Il Dale Coyne Racing punta su Ana Beatriz per St.Petersburg

A poche ore dalla prima bandiera verde della stagione il Dale Coyne Racing ha sciolto le sue riserve sul nome del pilota che affiancherà il titolare Justin Wilson; si tratta della brasiliana Ana Beatriz che ha recentemente provato con il team di Plainfiled, Illinois al Barber Motorsports Park. Per la giovane paulista un motivo in …

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Indy 500: La cronaca e le statistiche.

Fa’ molto caldo ad Indianapolis, la temperatura si alza ben oltre i 30 gradi.
Pre-gara come al solito coinvolgente con la presentazione dei piloti, l’inno, il ricordo dei militari caduti (siamo nel Memorial Day). Quest’anno non c’è Jim Nabors ad interpretare dal vivo “Back Home again in Indiana”:il cantante è malato e viene diffusa una registrazione.
Brian Herta guida la monoposto di Dan Wheldon per un giro d’onore come tributo per lo sfortunato pilota inglese.
Allineamento quasi perfetto delle 11 file da tre: bandiera verde e il poleman Briscoe prende la testa della corsa.

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Indy 500: La pole è di Briscoe.

Ryan Briscoe, 30 anni, australiano, scrive il suo nome nella storia di Indianapolis, aggiudicandosi la pole position dell’edizione numero 96 della 500 miglia.
Il pilota di Roger Penske, alla sua settima partecipazione alla classicissima dell’Indiana, era già partito in prima fila due volte (secondo nel 2009, terzo nel 2008).
Le prove di qualificazione hanno attribuito le posizioni delle prime 8 file, cioe i primi 24 posti in griglia: le restanti 9 caselle se le giocheranno nel bump day i piloti che non sono riusciti a garantirsi oggi la qualificazione.
Tra questi Alesi e la De Silvestro, che, consci della scarsa competitività del motore Lotus, hanno preferito non scendere in pista oggi (ben difficilmente avrebbe ottenuto un posto utile nei 24, quindi hanno preferito concentrarsi direttamente sul bump day).
Anche Clauson, Carpenter e Servia, coinvolti in incidenti senza conseguenze, dovranno ricorrere al bump day per ottenere la qualificazione.

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Marco Andretti il più veloce nel Fast Friday.

Marco Andretti mette la sua firma in calce al Fast Friday, l’ultima sessione di libere della Indy 500 prima delle prove ufficiali in programma oggi.
A dare forte indicatività ai risultati del Fast Friday è il fatto che in questa occasione le vetture giravano in configurazione da qualifica, in particolare tutti i motoristi utilizzavano l’incremento di boost permesso dal regolamento proprio per le qualifiche e che determina un guadagno stimato di circa 50 cavalli.
E proprio grazie a questo incremento di potenza i tempi sono scesi: Andretti ha migliorato il proprio crono di 7 decimi, girando in 39.5535 secondi alla media di 227.540 miglia orarie (cioè 366.190 Km/h).

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IndyCar, Le prime due sessioni di libere della Indy 500.

Dopo il Rookie Orientation Test il programma della 500 miglia di Indianapolis prosegue con le prime due sessioni di prove libere, che hanno visto scendere in pista tutti i piloti tranne Bourdais e Katherine Legge del team Dragon (la squadra ha lasciato i motori Lotus ed è in procinto di accordarsi con la Chevrolet).
Molti driver si sono alternati su più vetture, visto che ad Indianapolis la procedura di qualificazione prevede che ogni team elegga per ogni pilota due monoposto (una come “titolare”, l’altra come muletto). Inoltre ad Indianapolis risulta qualificata la vettura e non il pilota, questo vuol dire che un pilota che è riuscito a qualificare la sua vettura può essere sostituito in vista della gara da un altro driver (quest’ultimo, però, sarà retrocesso in ultima posizione).
Questa possibilità fa si’ che compagni di squadra possano guidare la stessa vettura anche nel corso delle prove libere, scambiandosi opinioni e sensazioni in modo da trovare il giusto set-up. Per esempio Marco Andretti, oltre alla sua Dallara n.26, ha guidato anche la n.25 di Ana Beatriz, che parteciperà alla Indy 500 con il team di Michael,papà di Marco.

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IndyCar, Le news in vista di Indianapolis.

L’affaire motori. Tempi duri per la Lotus. Dopo essere stata abbondonata dai team Herta Autosport e Dreyer & Reinbold (passati, rispettivamente, a Honda e Chevrolet), la Lotus ha perso anche il team Dragon di Jay Penske (in procinto di accordarsi con Chevrolet). Il figlio di Roger ha citato la Lotus per gravi inadempimenti contrattuali chiedendo un risarcimento di 4.6 milioni di dollari.
A questo punto Lotus schiererà ad Indianapolis solo Simona De Silvestro e Jean Alesi (di cui parliamo più diffusamente a parte), anche perchè il team Shank (che aveva già tutto- telaio,pilota,sponsor,tecnici,meccanici- tranne il motore) ha rinuciato a partecipare non essendo riuscito ad accordarsi con Honda o Chevrolet.
“Se devo ricorrere ai motori Lotus non ho possibilità di vincere, quindi preferisco non schierare la squadra” : questo in estrema sintesi il ragionamento di Shank fondato sul fatto che (almeno finora) i propulsori Lotus si sono dimostrati i meno potenti del lotto, manifestando perdippiù anche diversi problemi di affidabilità.
Continua poi la telenovela-Honda. Riassunto delle puntate precedenti: la Honda (unico motorista che non ha scelto il twin-turbo) aveva portato a Long Beach un turbocompressore aggiornato, che era stato inizialmente approvato dai commissari.
La Chevrolet aveva presentato richiamo costringendo la Honda a non utilizzare l’update fino al pronunciamento di un panel di esperti, che ha dato ragione ai giapponesi.
La novità di questi giorni è che la Chevrolet ha presentato appello, sul quale si pronuncerà l’ex giudice della Corte Suprema Theodore Boehm.

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IndyCar, San Paolo: Triplete di Power.

Will Power completa a San Paolo il suo personalissimo triplete: vince per il terzo anno consecutivo in Brasile,si aggiudica l’hat trick del punteggio (pole,vittoria e maggior numero di giri in testa) e porta a casa il terzo successo di fila di questo 2012 che gli permette di consolidare la leadership in campionato (+45 sul team mate Castroneves) e di prolungare la striscia vincente di Penske e Chevrolet (4 vittorie su 4 in questa stagione).

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IndyCar, La querelle sui motori e le altre news.

Due team, Herta Autosport e Dreyer & Reinbold, hanno lasciato i motori Lotus e cercano un nuovo fornitore. La Honda è stata finalmente autorizzata a montare un turbocompressore aggiornato: l’update era stato già portato a Long Beach e approvato dall’IndyCar, ma la Chevrolet aveva avanzato un ricorso costringendo i giapponesi a rimandare l’aggiornamento. Il ricorso …

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IndyCar, San Paolo preview: la pista, i precedenti, l’entry list, gli orari italiani.

Il circuito, i precedenti e i record. Prima trasferta al di fuori degli Usa per l’IndyCar, che sbarca in Brasile, patria di Barrichello, Kanaan e Castroneves. Si corre sul circuito cittadino di San Paolo, una pista ricavata dalle strade che circondano il grande Sambodromo locale, del quale sono utilizzati anche gli spalti.
La pista è lunga 2.6 miglia (cioè 4.183 km),gira in senso orario e conta 11 curve (7 a destra e 4 a sinistra) e si presenta come un’ alternanza di lunghi rettilinei e curve lente di 90 gradi.
Peculiare la posizione dei box, che non sono situati accanto al rettilineo di arrivo/partenza (il Sambadrome Straight, che è in cemento anzichè in asfalto), ma in posizione attigua al rettilineo successivo alla curva 4 (cioè il Mars Straight), caratteristica questa che ritroviamo anche nel cittadino di Baltimora. La gara si svolgerà sulla distanza dei 75 giri pari a 195 miglia (cioè 313.76 km).

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Vogliamo una nuova Lella Lombardi non una Giovanna Amati

Premessa…ammiro e rispetto chiunque si metta alla guida dentro un abitacolo a 300km/h.

Detto questo….Dai nessuno pensa che la storia di Maria de Villota terzo pilota Marussia sia vera.. nel senso che la porterà a guidare nei gp a tempo pieno.

Ha dato certo visibilità al team, tanto da diventare trend topic su twitter, ma non penso sia la donna che la F1 cerchi. Qui ci vuole una nuova Lella Lombardi, o Desireè Wilson, non una nuova Amati.

Strano che il fiuto di Ecclestone non abbia portato nei tempi giusti una come Danica Patrick in F1…Bella, attraente per tifosi e sponsor, ma forse, sicuramente,più adatta alle gare su ovali, dove io sono convito, stupirà in molti in Nascar. Guardando il panorama rosa del motorsport ad oggi vedo solo l’italo/svizzera Simona de Silvestro capace di arrivare in F1

ed andare subito forte…

Anche Ana Beatriz sembra crescere bene,ma ad ora non ha dimostrato quelle capacità velocistiche che tutti attribuiscono invece a Simona. Sarebbe ora che veramente qualche team rischiasse di testare veramente una donna forte…dai io non penso che Simona sia più  lenta di un Petrov,lo ha dimostrato ampiamente…anzi sarebbe

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IndyCar, Sebring day 3: Uno-due Ganassi.

Dopo la pausa di mercoledi’, sono ripresi ieri i test IndyCar sul tracciato di Sebring: è la volta dei piloti del secondo gruppo con il team Ganassi subito sugli scudi.
Scott Dixon è risultato il più veloce al mattino con il tempo di 51.96 (primo ed unico a scendere sotto i 52 secondi in questi 3 giorni), mentre Franchitti, dopo aver trovato il giusto feeling con la vettura (sulla Dallara dello scozzese è stato montato uno speciale kit che gli permetterà di continuare a frenare col destro, mantenendo una sua consolidata abitudine) si è progressivamente avvicinato ai tempi del team-mate chiudendo alle sue spalle staccato di 173 millesimi e risultando il più rapido del pomeriggio. Gli altri piloti Ganassi compaiono in sesta (Rahal) e nona posizione (Kimball).

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IndyCar, Danica Patrick: Pilota o personaggio? Prima parte.

Pilota o personaggio? Sostanza o apparenza? Talento o fenomeno mediatico? Sport o marketing? Verità o bluff?
Con la gara di Las Vegas dello scorso 16 ottobre si è conclusa (a meno di clamorosi ritorni o di presenze-spot alla Indy 500) la carriera in IndyCar di Danica Patrick, che dal 2012 passerà in pianta stabile nel pianeta Nascar.
La circostanza ci permette di tracciare un bilancio consuntivo dell’esperienza della pilotessa del Wisconsin nel massimo campionato americano per vetture a ruote scoperte,in modo da evidenziarne luci ed ombre.
Per farlo abbiamo scelto di scindere la nostra analisi in due parti, sviscerando nella prima solo gli aspetti positivi e nella seconda solo quelli negativi, in modo da cercare di offrire al lettore un quadro il più possibile completo e distaccato con l’obiettivo dichiarato di lasciare al lettore stesso, e soltanto a lui, il compito di rispondere alle domande di cui sopra.
In altre parole vi proponiamo una sorta di gioco nel quale, dopo aver ascoltato le opposte ragioni dell’ “accusa” e della “difesa”, sarete voi, in qualità di “giurati”, a dover esprimere il vostro “verdetto”.
In questa prima parte, come detto, analizzeremo solo i “pro”.

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IndyCar, Kentucky: Carpenter in volata dopo il caos ai box.

immagine tratta dal sito media.indycar.com

La cronaca. Il leader della classifica Will Power parte in prima posizione (portando a casa il punto extra della pole) affiancato da Graham Rahal, gli altri championship contenders sono attardati: Dixon scatta settimo, Franchitti, afflitto da problemi al motore, solo undicesimo.
Al via Power prende il comando e guida autorevolmente il primo quarto di gara accumulando sino a tre secondi su Rahal (un vantaggio di tutta comodità in un ovale dove i 29 piloti sono racchiusi in qualifica in mezzo secondo e i distacchi si misurano in millisecondi).
Franchitti ,però, non è da meno: recupera sino in sesta posizione e viaggiando in scia riesce a conservare un pò di carburante.
Dopo il ritiro di Castroneves per problemi al motore,si apre la finestra della prima sosta ai box: tra i primi a fermarsi proprio Power e si verifica l’episodio che gli compromette la gara (e, forse, il campionato).

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IndyCar, Motegi qualifiche: Dixon di un soffio.

immagine tratta dal sito www.indycar.com

Scott Dixon beffa Will Power, facendo segnare il miglior tempo nella terza e decisiva sessione di qualifiche a Motegi per soli 28 millesimi e sottraendo, quindi, al pilota australiano non solo la pole in sè,ma anche il punto aggiuntivo che spetta al pole sitter.
Questa è l’unica buona notizia della giornata per Dario Franchitti,il quale dopo un buon lavoro nelle libere (dove nel combinato delle sessioni aveva il quarto tempo proprio davanti al rivale Power) si è un pò perso in qualifica,dove non è riuscito ad entrare nella fast six e si dovrà accontentare della nona posizione in griglia.
Il pilota scozzese stranamente è risultato il più lento della pattuglia Ganassi,alle spalle non solo di Dixon,ma anche dei piloti del team satellite: Rahal col terzo posto si conferma dopo la prima fila di Baltimora e Kimball è settimo.

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