Rashomon

A cura di Ermanno Frassoni

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[dropcap type=”circle” color=”#ffffff” background=”#ce2121″]S[/dropcap]i scrive Rashomon, pari al titolo della pellicola del cineasta giapponese Kurosawa, e si legge «Rush-omon», sorta di omaggio al film di Ron Howard incentrato sulla sfida Hunt-Lauda del Mondiale di Formula 1 edizione 1976, come a voler rappresentare un «trait d’union» in grado di incastonare le gesta di James e Niki ponendole in relazione con l’elevata selettività di Suzuka (allora fu il circuito del Fuji). Il senso del duello ritorna dunque in primo piano non appena le monoposto sbarcano nel Paese del Sol Levante. Come insegnava il geniale Akira, tutto è relativo e le verità da ricercare sono sempre molteplici. Il quasi campione Vettel ha faticato e poi dominato, allo stesso tempo Grosjean si è arreso a Webber solo quando la sua Lotus stava disunendosi come un origami. Seb ha pertanto colto il quinto successo di fila ma ha dovuto impostare una strategia alla maniera del generale Giáp (vietnamita, nonostante il nome). Per Alonso poco da fare, mentre Raikkonen diventa il sorpassator cortese (e spietato). Intanto, se al sabato i ferraristi del 2014 non brillano, in gara è un’altra storia: forse, direbbe il maestro Kurosawa, il quadro risulta più complesso di come lo dipingono i detrattori della Red Bull numero 1.

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