Star tre

Per Rosberg, che nel GP Singapore ha dovuto superare soltanto un commissario di pista, ottavo centro stagionale (© Getty Images)

 

A cura di Ermanno Frassoni

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SINGAPORE – Stars and cars. La festa di fine anno del gruppo Mercedes, la cui sede naturale è l’arena di Stoccarda intitolata alla Casa della stella a tre punte, c’entra come la peperonata di Aldo Baglio a colazione, perché lo scenario notturno del Gran Premio di Singapore, ventitré curve per 61 tornate, con la kermesse tedesca ha in comune soltanto il luccichio di Rosberg, alla terza vittoria di fila nella gara numero duecento della carriera, e le macchine, qui ventidue monoposto, ventuno visto il forfait di Grosjean, lanciate come proiettili nel circuito-fornace della città-Stato del sud-est asiatico. Eppure, a ben guardare, i contenuti non mancano: l’incidente di Hülkenberg al via, il vulcaniano (pardon, vulcanico) commissario di pista che dopo il periodo di safety car sembra rincorrere Rosberg sognando forse di trovarsi nel film fantasy «Star Trek Beyond», il duello Verstappen-Kvyat, la sana ostinazione di Ricciardo prima di chiudere secondo, la performance opaca di un Hamilton poi terzo e una Ferrari pimpante complici Raikkonen quarto e Vettel quinto. Già, Sebastian, che da ultimo rattoppa il cuore dei tifosi rossovestiti al di là della débâcle tecnica in qualifica. Sei Gran Premi alla fine, Nico di nuovo davanti a Lewis in graduatoria: roba da riportare alla memoria il pareggio di successi con Damon Hill, a quota ventidue trionfi, che un Mondiale riuscì a portarselo a casa…

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