Semaforo Verce: Macio doble

Jerez de la Frontera (frontiera Superbike) è feudo Aprilia, imbattuta nelle prime quattro corse disputate sul tracciato spagnolo dal suo ingresso in calendario. Se lo scorso anno Eugene Laverty si impose di prepotenza in entrambe le gare, oggi è toccato a Marco Melandri portare la RSV4 sul gradino più alto del podio nelle due frazioni, con il compagno di squadra Sylvain Guintoli a completare la doppietta della Casa di Noale guadagnando punti preziosi sul leader del Mondiale Tom Sykes.

Il ravennate si è reso protagonista di due manches fotocopia, inappuntabili dal punto di vista strategico: dopo una partenza fulminea per portarsi nel gruppo di testa, posizione ideale per poter controllare gli avversari e il loro passo, nei primi giri Marco ha moderato il ritmo, gestendo le proprie gomme e lasciando sfogare i rivali; una volta raggiunta la seconda metà di gara, però, ha ribaltato la situazione, la sua tattica ha pagato dividendi e “Macio” si è portato al comando inanellando giri veloci grazie agli pneumatici più freschi.

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Melandri ha dunque “carburato” con il passare dei chilometri, modus operandi che nell’ambito di una competizione può, come in questo caso, risultare azzeccato. Salta però all’occhio il fatto che questo andamento “diesel” abbia caratterizzato anche lo sviluppo della situazione di classifica di Marco, vittima di alcune difficoltà nelle prime gare e divenuto via via più consistente benché sempre soggetto ad alti e bassi; in termini di classifica generale, purtroppo, questo è un handicap non da poco che azzera in partenza le possibilità di lottare per il titolo.

Volendo ricercare la motivazione che sta alla base di ciò, è verosimile che l’evoluzione del feeling con la moto abbia un certo peso sia per quanto riguarda l’inizio di stagione a rilento che dal punto di vista dell’alternanza di risultati positivi e deludenti, caratteristica divenuta una costante della carriera del #33. Sono ormai diversi anni che Melandri si ritrova a dover cambiare moto alla vigilia di ogni stagione o quasi, costringendolo a fare un reset del setup e delle sensazioni di guida a cui si era abituato, dovendo ricominciare tutto da un foglio bianco. E’ successo nel 2008, quando lasciò il Team Gresini per gettarsi nel fallimentare progetto Ducati, nel 2009 con la Kawasaki mascherata Hayate e nel 2010 con l’amaro ritorno da Gresini. Nel 2011 il cambio di categoria e la prima stagione in SBK con Yamaha, ritiratasi alla fine dell’anno obbligando Marco ad accasarsi in BMW ufficiale per il 2012; l’anno successivo la Casa bavarese decise di fare un passo indietro consegnando il materiale alla struttura satellite BMW Motorrad Italia gestita dalla formazione Feel Racing, a sua volta passata ad occuparsi delle Ducati ufficiali in questa stagione. Così Macio, dopo la dipartita della filiale italiana BMW, ha dovuto ricominciare da zero per l’ennesima volta, scelto da Aprilia.

Ora per lui si apre la prospettiva di un ritorno in MotoGP proprio con il marchio di Noale, un progetto che porterà Marco a fare nuovamente tabula rasa e ripartire dalle fondamenta, ma che il ragazzo di Ravenna, da professionista serio e uomo umile, affronterà di sicuro con lo spirito giusto.