Semaforo Verce: Rory Skinner, il futuro parla scozzese

 

Il motociclismo del nuovo millennio è stato testimone dell’affermazione di due grandi fucine di talenti. Nei primi anni Duemila (proseguendo la tradizione sviluppatasi alla fine dei ’90) l’ambiente italiano è stato la scuola di giovani più prolifica, almeno a livello di qualità e quantità di piloti sfornati e scodellati nei palcoscenici mondiali. Per diverse annate l’ormai pensionata classe 125cc fu monopolizzata da prodotti del Bel Paese quali Stefano Perugini, Fabrizio Lai, Mirko Giansanti, Lucio Cecchinello, fino a citare Marco Simoncelli, Andrea Dovizioso e Mattia Pasini (e molti altri che ragioni di spazio costringono a tralasciare).

Nello stesso periodo nasceva il prodigioso “sistema Spagna”, fatto di competitivi trofei monomarca, un impressionante numero di prospetti su cui puntare, impegno di costruttori e grandi sponsor (leggere alle voci: Honda e Telefonica Movistar). Dani Pedrosa e Toni Elias hanno rappresentato l’avanguardia del movimento, seguiti nelle stagioni successive da piloti come Jorge Lorenzo, Hector Barbera, Alvaro Bautista and many more. La comparsa di iniziative come Monlau (la realtà frutto del lavoro di Emilio Alzamora) e squadre quali quelle di Jorge “Aspar” Martinez e Sito Pons hanno posto ulteriori colonne a sostegno del pachidermico movimento ispanico, contribuendo a renderlo il numero uno al mondo.

Italia e Spagna hanno fatto e continuano a fare la voce grossa, accaparrandosi una buona (eufemismo) fetta dei titoli messi in palio nel Motomondiale nel periodo preso in considerazione. Proprio per questo trovare eccezioni alla regola non può che fare piacere. Tanti buoni, ottimi piloti di diverse nazionalità animano l’ambiente delle classi minori del Mondiale, benché nessuno dia l’impressione di essere in potenza un Valentino Rossi o un Marc Marquez. Fabio Quartararo è un fenomeno assoluto, capace di far piegare alla sua bravura (o meglio, all’enorme potere politico di Alzamora) il regolamento Moto3, ma dietro il passaporto francese si cela una formazione corsaiola maturata in terra iberica.

3Un nome di casa nostra parecchio chiacchierato è Nicolò Bulega, impegnato nel CEV e sicuro del passaggio al Mondiale nel 2016 tra le file di Sky Racing Team VR|46 (sì, un protetto di Rossi). Nicolò ha vinto molto nelle categorie propedeutiche nazionali e da diverso tempo è considerato una speranza concreta, ma non è l’unico baby-fenomeno a solcare le piste. Con un pizzico di coraggio e la convinzione di farlo a ragion veduta, io dico: occhio a Rory Skinner.

Ma chi è Rory Skinner?

No, nulla a che vedere con Seymur Skinner, il preside della scuola elementare di Bart e Lisa Simpson. Rory ha esordito in questa stagione nella Red Bull Rookies Cup e il 27 Settembre ha compiuto 14 anni; nell’ultimo appuntamento, disputato ad Aragon proprio in concomitanza con il compleanno, il suo bottino ha contato una pole position e un terzo posto. Ad impressionare è però il palmares di questo neo-teenager: come il già citato Bulega, Skinner ha vinto praticamente ovunque abbia corso, assommando dodici titoli tra il 2010 e il 2014 e 127 successi nelle 146 gare disputate nel triennio 11-13.

Il futuro potrebbe dunque portare il suo marchio. Il passaporto, utilizzando un’espressione molto in voga nel mondo del motorismo, è interessante: i britannici fanno da sempre gola alla Dorna e, soprattutto, uno scozzese davvero capace di correre ad altissimo livello (con tutto il rispetto per John McPhee, attualmente impegnato in Moto3) non si vede dai tempi di Colin McRae e David Coulthard.
Resta da capire se, come il sottoscritto pensa e si augura, partirà una furiosa battaglia per accaparrarsi i servigi di Rory. Monlau, Team Calvo e Leopard potrebbero fare un pensierino a lui, magari portandolo a tempo pieno nel CEV il prossimo anno; ancora, Ajo o Gresini potrebbero ripetere le esperienze maturate con Hanika e Bastianini, disponendo il passaggio diretto da Rookies Cup a Mondiale (nel tal caso, non se ne parlerebbe prima del 2018).

Sembra mancare ancora una vita al suo ingresso nel mondo che conta, ma… aspettatelo. Ne sarà valsa la pena.

Edoardo Vercellesi – Twitter: @edoverce97