Semaforo Verce: il fattore bucolico

hIR33YV

In ogni film, opera o spettacolo che si rispetti, la scenografia ha un’importanza capitale nel creare il giusto ambiente, nel suggerire quelle atmosfere che il pubblico chiede (pagando) di assaporare. Il mondo dei motori non sfugge a questa regola e i suoi teatri necessitano di un contorno adeguato e stimolante; non bastano infatti né il disegno del tracciato, né l’interpretazione dei piloti a dipingere un quadro a cinque stelle. Serve un elemento spesso poco considerato, ma di fondamentale impatto secondo chi scrive queste righe: il verde e la natura, la poesia del paesaggio, il “fattore bucolico”.

RD2_1238-2Per qualche ragione difficilmente spiegabile, erba e alberi riescono a rendere più suggestivo il panorama dei circuiti. Sarà l’effetto di velocità dato dalla vegetazione che scorre a bordo pista o forse l’associazione tra paesaggio e tracciati di una volta, simboli di un motorismo più ruspante. Molte delle strutture più apprezzate dagli appassionati, in effetti, sono caratterizzate da questo tipo di contorno: da Monza a Spa, passando per Nordschleife, Imola, Le Mans, il vecchio Hockenheim o il Red Bull Ring, fino a un “caso limite” come il Mountain Circuit dell’Isola di Man, per non fare che alcuni esempi paradigmatici.

Non è raro sentire invocare luoghi leggendari di tale caratura come risposta alla crisi di personalità delle corse moderne, dei circuiti, delle atmosfere che si respirano intorno agli eventi. La cornice ha potenzialmente una grande capacità di impreziosire la gara e spesso anche di sormontarla, condizionarla: una grande battaglia combattuta su un anonimo tracciato moderno difficilmente avrà il fascino di una lotta magari meno entusiasmante, ma consumata in uno scenario storico come quelli sopracitati. Con tutto il rispetto per le doti di architetti e designer, capaci di trasformare fogli bianchi in layout interessanti, non ci saranno mai linee migliori di quelle disegnate dalla natura e dal tempo e proprio questo è il limite di deserti, distese asfaltate, piste cittadine.

monza-2012A nobilitare il carattere di un circuito è anche la sua altimetria, come dimostrano i saliscendi del già citato Spa e di tracciati come Laguna Seca, Mugello, Sachsenring, Monaco, Phillip Island. Ancora una volta si tratta di elementi legati alle origini del territorio e alla natura, elementi che però possono rappresentare tanto la delizia quanto la croce di uno scenario. È per esempio il caso di Monza e delle numerose, continue querelle che coinvolgono l’autodromo e i comitati ambientalisti in difesa del parco circostante.

In tutto questo, da non sottovalutare è anche il ruolo giocato dalle vie di fuga in erba o ghiaia, ancora capaci di conservare un’idea di sfida a fronte delle impersonali e “misericordiose” vie di fuga in asfalto. Il discorso a riguardo è complesso e tocca sia la necessità di conciliare competizione e sicurezza, sia un’ipotetica filosofia della corsa. Soprattutto, è un discorso a cui nessuno è stato, è o sarà in grado di porre una parola fine che metta tutti d’accordo.

Edoardo Vercellesi – Twitter: @edoverce97