Semaforo Verce: polemiQatar

Jorge+Lorenzo+MotoGp+Qatar+Race+h-zBiQ9rphJxE’ interessante notare come determinate cose non cambino mai. Chiusa la stagione 2015 nel segno delle recriminazioni, la MotoGP inaugura il nuovo anno di gare mostrando di non avere ancora metabolizzato il polverone sollevato dall’affaire Rossi-Marquez-Lorenzo inventando nuovi “spunti di riflessione” con cui aizzare il camino (vedere alla voce: contratti Yamaha). Se è vero che la cosa ormai sorprende fino ad un certo punto, però, meno attesi erano i fuochi d’artificio targati Moto3 e Moto2, che con le frizioni Fenati-Bulega e una direzione di gara quantomeno distratta si prendono di prepotenza la loro fetta di torta mediatica. Così l’analcolico inizio di stagione qatariota ha riacceso non solo i motori, ma anche la scintilla della polemica, con episodi equamente divisi tra loro, uno per ogni classe.

MotoGP – Nella classe regina, a tenere banco nel corso del weekend è stata la questione relativa al rinnovo contrattuale di Valentino Rossi, legatosi al team ufficiale Yamaha fino al 2018. Scelta per certi versi inattesa, considerando l’età del soggetto e i piani prospettati ai tempi del suo ritorno nelle fila della Casa di Iwata, ma perfettamente in linea con lo stato di forma del pesarese. Qualcuno, però, pare non averla presa troppo bene. Non tanto (o non solo) Jorge Lorenzo, quanto la stampa internazionale, che ha immediatamente messo in dubbio la “liceità” dell’operato della squadra insinuando una mancanza di rispetto nei confronti del  campione del mondo in carica. Sul fatto che tra i due alfieri di casa Yamaha non corra buon sangue non serve nemmeno più sprecare parole;  certo è che l’incomprensione avvenuta durante la FP3 (dove Lorenzo, uscito dai box e piazzatosi in traiettoria, ha ostacolato Rossi in un giro lanciato) inserita in questo contesto di tensione non ha contribuito a mitigare gli animi.

Ottima scelta di tempo quella di Lin Jarvis, Managing Director di Yamaha, che ha preso la parola per chiarire la posizione della squadra: la Casa infatti, avrebbe dato contestualmente il contratto in mano a entrambi i piloti, contratto che Rossi ha firmato subito, mentre Lorenzo starebbe temporeggiando per valutare l’offerta di Ducati; l’interessamento della factory di Borgo Panigale per lo spagnolo non è più un mistero, le due parti vengono date piuttosto vicine e lo stesso Jarvis si è espresso in toni positivi sulla proposta del marchio italiano. Meno convinti e più sibillini appaiono invece i commenti sulla vicenda dello stesso Lorenzo, secondo cui Rossi avrebbe fatto bene ad accettare il rinnovo, ma si sa, è il suo modo di esprimersi.

A tal proposito: domenica sera Jorge ha dato l’impressione di essere umano e battibile per i primi tre quarti di gara, realizzando poi la progressione di stordente efficacia che ci si attendeva in funzione del passo messo in mostra nelle prove, con tanto di giro veloce sotto il muro dell’1’55” nelle ultime tornate. Al parc fermé, il Martillo “l’ha toccata piano” simulando il gesto della bocca chiusa e reiterando più volte il segnale, anche sul podio. Che Lorenzo sia forte lo abbiamo capito tutti, ma probabilmente la cosa non gli basta e dopo il gran parlare dei giorni precedenti avrà sentito il bisogno di chiudere la faccenda in maniera perentoria, forse addirittura non necessaria. Ancora una volta, però, e il suo modo di esprimersi.

Moto2 – Gara strana quella della classe intermedia, privata di quasi tutti i nomi più attesi in modo alquanto rocambolesco. Tolto Jonas Folger, dominatore del weekend e vittima di una scivolata mentre era in testa, gran parte dei protagonisti è caduta nella trappola della partenza anticipata, dando vita a un “jump start” di gruppo quasi comico nella sua improbabilità. Nomi del calibro di Alex Rins, Sam Lowes, Yohann Zarco, Takaaki Nakagami e Marcel Schrotter (più Robin Mulhauser) sono stati immediatamente puniti con il ride through di ordinanza e privati della possibilità di lottare per le posizioni di testa. Non Franco Morbidelli e Sandro Cortese.

Franco+Morbidelli+MotoGp+Qatar+Free+Practice+9Qbb4EIxy4PxPer ragioni francamente poco comprensibili, la Direzione Gara ha impiegato quasi venti giri a prendere in considerazione la partenza dei due piloti Kalex, entrambi in lotta per il podio, benché lo scatto di entrambi fosse perfettamente valutabile al replay (quello di Morbidelli addirittura chiaro in diretta). Ai due è stata comminata una penalità di 20” sul tempo finale di gara, sanzione che li ha ovviamente fatti precipitare in classifica (da secondo a settimo il “Morbido”, da quinto a quindicesimo Cortese). Viene spontaneo chiedersi cosa stessero facendo i commissari per non analizzare tutte le partenze false nello stesso momento.

Michael Bartholemy, team manager di Marc VDS Racing (la squadra per cui corre Morbidelli), si è lamentato dell’eccessiva severità della punizione nei confronti del proprio pilota, reputando eccessiva l’aggiunta di venti secondi a fronte di un guadagno in partenza praticamente nullo. Certamente le penalità in caso di jump start risultano sproporzionate rispetto al possibile vantaggio acquisito, ma è così ovunque; ciò che Bartholemy sembra non aver considerato è la necessità di assegnare uguali penalità per uguali infrazioni: la punizione inflitta a Morbidelli (e Cortese) doveva essere pari a quella degli altri piloti “rei” di avere anticipato la partenza. Il problema che sorge in conseguenza della condotta degli steward, piuttosto, è un altro: le due penalità sono state effettivamente eguali? Probabilmente no. L’attraversamento della corsia box a velocità ridotta (corsia che in Qatar è molto lunga) difficilmente equivale ai 20” assegnati a fine gara, ragion per cui qualcuno avrebbe tutte le motivazioni per recriminare. “Spezzando” la tempistica della decisione, la Direzione Gara si è messa nella condizione di utilizzare due pesi e due misure.

173633693-377ea00b-6cf1-4166-afe7-12d06589f25dMoto3 – Tante luci per la giovane e nutrita compagine tricolore nella entry class (e non per via dell’illuminazione della pista). La vittoria di Niccolò Antonelli, il podio di Francesco Bagnaia e l’arrivo nella top-6 di Romano Fenati, Enea Bastianini e Nicolò Bulega sono un’affermazione di alto livello per il nostro movimento, testimonianza di un ricambio generazionale di qualità. Quanto accaduto nell’immediato dopo gara, però, ha spiazzato un po’ tutti. Intervistato al box, Fenati si è lamentato della condotta di gara di Bulega, accusato di averlo ostacolato nella lotta per la vittoria. “Potevo vincere, ma purtroppo è iniziata la concorrenza tra compagni di squadra”, ha sentenziato Fenny. “Io l’ho aiutato per tutto l’inverno, mi aspettavo che lui mi desse una mano qui, ma basta saperlo: mi regolerò di conseguenza. Da adesso in poi farà da solo”. Immediata la replica del (quasi) debuttante compagno di squadra. “Non mi aspettavo di fare una gara così, sono super felice. Negli ultimi giri ho pensavo a tutto, mi chiedevo “cosa faccio?”, però mi sono divertito. Non so perché Romano si sia arrabbiato… evidentemente gli tira il culo che quasi gli stavo dando la paga”.

Un Bulega in versione “Rossi a Donington 2002”, con le stesse parole e la stessa personalità. D’altronde, almeno in teoria, in una competizione ognuno corre per sé e chi arriva davanti ha sempre ragione. Tra i due, nella fattispecie, l’ha spuntata comunque Fenati, che però aveva obiettivi ben più prestigiosi in testa.  Un Fenati da cui ci si aspetta molto in questa stagione, lui che ormai è al quinto anno in Moto3 e più di tutti dovrebbe avere l’esperienza per svettare, ma forse sono proprio queste enormi attese ad affossare il talento di Ascoli Piceno: il fatto di trovarsi nella formazione di Valentino Rossi, di militare da tanti anni nella categoria “piccola”, di non aver ancora potuto lottare fino alla fine per il titolo a differenza di piloti (Alex Marquez, Alex Rins, Maverick Vinales e altri) che hanno già compiuto almeno un salto di categoria sono tutti elementi che accrescono a dismisura la richiesta del pubblico e dei media nei confronti di Romano. Probabilmente si è fin troppo severi con lui, un pilota dovrebbe essere lasciato libero di crescere con le proprie tempistiche e, prima di essere lapidato dalla critica, bisognerebbe riconoscergli le attenuanti del caso (non sempre, per esempio, ha avuto una moto all’altezza degli avversari).

sky-racing-vr46Dal canto suo, Bulega arriva con la coccarda di vincitore del Mondiale Junior (o CEV Moto3, come preferite) e gode dell’ambiente giusto per imparare da più parti, potendo attingere non solo dai compagni di squadra, ma anche da una fonte come Valentino Rossi. La speranza è che Nicolò (che per chi non lo sapesse è un fenomeno, capace fin dalla tenera età di vincere ovunque abbia corso) non venga investito dalla stessa pressione posta sulle spalle del compagno di team. Vedremo se i due sapranno trovare la maturità di mettere da parte i puerili dissidi nati tra le sabbie del Qatar.

Edoardo Vercellesi – Twitter: @edoverce97