Vandoorne Factor, la «Belgitude» contamina lo sport dei motori

A cura di Ermanno Frassoni

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[dropcap type=”circle” color=”#ffffff” background=”#ce2121″]N[/dropcap]on solo «Magno» Magnussen, figlio dell’ex pilota di Formula 1 Jan e neocampione della World Series by Renault 2013. La categoria posta sotto il controllo della Régie, forse la più autorevole nel moderno panorama delle monoposto addestrative, ha evidenziato il talento di Vandoorne, 21enne rookie di nazionalità belga, che alla prima stagione sulla Dallara giallorossa del team Fortec ha conteso a lungo il titolo al rivale della Dams (entrambi militano nel Junior Program di McLaren F1) tanto da ricalcare in parte le orme di Frijns, vincitore del titolo 2012 da esordiente così come avvenne per Kubica (2005). Stoffel, originario di Kortrijk, nelle Fiandre, proseguirà molto probabilmente in World Series anche nel 2014 pur avendo risvegliato l’interesse di Toro Rosso F1 (che ieri ha annunciato Kvyat) e, parrebbe, di altre realtà del Circus. La «Belgitude», efficace neologismo in grado di spiegare in una parola il bailamme creativo e propulsivo dei belgi nello sport, tra calcio (qualificazione ai Mondiali) e volley femminile (podio in Europa), sembra ora insinuarsi nel motorsport. Con Vandoorne, driver da F1 Factor, che potrebbe persino mettere d’accordo valloni e fiamminghi. Per Push to Rants è un sì. 

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