Wolff, la «belva» è fuori?

A cura di Ermanno Frassoni

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[dropcap]U[/dropcap]na vaga somiglianza nei tratti somatici del viso accomuna Torger Christian «Toto» Wolff e il Will Randall pre-mutazione, ovverosia quell’editore newyorchese interpretato da Jack Nicholson nel fantasy-horror «Wolf – La belva è fuori», come se l’antica accezione «nomen omen», cioè «il destino è racchiuso nel nome», contenesse un fondo di verità pur evitando di scomodare le stridule teorie sulla licantropia sfoderate a perdita d’occhio dagli sceneggiatori Harrison e Strick. Il «nostro» Wolff, sempre più burattinaio in Formula 1 complice l’addio di Haug alla Mercedes e l’ingresso al vertice del manager austriaco a tu per tu con Lauda e (per adesso) Brawn, avrebbe espresso l’intenzione di cedere le sue quote azionarie in Williams (circa il sedici per cento) per scongiurare un possibile conflitto di interessi tra Stoccarda e Grove. Di questo ex pilota, oggi uomo d’affari rampante sposato con Susie, si conosce poco: è un prestanome, come mormorano i maligni, oppure un oculato finanziere arrivato nel «gotha» dei Gran Premi? Le «scalate» ha dimostrato di saperle fare. Prossimamente sapremo se, almeno dai radar della Williams, la «belva» è fuori…