Semaforo Verce – Un rookie a Sky Sport

Fine anno significa inevitabilmente tirare delle somme, un bilancio che per chi scrive si concretizza in quello che un mio amico definisce, appunto, l’editoriale di fine anno. Tutto si gioca sulla valutazione della classica affermazione “questo sarà il mio anno”, mantra ripetuto quasi inevitabilmente ogni 1 gennaio tra il serio e il faceto. La puntuale ripetizione significa che il tuo anno non arriva mai e dodici mesi dopo sei di nuovo sui blocchi di partenza. Stavolta, quindi, sono stato in silenzio e quando l’unico obiettivo è vivere ciò che viene, non è escluso che si possa impattare contro una serie di cose meravigliose. Alzo la mano e mi iscrivo.

Essere scelto come telecronista del CEV per Sky Sport è stato incredibile, nel senso che mi ci è voluto un po’ per realizzare a cosa stavo andando incontro, anche perché tutto si è consumato a ridosso del mio compleanno e questo tempismo stendeva un ulteriore alone di fiaba sulla faccenda. Fare il telecronista è il mio sogno dall’età di undici anni e l’affermazione sembrerà banale, ma è stata davvero una escalation che mi ha catapultato in quel mondo su cui fino a pochi giorni prima fantasticavo guardando la tv. Dal primo ingresso nella maestosa sede del quartiere Santa Giulia, a un attraversamento pedonale dalla stazione di Milano Rogoredo, ho avuto l‘impressione di camminare con la testa rivolta verso l’alto, proprio come un bambino in un mondo di soli grandi, attento a non fare troppo rumore, una sensazione che a distanza di qualche mese non è cambiata granché. Tuttavia, nessuno mi ha mai fatto sentire fuori posto, un intruso o altro, cosa di cui posso essere solo grato.

Co-gestire il progetto CEV è stata una bella responsabilità, bella nel senso proprio del termine, ma anche nell’accezione di grande. Il campionato spagnolo, soprattutto in quanto mondiale junior Moto3, è una realtà di fondamentale importanza strategica nel mondo delle due ruote che permette di visionare in anticipo quasi tutti i giovani talenti che si affacceranno al mondiale vero e proprio. Io e Paolo Beltramo in quanto coppia di commento ci siamo inseriti in questo contesto con la simpatica immagine del nipote e dello zio, come ci chiamano in redazione: il ragazzino che commenta i ragazzini e si fa le ossa insieme a un professionista di collaudata esperienza. Sono molto felice di aver instaurato un ottimo rapporto con Paolo, una buona chimica che ci permette di gestire in maniera leggera le telecronache e di parlarci senza fronzoli fuori dalla cabina.

Sono molti i momenti che hanno segnato questa stagione. Tra i tanti ricordo, in primis, il provino da cui è iniziato tutto: in cabina di commento con Guido Meda e i battiti a mille, salvo acclimatarmi sempre di più fino a trovare tranquillità nel corso della cronaca. Ricordo chiaramente la prima diretta del 17 aprile, dopo la quale rientrai a casa sfinito, bagno caldo e giù a studiare per la verifica di francese del giorno dopo; la 500 miglia di Indianapolis seguita dalla cabina di commento, seduto dietro i tre telecronisti; il “battesimo del fuoco” con l’incidente di Aragon; la tensione per il commento della gara di Portimao senza Beltramo, ripartendo quasi da zero insieme a Paolo Casoli. Ancora, ricordo con affetto la due giorni di Misano: arrivare in circuito ed essere portato al TV compound, conoscere la squadra di Sky e passare ore in cabina a carpire tutti i segreti del commento in loco, l’esilarante telecronaca a quattro della Rookies Cup con Zoran Filicic, Fabio Di Giannantonio e Francesco Cecchini; gli errori e le figuracce; il finale di stagione thrilling tra Lorenzo Dalla Porta e Marcos Ramirez.

Di costante c’è il processo di crescita, che passa attraverso diversi elementi: la progressiva confidenza con gli strumenti linguistici necessari al commento, un pizzico di abitudine alla diretta, la conoscenza sempre maggiore del campionato, lo studio dei punti di forza e debolezza riascoltando le telecronache a casa e trovando sempre uno specifico aspetto da migliorare la volta dopo. Il tutto porta all’innescarsi di un circolo virtuoso per il quale crescono l’agio in cabina, la serenità e l’efficacia.

Per il coronamento di questa porzione di sogno devo tanto a molte persone, quindi mi sia concessa una corposa sezione di ringraziamenti.
Innanzitutto, grazie a Guido Meda per aver accettato di dare fiducia a un ragazzino alle prime armi e per le parole di conforto trovate in più occasioni (tipo quella telefonata alle 22.37 la sera prima del mio debutto…).
Grazie ai miei riferimenti in redazione Massimo Battiston, Stefano Valsecchi e Marco Valandro, che mi hanno supportato e sopportato.
Grazie a Paolo Beltramo per una stagione divertentissima e per la sfida di go-kart a Prato.
Grazie a Zoran Filicic per la spettacolare telecronaca della Rookies Cup a Misano, ma soprattutto per una mano sulla spalla al momento giusto.
Grazie a Gian Luca Guiglia, Max Palumbo e tutta la famiglia di Motorsport Rants per avermi dato il modo e lo spazio per crescere; buona parte delle porte che mi sono trovato a poter aprire sono frutto del lavoro svolto insieme a loro.
Un balzo cronologico indietro nel tempo per ringraziare Stefano Chinappi, il primo a darmi una chance sul suo sito nel lontano settembre 2012.
Infine, un grazie a Martina; il suo sostegno e l’orgoglio nei suoi occhi mi mancano ancora oggi.

Edoardo Vercellesi – Twitter: @edoverce97