Semaforo Verce: in difesa dell’uomo Melandri

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Vedere un pilota del livello di Marco Melandri relegato al ruolo di fanalino di coda è proprio brutto. Alcuni godranno, altri criticheranno, ma la verità vera è che il livello del ravennate è ben superiore a quello dimostrato tra i test pre-stagionali e il disastroso weekend qatariota. Ma allora cos’è che non funziona nel binomio Macio-Aprilia?

Il ritardo tecnico della casa di Noale rispetto alle concorrenti è sotto gli occhi di tutti e accettato dalla stessa dirigenza: la volontà di tornare in MotoGP con un anno di anticipo sulla tabella di marcia è dichiaratamente finalizzata all’apprendistato sul campo, strategia alla fine condivisibile. Imputare tutte le colpe al mezzo, però, sarebbe una cieca ed evidente fandonia, perché il confronto tra Melandri e il compagno di box Alvaro Bautista è impietosamente a favore dell’ispanico.

Marco arriva dalla SBK, mentre Bautista corre ininterrottamente nella Classe Regina del Motomondiale dal 2010 (ironia della sorte, proprio l’ultima presenza di Melandri). La “disabitudine” e la difficoltà a prendere confidenza con gli attuali mostri del Mondiale (testimoniata anche dalle esperienze di rookie come Loris Baz ed Eugene Laverty, entrambi come Macio provenienti dalle derivate di serie) giocano quindi a sfavore del Trentatré, ma non è questo il punto cruciale del discorso.

C’è un evidente e sottovalutato problema di motivazioni. Melandri è stato costretto da Aprilia a sposare il progetto MotoGP pur preferendo la Superbike, dove ormai aveva trovato la propria dimensione e avrebbe puntato con credenziali al titolo. Molti centauri, nel corso del tempo, sono stati portati a cambiare categoria o ad abbandonare l’attività per mancanza di stimoli. Come si può pensare, dunque, che Marco possa essere veloce? Un pilota demotivato è un pilota che non si diverte; un pilota che non si diverte è lento e inutile, tanto alla squadra quanto a se stesso.

Alla luce di quanto detto, Aprila farebbe meglio a ripiegare su un altro soggetto, magari non accreditato quanto Melandri, ma più propenso a raccogliere la sfida. Probabilmente anche il tester Alex Hofmann risulterebbe più utile al momento, in assenza di altre carte da mettere sul tavolo.

Onore e rispetto, comunque, al professionista e all’uomo Marco Melandri.

Edoardo Vercellesi