Push F1, verso Sepang e Suzuka – Il debriefing dell’ingegnere: «Sensazioni positive. Bene l’ingresso di Liberty Media, Zanardi immenso a Rio!»

Saverio Carillo (© Manor Racing)

Guardare al mondo della Formula 1 con gli occhi di chi nella massima categoria per monoposto ci vive e ci lavora tutti i giorni: è questo l’obiettivo di Push F1, sorta di nuova filiazione della rubrica madre Push to Rants, che in un certo senso intende condurre il lettore in pole position, là dove si svolge la vera azione, ovverosia nei paddock e sui circuiti troppo spesso “off limits” della Formula 1.

Annotazioni e curiosità sulla vita quotidiana dei box sviscerate da Saverio Carillo, ingegnere italiano del team Manor Racing in rampa di lancio nell’esclusivo parterre dei Gran Premi.

 

 

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Ocon ai ferri corti con la Toro Rosso di Sainz nella notte del GP Singapore (© Getty Images)

 

A cura di Ermanno Frassoni

[divider]«È stato un semplice errore umano quello commesso da Wehrlein nella terza sessione di prove libere del Gran Premio di Singapore. Il 21enne tedesco di origini mauriziane stava spingendo al massimo in quel frangente e si sa che in queste circostanze un imprevisto può sempre capitare. In un circuito normale per i canoni attuali della Formula 1, se un pilota incappa in un errore del genere si gira di traverso e magari, se è fortunato, riesce a tornare in pista senza problemi. Su un tracciato cittadino, invece, si pagano cari anche questi piccoli errori. La Manor di Pascal è poi rientrata ai box riportando danni non solo all’ala posteriore, come si è visto dalle immagini televisive, ma anche al fondo vettura; di conseguenza i tempi di riparazione sono stati abbastanza lunghi». Per Saverio Carillo, Systems Engineer del team Manor Racing con all’attivo significative esperienze professionali maturate alla corte del team Torino e di Carlin Motorsport nelle categorie propedeutiche alla Formula 1, è ormai giunto il momento di consegnare agli archivi il sedicesimo e il diciottesimo posto arpionati rispettivamente da Pascal Wehrlein ed Esteban Ocon nel Gran Premio di Singapore andato in scena sull’impegnativo circuito cittadino di Marina Bay lo scorso 18 settembre. Prima, però, c’è ancora tempo e modo di analizzare a fondo un weekend di gara unico nel suo genere complice una location particolarmente suggestiva dimostratasi una volta di più all’altezza delle ambizioni del Circus iridato.

«Sapevamo già alla vigilia che quella di Singapore sarebbe stata una gara difficile per noi – puntualizza il “nostro” ingegnere – il tracciato di Marina Bay richiede infatti un elevato downforce. Portare entrambe le vetture al traguardo ha rappresentato comunque un buon risultato per la squadra. La preoccupazione più grande per il team è derivata piuttosto dalla consapevolezza che le Sauber, fin dai primi chilometri percorsi sul tracciato del sud-est asiatico, si sono rivelate competitive con Felipe Nasr e Marcus Ericsson. Non è infatti un mistero che per la Manor riveste un’importanza fondamentale riuscire a terminare il campionato Costruttori davanti alla compagine svizzera. Quando mancano sei gare al termine della stagione noi abbiamo conquistato un punto con Wehrlein in Austria, mentre loro sono fermi a quota zero».

Ocon spegne venti candeline. Singapore bella di notte

Un penalty di cinque secondi inflitto a Ocon dalla direzione gara per un sorpasso in regime di safety car, intervenuta a Singapore dopo l’incidente al pronti-via che ha subito estromesso dai giochi la Force India di Nico Hülkenberg, non dovrebbe aver messo di cattivo umore il giovane pilota francese, festeggiato dagli uomini del team Manor e dal personale di Mercedes e Renault nel giorno del suo ventesimo compleanno. «La penalità inflitta a Esteban? – taglia corto Carillo – direi che è stata accolta serenamente, alla stregua di un’evenienza ineluttabile, e la stessa non ha influito più di tanto sul suo risultato finale. Ocon, finora, ha concluso tre Gran Premi su tre e sabato 17 settembre l’area dell’hospitality della Manor a Singapore si è ben presto animata riempiendosi di cibo e richiamando il personale proveniente anche dai garage di Mercedes e Renault. Il motivo? Ovviamente il compleanno del pilota nativo di Évreux! Trascorso un po’ di tempo per i necessari preparativi, ci hanno chiamati tutti dai box per prendere parte ai festeggiamenti. La divertente cerimonia di auguri è durata però cinque minuti: subito dopo, tutti nuovamente al lavoro! I tempi sono infatti strettissimi in Formula 1».

La vita quotidiana dei piloti e degli addetti ai lavori del Circus iridato viene come sempre stravolta non appena il “carrozzone” della Formula 1 pianta le tende a Singapore. «Per le trasferte lontane dall’Europa si parte un po’ prima del solito – spiega il “nostro” ingegnere – così facendo c’è stata l’opportunità di visitare e vivere di più la città-Stato di Singapore. Qui, come noto, si corre in notturna, una decisione presa dalla prima edizione del 2008 per aumentare lo spettacolo e consentire agli europei di poter vedere la gara al solito orario a cui si è abituati. Tutto questo, però, ha un impatto non da poco sul personale dei team. Si parte infatti la domenica antecedente al weekend di gara arrivando a Singapore nella giornata di lunedì dopo tredici o quattordici ore di volo. Si lavora per un paio di giorni secondo gli orari di Singapore per poi cambiare nuovamente orari di lavoro così da allinearsi ai ritmi europei per il venerdì, il sabato e la domenica. Tutto ciò in un clima molto caldo con livelli di umidità spaventosi che arrivano anche all’ottanta per cento! Al ritorno a casa, in Gran Bretagna, occorrono un paio di giorni per riprendersi».

Il faraonico complesso del Marina Bay Sands svetta nel centro di Singapore (© foodandtravels.wordpress.com)
Tra gli avventori di Lau Pa Sat, dove è possibile sbizzarrirsi in degustazioni culinarie più o meno spericolate… (© straitstimes.com)

 

«Singapore è una città molto ricca che può contare su numerose attrazioni turistiche – incalza Carillo – quella vissuta nel contesto del Marina Bay Sands rappresenta sicuramente un’esperienza indimenticabile. Si tratta di un complesso di tre grattacieli con in cima un edificio a forma di barca. Salire fino alla vetta regala una vista spettacolare dello skyline della città. All’interno di questi edifici si trova tutto ciò che si può desiderare e immaginare. Negozi, casinò, l’ormai celebre piscina che dà l’impressione di fendere le nuvole, bar e ristoranti in quantità. La sera è il momento ideale per visitare questo complesso. Molto popolare a Singapore è la cultura dello street food. Lau Pa Sat è il posto ideale per assaggiare ogni genere di cibo locale: è una vasta area al coperto, situata nel centro del distretto finanziario di Singapore. Se si riesce nell’impresa, di primo acchito non così agevole, di lasciare a casa la paura di mangiare cose strane e il rischio di indigestioni, beh, questo è il luogo giusto da visitare!».

Nuovi scenari: gli americani di Liberty Media padroni del Circus

Il futuro a breve e medio-lungo termine della Formula 1 spazia dal fronte puramente sportivo, complici le imminenti trasferte “back-to-back” di Malesia e Giappone, in programma rispettivamente il 2 e il 9 ottobre sugli autodromi di Sepang e Suzuka, a quello politico-gestionale incentrato sull’ingresso in punta di piedi del colosso statunitense delle telecomunicazioni Liberty Media che ha formalizzato l’acquisto del Circus lasciando però l’85enne Bernie Ecclestone sulla poltrona di amministratore delegato nel prossimo triennio. «La pista di Sepang è abbastanza differente dalle altre, complice un layout molto particolare – avverte il “nostro” ingegnere – come squadra riteniamo che si possa fare bene in Malesia, anche per via dei lunghi rettilinei che favoriscono i motori Mercedes. Suzuka è piuttosto difficile da pronosticare: le condizioni climatiche, su un circuito molto selettivo per i piloti, giocheranno come di consueto un ruolo cruciale».

La Sauber di Nasr precede la Manor di Wehrlein a Singapore: tra le due squadre la competizione è serrata (© Getty Images)
Chase Carey, sulla destra, a tu per tu con Ron Dennis nel paddock di Marina Bay (© Photo4)

 

«La Formula 1 è uno sport, se così può essere definito, che richiede grossi capitali – prosegue Carillo a proposito delle grandi manovre finanziarie divenute di dominio pubblico dopo l’annuncio dell’accordo tra Ecclestone e il gruppo Liberty Media presieduto da John C. Malone, businessman nativo di Milford, nello Stato del Connecticut – va da sé che il suo futuro è legato ad essi e alla loro oculata gestione. Le discussioni sul dopo Ecclestone erano già iniziate da molto tempo. Penso che per la Formula 1 l’ingresso di Liberty Media rappresenti un’ottima occasione che può garantirle un futuro stabile. Mi sembra che Ecclestone abbia scelto la migliore opzione in circolazione per i suoi interessi e per quelli del Circus iridato. La quotazione alla Borsa di Wall Street, che ha tempistiche da definire, costituirà poi un’occasione di capitalizzazione molto importante. Chase Carey, vicepresidente della 21st Century Fox e futuro presidente di Formula One Group, sta sondando il terreno e nel fine settimana del Gran Premio di Singapore è volato a Marina Bay per confrontarsi con diversi team principal per capire come procedere nel bene di questo sport. Sembra essere una persona scrupolosa e ragionevole. Sono certo che l’immagine della Formula 1 si rafforzerà negli anni a venire».

La classe di Zanardi e la svolta del Lausitzring

A tenere banco nelle ultime settimane non sono state soltanto le questioni strettamente legate al mondo dei motori, ma anche le imprese sportive trasversali che alle recenti Paralimpiadi brasiliane di Rio de Janeiro hanno posto sotto le luci dei riflettori l’inesauribile talento del 49enne Alessandro Zanardi, 44 Gran Premi disputati in Formula 1 su Jordan, Minardi, Lotus e Williams, due titoli prestigiosi in Formula CART nel biennio 1997-1998 e un presente luminoso fatto di due ori e un argento nella handbike a quindici anni di distanza dal terrificante incidente del Lausitzring in cui gli vennero amputati entrambi gli arti inferiori. Da allora, un graduale ed esaltante ritorno alla vita e alle corse con Bmw nel Mondiale Turismo fino alle nuove sfide da atleta totale.

Zanardi a Indianapolis con Chip Ganassi, suo mentore in F. CART, sulle fiancate della Reynard numero 4 del 1996 (© Getty Images)

 

«Sì, Alex non è più solo una figura di assoluto valore nel comparto motorsport – il doveroso preambolo del “nostro” ingegnere – è la dimostrazione vivente che la determinazione e il sacrificio dell’uomo hanno la meglio su ogni cosa. Prima Zanardi ha vinto nel motorsport conquistando in America due titoli di fila in Formula CART alla corte del team di Chip Ganassi, poi alle Paralimpiadi e soprattutto nella vita. Oggi Alex incarna un simbolo che è fonte di ispirazione per molti. Ho un ricordo molto forte della sua gara sull’ovale del Lausitzring, disputata il 15 settembre 2001, quattro giorni dopo l’attentato alle Torri Gemelle di New York,  anche se non ebbi modo di vederla in televisione pur facendo di tutto per assistervi. All’epoca frequentavo il liceo e la tappa del Lausitzring era, insieme a quella di Rockingham, su un altro ovale ubicato però in Gran Bretagna e in calendario la settimana successiva, l’unica del campionato che avrebbero trasmesso in chiaro alla televisione italiana».

«La gara, insolitamente, non si disputava alla domenica, questo particolare lo ricordo bene, anche perché saltai la scuola per poter assistere alla corsa di Alex – racconta Carillo – da diciottenne neopatentato avevo preso in prestito l’automobile di mia madre per andare a scuola, tranne poi decidere di saltare quel giorno di scuola. I miei genitori non erano a casa e io volevo tornare il prima possibile in modo da piazzarmi davanti al televisore! La pioggia, un’altra auto in veloce retromarcia, io che devio la traiettoria per schivarla… La macchina finisce contro un palo della luce, completamente distrutta. Io, per fortuna, ne esco illeso. Questo triste episodio mi impedì al tempo di vedere la gara in diretta. Sentire poi, qualche ora dopo al telegiornale, del gravissimo incidente di Zanardi al Lausitzring, fu veramente un momento straziante. In quel frangente provai una sensazione simile a quella vissuta da ragazzino per la morte di Ayrton Senna sul circuito di Imola».

Jaguar e New York, ecco i punti di forza della Formula E

Se la Formula 1 si avvia verso un rovente finale di stagione che vedrà gli alfieri della Mercedes Nico Rosberg e Lewis Hamilton lottare uno contro l’altro per la conquista del Mondiale 2016, c’è una categoria per monoposto, la Formula E a propulsione esclusivamente elettrica, che il 9 ottobre partirà da Hong Kong, regione amministrativa speciale della Repubblica Popolare Cinese, con un campionato 2016-2017 che nella prossima estate approderà persino sulle strade di New York accogliendo a braccia aperte l’ingresso nella serie del costruttore britannico Jaguar. L’onore e l’onere di difendere i colori della Casa di Coventry spetterà ai piloti Adam Carroll e Mitch Evans.

La Formula E prepara lo sbarco nella Grande Mela, dove Ecclestone e compagnia non sono ancora arrivati… (© FIA Formula E)

 

«La Formula E sta incontrando una escalation di successo – ammette il “nostro” ingegnere – al primo anno della serie, nella stagione 2014-2015, ero stato coinvolto nel progetto Carlin/Mahindra e già allora le potenzialità del campionato risultavano evidenti. Le monoposto tutte uguali, di facile manutenzione, e un format vincente amplificato dal fatto che si gareggia in città avevano gettato delle ottime fondamenta in chiave futura. Quest’anno l’organizzazione del campionato, gestito dalla società Formula E Holdings di cui lo spagnolo Alejandro Agag è amministratore delegato, ha voluto incrementare la libertà concessa alle squadre per quanto attiene all’evoluzione delle vetture. Per questo motivo la sfida è stata portata a un livello superiore, così come i budget richiesti per correre. Che piaccia o no, l’indirizzo che il motorsport ha intrapreso da alcuni anni è volto alla riduzione dei consumi e al ricorso sempre più importante a una componente elettrica nel rispetto dell’ambiente. Questa tendenza non si fermerà, anzi, proprio la Formula E sta accelerando il processo di cambiamento nelle corse».

«L’ingresso di importanti Case automobilistiche del calibro di Jaguar conferma la solidità della categoria e, ne sono convinto, gioverà alla popolarità e all’appeal globale della Formula E – rincara la dose Carillo – pochi giorni fa, inoltre, è stato presentato il progetto per il circuito cittadino di New York per il campionato 2016-2017. Una mossa di marketing davvero ben riuscita: non ho dubbi sul fatto che quel weekend di gara sarà un successo. Obiettivamente, l’impatto della Formula E nei confronti della Formula 1 risulta però difficile da prevedere. Sono due categorie molto differenti e non penso che si possano sottrarre pubblico a vicenda. Piuttosto, credo che possa via via aumentare la fetta di appassionati di sport interessati a seguire le competizioni automobilistiche».

Twitter @Fra55oni