Push F1, verso Budapest e Hockenheim – Il debriefing dell’ingegnere: «Wehrlein strepitoso sulla Manor in Austria, ma lo sviluppo non si ferma»

Saverio Carillo (© Manor Racing)

Guardare al mondo della Formula 1 con gli occhi di chi nella massima categoria per monoposto ci vive e ci lavora tutti i giorni: è questo l’obiettivo di Push F1, sorta di nuova filiazione della rubrica madre Push to Rants, che in un certo senso intende condurre il lettore in pole position, là dove si svolge la vera azione, ovverosia nei paddock e sui circuiti troppo spesso “off limits” della Formula 1.

Annotazioni e curiosità sulla vita quotidiana dei box sviscerate da Saverio Carillo, ingegnere italiano del team Manor Racing in rampa di lancio nell’esclusivo parterre dei Gran Premi.

 

 

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L’esultanza del team Manor per il punto iridato conquistato da Wehrlein nel GP Austria (© Manor Racing)

 

A cura di Ermanno Frassoni

[divider]«Tanto per cominciare è stata una graditissima e inaspettata sorpresa vedere Wehrlein riuscire a centrare la Q2 nelle prove ufficiali del Gran Premio d’Austria. L’impresa è stata raggiunta anche in un modo relativamente semplice. A dire il vero c’era un po’ di agitazione nel box della Manor durante quelle fasi, poiché affrontare il secondo segmento di qualifica ha rappresentato una importante novità per il team; naturalmente l’obiettivo della squadra era quello di sfruttare al massimo questa opportunità e va da sé che l’adrenalina saliva di conseguenza. Le caratteristiche del tracciato di Spielberg, unite all’ottimo lavoro portato a termine dal team e da Pascal nelle giornate di sabato e domenica, hanno tramutato le nostre sensazioni positive in realtà». Saverio Carillo, Systems Engineeer del team Manor Racing, descrive così il weekend perfetto vissuto dal 21enne pilota tedesco di origini mauriziane sul circuito meglio noto come Red Bull Ring, adagiato ai piedi delle verdi colline della Stiria, dove lo scorso 3 luglio la squadra capitanata dal Racing Director Dave Ryan, già uomo McLaren, è passata dalla gioia per il dodicesimo crono di Wehrlein in qualifica al tripudio incontenibile di un decimo posto in gara che consegna alla volitiva compagine britannica il primo punto iridato della stagione smuovendo finalmente, dopo nove Gran Premi, le classifiche Piloti e Costruttori.

«Con il trascorrere dei Gran Premi Pascal acquisisce sempre maggiore esperienza al volante di una monoposto di Formula 1 – spiega il “nostro” ingegnere, formatosi professionalmente alle dipendenze del team Torino e di Carlin Motorsport nelle serie addestrative prima dell’approdo nella massima formula – questo fattore si riflette nell’approccio con cui gestisce la vettura, sia in qualifica che in gara. Di solito è la squadra ad effettuare la scelta degli pneumatici da impiegare per il pilota, al termine di un’attenta lettura delle condizioni del tracciato e in accordo con i dati a disposizione forniti dalla Pirelli. In condizioni di pista incerte, con zone asciutte che si alternano al bagnato, il pilota come sempre esprime la sua preferenza, e la decisione è presa di comune accordo». Il tracciato austriaco, nella giornata di sabato reso viscido dalla pioggia abbattutasi nei dintorni di Spielberg, ha in un certo senso indicato la giusta direzione da seguire allo staff della Manor che, dopo i due punti conquistati dal compianto Jules Bianchi a Montecarlo 2014 quando la squadra si chiamava Marussia ed era spinta da un propulsore Ferrari, è tornata a frequentare le zone nobili della graduatoria completando l’opera la domenica con Wehrlein abile nel tenersi dietro i vari Gutierrez, Palmer, Nasr, Magnussen ed Ericsson. Sedicesima posizione per Rio Haryanto, tenutosi lontano dai guai in un Gran Premio d’Austria che nella lista delle vittime illustri ha annoverato anche il ferrarista Sebastian Vettel, tradito dall’esplosione di uno pneumatico ormai giunto al capolinea.

«Wehrlein? Ha i numeri per affiancare Rosberg o Hamilton»

«Pascal era un pezzo pregiato per il mercato della Formula 1 già a inizio stagione – evidenzia Carillo in relazione alle possibili chances future del campione DTM in carica posto sotto l’ala protettiva della Mercedes, che dal 2016 fornisce alla Manor le power unit concepite tra Brixworth, nel Northamptonshire, e Stoccarda, e del manager Toto Wolff – è indiscutibilmente uno dei pochi giovani piloti di razza presenti nel Circus iridato, uno di quelli destinati a grandi traguardi. Sebbene non avesse alcuna esperienza con le monoposto della massima categoria, le sue riconosciute doti velocistiche gli hanno consentito, già nel periodo invernale, di diventare una pedina allettante agli occhi di numerosi addetti ai lavori. Adesso, dopo quanto mostrato in Austria, dall’incoraggiante performance in qualifica al decimo posto che gli è valso il primo punto in carriera, Pascal reciterà un ruolo importante nel mercato piloti 2017. Non sarebbe una sorpresa per noi ritrovarlo pilota ufficiale del team Mercedes, a fianco di Nico Rosberg o Lewis Hamilton, anche se il nostro desiderio sarebbe quello di continuare con lui l’anno venturo».

Nei test di Silverstone, Wehrlein ha indossato la casacca Mercedes provando sulla W05 le mescole Pirelli 2017 (© Mercedes AMG F1)

 

In Austria la Manor ha impressionato favorevolmente e Carillo, interpellato in merito, non fa nulla per nasconderlo: «Sì, effettivamente il passo di gara tenuto dalla MRT05 a Spielberg è stato il parametro che ci ha reso più felici. Vedere Pascal competitivo, in grado di lottare con gli altri piloti e di avanzare in classifica recuperando posizioni, ha creato un’atmosfera mai vista all’interno del team. Nel dopo gara abbiamo celebrato degnamente il piazzamento a punti di Wehrlein con tanto di docce a base di champagne e urla di gioia».

La carta Furbatto e i dissuasori di Spielberg

Tra gli esponenti di primo piano del team Manor intenti a festeggiare il decimo posto di Wehrlein in Austria c’era anche Luca Furbatto, ingegnere torinese poco più che quarantenne, da circa un anno chief designer a Banbury, nell’Oxfordshire, dopo le esperienze alla corte di McLaren e Toro Rosso. «Luca è la chiave della rinascita Manor – sostiene Carillo – è un motore che corre veloce. Porta con sé un bagaglio enorme di esperienza e conoscenza. Non si ferma mai! Come chief designer della Manor è responsabile del progetto MRT05. Luca e il suo gruppo di lavoro spingono davvero tanto nella direzione dello sviluppo della vettura; se a ogni gara portiamo delle novità molto del merito è suo. Si intrattiene spesso con noi, a supporto delle attività in pista del team. Fuori dall’ambiente lavorativo è una persona brillante, umile e molto simpatica. Fa onore il fatto di poter disporre di un tecnico italiano nel ruolo di capo progettista alla Manor; per quanto mi concerne, poi, sono orgoglioso di avere studiato nella sua stessa università, il Politecnico di Torino».

Il chief designer Furbatto, ultimo a destra in seconda fila, alla conferenza stampa del venerdì a Spielberg (© FIA)

 

Un argomento molto gettonato nel weekend del Gran Premio d’Austria ha riguardato i contestati dissuasori gialli piazzati oltre i cordoli delle principali curve del Red Bull Ring quale monito ai piloti di non superare i limiti della pista. Una scelta controversa che ha punito pesantemente gli errori commessi a più riprese da Verstappen, Kvyat, Perez e persino dal leader del campionato Rosberg, ritrovatisi con le vetture danneggiate. «A mio parere tali dissuasori sono stati sovradimensionati – attacca il “nostro” ingegnere – i cedimenti meccanici derivanti da una vettura che li attraversava hanno costituito un pericolo concreto all’incolumità del pilota. Da un punto di vista dello spettacolo, però, hanno fatto la loro parte, anche se forse non era questo l’obiettivo di chi li aveva voluti montare».

Nemo propheta in patria

Se la trasferta in terra austriaca ha dispensato momenti a dir poco indimenticabili nel box della Manor, altrettanto non si può dire del Gran Premio di Gran Bretagna disputato la settimana successiva. A Silverstone, nel garage della scuderia di proprietà dell’imprenditore inglese Stephen Fitzpatrick, si è rivisto Will Stevens, pilota titolare della Manor Marussia nel 2015, che probabilmente in cuor suo confida ancora di agguantare al volo una seconda chance per rientrare nel giro della Formula 1. «Quella di Stevens nel Gran Premio di Gran Premio di Gran Bretagna è stata una visita di cortesia, anche se il suo ascendente nei confronti del team Manor Racing resta comunque elevato – spiega Carillo – purtroppo a Silverstone entrambe le MRT05 sono uscite di pista nei frangenti iniziali di gara, con Pascal in testacoda dopo sei giri e Rio fuori dai giochi al ventiquattresimo passaggio, quando il circuito britannico era ancora umido e scivoloso. Se un pilota dispone di una vettura aerodinamicamente meno performante delle altre, è logico correre maggiori rischi tanto da arrivare, vedi il caso di Silverstone, a perdere il controllo della propria monoposto su pista bagnata. Quando il grip meccanico diminuisce, il carico aerodinamico riveste un ruolo fondamentale. Avere inoltre due rookies alla prima stagione nel Circus, com’è ovvio non particolarmente esperti nella gestione di una vettura di Formula 1 in queste delicate condizioni di pista, peraltro assai mutevoli, non semplifica il compito». Nessuno o quasi, dunque, è profeta nella propria patria, come sembra ribadire la popolare locuzione latina che in Gran Bretagna ha messo rapidamente la parola fine al weekend della Manor.

Sulla decisione della Pirelli di fornire a partire dal Gran Premio di Gran Bretagna un suggerimento per quanto attiene alla durata in termini di tornate delle mescole impiegate in gara e sulla validità della scelta di scattare dietro la safety car a Silverstone, il “nostro” ingegnere ha le sue opinioni e le esterna senza mostrare tentennamenti. «Le informazioni fornite dalla Pirelli sono come sempre di grande aiuto, soprattutto per i team piccoli, che non hanno a disposizione strumenti di simulazione importanti. Gli pneumatici sono sollecitati in maniera molto dura e costante durante tutto l’arco di gara. Una gestione non corretta degli stessi influisce prima di tutto sulla sicurezza dei piloti, prima che sulla performance. Spesso è molto facile criticare le scelte relative alla partenza in regime di safety car che abbiamo visto a Silverstone; spettatori e appassionati sono alla ricerca di spettacolo, che generalmente viene amplificato dalle condizioni precarie della pista. Quando poi succede, come accaduto in precedenza, un evento tragico, gli stessi fans dello show a tutti i costi si trovano poi in prima fila a criticare le scelte della direzione gara. La verità è che a volte ci si crede tutti allenatori, volendo effettuare un parallelismo con il calcio, non appena si va a bere una birra al pub sotto casa in compagnia degli amici. Per noi che eravamo sulla griglia di partenza, aspettando impazienti lo start delle monoposto inzuppati dalla testa a piedi, sarebbe stata una pazzia non far partire la gara dietro alla vettura di sicurezza guidata da Bernd Mayländer».

Wehrlein in azione a Silverstone sulla Manor-Mercedes: per lui il GP Gran Bretagna è durato pochi giri (© Getty Images)
L’agguerrito plotone di F1 alle spalle della safety car nelle prime fasi del GP Gran Bretagna (© Getty Images)

 

Come si fa, invece, a stabilire quando una comunicazione radio irradiata a un pilota è indispensabile per salvaguardare l’integrità della vettura e deve pertanto essere catalogata alla voce messaggi leciti? «A mio parere ci sarebbe appunto da operare un distinguo – ammette Carillo – anche se ad oggi, formalmente, le regole non differenziano i due diversi scenari, dunque con Rosberg i commissari di Silverstone hanno dovuto rispettare la procedura corrente e optare per la penalità di dieci secondi. Abbiamo avuto situazioni similari alla Manor in cui, in presenza di un problema tecnico, siamo stati costretti a mantenere una condotta rispettosa del regolamento senza fornire indicazioni aggiuntive al pilota. C’è da dire che il driver è generalmente formato e informato ora più che mai sui vari aspetti tecnici della vettura; una maggiore consapevolezza aiuta a scongiurare o a correggere eventuali malfunzionamenti della vettura. L’obiezione può riguardare il fatto che scongiurare un guasto tecnico aiuta inevitabilmente la performance ed è alla base del risultato finale della vettura in gara; si tratta di una questione di non facile soluzione perché non è possibile conoscere il reale intento con cui un certo messaggio, lecito o meno, viene diffuso».

La sorpresa Mazepin e le prossime tappe della Formula 1

Archiviati i Gran Premi di Austria e Gran Bretagna, il “carrozzone” della Formula 1 ha come noto mantenuto le tende sullo storico impianto di Silverstone per espletare due giornate di test che hanno visto la Manor schierare, insieme al pilota titolare Haryanto, il development driver Jordan King, vincitore della seconda gara GP2 Series al volante della Dallara del team Racing Engineering nell’area dove un tempo sorgeva un aeroporto militare sotto le insegne della Royal Air Force. «La due giorni di test andata in scena a Silverstone il martedì e il mercoledì successivi alla disputa del Gran Premio di Gran Bretagna è stata molto produttiva per noi – annota con perizia il “nostro” ingegnere” – poter girare e provare soluzioni nuove è sempre un aspetto fondamentale di questo sport, anche se molti dall’esterno ne trascurano i vantaggi; massimizzare questa due giorni è stato un obiettivo ampiamente soddisfatto. A ogni gara portiamo sempre qualcosa di nuovo in pista perché non vogliamo fermare lo sviluppo su questa vettura; è una scelta decisiva per completare al meglio l’anno in corso con la MRT05 e così facendo ottenere un beneficio anche sull’impostazione del lavoro per la vettura 2017. Si lavora pertanto su due fronti, separati e uniti allo stesso tempo, a maggior ragione adesso che siamo ormai giunti al giro di boa del campionato».

«Tra i giovani piloti scesi in pista a Silverstone i vari Esteban Ocon, Pierre Gasly, Alex Lynn e Charles Leclerc sono risultati molto veloci, ma considerato il palmarès di questi nomi il loro rendimento non mi ha stupito più di tanto. Si tratta infatti di piloti validi ai quali si riconoscono ottime doti velocistiche già da tempo. A mio parere Nikita Mazepin, che ha girato sulla Force India di Perez e Hülkenberg in entrambi i giorni, è andato oltre le aspettative, soprattutto in virtù del suo brevissimo percorso agonistico dal karting fino a questo test in Formula 1. Un paio di anni fa ho avuto modo di lavorare con Nikita, impegnato quest’anno nella Formula 3 europea, in una sessione al simulatore quando, lasciato da poco il mondo del karting, il russo muoveva i primi passi nelle serie minori. Vederlo ora guidare una Force India a soli 17 anni d’età e portarla così avanti in classifica, con il quinto crono assoluto, mi ha personalmente sorpreso; credo che sentiremo ancora parlare di Nikita in futuro».

La concentrazione di Mazepin nell’abitacolo della Force India VJM09 di Perez e Hülkenberg (© XPB Images)
Per Haryanto un sedicesimo posto in Austria e un ritiro a Silverstone (© Getty Images)

 

L’estate della Formula 1 si arroventa in vista delle prossime tappe in programma a Budapest e Hockenheim. In Ungheria si corre ininterrottamente dal 1986, primo Paese del cosiddetto blocco comunista a guadagnarsi un posto nel calendario più ambito del motorsport, mentre la Germania è incredibilmente saltata nel 2015 salvo poi ripresentarsi quest’anno con la tradizionale tappa nel Land del Baden-Württemberg. «Difficile fare pronostici sui Gran Premi di Budapest e Hockenheim previsti rispettivamente il 24 e il 31 luglio – l’arrocco di Carillo, che preferisce non sbilanciarsi – del resto sarebbe stato complicato, se non addirittura inimmaginabile, pensare alla vigilia di finire decimi con Wehrlein in Austria; allo stesso modo sarebbe oggi controproducente esporsi in spericolate analisi sull’andamento delle due gare che precedono la pausa estiva. Quella dell’Ungheria è una pista abbastanza tecnica, mentre il layout del circuito di Hockenheim potrebbe rappresentare una buona chance per il team. Tornare in Germania dopo un anno di purgatorio per il Gran Premio tedesco fa piacere a tutti nel paddock, anche se così facendo si contano ben quattro weekend di gara nel solo mese di luglio e il lavoro per la crew delle squadre impegnate in Formula 1 aumenta di conseguenza! Se non altro, nel fine settimana di Silverstone abbiamo tirato un po’ il fiato perché si poteva rientrare a casa tutte le sere, visto che abitando in Gran Bretagna la pista si può raggiungere abbastanza comodamente».

Twitter @Fra55oni