Push F1, verso Singapore – Il debriefing dell’ingegnere: «Wehrlein e Ocon molto determinati. Con Giovinazzi l’Italia può tornare nel Circus»

Saverio Carillo (© Manor Racing)

Guardare al mondo della Formula 1 con gli occhi di chi nella massima categoria per monoposto ci vive e ci lavora tutti i giorni: è questo l’obiettivo di Push F1, sorta di nuova filiazione della rubrica madre Push to Rants, che in un certo senso intende condurre il lettore in pole position, là dove si svolge la vera azione, ovverosia nei paddock e sui circuiti troppo spesso “off limits” della Formula 1.

Annotazioni e curiosità sulla vita quotidiana dei box sviscerate da Saverio Carillo, ingegnere italiano del team Manor Racing in rampa di lancio nell’esclusivo parterre dei Gran Premi.

 

 

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Prosegue l’apprendistato di Ocon sulla Manor-Mercedes: a Monza il rookie francese ha chiuso 18° (© Getty Images)

 

A cura di Ermanno Frassoni

[divider]«Considerate le caratteristiche per noi favorevoli degli autodromi di Spa-Francorchamps e Monza, sulla carta il team Manor Racing avrebbe potuto ottenere riscontri migliori. C’era grande aspettativa nel team per entrambe le gare, disputate su due circuiti molto veloci, ma problemi di varia natura hanno ostacolato la nostra rincorsa alla top ten con Pascal Wehrlein ed Esteban Ocon. In questo frangente della stagione, se non altro, le qualifiche rappresentano il punto di forza della squadra. In Belgio e Italia, non a caso, Wehrlein è entrato in Q2 senza problemi. Sul passo di gara, invece, c’è ancora da lavorare». Saverio Carillo, Systems Engineer del team Manor Racing, usa il bastone e la carota quando si tratta di andare a rievocare i Gran Premi di Belgio e Italia andati rispettivamente in scena il 28 agosto e il 4 settembre scorsi negli scenari esclusivi di Spa-Francorchamps e Monza, due piste-simbolo nel calendario 2016 del Mondiale di Formula 1 ormai pronto a salutare per quest’anno l’Europa complice l’imminente trasferta in programma domenica 18 sul circuito cittadino di Singapore.

Gli imprevisti, dunque, hanno rappresentato il leitmotiv di Spa-Francorchamps e Monza già a partire dalle prove libere disputate sul tracciato delle Ardenne. «Nella terza sessione di prove libere in Belgio, Pascal è stato ostacolato dalla Haas di Esteban Gutiérrez, dovendo effettuare una manovra molto rischiosa che l’ha costretto a spostarsi sull’erba a velocità elevata per scongiurare il contatto con il pilota messicano – evidenzia il “nostro” ingegnere – Gutiérrez è stato ritenuto colpevole e sanzionato con cinque posizioni di penalità sulla griglia di partenza del Gran Premio di Spa-Francorchamps. Il problema accusato da Wehrlein a uno pneumatico nella seconda manche del sabato ha poi fatto saltare un “run” di qualifica inficiando il risultato finale in Q2 che è comunque stato molto buono. In gara, poi, il tamponamento inflitto alla McLaren di Jenson Button ha attivato, sulla Manor di Pascal, il dispositivo dell’anti-stallo. In teoria il 21enne tedesco di origini mauriziane avrebbe potuto continuare la gara, ma per una ragione non chiarita gli è stato impossibile proseguire. Un vero peccato perché in Belgio avevamo buone chances di concludere in zona punti».

«Effettivamente i problemi di affidabilità riscontrati il weekend successivo, nel Gran Premio d’Italia, hanno costituito un ostacolo importante al risultato finale, vedi il ritiro di Pascal a causa di una perdita di olio motore in gara, fortunatamente senza danni alla power unit Mercedes, e un guasto elettrico per Esteban nelle terze prove libere e nel primo segmento di qualifica a Monza. Il team ha provveduto prontamente alla risoluzione di questi problemi in vista della tappa di Singapore».

«Ocon? È molto alto ma non sembra un rookie!»

Sguardo sicuro e finanche sbarazzino nella casacca della Manor che ricorda la disposizione dei mitici colori Gulf sfoggiati dai piloti della Porsche 917 schierata nel campionato del mondo Sport Prototipi nei primi anni Settanta del secolo scorso, il 19enne Ocon, chiamato a rimpiazzare Rio Haryanto proprio a partire da Spa-Francorchamps, ha subito entusiasmato Carillo e l’intero organigramma della squadra inglese per il suo approccio dinamico e parimenti combattivo. «Da subito Ocon ha stupito – conferma il “nostro” ingegnere – sia per velocità che per adattabilità alle circostanze. Per quanto riguarda l’approccio che ha avuto con il team e la vettura, fin dai primi giorni di collaborazione, risulta persino difficile definirlo un rookie in Formula 1. Ha svolto, come tutti sappiamo, diversi test al volante di monoposto della massima categoria. Eppure sono soprattutto la maturità e la serenità con cui ha affrontato le tappe di Spa-Francorchamps e Monza che hanno sorpreso positivamente. Non abbiamo nemmeno incontrato particolari difficoltà in Belgio, nella sua gara d’esordio nel Mondiale».

I preparativi di Ocon nel box Manor prima di scendere in pista a Monza (© Getty Images)

 

«Il problema maggiore è stato piuttosto quello di farlo entrare nella scocca della Manor utilizzata fino alla gara di Hockenheim da Haryanto, che è appunto pensata per piloti di statura media. Esteban è più alto di Pascal e Rio (186 centimetri per il pilota francese contro i 175 di Wehrlein e i 170 di Haryanto, ndr), di conseguenza si è fatto tanto lavoro in fabbrica per cercare di dargli una seduta il più possibile confortevole, tenendo presenti le specifiche FIA di sicurezza. Per questo motivo, stiamo tuttora lavorando su un migliore posizionamento di alcuni organi interni nella parte anteriore della scocca. Sia in ottica 2016 che in chiave 2017».

Sorprendentemente la ventata di freschezza garantita dall’ingaggio di Ocon, che ha già fatto sapere di voler rendere dura la vita al più esperto compagno di squadra nella seconda parte di stagione, non impressionò immediatamente la Ferrari nel 2014, quando all’indomani di un test premio svolto al volante della F10 sul circuito di Fiorano, al pilota nativo di Évreux non venne proposto alcun tipo di contratto. «Non saprei dire perché, dopo l’ottimo test da lui sostenuto sulla Ferrari F10 quale premio per avere conquistato il titolo della Formula 3 europea l’anno precedente, a Maranello non abbiano deciso di mettere subito sotto contratto Ocon – rivela Carillo senza nascondere una punta di perplessità – di certo, però, Esteban rappresenta oggi un pezzo molto pregiato per la Formula 1 del prossimo futuro. Come dichiarato dallo stesso pilota, l’obiettivo di Ocon per il 2017 è difendere i colori della Renault, anche se in Formula 1 le prospettive possono cambiare molto rapidamente. In generale, sono convinto che l’innesto di Ocon faccia bene a tutta la squadra. Stiamo infatti parlando di un pilota molto talentuoso e competitivo: la sua presenza spingerà sicuramente Wehrlein a cercare di alzare l’asticella delle prestazioni. Sono entrambi molto giovani, ma si tratta di due piloti con una attitudine molto differente alle corse. Pascal è più “latino” nel carattere, è istintivo e aggressivo. Ocon è molto riflessivo, attento e meticoloso. Due modi diversi di intendere la stessa professione, ma che alla fine dei conti condividono lo stesso obiettivo finale, cioè affermarsi in Formula 1».

Relazione intensa tra Manor e Mercedes

Wehrlein e Ocon, probabilmente la coppia di giovani piloti più interessante nell’attuale panorama del Circus iridato, Max Verstappen a parte, annoverano entrambi delle esperienze significative nella Formula 3 europea e nel DTM tanto da essere finiti sotto l’ala protettrice della Mercedes e del suo plenipotenziario manager Toto Wolff. Anche se i due drivers della Manor lasciano presagire un possibile intensificarsi delle relazioni tra la compagine con sede a Banbury, nell’Oxfordshire britannico, e la Casa di Stoccarda, peraltro già degne di nota, Carillo spiega che per il momento è troppo presto per andare oltre la fornitura della power unit. «Il rapporto che lega la Manor alla Mercedes poggia su basi molto solide e l’accordo stipulato con Stoccarda per fare correre da noi i giovani piloti del programma junior Mercedes è molto interessante. Dal punto di vista tecnico, non possiamo paragonare il rapporto che c’è tra la Ferrari e la Haas a quello che è ad oggi il legame tra Manor e Mercedes. La fornitura Ferrari ad Haas non riguarda solo i motori, ma anche una buona fetta del pacchetto vettura. Il futuro, però, potrebbe riservare alla Manor una più stretta collaborazione con Mercedes. È quello che ci auguriamo per il bene del team. Per quanto concerne invece un possibile utilizzo della galleria del vento Mercedes nel 2017, la Manor non ha al momento formalizzato un accordo».

Wehrlein in azione alla Prima Variante di Monza: per l’alfiere della Manor è arrivato il ritiro dopo 26 tornate (© Getty Images)

 

La cosiddetta fine della stagione europea della Formula 1 porta con sé una serie di problematiche, a livello logistico e di personale presente in fabbrica, che il “nostro” ingegnere analizza in dettaglio. «Monza è stata l’ultima delle gare europee. Le vetture, adesso, non torneranno più in officina in Gran Bretagna fino al termine della stagione. Parte del personale ritorna per brevissimi periodi in azienda a Banbury, mentre la stragrande maggioranza dei dipendenti viaggia direttamente da una pista all’altra. Tutto viene spedito in maniera differente, via mare o trasporto aereo, senza più l’utilizzo di bilici. La Manor, come ogni altro team, non interrompe lo sviluppo della monoposto per quest’ultima e determinante fase di campionato. È un momento molto impegnativo per il personale di stanza in officina: continuare a sviluppare la monoposto 2016 e lavorare contemporaneamente a quella 2017 costituisce un onere che richiede tante energie e personale in servizio. I giochi 2016 finiranno soltanto sulla pista di Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti, e noi della Manor quest’anno perseguiamo l’importante obiettivo di terminare il campionato davanti alla Sauber, cosa che finora ci sta riuscendo».

Una pizza in attesa del GP Singapore

Poco lo spazio che i team di Formula 1 hanno potuto dedicare al tempo libero nelle trasferte “back-to-back” di Belgio e Italia, al di là di qualche aneddoto comunque gustoso dispensato da Carillo per quanto attiene alle incursioni fuori dai circuiti del personale del team Manor. «Spa è un paesino molto caratteristico – incalza il “nostro” ingegnere – in Belgio si alloggia quasi sempre nella stessa zona, piena di pub e ristoranti. Un salto al casinò di Spa è d’obbligo. Visitare Monza, poi, è come al solito emozionante e rievocativo per me che da bambino ho vissuto in prossimità dell’autodromo. Mio padre, ogni tanto, mi portava al parco di Monza e, sulle sue gambe, mi faceva “guidare” la sua automobile. Per me è lì che tutto è iniziato! In settimana, con i colleghi della Manor, abbiamo visitato il Duomo di Milano, pranzato e fatto aperitivo, un’occasione poco conosciuta fuori dall’Italia. Il team è rimasto ben impressionato dall’atmosfera milanese, che tra la fine di agosto e l’inizio di settembre è molto turistica. Al sabato, dopo le qualifiche, ci siamo recati nella famosa zona dei Navigli. Qui abbiamo cenato al ristorante “Napoli 1820”, dove ho avuto finalmente l’opportunità di far assaggiare ai colleghi inglesi una vera pizza napoletana!».

Spa-Francorchamps non ha portato bene a Wehrlein: il tedesco è finito ko al primo giro per un contatto (© Getty Images)

 

Per il team Manor, che deve necessariamente ripartire da un bilancio gravoso inasprito dai due ritiri di Wehrlein a Spa-Francorchamps e Monza appena addolciti da un sedicesimo e un diciottesimo posto arpionati da Ocon alle prese con le prime uscite nel Mondiale, la marcia di avvicinamento al prossimo round del campionato non lascia presagire che il cammino sarà in discesa. «Il circuito cittadino di Singapore non dovrebbe essere una pista agevole per le caratteristiche della MRT05, noi però ce la metteremo tutta per smentire questo assunto. Il fatto che si corra in notturna non cambia di molto le caratteristiche della pista; la collocazione oraria fa invece molto comodo a tutti gli addetti ai lavori, visto che di sera le temperature tropicali si abbassano di qualche grado. Nella città-Stato del sud-est asiatico, distante poco più di centocinquanta chilometri dalla linea dell’Equatore, nelle ore diurne l’umidità diventa opprimente. Posso tuttavia anticipare che porteremo in pista un simpatico gadget installato sulla vettura proprio in occasione della gara in notturna sul tracciato di Marina Bay…».

Il poggiatesta di Magnussen e l’incognita Halo

Sul fronte delle tematiche relative alla sicurezza, argomento giocoforza sempre attuale nel motorsport, ha fatto sobbalzare sulla sedia più di un telespettatore lo spettacolare incidente occorso alla Renault di Kevin Magnussen nelle prime fasi del Gran Premio del Belgio mentre il danese stava affrontando la salita del Raidillon. In particolare, qual è la componente della vettura che è saltata fuori subito dopo l’impatto contro le protezioni? Non si tratta del collare HANS, come poteva apparire in un primo momento osservando le immagini televisive, bensì del poggiatesta ancorato al telaio di ogni vettura di Formula 1: «Sì, quello che è balzato via dall’abitacolo della Renault è il poggiatesta o headrest. È costituito da un sottilissimo strato di materiali compositi, come da disposizioni FIA. All’interno vi è della spugna, ad assorbimento controllato, di materiale differente a seconda delle temperature della pista. L’headrest è ancorato alla scocca nella parte posteriore tramite due tasselli, alloggiati nel telaio medesimo. Nella parte anteriore ci sono due clip a sgancio rapido che consentono al pilota di rimuovere l’headrest in modo da essere in grado di uscire dalla vettura. Questo dispositivo di sicurezza, che consente un rapido e controllato assorbimento dell’impatto del casco in caso di incidente, non dovrebbe volare via. La mancanza del poggiatesta può mettere in serio pericolo l’incolumità del pilota. L’angolo di impatto di Magnussen a Spa-Francorchamps e il movimento veloce delle braccia del pilota in quel contesto hanno fatto sì che il poggiatesta si disancorasse dalla scocca. Non sono però al corrente di un procedimento di indagine FIA avviato in merito a questo incidente».

Il violento crash di Magnussen nei frangenti iniziali del GP Belgio (© Formula1.com)

 

L’episodio non contribuisce a tranquillizzare gli animi degli addetti ai lavori circa la reale utilità del discusso dispositivo Halo, ovverosia il sistema montato a più riprese sulle vetture di Formula 1 che potrebbe diventare obbligatorio nel 2018 con l’obiettivo di proteggere la testa del pilota da possibili impatti con oggetti esterni. «Onestamente risulta arduo stabilire adesso che problematiche possono insorgere con il dispositivo Halo – ammette Carillo – in linea teorica si tratta di una componente che dovrebbe resistere senza problemi a impatti molto forti, ma molto spesso l’angolo di impatto genera risultati differenti e talvolta inaspettati. Questo lo insegna la storia degli incidenti nella sua globalità, quindi non soltanto i trascorsi specifici della Formula 1».

La bella Italia che vince nelle formule minori

Antonio Giovinazzi, Raffaele Marciello e Luca Ghiotto in GP2 Series, Antonio Fuoco nella sorella minore GP3. Sono loro i fantastici quattro, o se preferite gli unici potenziali portabandiera del tricolore in una Formula 1 a numero chiuso che dal 2012 in avanti non ha più visto al via piloti italiani. «I nostri connazionali, nel complesso, fanno molta più fatica di altri ad emergere – attacca il “nostro” ingegnere – questo perché i capitali necessari per supportare una carriera fino ai massimi livelli del motorsport rivestono un ruolo fondamentale. E le aziende italiane intenzionate a finanziare la carriera di un pilota si contano sulle dita di una mano. Nel caso di Giovinazzi, il suo talento, emerso fin da giovanissimo, ha fatto sì che qualcuno, non italiano, si prendesse cura di lui, in un percorso di medio-lungo termine. Si tratta di Ricardo Gelael, padre del pilota indonesiano Sean, attuale rappresentante dell’industria KFC in Indonesia. Il signor Gelael sponsorizza da anni la carriera del figlio unitamente a quella di Antonio, da sempre un grande amico di Sean. Questa decisione ha permesso a Giovinazzi di crescere, motoristicamente parlando, nei migliori team disponibili e con mezzi all’altezza del suo blasone».

«Il suo talento, elevatissimo, ha fatto il resto. Le sue qualità sono sotto gli occhi di tutti ormai da diverse stagioni, quest’anno in particolare vista la fantastica annata da rookie in GP2 Series con il team Prema. Molto spesso la carriera di un pilota si compone alla stregua di un puzzle, con tanti tasselli che devono incastrarsi alla perfezione. Tanto talento, un supporto economico importante sul medio-lungo termine e le scelte giuste possono fare la differenza tra chi ce la fa e chi invece è condannato a restare ai blocchi di partenza. Un risalto particolare andrebbe poi dato alle scelte di carriera. Decidere in che categoria competere, e di conseguenza il team con cui farlo, si rivela solitamente una chiave importante per il proseguimento della carriera. Circondarsi di persone sbagliate o disporre di un budget inadeguato sono elementi che possono compromettere il risultato finale, con una logica perdita di immagine e fiducia da parte del pilota».

Giovinazzi, al centro sul gradino più alto nella prima gara GP2 a Monza, circondato da Marciello, a sinistra, e Malja (© GP2 Series)
Terzo in Gara 2 nella GP3 a Monza, Fuoco è tuttora una spina nel fianco per il leader della classifica Leclerc (© GP3 Series)

 

Per Giovinazzi, 22enne pugliese di Martina Franca, c’è già stato un prudente interessamento da parte del programma giovani della Red Bull seguito da un recentissimo test svolto dopo Monza al simulatore della Ferrari. «I vari Giovinazzi, Ghiotto, Marciello e Fuoco ad oggi rappresentano le grandi speranze per l’Italia nel panorama del motorsport internazionale – rincara la dose Carillo – personalmente, mi auguro per ognuno di loro il meglio; Giovinazzi, che in GP2 ha vinto a Baku, Spa-Francorchamps e Monza, sta brillando nella categoria anticamera alla Formula 1 e gli addetti ai lavori del Circus gli hanno già messo gli occhi addosso. Non mi sorprenderebbe il fatto di vederlo raggiungere un accordo con una squadra della massima formula in vista del 2017. In passato ho lavorato sia con lui che con Fuoco, oggi portacolori del team Trident e membro della Ferrari Driver Academy; ritrovarli in Formula 1, magari alla Manor, sarebbe un’eventualità molto bella, anche se al momento li vedo entrambi in viaggio verso altri lidi».

Twitter @Fra55oni