Semaforo Verce: Jorge doesn’t care

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A Jorge non importa. Non gli interessa apparire né stare sotto le luci dei riflettori, fino ad essere quasi annoiato dalla vita da paddock. Non ama la vita mondana come molte stelle dello sport mondiale (anche perché ha una villa talmente da urlo che uscirne sarebbe quasi un peccato) e non gli piace celebrare in pubblico i propri successi: i siparietti post-gara di chiaro stampo rossiano sono probabilmente la rapida consumazione e assimilazione della gloria del trionfo, momento che contiene contemporaneamente l’esplosione e lo spegnimento della fiamma. Non sopporta (e si sa) il lungo ed estenuante protocollo mediatico e ancora meno la parte sociale, di relazione con la fanbase. A Jorge non importa e l’istantanea soprastante ne è la chiara rappresentazione, con il maiorchino sì in primo piano, ma sfocato rispetto a Marquez e Rossi, come a voler lasciare il proscenio e le conseguenti pressioni agli altri due.

IMG_8277A Jorge Lorenzo importa unicamente la vittoria, meglio se schiacciante come quella ottenuta a Brno. Dopo la prima fila scaturita dalle qualifiche del sabato ci si aspettava un’esaltante confronto al calor bianco fra i tre contendenti al titolo, invece lo spagnolo è scappato via da subito rendendosi meraviglioso protagonista di una gara da antologia; una dimostrazione di forza annichilente, una cavalcata solitaria di altri tempi costruita su un passo, senza retorica, veramente martellante. La dimostrazione oggettiva della sua forza viene dagli ampi e inusuali distacchi inflitti agli avversari, a partire da Marquez e Rossi, ma già dal punto di vista soggettivo a fare impressione era stata l’apparente facilità con la quale il Novantanove ha proposto e imposto il suo ineguagliabile ruolino di marcia.

Lorenzo ha ormai completato l’allunaggio, raggiungendo Rossi in vetta alla classifica a quota 211 punti, con Marquez staccato di cinquantadue lunghezze. In chiave iridata l’inerzia sembra essere a suo favore, per diverse ragioni: in primis l’evidente stato di forma attuale, che sembra permettergli di poter essere veloce ovunque e fin dal primo turno di libere del venerdì. Questa capacità risulta ancor più decisiva se raffrontata alle difficoltà che attanagliano regolarmente Rossi, il nemico numero uno, quasi mai capace di impressionare nelle prove e spesso competitivo per il podio solo in gara: Jorge sembra poter vincere ovunque, Valentino no e a questo punto al pesarese non potranno più bastare i costanti piazzamenti nella top-3 per puntare al decimo mondiale.

IMG_8275Un altro dato interessante che dovrebbe (potrebbe) giocare a favore del Martillo è la sua capacità di entrare in forma verso metà stagione, o comunque di risultare quasi infallibile e sempre veloce dal giro di boa della stagione in avanti. Una volta entrato in palla, difficilmente sbaglia e ancor più difficilmente è battibile. Più volte nel suo percorso in classe regina Jorge ha dato il meglio di sé nella “zona calda” del calendario, come ad esempio nella campagna 2013 quando riuscì a interrompere il soliloquio di Marquez nella gara spartiacque di Silverstone e imponendosi in altre occasioni nella seconda parte dell’anno. Tutto questo è sinonimo di un’importante dote, la freddezza, che non sempre è stata il punto forte di Jorge, ma che nel corso del tempo il maiorchino ha affinato sempre più risultando nella “volgare dimostrazione di potere” (“Vulgar display of power“, album dei Pantera) di Brno.

La forza mentale di Lorenzo è tutt’altro che una dote innata, quanto la prova di come il duro lavoro possa pagare dividendi. Il pilota che vediamo oggi, per esempio, non è che un lontano parente della “testa calda” del 2008, anno dell’esordio in MotoGP, nel quale Jorge cadde rovinosamente più volte e più volte si fece molto male (a Barcellona e Laguna Seca in particolare). Grande rilevanza ha avuto la decisione di affidarsi ad un mental coach, come diversi altri sportivi di livello: dalla paura di salire in moto alla lotta con Rossi dell’anno seguente, fino alla conquista dell’iride nel 2010, poi l’avvento della coppia Stoner-Honda e un altra affermazione mondiale nel 2012. È vero, in entrambe le sue vittorie rimane l’alone dell’infortunio del principale rivale per il titolo, ma il percorso di Lorenzo è il simbolo del progresso tramite l’impegno. Quando davanti a sé ha trovato un ostacolo più grande di lui, ha imparato ed è tornato più forte di prima; quando poi ha incontrato un avversario persino più temibile, ancora una volta ha saputo alzare l’asticella, adeguandosi al livello e andando addirittura oltre.

Jorge Lorenzo ha sempre saputo risollevarsi dalle difficoltà grazie a una semplice ricetta: pochi “cavoli”, tanto sudore. Anche la sua, come molte altre, è una bella storia di sport e il raggiungimento della quinta corona in carriera, la terza nella top class, la impreziosirebbe ulteriormente.

Edoardo Vercellesi (Twitter: @edoverce97)