Un piede in Paradiso

Vettel, appiedato dalla sua Ferrari nel GP Austria, osserva la Mercedes di Rosberg (© ANSA)

 

A cura di Ermanno Frassoni

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 SPIELBERG BEI KNITTELFELD – Una telefonata allunga la vita? La risposta è affermativa soltanto se andiamo a scomodare il celebre spot televisivo realizzato da Armando Testa per la Sip. Sul circuito del Red Bull Ring, il più breve della Formula 1 in termini di tempo sul giro, il singolo gettone speso dalla Ferrari per migliorare l’Energy Recovery System non basta a Vettel (pneumatico esploso in rettilineo) e a Raikkonen per schiodarsi dal terzo posto finale alle spalle di un Verstappen incisivo ma con le gomme alla frutta. Là davanti il confronto tra il vincitore Hamilton e l’ostinato Rosberg, poi quarto, si trasforma negli ultimi chilometri in qualcosa di molto simile alla sfida tra tassisti buoni e tassisti cattivi del film «Un piede in Paradiso» con il compianto Bud Spencer. E se «saperne una più del diavolo vuol dire avere un piede in Paradiso», come insegna una battuta della suddetta pellicola, per una volta l’abito da angelo alla Thierry Lhermitte lo indossa Lewis, mentre a Nico tocca l’improbabile ruolo della diavolessa Carol Alt. Eppure, immune ai bagliori della discutibile tuta in stile tirolese sfoggiata dai piloti Red Bull, qui Wehrlein sulla Manor conquista il suo primo punto mondiale. Anche se è vero che l’abito non fa il monaco e in Stiria quella delle cabine telefoniche con il marchio del Cavallino resterà, purtroppo per i ferraristi, una leggenda metropolitana.

Twitter @Fra55oni