«Safety card»

A cura di Ermanno Frassoni

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[dropcap type=”circle” color=”#ffffff” background=”#ce2121″]«S[/dropcap]orry, ragazzi, mettete la freccia e lasciatemi passare!». Giunti a un certo punto del Gran Premio della Corea del Sud, complice il secondo ingresso della safety car (o «safety card» visto che ha movimentato per due volte la corsa), l’impressione era quasi di trovarsi su una strada trafficata delle nostre città con il solito SUV prepotente entrato a gamba tesa sulle «piccole» e inermi (?) Formula 1. A rendere surreale il contorno è dunque bastata la Jeep Grand Cherokee dei pompieri, scesa sul tracciato al posto della vettura di sicurezza condotta abitualmente da Bernd Mayländer. Ora o mai più: se ai coreani la gara non è piaciuta nemmeno stavolta, beh, forse Ecclestone deve farsene una ragione e ricorrere all’accetta per «tagliare» un Gran Premio che rischia di impacciare il già straripante calendario del 2014. Ha (ri)vinto con merito Vettel, hanno convinto le Lotus a passo lungo e alla Sauber si è studiato di tutto pur di farsi stracciare il contratto appena siglato per la fornitura dei motori da Maranello (vedi Alonso e Massa alle prese con Hulkenberg e Gutierrez). Intanto Kimi ha mal di schiena, Fernando mal di gomme… alla fine chi esce a testa alta dalla foschia di Yeongam?

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