Semaforo Verce – Dalla parte di Pedrosa

maxresdefaultAncora una clavicola che va in pezzi, la destra, dopo una caduta strana e un volo pauroso. Un danno importante secondo fonti Honda, visione confermata dal Dottor Michele Zasa della Clinica Mobile, il quale non esclude un rientro per la chiusura di stagione a Valencia pur rimandando tutte le valutazioni del caso a dopo l’intervento chirurgico (a cui il pilota si sottoporrà nei prossimi giorni). Ormai associare Daniel Pedrosa a un qualsivoglia infortunio non sorprende più nessuno, anzi, suscita tanta tristezza e una certa dose di compassione.

“Ci vuole un fisico bestiale”, cantava Luca Carboni. Al contrario, “il fantino di Sabadell” è forse il più incredibile esempio di concentrazione del talento nella storia dello sport a due ruote. In potenza, Dani non avrebbe niente da invidiare ai vari Lorenzo, Marquez o Rossi (e nemmeno a Stoner, che personalmente reputo un caso a parte per il suo approccio alla moto e alla guida), se non un corpo diverso. Un corpo che gli permetta di gestire un prototipo di MotoGP con un po’ più di agio, ma soprattutto in grado di resistere meglio alle botte, croce e delizia del mestiere.  Sfortuna nella sfortuna, infatti, la sua costituzione gracile è all’origine dell’alto rapporto caduta/infortunio che lo contraddistingue rispetto ai colleghi, nonostante la protezione dei materiali Dainese prima e Alpinestars poi, i due marchi di abbigliamento tecnico più all’avanguardia.

motogpofjapanfreepractice-lrotqhjc_elPer il fisico che ha, trovo che Pedrosa abbia fatto e faccia grandi, grandissime cose. La predisposizione agli infortuni, soprattutto alle fratture, ne ha spesso limitato i risultati e la stagione 2012 può esserne un esempio, essendo Dani rimasto sano e in lotta per il titolo fino praticamente a fine stagione (salvo poi capitolare a favore di Lorenzo). Da qualche tempo a questa parte i suoi risultati sono diventati piuttosto altalenanti, soggetti ad alti roboanti, bassi altrettanto rumorosi e tante gare mediocri. Forse è vero che con l’arrivo del golden boy Marquez la Honda abbia indirizzato lo sviluppo più verso le sue particolari esigenze, ipotesi valorizzata dalle progressive difficoltà dello stesso Pedrosa e da quel “questa moto proprio non riesco a guidarla” nelle scuse rivolte a Dovizioso per il botto di Austin.

Il talento di Dani è testimoniato da vari fattori, come i tre titoli consecutivi vinti tra il 2003 e il 2005 di cui uno, quello del 2004, ottenuto all’esordio in 250cc. Inoltre, Pedrosa è il personaggio più rappresentativo della prima nidiata della nuova generazione spagnola nata dai monomarca targati Honda e Telefonica Movistar (in particolare la MoviStar Activa Cup), una “tranche” che comprendeva gente del calibro di Toni Elias, Julian Simon, ma anche il già citato Stoner e Chaz Davies. Fondamentalmente si tratta del primo prodotto del “sistema Spagna” che ha imperato dall’inizio del millennio, salvo perdere progressivamente questo totale monopolio con l’internazionalizzazione del CEV (parere personalissimo).

dani_pedrosa_2001_01Non a caso, proprio il costruttore giapponese e il colosso iberico delle telecomunicazioni hanno accompagnato il #26 fino all’approdo alla classe regina, dove la Casa di Tokyo ha addirittura rivisto il progetto dell’allora RC211V per adattarla alle minute dimensioni di Dani. Il problema degli ingombri però è solo una piccola parte del pacchetto, probabilmente una delle poche a cui si può porre rimedio, mentre rimangono le difficoltà legate alla gestione della debordante potenza delle MotoGP e allo sfruttamento degli pneumatici (salito agli onori delle cronache in questa stagione con il ritorno alle Michelin). A poco sono serviti i tentativi di aumentare il peso, la massa muscolare e la resistenza di un corpo che non raggiunge i 160 centimetri e che supera di poco la soglia dei 50 chili.

In tutto questo, quando Pedrosa riesce a sistemare ogni tassello del mosaico sa essere imprendibile, Sepang 2015 e Misano 2016 insegnano. Sarà un gran peccato non poterlo vedere all’opera nel trittico appena iniziato in terra asio-oceanica, afflitto nuovamente dai sintomi di quella malasorte che trasforma un evento di normale portata per un pilota, appunto l’infortunio, in qualcosa che sa di beffa e persecuzione. In breve, “animo, Dani”!

Edoardo Vercellesi – Twitter: @edoverce97