggio che essa potrà portare ai team rappresenta ad oggi l’area di lavoro più cruciale e quella da cui ottenere un vantaggio maggiore. Già nel 2017 abbiamo visto come il divario tra i vari propulsori sia drasticamente diminuito, questo in parte a causa dell’abolizione dei “tokens” (i gettoni contingentati per lo sviluppo delle power-unit, ndr), in parte perché i motori attuali sono un concetto introdotto nel 2014, quindi ogni anno il guadagno prestazionale diviene sempre più sottile. Riuscire a tenere sotto controllo le temperature della power-unit senza compromettere eccessivamente l’efficienza aerodinamica rimane un punto determinante. Sono convinto che su questo aspetto la Ferrari sia davanti a noi. L’introduzione dell’Halo e la riduzione delle dimensioni della pinna sul cofano evidenziano quanto l’aerodinamica sarà l’aspetto più sfidante della stagione 2018».

Twitter @Fra55oni