Semaforo Verce – SBK, griglia inversa e ansia da prestazione

14915388_10154284303719032_2632388502761071537_nL’introduzione della griglia di partenza inversa in gara 2 è l’ammissione da parte della Superbike di uno stato di allarme. Una crisi interna, interiore e inventata, creata artificialmente e senza la necessità di farlo: la lotta tra il campionato delle derivate di serie e la MotoGP non sussiste, o almeno non dovrebbe, perché le due realtà partono da due basi troppo differenti per essere paragonate; tuttavia, l’alto livello di competitività delle moto e l’acquisizione della serie da parte di Dorna hanno posto la SBK in una situazione di malsana opposizione al mondiale prototipi, che del gruppo capitanato da Carmelo Ezpeleta è il prodotto principale.

Ciò che la gestione della Superbike sta lasciando trasparire (e l’allontanamento di Javier Alonso, forse, è collegato anche a questo) è un complesso di inferiorità rispetto alla sorellastra maggiore, un’ansia da prestazione per dimostrarsi all’altezza di un campionato che non soltanto vive di sola fama, ma che attualmente sta attraversando un periodo di grande salute. Al contrario, la SBK si sta imbarcando in un processo di ricerca artificiosa dello spettacolo, nell’ambito del quale la regola sulla griglia di partenza vuole essere un palliativo contro il dominio dei tre mattatori della stagione 2016 (Jonathan Rea, Tom Sykes, Chaz Davies). La situazione non differisce troppo da quanto accade in Formula 1 tra dominio Mercedes, iper-regolamentazione, qualità delle gomme al ribasso (per richiesta della direzione stessa, non certo per l’incapacità di Pirelli, che caso vuole essere anche fornitore della Superbike) e chi più ne ha, più ne metta.

La “questione griglia” è un’idea già errata a monte che per giunta sfocia nel randomico: non si tratta di una semplice inversione parziale dei risultati di gara 1, ma di un rimescolamento di carte illogico e antisportivo, più antisportivo di quanto non sia la stessa regola applicata in altri campionati (GP2, WTCC e via discorrendo). In questo caso non viene semplicemente ribaltata la prima parte della classifica di gara 1; i primi tre vengono posizionati in terza fila e in ordine inverso, con i piloti dal quarto al nono scalati in avanti di una fila. Uno scenario che chiama a gran voce il più classico dei ma che, davero?

Sarebbe bello che non venisse più percepita la necessità di conformarsi a un dato livello di spettacolo, soprattutto se riprodotto in maniera “innaturale”, ma i tempi moderni paiono richiederlo; l’ortodossia della competizione viene dunque sacrificata sull’altare delle televisioni, del pubblico generalista e dell’elemento circense. Prospettiva comprensibile, seppur amara, ma siamo proprio certi che questa invenzione della griglia di cartone funzionerà? Più in grande, siamo sicuri che alla lunga sarà questa la soluzione giusta, alla luce di una Formula Uno ai minimi storici per interesse e fascino?

Dorna, nella persona di Ezpeleta, è stata capace di andare contro tutto e tutti con l’introduzione delle CRT nella MotoGP, vincendo una battaglia che sembrava impossibile da portare a casa e risollevando le sorti del mondiale. Quindi… come on, you can do better than this. Si può fare di meglio.

Edoardo Vercellesi – Twitter: @edoverce97    
Credit Photo: World SBK