Push F1, verso Monaco – Il debriefing dell’ingegnere: «Jules Bianchi un simbolo per la Manor! Wehrlein e Haryanto coppia affiatata»

Saverio Carillo (© Manor Racing)

Guardare al mondo della Formula 1 con gli occhi di chi nella massima categoria per monoposto ci vive e ci lavora tutti i giorni: è questo l’obiettivo di Push F1, sorta di nuova filiazione della rubrica madre Push to Rants, che in un certo senso intende condurre il lettore in pole position, là dove si svolge la vera azione, ovverosia nei paddock e sui circuiti troppo spesso “off limits” della Formula 1.

Annotazioni e curiosità sulla vita quotidiana dei box sviscerate da Saverio Carillo, ingegnere italiano del team Manor Racing in rampa di lancio nell’esclusivo parterre dei Gran Premi.

 

 

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Un raggiante Jules Bianchi festeggia con la Marussia il nono posto nel GP Monaco 2014 (© Photo4)

 

A cura di Ermanno Frassoni

[divider]«Ci aspettavamo un Gran Premio di Spagna molto difficile e da questo punto di vista le attese della vigilia sono state rispettate. La vettura ha risposto bene agli aggiornamenti introdotti, anche se purtroppo, leggendo la classifica, non è possibile rendersene conto. La due giorni di test dopo la gara ci ha poi permesso di provare delle parti nuove con la monoposto in movimento e di capire un po’ di più quelle che sono le esigenze di sviluppo della MRT05. Un notevole lavoro è stato svolto da Jordan King, development driver del team Manor Racing, che ha guidato il secondo e ultimo giorno rilevando Pascal Wehrlein». È un Saverio Carillo gustosamente schietto e non meno consapevole delle potenzialità future della compagine britannica di proprietà dell’imprenditore Stephen Fitzpatrick quello che analizza in dettaglio i riscontri del quinto appuntamento del Mondiale di Formula 1 andato in scena al Circuit de Catalunya, in Spagna, con entrambe le Manor-Mercedes giunte sotto la bandiera a scacchi grazie alla sedicesima piazza di Wehrlein e alla diciassettesima di Rio Haryanto in un Gran Premio privo di particolari scossoni almeno per quanto attiene all’abituale tenzone nelle posizioni di retroguardia.

Per il Systems Engineer del team Manor Racing, un passato impreziosito da importanti esperienze professionali maturate nelle fila del team Torino e del team Carlin Motorsport, all’orizzonte si staglia l’imminente sfida del Gran Premio di Monaco, insieme alle tappe di Montréal, Silverstone, Spa-Francorchamps, Monza e Suzuka una grande classica del campionato del mondo che nell’edizione 2014 vide il compianto Jules Bianchi arpionare un prodigioso nono posto al volante della fragile Marussia lasciandosi alle spalle vetture blasonate come la McLaren di Kevin Magnussen e la Ferrari di Kimi Raikkonen. «Il Gran Premio di Montecarlo ha ancora oggi un valore speciale per la squadra. Noi tutti sappiamo che il motivo per cui ci troviamo qui a lottare con i migliori in Formula 1 è in larga parte dovuto ai due punti mondiali conquistati da Bianchi nel Gran Premio di Monaco del 2014. Il circuito cittadino del Principato, complice la sua elevatissima imprevedibilità, rappresenta un’occasione d’oro per i piccoli team. Il sesto round del Mondiale si disputa infatti su una pista ricca di insidie, in cui l’aerodinamica non è fondamentale e le sorprese sono sempre dietro l’angolo. Nel team attuale sono poche le persone rimaste che possono raccontare di quel magico giorno in cui Jules, portacolori della Marussia-Ferrari nonché esponente di spicco del programma Ferrari Driver Academy, ha regalato alla squadra la speranza di poter continuare a esistere e lottare. Al di là di questo, però,  percepiamo nitidamente la responsabilità e l’importanza di quell’impresa e di ciò che un nono posto a dir poco incredibile ha significato per la prosecuzione dell’avventura Manor nel Circus».

DTM e Formula 1: due mondi diversi

Il presente della Formula 1 e della Manor, diretta emanazione dei progetti siglati Virgin e Marussia, si rispecchia anche nelle recenti esternazioni di Wehrlein, che ai microfoni della stampa internazionale non ha nascosto una certa nostalgia per alcune peculiarità del DTM, la popolare serie a ruote coperte da lui vinta nel 2015, su tutti la bagarre tra i piloti. «Le vetture a ruote coperte sono per molti aspetti radicalmente differenti rispetto alle monoposto – spiega Carillo – le prime, infatti, risultano meccanicamente più robuste e meno complesse. I contatti di solito sono frequenti e quasi mai si assiste a un danneggiamento grave delle vetture. Le formule, invece, incarnano il concetto estremo di macchina da corsa. Ogni parametro è portato al limite, dal peso alle dimensioni. Un semplice contatto ruota a ruota finisce molto spesso con le monoposto che volano l’una sull’altra. Gli incidenti di minore entità spesso danneggiano le ali, arrecando danni all’efficienza aerodinamica totale del veicolo, compromettendone dunque le prestazioni. Passare da una tipologia di gare in stile DTM a un Gran Premio di Formula 1 può quindi essere un po’ frustrante quando si parla di duelli tra piloti in pista. I confronti ci sono, ovviamente, ma sono di altra natura. Senza dimenticare che oggi la Manor non è competitiva al punto da poter concedere ai propri conduttori lotte serrate con la maggior parte dei partenti in griglia».

Wehrlein impegnato sulla Manor-Mercedes nel weekend del GP Spagna (© Getty Images)
Wehrlein sulla Mercedes AMG C-Coupé nel campionato DTM 2015 da lui conquistato (© DTM)

 

La due giorni di prove successiva al Gran Premio di Spagna, disputata il martedì e il mercoledì, ha costretto gli uomini della Manor a un estenuante tour de force che nelle speranze di Carillo e dell’intero staff del team con sede a Banbury, nell’Oxfordshire, dovrebbe garantire sensibili passi in avanti nel prosieguo di campionato. «Nei test a Barcellona abbiamo provato molto, soprattutto sensori aerodinamici che ci permettessero di comprendere le aree in cui possiamo ancora migliorare. Si tratta di un momento fondamentale della stagione, visto anche il numero esiguo di giornate di prove a disposizione delle squadre. Per fare sì che le cose andassero per il verso giusto, tutto il team ha dovuto lavorare senza pause con lo staff di elettronici all’opera su turni ventiquattro ore su ventiquattro. Abbiamo girato in pista con un “diffuser rake”, che è un dispositivo installato sul diffusore del fondo vettura, per valutare la depressione aerodinamica prodotta dallo stesso. E sulla MRT05 abbiamo anche montato un “wiper rake”, cioè un braccio meccanico oscillante con installati sensori di pressione sul lato sinistro della vettura, in modo da comprendere le dinamiche dei flussi aerodinamici che si sviluppano nell’area circostante alla zona mediana del telaio».

«L’obiettivo della squadra – incalza il “nostro” ingegnere – è di rafforzare il reparto tecnico. Questa fase cruciale che prevede la costruzione graduale di uno staff competente, solido e affiatato è importantissima per noi e di fatto non ha sosta, nemmeno durante la stagione di gare. Pur continuando con le assunzioni e l’acquisizione di nomi importanti, bisogna ammettere che nei numeri siamo comunque una realtà non ancora comparabile a team di medie dimensioni».

King pedina importante nei test di Barcellona. E su Hamilton in casacca Manor…

Se in merito all’operato di Wehrlein, protetto del top manager Toto Wolff, non c’erano dubbi da dissipare, un responso decisivo doveva obbligatoriamente arrivare da King, che si è guadagnato con i risultati una giornata di test a Barcellona nell’abitacolo della Manor complice anche l’ottimo fine settimana vissuto dal 22enne suddito di Sua Maestà nel round di apertura della GP2 Series con il team Racing Engineering. «Il lavoro di sviluppo portato a termine da King è stato determinante – attacca Carillo – in Formula 1 Jordan è un rookie a tutti gli effetti, ma se non altro aveva già avuto modo di provare la vettura del 2015. Avendo accumulato esperienza con molte monoposto differenti, l’inglese ha saputo fornire brillantemente alla squadra molti input su cui lavorare per mettere insieme una prestazione efficace. Il suo report dettagliato al termine dei test è stato una sorpresa positiva per tutti gli esponenti del team. King, reduce da un settimo e un terzo posto nelle due gare del weekend spagnolo della GP2, ha dimostrato di essere una pedina importante della squadra e di volere contribuire fortemente alla causa Manor».

Giornata di test produttiva per Jordan King al Circuit de Catalunya (© Manor Racing)

 

A dispensare buonumore nella domenica del Gran Premio di Spagna hanno contribuito alcuni fotomontaggi, opportunamente studiati, che raffiguravano il campione del mondo in carica Lewis Hamilton in casacca Manor. «Le immagini divertenti che circolavano su Internet di Hamilton in divisa Manor sono state un modo come un altro per criticare la scelta della Red Bull di promuovere Max Verstappen riportando Daniil Kvyat in Toro Rosso – taglia corto il “nostro” ingegnere – chiarito questo, certamente farebbe piacere a qualsiasi realtà il fatto di poter disporre una tantum di un campione del calibro del tre volte iridato; non tanto per la performance che potrebbe mettere sul piatto, quanto piuttosto per l’esperienza e i feedbacks che un pilota come Lewis sarebbe in grado di apportare al team. Non penso che i secondi che ci mancano dalla vettura capolista potrebbero mai essere trovati nella pura capacità di guida di un pilota al vertice. Sarebbe comunque un esperimento interessante e creerebbe di certo un grande interesse da parte di tutti, dai tifosi agli addetti ai lavori avvezzi ai ritmi forsennati del paddock».

Tra Wehrlein e Haryanto rispetto reciproco

La possibilità di una collisione tra compagni di squadra, nel box della Manor dove un 21enne tedesco di origini mauriziane e un 23enne indonesiano collaborano attivamente nell’interesse del team, non viene nemmeno presa in considerazione. «Sul fronte dei piloti, quest’anno viviamo una situazione abbastanza serena – rivela prudentemente Carillo – Pascal e Rio lavorano insieme, coscienti che l’obiettivo comune del team, una volta raggiunto, porterà beneficio indistinto a ognuno di loro. Nella stagione passata non era esattamente così. Pur con una macchina non competitiva, la lotta tra i due piloti risultava più evidente. Molto frequentemente, in radio, entrambi si tenevano aggiornati circa i riscontri cronometrici del rivale, analizzando a fondo le rispettive modifiche di set-up. Le motivazioni erano però differenti: i piloti del 2015 speravano di guadagnarsi un sedile stabile nel team 2016».

Wehrlein e Haryanto si cimentano in una sessione di autografi in Bahrain (© Manor Racing)
Il motorhome della squadra britannica nel paddock di Barcellona (© Manor Racing)

 

Come da tradizione, sul circuito di Montmelò, teatro della prima tappa europea del Mondiale di Formula 1, si sono rivisti i motorhome, ovverosia le imponenti strutture di ospitalità delle squadre che vengono utilizzate soltanto nei Gran Premi del Vecchio Continente per un discorso di mera praticità. «Il motorhome Manor è un vero e proprio edificio viaggiante – annota Carillo – l’intera struttura arriva in autodromo prima del team e un gruppo di persone addette si occupa di montarlo. È composto da due piani: una sala adibita a hospitality, dove si serve da mangiare a team e ospiti, e un secondo piano, dove solitamente alloggia la dirigenza e qualche altro ospite. A livello di logistica, poi, la Manor porta generalmente in pista tre camion. Il primo per il trasporto delle monoposto; un secondo camion, su due piani, si trasforma in ufficio per gli ingegneri, e un terzo viene adibito a magazzino ricambi e workshop per gli elettronici. Fa persino strano vedere quante forze si movimentano per permettere a due monoposto di girare in pista!».

Pascal a suo agio anche sulla Mercedes

Nell’ultimo giorno di prove post Gran Premio a Barcellona, ecco servita una sorpresa su un piatto (letteralmente) d’argento: la Mercedes comunica al tester Esteban Ocon che a girare in pista sulla W07 al comando dei campionati del mondo Piloti e Costruttori sarà Wehrlein, driver titolare della Manor. Il promettente corridore nativo di Sigmaringen, salito il giorno precedente sulla sua MRT05 poi ceduta a King, ha così l’opportunità di macinare altri chilometri risultando settimo nella classifica complessiva dei tempi. «È stato sicuramente interessante per la squadra osservare Pascal alle prese con la Mercedes di Formula 1 e vedere cosa riesce a fare con una vettura competitiva qual è appunto la W07 abitualmente in uso a Rosberg e Hamilton – ammette senza indugio il “nostro” ingegnere – penso che questa esperienza contribuisca ad arricchire sia Wehrlein che la Manor: in sintesi, ne beneficia lui direttamente in termini di feeling di guida su vetture differenti e ovviamente ce ne gioviamo noi come squadra. Mi preme ricordare che Pascal aveva già provato la Mercedes in inverno, offrendo peraltro diversi spunti interessanti alla compagine diretta da Toto Wolff sulla direzione verso cui impostare il lavoro».

Wehrlein è anche salito sulla Mercedes di Rosberg e Hamilton nei test in Spagna (© Getty Images)

 

Barcellona, come evidenzia Carillo, non è soltanto una città cosmopolita nota per il Gran Premio di Formula 1 e il “clásico” tra i due club di calcio più titolati della prima divisione spagnola. A queste latitudini, si sa, le tapas la fanno da padrone e basta sfruttare l’occasione giusta per sgattaiolare via dall’autodromo e godersi le succulente tipicità di un Paese dalle mille sfaccettature. «Capita che il sabato sera, dopo le qualifiche, riusciamo a ritagliarci qualche ora libera per trascorrere rari ma preziosi momenti di spensieratezza in una location caratteristica della città che di volta in volta visitiamo. In totale, dall’inizio dell’anno, prima ancora del weekend del Gran Premio, avevamo già speso quattro settimane nella zona di Barcellona senza avere mai fatto una capatina nel centro della città. Nel fine settimana di gara ci siamo decisi a prendere un taxi e in mezzora, finalmente, eravamo nel cuore pulsante di Barcellona! Abbiamo sondato diversi posti caratteristici salvo poi fermarci in un tapas bar molto carino, “El Vaso de Oro”, ritenuto uno dei migliori nel capoluogo della Catalogna. La qualità e il sapore del cibo sono di assoluto livello: i miei colleghi inglesi non hanno avuto alcuna difficoltà ad ammetterlo! Dopo cena abbiamo passato qualche ora in compagnia nella Plaça Reial, una piazza pubblica stracolma di bar e ristoranti, molto suggestiva e movimentata. Sorge nel Barrio Gótico, in piena città vecchia, e la consiglio caldamente ai viaggiatori che qui possono respirare l’atmosfera della Spagna più autentica!».

Twitter @Fra55oni