Semaforo Verce – L’asse Rea/van der Mark

b__dr_7362La chiusura della stagione Superbike in quel di Losail ha consacrato definitivamente i tre attori principali del campionato 2016, imperniato principalmente sulle figure di Jonathan Rea, Chaz Davies e Tom Sykes. Il nordirlandese non solo si è aggiudicato il mondiale dopo Gara 1, discorso ridotto da tempo a pura formalità, ma soprattutto ha rappresentato l’ago della bilancia nella lotta per il secondo posto finale: dopo i dissapori frutto della convivenza forzata con Sykes, non era scontato che JR decidesse di dare la mano decisiva al compagno di squadra. Dal canto suo, Davies chiude l’annata in terza posizione, ma con all’attivo undici vittorie di manche di cui sette nelle ultime sette prove. Inutile ripetere come un inizio di stagione più incisivo da parte del gallese avrebbe segnato il campionato in maniera ben diversa.

rea_wsbk_qatar_2016L’ascesa di Rea e i due mondiali consecutivi vanno letti in un’ottica di evoluzione, più ampia del solo risultato. Se è vero (come è vero) che Jonathan fosse forte già ai tempi della Honda, è altrettanto evidente il salto di qualità compiuto grazie al passaggio in Kawasaki, moto di gran lunga più veloce con cui nelle ultime due annate ha mostrato a tratti una superiorità annichilente; diventando competitivo per il titolo, Rea è stato costretto ad attuare uno switch mentale verso una visione di gara più intelligente, una gestione più oculata. Il suo processo di maturazione parte dunque da lontano e segue sostanzialmente due fasi: in primis l’affinamento della velocità e della guida per portare al limite una CBR obsoleta, poi l’ingresso nel mood del campione una volta salito sulla verdona di Akashi. La bontà del Rea pilota è chiaramente testimoniata dal ridimensionamento di Sykes.

Una volta partito il britannico, la sua sella in Honda è stata affidata a Michael van der Mark, su cui dai tempi della Stock 600 pesa l’etichetta di fenomeno. Proprio van der Mark potrebbe rappresentare il nuovo Rea, alla luce non solo dell’enorme e incontestabile talento, ma anche di varie analogie. Quarto in campionato quest’anno, l’olandese ha saputo tenere dietro l’ingombrante compagno di box Nicky Hayden (unico pilota ad aver vinto una gara all’infuori dei tre marziani citati in apertura) e il prossimo anno migrerà alla corte di Yamaha.

preview_misano_2016L’inferiorità di Honda nei confronti delle moto top è fatto risaputo, dipendente dalla carta d’identità non più verde della CBR. C’è un dato interessante che emerge dalla lettura della classifica di campionato: mentre il trio Rea-Sykes-Davies oscilla tra i 498 punti del campione e i 445 di Chaz, la quarta piazza di van der Mark si attesta sui 267 punti, con Hayden a quota 248. Un gap immenso che sottolinea la differenza fatta dai tre big, ma che lascia trasparire anche un certa questione tecnica.

La R1 è ancora “giovane” dal punto di vista dello sviluppo, presumibilmente un passo indietro rispetto a Kawasaki e Ducati; tuttavia, è bene lasciare il beneficio del dubbio a favore della moto di Iwata, che nell’anno del debutto non è stata guidata da un vero top rider e che dunque andrà pesata nel 2017. Van der Mark potrebbe essere la carta giusta per portare Yamaha a lottare per la vittoria e, contemporaneamente, la moto potrebbe essere decisiva per la consacrazione di Magic Mike. Rimane forse un po’ il rammarico di non vedere l’olandese svezzare la nuova Honda CBR, onere/onore che spetterà a Hayden e a Stefan Bradl.

La domanda, quindi, è la seguente: sarà van der Mark a raccogliere l’eredità di Jonathan Rea nel prossimo futuro? Prime indicazioni attese per il 2017. Con il probabile disaccordo di Chaz Davies, che per quello scettro ha mostrato discrete credenziali.

Edoardo Vercellesi – Twitter: @edoverce97