Push F1, verso Sochi – Il debriefing dell’ingegnere: «Bahrain circuito amico per la Manor, episodi sfavorevoli in Cina»

Saverio Carillo (© Manor Racing)

Guardare al mondo della Formula 1 con gli occhi di chi nella massima categoria per monoposto ci vive e ci lavora tutti i giorni: è questo l’obiettivo di Push F1, sorta di nuova filiazione della rubrica madre Push to Rants, che in un certo senso intende condurre il lettore in pole position, là dove si svolge la vera azione, ovverosia nei paddock e sui circuiti troppo spesso “off limits” della Formula 1.

Annotazioni e curiosità sulla vita quotidiana dei box sviscerate da Saverio Carillo, ingegnere italiano del team Manor Racing in rampa di lancio nell’esclusivo parterre dei Gran Premi.

 

 

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Wehrlein al volante della Manor-Mercedes nel GP Cina disputato sulla pista di Shanghai (© Getty Images)

 

A cura di Ermanno Frassoni

[divider]«Il weekend di gara australiano non aveva mantenuto le promesse. Il morale della squadra non era al massimo, e la mole di lavoro in preparazione dell’evento successivo, in programma in Bahrain, risultava considerevole. Anche la notizia della conferma con riserva del format di qualifica, rimasto invariato per la seconda tappa del Mondiale, non ha aiutato un morale non al top. Per fortuna la situazione è tornata alla normalità in Cina con il ripristino delle qualifiche sperimentate fino al 2015». Saverio Carillo, Systems Engineer del team Manor Racing nel Mondiale di Formula 1 edizione 2016, ammette senza problemi di sorta che dopo l’interlocutorio Gran Premio d’Australia, che pure aveva regalato una bella partenza all’esordiente Pascal Wehrlein, la squadra di passaporto britannico ha dovuto rimboccarsi le maniche lasciandosi alle spalle il caos generato dalle polemiche, prettamente politiche, venutesi a creare in relazione al contestato sistema di qualifica a eliminazione progressiva, poi abrogato in vista del terzo round stagionale andato in scena domenica 17 aprile sul circuito di Shanghai.

«In Bahrain abbiamo cercato di preparare al meglio e nel tempo più breve possibile una delle macchine, potendo così recuperare un giorno da dedicare ad alcune indagini conoscitive sulla vettura, che erano rimaste ancora in sospeso – spiega il “nostro” ingegnere – la qualifica di Sakhir, per entrambi i nostri piloti, è stata sicuramente sopra le aspettative, con Wehrlein quasi di un soffio ammesso alla Q2. Il salto in avanti è stato possibile grazie al lavoro extra svolto nel box Manor alla vigilia del Gran Premio disputato il 3 aprile scorso; anche la conformazione della pista ci ha dato una grossa mano, visto che sulla carta sapevamo di avere un vantaggio disponendo di due monoposto spinte da propulsori Mercedes. La gara è stata molto intensa e appassionante: il team si è lasciato coinvolgere emotivamente nel vedere sia Rio Haryanto che Wehrlein finalmente competitivi sulla MRT05 per tutto l’arco del fine settimana».

Wehrlein brilla nella notte di Sakhir

I riscontri delle prove ufficiali svoltesi in Bahrain sono stati di tutto rispetto per la compagine capitanata da Dave Ryan, Racing Manager del team con sede a Banbury, nell’Oxfordshire: Wehrlein si è infatti accaparrato il sedicesimo crono dietro alla Red Bull di Daniil Kvyat e davanti a due Sauber, una Force India, due Renault e alla monoposto gemella di Haryanto, ventesimo al via. Eppure, al di là del colpaccio iniziale, non si è trattato di un fuoco di paglia, perché in gara Pascal ha saputo lottare con alcuni dei migliori piloti attualmente presenti in Formula 1, precedendo sulla linea del traguardo Nasr, Hülkenberg, Perez e lo stesso compagno di squadra indonesiano, transitato per la prima volta in carriera sotto la bandiera a scacchi in diciassettesima posizione dopo lo stop incolpevole incassato nella gara d’esordio a Melbourne.

Wehrlein attacca all’esterno la Force India di Perez nel GP Bahrain (© XPB Images)

 

«A pochi chilometri dal traguardo, nella scintillante notte di Sakhir, sembrava che Pascal potesse persino sopravanzare la Sauber di Marcus Ericsson – si entusiasma Carillo – ma i giri a disposizione prima dello sventolare della bandiera a scacchi non sono stati sufficienti e, dopo un attacco abortito, il pilota tedesco di origini mauriziane ha dovuto desistere badando a mettere in cassaforte la tredicesima piazza. Anche l’esito del successivo Gran Premio della Cina, con Wehrlein diciottesimo e Haryanto ventunesimo al termine delle 56 tornate previste complici le ventidue vetture giunte all’arrivo, dimostra che dobbiamo lavorare molto, specialmente in questa prima parte di campionato. Ogni gara è un capitolo a sé, tutto può succedere, e così come noi facciamo passi in avanti, le altre scuderie non sono da meno e di certo non stanno lì a guardare i nostri progressi».

I limiti alle comunicazioni radio? Un atto di fiducia verso il pilota

Quanto influiscono, oggi, i numerosi divieti nelle trasmissioni radio tra box e piloti in Formula 1? Il Systems Engineer di Manor Racing, che vanta un passato alle dipendenze del team Torino e del team Carlin nelle formule addestrative, è convinto che le stringenti limitazioni in vigore dal 2016 non possano che giovare all’ambiente ponendo sotto i riflettori le problematiche del pilotaggio e della gestione di gara a discapito delle strategie impartite dagli uomini in pit-lane. «Negli ultimi anni le comunicazioni radio erano diventate davvero eccessive oltre che fastidiose: fino al 2015, quasi in ogni curva l’ingegnere di macchina di turno era tenuto a fornire feedbacks e indicazioni al pilota. Faccio fatica a comprendere come facesse, un driver di Formula 1, a restare concentrato sulla guida al limite della propria monoposto sentendosi continuamente chiamare via radio. L’idea di dare più spazio al ruolo del corridore poggia su basi ragionevoli. Molte delle comunicazioni ora sono filtrate, così chi è in macchina è costretto a ragionare con la propria testa e a trovare soluzioni ai problemi che si presentano in pista o sulla vettura. A mio modo di vedere, le forti limitazioni introdotte nel Mondiale 2016 rappresentano una novità positiva nell’ottica di un miglioramento complessivo del prodotto Formula 1».

haryanto cina 2016
Haryanto firma autografi ai fans nel paddock dello Shanghai International Circuit (© Getty Images)

 

«Ovviamente ne fanno le spese i piloti più giovani e meno esperti, i rookies in particolare, e le squadre di piccole dimensioni – prosegue l’analisi Carillo – che un esordiente ne paghi lo scotto è abbastanza ovvio, complice la naturale mancanza di esperienza nelle molteplici e differenti insidie che il tracciato presenta ogni volta. Va tuttavia rimarcato che un team piccolo, come può essere oggi la Manor, soffre un po’ di più questa ridotta trasmissione di informazioni. Le squadre di punta, infatti, hanno preparato i piloti su molti aspetti e possibili problemi che potrebbero verificarsi in pista, con un elevato numero di ore spese al simulatore. Sembra inoltre che l’irradiazione di alcuni messaggi cifrati consenta ad alcune compagini di superare certe limitazioni. Anche in questo campo, è probabile che qualche escamotage per aggirare le norme vigenti sia già stato adottato».

I punti di forza della power unit Mercedes e la quotidianità di Manama

Da quest’anno, poi, nel box del team Manor occorre affrontare il diverso funzionamento del propulsore Mercedes, aggiornato alle specifiche 2016, che traccia una netta linea di demarcazione rispetto al periodo di fornitura Ferrari. «La gestione della power unit Mercedes è molto simile a quella del propulsore di Maranello, seppure datato, che la Manor montava nel 2015 – annota con perizia il “nostro” ingegnere – i tecnici motoristi della Mercedes sembrano però un po’ meno integrati nel team, con uno scambio di informazioni “sensibili” molto minore rispetto a quanto accadeva nel rapporto di collaborazione instaurato con la Ferrari. La definirei più una differenza culturale che tecnica. Fatto salvo un problema riscontrato nei test invernali di Barcellona e poi risolto, la power unit Mercedes si sta rivelando veramente solida e affidabile, oltre che consistente in termini di performance velocistica nel weekend di gara».

Le luci artificiali di Sakhir mettono in risalto i colori della Manor di Haryanto (© Getty Images)

 

Un fine settimana speso nel deserto del Bahrain non suggerisce scenari all’insegna del divertimento sfrenato in stile Las Vegas, dove peraltro Ecclestone vorrebbe riportare un domani la Formula 1, eppure scavando sotto la superficie il “nostro” ingegnere rivela che i metodi per staccare momentaneamente la spina e cementare lo spirito di squadra si trovano a ogni latitudine. «C’è stato davvero poco spazio per i momenti di svago – l’incipit prudente ma risoluto di Carillo – alla vigilia, però, atterrati da poche ore nel regno mediorientale governato dalla dinastia Al Khalifa, ci siamo concessi una gara di kart sulla pista adiacente l’autodromo. Nei giorni di permanenza del Circus iridato in Bahrain, la squadra ha soggiornato al Novotel Al Dana Resort di Manama, un albergo molto accogliente e provvisto di stanze enormi. I drinks di benvenuto non mancavano mai all’ingresso della hall ed è stato gradevole essere accolti dalla facciata esterna dell’hotel ricoperta per l’occasione di luci a LED che disegnavano immagini in movimento relative al Gran Premio di Formula 1. Ho percepito una notevole attenzione da parte dell’apparato di sicurezza locale, estesa sia alle persone che ai mezzi, vagliati con una cura certosina».

«Curiosamente, nel tratto di strada da percorrere dall’hotel al Bahrain International Circuit, ubicato alla periferia della capitale Manama, al mattino la media di incidenti automobilistici a cui assistevamo era molto elevata. Parliamo di due o tre incidenti al giorno, ma onestamente non saprei individuare una ragione precisa. Le strade vicino a Manama sono perlopiù dritte e molto scorrevoli, ciononostante in questo contesto i controlli latitano e gli automobilisti alla guida si permettono forse qualche libertà di troppo. Ripensandoci meglio, probabilmente è questo uno dei motivi per cui dalle parti di Manama ho assistito a così tanti incidenti!».

Nuovo pacchetto aerodinamico per il GP Spagna

Giusto il tempo di permettere al Circus della Formula 1 di piantare le tende in Cina, sul circuito di Shanghai, ed ecco che gli eventi e le circostanze modificano prontamente i riferimenti della Manor espressi nel weekend del Bahrain. «Il fine settimana in Estremo Oriente non è stato per noi uno dei più esaltanti – svela con onestà Carillo – per una serie di fattori tecnici e non solo: un po’ di sfortuna, tante bandiere rosse e qualche problema di troppo che non ha favorito la performance che ci aspettavamo. Nonostante gli sforzi e il lavoro compiuto, ci sono molte eventualità che possono verificarsi e che non sono sotto il nostro diretto controllo. Di conseguenza, rimanere focalizzati sugli obiettivi e continuare a lavorare sono le priorità assolute del team Manor. Nel Gran Premio di Spagna in programma a maggio a Barcellona, prima tappa della Formula 1 nella Vecchia Europa, porteremo in pista un importante aggiornamento aerodinamico, con molte novità introdotte sulla MRT05 nella speranza di essere più competitivi».

Wehrlein, a sinistra, si intrattiene in Cina con l’altra giovane promessa della F1 Max Verstappen (© Getty Images)

 

A creare ulteriori grattacapi agli uomini della Manor è intervenuta l’uscita di pista di Wehrlein nei frangenti iniziali della Q1, affrontata dai piloti in condizioni di aderenza precaria, a causa della pioggia caduta poche ore prima sul tracciato che nell’edizione inaugurale del 2004 registrò il successo di Rubens Barrichello al volante della Ferrari. «L’uscita di pista di Pascal, avvenuta mentre il nostro pilota era impegnato sul rettilineo che fiancheggia i box, è da imputare ad alcune sfavorevoli coincidenze. La pista andava asciugandosi, eppure c’erano dei tratti ancora molto bagnati. Queste linee particolarmente scivolose si erano formate in corrispondenza della struttura a ponte del rettilineo di partenza. I commissari erano informati del problema e sapevano del possibile rischio di aquaplaning. In mezzo alle due linee bagnate, vi è inoltre un piccolo dosso, che ha aumentato la perdita di aderenza della MRT05 del 21enne driver nativo di Sigmaringen. Infine, il fatto che sulla monoposto ci fosse il DRS attivato, non ha di certo giocato a nostro favore. L’incidente in qualifica ha ovviamente influito sul prosieguo del weekend di Pascal in Cina».

Wehrlein a suo agio in partenza e nei duelli ravvicinati

L’abilità del vicecampione della Formula 3 europea 2012 nelle fasi dello start del Gran Premio, già apprezzata nelle precedenti sortite in Australia e Bahrain, e la sua propensione alla bagarre a tu per tu con colleghi più esperti e navigati, hanno consentito al vincitore del DTM 2015 di ritagliarsi un proprio spazio nelle maglie della domenica in salsa cinese su una pista caratterizzata da curve veloci, un lungo rettilineo a perdita d’occhio e un buon numero di staccate violente. «La partenza è un punto su cui si è lavorato tanto durante l’inverno in preparazione della stagione – evidenzia il “nostro” ingegnere – del resto, Pascal è innegabilmente un talento naturale e lo ha dimostrato anche sotto questo aspetto alle sue prime esperienze in Formula 1. Mi auguro che abbia presto la possibilità di mettere a segno qualche bel risultato, magari già subito in Russia nel prossimo fine settimana di gara».

La Manor MRT05 di Wehrlein precede due Sauber, una Renault e Haryanto sul circuito di Sakhir (© Getty Images)

 

«È stato emozionante, dopo i primi pit-stop degli avversari, vedere Wehrlein a lungo in battaglia nella top 5. Ed è stato altrettanto simpatico osservare il trenino di vetture che è riuscito a tenersi alle spalle per un po’ di tempo. La nostra strategia in Cina si è rivelata giusta: in quei momenti della gara, anche Haryanto si trovava in ottima posizione, tanto da affacciarsi a sua volta nei primi dieci. A un certo punto, però, Rio chiama il team in radio, chiedendo di tornare ai box… La motivazione? Lui credeva fosse meglio tornare in pit-lane per evitare tutto il traffico di piloti dietro, pensando di dover comunque cedere loro la strada. E invece Haryanto stava gareggiando alla pari nel gruppo, e quei piloti doveva appunto tenerli dietro!».

Cosa attendersi, dunque, dalla “campagna” del Gran Premio di Russia in calendario a Sochi, noto centro di villeggiatura posto sul Mar Nero, domenica 1 maggio? «Senza ombra di dubbio il team Manor si aspetta di cogliere un buon risultato – va subito al punto Carillo – le insidie sono quelle di sempre perché non si sa mai cosa aspettarsi da un weekend di gara, ma non ne vedo una in particolare. Piuttosto, stiamo analizzando a fondo il nostro metodo di lavoro, riguardo soprattutto all’interazione maggiore che intendiamo stabilire con i partners Mercedes e Williams, complice un gruppo variegato di persone impegnato a perseguire gli stessi obiettivi. A ogni gara apportiamo dei miglioramenti in vari settori, anche se non sempre questi passi in avanti si traducono in un risultato positivo in termini di piazzamenti alla fine delle singole gare».

I market di Shanghai e la viabilità locale

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Nanjing Road, la via commerciale più frequentata di Shanghai (© Francisco Gonzalez)

 

Le “Shanghai surprises”, volendo declinare al plurale l’accattivante titolo di un film americano del 1986 con Madonna e Sean Penn protagonisti, non mancano nemmeno quando si va a toccare la sfera della vita quotidiana nella città più popolosa della Cina affacciata sulle rive del fiume Huangpu. «Un posto molto singolare è il Pearl Market di Shanghai – racconta il “nostro” ingegnere – a dire il vero ci sono molti market di questo tipo nella metropoli cinese. In parole povere, si tratta di un market in cui è possibile trovare, passatemi il termine, ogni genere di cineseria. Fondamentalmente nasce per il mercato delle perle, ma a voler essere precisi molte altre varietà di negozi e commerci sono presenti all’interno della medesima struttura. I prezzi applicati dai commercianti locali variano in base alla provenienza del compratore, dal modo in cui veste e da quanto la persona in questione sia interessata o meno all’articolo in vendita sullo scaffale. Qui si può trovare ogni genere di prodotto: telefoni, materiale elettronico, tessile, gioielli e orologi Rolex, tutti autenticamente falsi! Un’altra cosa strana che mi ha lasciato sbigottito è stata passare nei pressi di un ristorante e udire lamenti poco incoraggianti di gatti…».

«Ho notato che alla guida i cinesi non utilizzano le cinture di sicurezza. Sugli scooter, che sono tantissimi, nessuno usa il casco, mentre gli automobilisti non si fermano per fare passare i pedoni neppure in regime di semaforo rosso! Il cielo di Shanghai è quasi sempre grigio, anche in assenza di nuvole evidenti. Credo che questo fenomeno sia dovuto allo smog che opprime la metropoli».

Twitter @Fra55oni