Push F1, verso Spielberg e Silverstone – Il debriefing dell’ingegnere: «Per la Manor obiettivo Sauber. E il GP Italia deve restare a Monza!»

Saverio Carillo (© Manor Racing)

Guardare al mondo della Formula 1 con gli occhi di chi nella massima categoria per monoposto ci vive e ci lavora tutti i giorni: è questo l’obiettivo di Push F1, sorta di nuova filiazione della rubrica madre Push to Rants, che in un certo senso intende condurre il lettore in pole position, là dove si svolge la vera azione, ovverosia nei paddock e sui circuiti troppo spesso “off limits” della Formula 1.

Annotazioni e curiosità sulla vita quotidiana dei box sviscerate da Saverio Carillo, ingegnere italiano del team Manor Racing in rampa di lancio nell’esclusivo parterre dei Gran Premi.

 

 

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Volano pezzi di carbonio tra Haryanto e Nasr nel GP Cina: la Sauber è nel mirino della Manor (© Getty Images)

 

A cura di Ermanno Frassoni

[divider]«La verità è che stiamo imparando a conoscere la MRT05 ogni giorno di più. Per qualche istante, mentre in Canada si stava svolgendo la prima manche di prove ufficiali, abbiamo sperato di entrare in Q2, e ci siamo davvero andati vicino. La preparazione di Baku, invece, ha seguito in linea di massima le stesse linee chiave di un normale weekend di gara. La mancanza di riferimenti reali in pista richiede uno sforzo maggiore, sia sul fronte delle performances che sugli aspetti della strategia. Le prove del venerdì sono fondamentali per capire come preparare la vettura e cosa aspettarsi in vista delle qualifiche e della gara. Nonostante ciò, molto spesso le due sessioni di libere da un’ora e mezza ciascuna non sono mai abbastanza, e interventi sulla vettura di una certa importanza possono anche essere apportati al sabato prima delle qualifiche». Saverio Carillo, Systems Engineer del team Manor Racing, spiega senza troppi giri di parole che per Pascal Wehrlein e Rio Haryanto, i due alfieri della compagine di proprietà dell’imprenditore britannico Stephen Fitzpatrick, nei Gran Premi di Canada ed Europa l’accesso al secondo segmento di qualifica avrebbe potuto concretizzarsi al di là del ritmo serrato imposto da una Formula 1 sempre sul filo del rasoio nelle fasi preparatorie alla gara della domenica.

A Montréal sia Wehrlein che Haryanto hanno visto la bandiera scacchi, rispettivamente in diciassettesima e diciannovesima posizione, con il 21enne driver tedesco di origini mauriziane che si è tolto la soddisfazione di precedere la Sauber di Felipe Nasr al termine delle 70 tornate previste. Non è andata altrettanto bene a Baku, su un circuito cittadino velocissimo eppure molto diverso rispetto a quello del Canada, con Wehrlein messo kappaò dall’eccessiva usura dell’impianto frenante e Haryanto coinvolto suo malgrado in un contatto al via che l’ha costretto a sostituire subito l’ala anteriore danneggiata prima di riprendere la corsa e terminare in diciottesima piazza accusando un distacco consistente dalla Sauber di Marcus Ericsson.

I guai della Manor a Baku e il lato oscuro del sistema DRS

«Il ritiro di Wehrlein al quarantunesimo giro del Gran Premio d’Europa è stato favorito da un problema di eccessiva usura dei freni in combinazione con le elevate temperature riscontrate durante la gara – conferma il “nostro” ingegnere – mentre il contatto al via di Haryanto è stato valutato come un incidente di gara. Quest’ultimo intoppo avremmo di gran lunga preferito evitarlo! Eravamo tuttavia preparati a fronteggiare un inconveniente del genere e forse persino a qualcosa di peggio. La corsa si è poi rivelata abbastanza lineare e senza ulteriori danneggiamenti alla Manor-Mercedes del 23enne pilota indonesiano, che se non altro è giunto regolarmente al traguardo».

La Williams di Massa contro le barriere nelle Libere 1 di Montréal per un malfunzionamento del sistema DRS (© Photo4)

 

Nella prima sessione di prove libere del Gran Premio del Canada ha tenuto banco l’incidente occorso alla Williams di Felipe Massa. L’esperto pilota brasiliano si è infatti ritrovato a perdere il controllo della propria monoposto alla frenata della curva 1 a causa di un problema al Drag Reduction System: l’ala posteriore della sua FW38 è infatti rimasta misteriosamente aperta suscitando una serie di preoccupanti interrogativi sulla sicurezza dei dispositivi volti a minimizzare la resistenza aerodinamica con l’obiettivo di agevolare i sorpassi. «Di sicuro il malfunzionamento del DRS di Massa non è un fatto positivo – avverte Carillo – c’è da dire che in Formula 1 ogni dispositivo dinamico comporta dei rischi. Nelle decadi passate c’erano le minigonne, le ventole ad aspirazione, e diversi e anche stravaganti dispositivi utili ad aumentare la performance delle vetture. I cedimenti, di origine meccanica, idraulica o aerodinamica di questi dispositivi sono ben noti e talvolta risultano fatali. Un tempo le minigonne rimanevano incastrate sotto la vettura facendo perdere improvvisamente carico aerodinamico. Negli anni la Formula 1 ha costruito un regolamento rigido e molto chiaro in materia: non vi sono dispositivi dinamici al di fuori del DRS che siano permessi in gara o nelle prove ufficiali. Nell’episodio che ha coinvolto Massa in Canada il DRS ha palesato gli evidenti rischi che comporta un eventuale cedimento dello stesso. Il sistema continua a piacere a tanti nel paddock perché mediante questo artifizio i sorpassi aumentano e di conseguenza si vedono più battaglie tra i concorrenti in pista. La storia del motorsport ci insegna però che eventuali decisioni drastiche sull’utilizzo o meno di certi sistemi coincidono quasi sempre con eventi di natura tragica, che ovviamente tutti speriamo non si verifichino».

Spielberg pista di motore. Le Mans vince su Baku

Consegnate agli archivi le tappe di Montréal e Baku, per il Circus iridato è tempo di pensare ai prossimi appuntamenti di Austria e Gran Bretagna, su due piste classiche della Formula 1 che ospiteranno i bolidi del Mondiale rispettivamente nei weekend del 3 e del 10 luglio senza permettere a piloti e addetti ai lavori di tirare il fiato tra un Gran Premio e l’altro. «Se guardiamo al layout del circuito denominato Red Bull Ring, in Austria, con i suoi lunghi rettilinei, sembrerebbe trattarsi di una pista amica per i propulsori Mercedes – annota con perizia il “nostro” ingegnere – dunque sulla carta è un tracciato favorevole alla Manor. C’è anche da evidenziare che i nostri rivali diretti, ovvero i piloti della Sauber, stanno beneficiando di importanti upgrades sulla C35, e nei prossimi due Gran Premi potranno contare su un ulteriore aggiornamento della power unit Ferrari. La gara di Silverstone, che sarà la tappa di casa per la Manor e la stragrande maggioranza delle scuderie presenti in Formula 1, non la vedo semplice, ma potrà comunque rappresentare un banco di prova interessante complici i test che si terranno proprio su questa pista all’indomani del Gran Premio di Gran Bretagna».

La Manor-Mercedes di Wehrlein si fa largo tra le antiche mura di Baku (© Getty Images)
L’ex pilota F1 Kazuki Nakajima sorretto dagli uomini Toyota dopo il clamoroso ritiro di Le Mans (© Getty Images)

 

A proposito della trasferta della massima formula per monoposto in Azerbaigian, gli appassionati si domandano se fosse proprio indispensabile mettere in piedi un Gran Premio di Formula 1 nel medesimo weekend della 24 Ore di Le Mans. La decisione, come riporta Carillo, è stata probabilmente presa anche sull’onda dei ventuno Gran Premi stagionali, un record mai toccato in precedenza, eppure non sembra che la scelta abbia portato particolarmente fortuna al “carrozzone” di Bernie Ecclestone. «Con un calendario di Formula 1 così fitto e intenso è obiettivamente molto complicato riuscire a incastrare necessità di diversa natura – sostiene il “nostro” ingegnere – nel 2016 non è stato possibile trovare altre date per la 500 Miglia di Indianapolis e nemmeno per la 24 Ore di Le Mans. Sulla carta il Gran Premio di Formula 1 a Baku doveva rappresentare la gara più interessante anche per via del circuito cittadino tutto da scoprire per i piloti. Alla fine, però, si è verificata la condizione opposta: la maratona della Sarthe ha infatti regalato spettacolo fino all’ultimo giro con il finale drammatico che negli ultimi chilometri ha visto vincere la Porsche 919 H di Dumas-Jani-Lieb lasciando a bocca asciutta la Toyota TS050 degli increduli Buemi-Davidson-Nakajima. Dopotutto, nonostante la concomitanza, una grande domenica all’insegna dei motori».

Rossi alla finestra, Monza non si tocca!

Succede intanto che un noto settimanale specializzato italiano lanci la notizia di un possibile impiego di Alexander Rossi, fresco vincitore della Indy 500 sulla Dallara Honda del team Andretti Autosport, quale pilota titolare Manor a partire dal Gran Premio della Malesia che si svolgerà il 2 ottobre in quel di Sepang a campionato IndyCar concluso. Interpellato in merito, Carillo non conferma e non smentisce rivelando che molto dipenderà dall’evolversi del rapporto con Haryanto, il cui contratto con la Manor non gli garantisce al momento di portare a termine la stagione. «Per cominciare, Alex sarà nuovamente con noi ai box in Austria ricoprendo il suo ruolo definito all’inizio della stagione – attacca il “nostro” ingegnere – ciò significa che il rapporto tra Rossi e il team Manor Racing prosegue e si cementa nel tempo con la volontà di entrambe le parti di continuare nell’avventura intrapresa in Formula 1. Sulla scia della sua strepitosa vittoria conseguita da rookie nella 500 Miglia di Indianapolis del centenario, Alex ha di recente ottenuto in America l’onorificenza di Best Driver 2016 nel contesto dell’Excellence in Sports Performance Yearly Award. È però difficile dire se quest’anno Rossi salirà o meno al rango di pilota ufficiale della Manor. Se e quando Haryanto finirà il budget, le opzioni per il team potrebbero infatti essere molteplici».

Haryanto al volante della Manor sul circuito canadese di Montréal (© Getty Images)
Roberto Merhi, portacolori della Manor Marussia nel 2015, affronta la Parabolica a Monza (© Getty Images)

 

Non accennano a calare di intensità le polemiche e le trattative per il rinnovo che vedono coinvolte la Formula One Management e gli organizzatori dell’autodromo di Monza, con un Gran Premio d’Italia che sarebbe ormai sospeso tra la Brianza, la chance Imola e il possibile stop definitivo del progetto dopo l’edizione 2016. «Per quanto riguarda il Gran Premio d’Italia faccio veramente fatica a digerire l’idea che Monza possa essere rimpiazzata da un’altra gara – ammette con fermezza Carillo – il circuito brianzolo è da sempre uno dei pilastri della Formula 1, di conseguenza ne perderebbe in termini di immagine lo stesso Circus iridato. Nelle ultime settimane si è fatto un gran parlare di Imola che è una pista molto interessante, sia dal punto di vista del pilotaggio che da quello storico. A molti, nell’ambiente, l’idea di un ritorno della Formula 1 sulle rive del Santerno non dispiace. Personalmente, dal momento che ho trascorso una buona fetta della mia infanzia vivendo nei pressi dell’autodromo di Monza, ritengo che questo impianto incarni uno dei simboli più importanti della massima serie per monoposto. Il Gran Premio d’Italia fa rima con Monza e onestamente non voglio assolutamente pensare a ipotesi alternative».

King di nuovo in macchina nei test di Silverstone?

Gli impegni da ingegnere nel box della Manor permettono a Carillo di seguire in diretta le gesta di Jordan King, il development driver della scuderia con sede a Banbury, nell’Oxfordshire, alla seconda stagione in GP2 Series alla corte del team Racing Engineering di Alfonso de Orléans-Borbón. «Conosco Jordan dagli anni in cui lavoravo alle dipendenze del team Carlin Motorsport – ricorda il “nostro” ingegnere, formatosi professionalmente nelle categorie anticamera alla Formula 1 – rammento che arrivò in squadra per disputare il campionato di Formula 3 britannica: era ed è tuttora un ragazzo molto determinato che non ha problemi a spingersi al limite per massimizzare le prestazioni sue e della vettura. Quest’anno in GP2 Series sta vivendo alcuni alti e bassi, ma occorre precisare che è comunque sempre veloce e riesce spesso ad affacciarsi nel gruppo di testa. Nel weekend di Montecarlo stava occupando la seconda posizione quando mancavano pochi giri allo sventolare della bandiera a scacchi e poteva ancora dire la sua nella lotta per la leadership; purtroppo ha danneggiato una sospensione contro un muretto del Principato dovendo dire addio ai sogni di gloria. A Baku, per la cronaca, ha concluso quarto nella corsa della domenica».

«Dovremmo ritrovare Jordan al volante della Manor nei test di Formula 1 dopo il Gran Premio di Silverstone – l’anticipazione di Carillo ai microfoni di Motorsport Rants – da ingegnere gli riconosco una capacità di analisi davvero notevole: King è molto reattivo e altrettanto abile nel descrivere le risposte della vettura e nel comprenderne le motivazioni, indicando la strada verso cui lavorare. Per via di questa sua caratteristica, al momento Jordan è un development driver perfetto per quelle che sono le esigenze della Manor. In GP2 Series deve però vedersela con un compagno di squadra molto ostico e competitivo che è il francese Norman Nato, al momento secondo in classifica generale alle spalle del sorprendente russo Artem Markelov».

King precede la Dallara gemella di Nato nel weekend GP2 in Azerbaigian (© GP2 Series)

 

Qualcuno, sulle tribune del circuito di Baku, ha storto un po’ il naso perché il Gran Premio di Formula 1 ha regalato ben pochi imprevisti rispetto a quanto accaduto nel circo minore della GP2 Series. «Effettivamente mi ha sorpreso assistere, in Azerbaigian, a due gare della GP2 Series combattutissime, zeppe di colpi di scena e stravolgimenti di fronte – l’analisi di Carillo – nella seconda corsa, poi, il nostro connazionale Antonio Giovinazzi del team Prema è partito ultimo e ha concluso sul gradino più alto del podio! C’era da immaginare un registro decisamente differente per la gara di Formula 1; molti team e piloti avranno fatto tesoro di quanto accaduto in GP2 Series preoccupandosi soltanto di guidare pulito senza rischiare contatti che avrebbero potuto pregiudicare il Gran Premio. Probabilmente sono partiti tutti con in testa l’idea di rimanere in pista e concludere, se possibile, tra i primi dieci. Per queste ragioni la gara è risultata essere una specie di processione con un “trenino” di vetture dalla partenza al traguardo: sono d’accordo con quanto ha affermato di recente l’ex campione del mondo Alain Prost, nel complesso è stata una gara noiosa protrattasi per oltre un’ora e mezza. I 51 giri percorsi non hanno entusiasmato il pubblico, anche se sotto il profilo organizzativo l’Azerbaigian il suo Gran Premio l’ha vinto meritatamente».

Twitter @Fra55oni