Unapologetic

A cura di Ermanno Frassoni

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[dropcap type=”circle” color=”#ffffff” background=”#ce2121″]Q[/dropcap]uando in lontananza si scorge la cupola rossa del Ferrari World, il parco tematico del Cavallino situato ad Abu Dhabi, significa che è tempo di montagne russe. Le stesse che ha affrontato Alonso nel Gran Premio di Yas, disputato all’imbrunire su una pista hi-tech, salvo inventarsi un passaggio di forza su Vergne tanto da concludere la giornata al centro medico del circuito. Quasi come Muhammad Ali, che nel 1975 sul ring delle Filippine  finì in ospedale dopo avere sconfitto Frazier. Fernando, però, non è andato oltre il quinto posto. Povera Stella (Bruno, l’inviata Rai), rimasta senza cielo, direbbe Ligabue, poiché costretta ad annunciare in tv che secondo il box Ferrari né Massa né Alonso si sarebbero fermati una seconda volta. Subito smentita: al muretto aleggia ancora il ricordo dell’ineffabile Colajanni? E Bisignani Jr è il suo profeta? Là davanti Vettel si dimostra «unapologetic», cioè impenitente come da titolo di un album di Rihanna, la cantante degli scatti «inappropriati» (?) alla moschea di Abu Dhabi, travolgendo Webber, Rosberg & Company. Aplomb da baronetto per Raikkonen: intanto studiosi inglesi hanno scoperto che anche lo staff di Tutankhamon avrebbe dovuto compilare il CID. Valsecchi, dove sei?