Semaforo Verce – Intervista a Samuele Cavalieri, dalla maturità al CEV Moto2

13516174_907257182735179_5432806312464888719_nIl CEV, un po’ campionato spagnolo, un po’ una babele di piloti provenienti da tutto il mondo, è diventato col passare degli anni tappa quasi obbligata per la crescita di un motociclista. Per questo motivo sono i giovani a farla da padrone, soprattutto nelle classi più piccole: per ragioni “istituzionali” il Mondiale Junior Moto3 è un trionfo di adolescenza, con piloti nati tra il 1996 e il 2001, alcuni poco più che bambini; meno diffusa è la tendenza in Moto2, dove è comunque possibile trovare ragazzi di belle speranze dalla carta d’identità molto verde.

Samuele Cavalieri è uno di questi e proprio da lui parte una breve serie di interviste a cura di Motorsport Rants dedicate ai protagonisti tricolore del CEV. Direttamente dalla Terra dei Motori, l’Emilia-Romagna, “Cava” ha esordito in questa stagione nella middle class del CEV (occupando attualmente l’undicesima posizione in classifica, con tre appuntamenti ancora in calendario) e in quanto esponente della classe di ferro 1997 si è da poco maturato.

Retroscena: Samuele ha terminato gli esami con un punteggio di 78 e il rammarico di non essere uscito con 76, il suo numero di gara. “Volevo protestare e farmi togliere due punti”, scherza, ma alla fine va bene così”. Se non son matti, dopotutto, non li vogliamo.

13413582_897318197062411_124157423477957275_nPartiamo proprio da qui: come hai conciliato studio e moto nella tua vita, in particolare nell’anno della maturità?
“Naturalmente non è stato facilissimo. Negli anni delle minimoto e dei campionati più piccoli non era un problema perché non necessitavo della preparazione fisica, quindi l’unico tempo scolastico che perdevo era quello per l’allenamento in moto e le gare. Quando ho iniziato a girare sui circuiti grossi, soprattutto con una moto come la 600cc che è molto fisica da guidare, ho dovuto inserire anche una preparazione fisica più raffinata; nel CEV Moto2 ci capita di correre due gare a breve distanza nella stessa giornata, su piste e moto anch’esse molto fisiche. Per quanto riguarda la scuola, quest’anno ho ridotto all’osso le assenze nel primo quadrimestre per poterne fare di più nel secondo causa gare. La difficoltà non è stata tanto recuperare i giorni persi per le trasferte, quanto trovare il tempo di studiare al netto degli allenamenti: andando a scuola a Ravenna, a una buona mezz’ora da dove abito, tornavo a casa ogni giorno verso le tre; il tempo di mangiare, un attimo sul divano, poi andavo ad allenarmi e tornavo a casa tardi. La quinta è stata difficile, la richiesta era elevata e mi è capitato di sfruttare le ore buche a scuola per studiare piuttosto che cazzeggiare al bar, ma per fortuna i professori mi sono venuti incontro, sono stati prudenti e mi hanno anche spostato l’esame orale. Ho preparato gli scritti nei giorni precedenti e successivi alla gara di Barcellona e poi con un occhio al round di Albacete, subito dopo il quale ho avuto l’orale. E’ stato un mese tosto, ma sono contento”.

Raccontaci del tuo impatto con la Moto2, categoria nella quale hai esordito quest’anno.
“Venivo dal CIV Supersport, una categoria estremamente combattuta con tanti piloti e alcune “vecchie volpi” come Cruciani, Roccoli, Bussolotti, Dionisi. Le gare erano tirate e questo mi ha aiutato tanto a prepararmi, perché anche il CEV è un campionato molto competitivo dove i primi dieci vanno davvero forte. Il monomarca a livello di motore rende la battaglia ancora più ravvicinata. L’impatto con la Moto2 è stato duro, nel primo test a Barcellona dopo il primo giro volevo piangere nel casco perché non ne capivo mezza, ma fino ad ora è la moto che più mi ha dato soddisfazione. E’ un mezzo molto diverso dalla CBR che guidavo nel CIV, è rigida e quindi faticosa, ma anche più leggera, cosa che aiuta nei cambi di direzione e la porta a impennare facilmente. Sembra di guidare una Moto3 col doppio dei cavalli. Essendo un prototipo, con questa moto serve un set up preciso e mirato: per andare forte devi essere davvero a posto, il range a livello di setting è molto limitato e se ne esci la moto inizia ad saltare, allargare, non va per niente bene. Se sei a posto invece puoi osare molto in staccata, entrare in spazzolata, direzionare bene la moto col freno in mano perché il carico sull’anteriore è elevato e ti permette di chiudere bene le curve. Essendo questo range difficile da trovare, alla luce anche di moto molto simili tra loro, il particolare fa sempre la differenza e per questo in ogni gara ci sono delle sorprese”.

Inserire la moto in curva sfruttando la derapata è lo stile richiesto per andare forte sulla Moto2? Va guidata per forza così?
“La spazzolata non è necessaria, ma in Moto2 si vede spesso per via delle caratteristiche della moto: essendo molto carica davanti, in staccata il posteriore risulta piuttosto “libero” ed è facile intraversare il mezzo con un colpetto di sedere. E’ uno stile che serve soprattutto quando si arriva forte in frenata, perché permette di entrare in curva con una moto già direzionata, riducendo i tempi di ingresso e preparando meglio l’uscita. Si può andare forte anche senza sfruttare la spazzolata: Corsi per esempio è un pilota molto pulito, Zarco e Rabat non sono i più “sporchi” da questo punto di vista, ma hanno vinto un titolo a testa. Io tendenzialmente non spazzolo tanto, ma sto imparando a farlo: quando mi trovo dietro a Odendaal (leader della classifica CEV Moto2, n.d.a.) mi rendo conto che questo stile gli porta benefici. Tanti piloti invece spazzolano senza trarne profitto, anzi, spesso sbagliano e scompongono la moto, perdendo il punto di corda e tanto tempo”.

Si tende a vedere la classe Moto2 del CEV come un campionato di piloti “riciclati”, forse per via del paragone con il Mondiale Junior Moto3. Qual è secondo te il livello di questa categoria?
“Rispetto alla Moto3 è vero che la Moto2 risulta un po’ schiacciata, ma trovo sia sbagliato definirla una categoria di riciclati. Ci sono piste come Valencia in cui la Moto3 ha girato a circa due secondi dalla pole position del mondiale e la Moto2 è rimasta sotto il secondo di distacco dalla pole 2015 di Rabat. Forse in Moto3 ci sono più piloti che vanno forte, mentre nella nostra categoria non tutto lo schieramento è di alto livello, ma i primi dieci spingono davvero. Un pilota come Odendaal starebbe bene nella zona punti del mondiale; Luca Marini lo scorso anno andava più piano di Vierge e Pons, ma una volta approdato al mondiale è riuscito a restare costantemente a ridosso dei primi quindici, andando meglio degli altri due che sono molto più indietro. Secondo me la Moto2 è una categoria competitiva e che può insegnare molto”.

Tu dividi il box con Ramdan Rosli, pilota malese sostenuto da Petronas. Il supporto di uno sponsor così munifico vi aiuta ad avere materiale più competitivo?
“Rosli corre direttamente sponsorizzato da Petronas e nella sua fiche d’iscrizione appare proprio la scritta Team Petronas. Io compaio invece sotto il Team Stylobike, struttura con base a Barcellona a cui Petronas si appoggia per far correre il mio compagno di squadra nel CEV e Syahrin nel mondiale (il gruppo di lavoro è lo stesso). Naturalmente uno sponsor del genere ci dà una mano a coprire grandi spese e soprattutto a disporre di materiale tecnico di qualità”.

Cosa cambia non solo tra le diverse piste, ma anche tra Gara 1 e Gara 2 per determinare risultati molto diversi nel giro di breve tempo?
“La pista chiaramente incide sul feeling del pilota, mentre i problemi tecnici sono un discorso a parte. Ci sono vari fattori che possono influire. Ad Aragon ho fatto quinto in Gara 1, poi in Gara 2 è aumentato il caldo e si è alzato il vento, cosa che ho accusato molto per via della mia limitata esperienza. Ho sbagliato la partenza e non sono più riuscito a dettare il mio ritmo proprio perché facevo fatica ad abituarmi alle nuove condizioni, il vento mi dava fastidio, la moto non andava bene come prima e la gomma scivolava tanto. A Barcellona invece è stato un weekend disastroso, non trovavamo il setting, con le modifiche miglioravamo molto in certi aspetti regredendo su altri, la classica coperta corta. Quanto ad Albacete, in Gara 1 sono caduto mentre andavo bene e Gara 2… quella volta non c’era, purtroppo”.

Potendo vivere dall’interno l’ambiente del CEV, trovi che il Mondiale Junior Moto3 prepari bene i piloti per il salto nel mondiale? Qual è il livello, a tuo avviso?
“Nel CEV Moto3 ci sono tanti junior team del mondiale, che portano un metodo di lavoro di alto livello e alzano inevitabilmente l’asticella per le altre scuderie. Questo permette di preparare bene i piloti all’approccio di una squadra top e al piano di lavoro richiesto dal mondiale. E’ una categoria molto competitiva, con tanti ragazzi che vanno forte e gare combattute. Ovviamente correre in gruppo ti forma per il tipo di gare che si vedono nel mondiale, l’alto livello della battaglia ti spinge a crescere”.

13077058_867125833414981_645424858556276173_nEssendo sostanzialmente un piccolo mondiale, il CEV è organizzato diversamente rispetto al CIV o a un qualunque campionato nazionale?
“Il CIV è un altro campionato molto competitivo, soprattutto nella Supersport e con un occhio di riguardo alla Pre Moto3. Più che una componente organizzativa, credo sia la presenza degli junior team del mondiale a segnare la differenza tra il CEV e gli altri campionati, perché fa sembrare il tutto più professionale e di livello. Questo aspetto e la presenza diretta di Dorna, organizzatore del mondiale, danno al campionato grande visibilità. Il CEV poi si corre su un numero maggiore di piste rispetto, per esempio, al CIV e prima delle gare vengono organizzate sessioni di test “ufficiali”; la sensazione generale è molto più simile a quella di un mondiale”.

Classica domanda di fine intervista: sei soddisfatto della tua stagione fino ad ora e quali sono gli obiettivi per gli ultimi tre appuntamenti?
“Sono abbastanza soddisfatto perché siamo partiti forte, nonostante a Barcellona non abbiamo trovato la quadratura del cerchio e ad Albacete sono caduto mentre giravo come i primi. Anche se i risultati per varie ragioni non lo confermano mi sento più forte rispetto alle prime gare, ho più esperienza e padronanza del mezzo, ma anche gli avversari sono cresciuti. L’obiettivo quindi è restare sempre nelle posizioni che contano e sono fiducioso di poter ripetere i risultati da top-5 ottenuti fino ad ora, migliorando ancora e riducendo il gap dai primi. Per puntare un giorno al mondiale bisogna rimanere sempre là davanti”.

Edoardo Vercellesi – Twitter: @edoverce97