"Prima" sulle tele per Regan Smith, scintille fra Kyle Busch e Kevin Harvick!

Regan Smith in victory lane, fonte nascarmedia.com

Proprio una di quelle serate che si vedono solo in NASCAR.

Una top-ten in carriera, nemmeno una volta nei primi cinque, eppure Regan Smith da Cato, stato di New York, classe 1983, ha colto il suo primo successo in Sprint Cup sabato sera a Darlington, in una delle gare più ambite dell’anno, la Southern 500, su una delle piste più prestigiose del calendario, la “track too tough to tame”; una bella rivincita dopo la vittoria sottrattagli nel dopo gara a Talladega, nel 2008, per aver superato Stewart passando sotto la linea gialla.

Smith ha domato la “Lady in Black” con una strategia rischiosa ma premiante, che gli ha consentito di ritrovarsi davanti a pochi giri dal termine, seppur con gomme usurate rispetto ai migliori. Il pilota della Chevrolet #76, completamente nera, gestita dal piccolo team Furniture Row Racing, ci ha poi messo del suo, contenendo il sovrasterzo della sua stock-car e il ritorno di Carl Edwards, dotato di gomme fresche.

Oltre al vincitore a sorpresa, Darlington ci ha regalato scintille ed emozioni in quantità, soprattutto a causa di contatti più o meno volontari tra diversi piloti, e con i muretti della Carolina del Sud, davvero magnetici per quasi tutti i partenti.

Kasey Kahne, sulla Toyota #4 del Red Bull Racing, dopo aver infranto in qualifica il record della pista, é rimasto al comando per lunghi tratti nei primi 100 giri, caratterizzati da 4 periodi di bandiera gialla, tra i quali é da segnalare quello originato da un contatto della #48 di Jimmie Johnson con la #42 di Juan Pablo Montoya, primo segnale di una giornata di alti e bassi per il cinque volte campione della categoria.

una serataccia per Jimmie Johnson, fonte nascarmedia.com

Sempre nelle fasi iniziali, da segnalare due contatti ravvicinati con il muro, uno per Denny Hamlin, addirittura al giro numero 2, l’altro proprio per Kasey Kahne, colto da un improvviso sovrasterzo mentre si trovava al comando, a testimonianza della difficoltà di mantenere la concentrazione assoluta su uno degli ovali più tecnici di tutta la NASCAR.

Nel frattempo, anche a causa dei lievi danni riportati dalla #4, la lotta per la leadership é diventata un duello tra Carl Edwards e Kyle Busch ed ha visto il pilota del Nevada prendere il sopravvento, fino a costruire un vantaggio di oltre 2 secondi sulla Ford #99. Al giro 205 Busch é costretto a portare ai box la #18, anticipando molto la sua sosta, a causa di un problema di fissaggio della ruota posteriore sinistra. Sedici giri più tardi Jimmie Johnson é andato in testacoda tra curva 3 e curva 4 senza riportare danni, causando peró l’uscita di una bandiera gialla che ha poi relegato Kyle Busch ad un giro dal leader. Anche il pluricampione del Team Hendrick è precipitato fra i doppiati a causa di una ruota fissata male durante il pit.

Mentre si alternavano al comando Carl Edwards e Kevin Harvick, un contatto tra Vickers e Ragan é terminato con la fiancata della #83 aperta come una scatoletta di tonno (il team Red Bull ha dovuto tenere il suo pilota nel garage fino al ripristino completo della struttura laterale atta ad assorbire l’energia di eventuali urti).

Approfittando di alcuni incidenti ravvicinati, nella fase centrale della gara, Kyle Busch si é riportato nel giro del leader, per poi lanciarsi in una furiosa serie di sorpassi per tornare nelle zone nobili della classifica.

Al giro 329 Dale Earnhardt Jr. ha posto fine alle sue velleità di piazzarsi fra i primi andando lungo all’ingresso della pit-lane e urtando il cono che delimita l’inizio della stessa, rimediando quindi un drive-through pressoché automatico.

Al giro 360, dopo un lungo stint in verde, Jeff Burton ha avuto un problema meccanico che ha portato dell’olio in pista. La conseguente gialla ha visto quasi tutti i piloti entrare ai box per rifornire e cambiare le gomme. Solo Smith, Keselowsky e Stewart hanno rischiato, restando fuori con gomme parecchio usurate e confidando in qualche altro periodo di neutralizzazione.

A quattro giri dal termine una nuova bandiera gialla ha messo i presupposti per un finale in regime di green-white-checkered flag. In curva 4 Kyle Busch ha sopravanzato Kevin Harvick, il quale per tutta risposta gli ha rifilato una spinta al posteriore sinistro, sufficiente a mandare Busch in leggero sovrasterzo e a riportarsi all’interno della #18 all’imbocco del rettilineo principale. Anche Bowyer ha cercato di approfittare della manovra, andando a generare un three-wide pazzesco, finito molto male proprio per la #33. Le sportellate tra Busch e Harvick hanno obbligato quest’ultimo a scendere di traiettoria fino a colpire il compagno di team e a mandarlo frontalmente contro il muro interno. Busch dal canto suo ha pensato bene di avere ancora qualcosa da dire e da dare alla #29, e ha letteralmente inseguito il posteriore di Harvick verso l’interno della pista, finché non é riuscito a mandarlo in testacoda.

La gara é ripresa così con due giri da compiere ad acceleratore spalancato, con Regan Smith davanti a tutti. Carl Edwards, ripartito all’esterno della prima fila, ha perso leggermente tempo, forse nel tentativo di portare un attacco pulito e definitivo, ma ha perso il treno giusto perché nella fila interna Keselowsky ha spinto Smith quel tanto che é bastato per dargli qualche metro di vantaggio. Il pilota del Furniture Row Racing ha poi controllato una violenta scodata della sua Chevy in uscita da curva 2 dell’ultimo giro e ha coronato il sogno suo e del suo piccolo team indipendente.

Alle sue spalle é transitato sul traguardo un Carl Edwards deluso, ma tutto sommato nemmeno troppo, seguito da un ottimo Brad Keselowsky, Kasey Kahne, Ryan Newman, Denny Hamlin, Tony Stewart, Greg Biffle, Jamie McMurray e Martin Truex Jr. a chiudere una top-ten piuttosto anomala per questo 2011.

Le scintille sono proseguite nel giro d’onore, con Harvick e Busch che, dopo una serie di scaramucce prima di rientrare in pit-lane, si sono ritrovati fermi con la #29 parcheggiata a bloccare la #18. A quel punto Harvick ci ha pensato qualche secondo e poi é uscito dalla sua stock-car e si é diretto verso il finestrino della Toyota del Joe Gibbs racing. Busch ha ingranato la prima marcia, rimediato uno sganassone attraverso il finestrino e spinto la Chevy #29, lasciata in folle da Harvick, dritta contro il muretto dei box. Il tutto mentre poco più in là volavano paroloni e spinte fra i rispettivi meccanici. In settimana sapremo se la NASCAR prenderà qualche tipo di provvedimento.

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Bayne, Blaney, Wendell Scott e le anticipazioni da Richmond

l'affascinante notturna di Richmond, fonte nascarmedia.com

Trevor Bayne in ospedale – I vincitore della Great American Race è di nuovo in ospedale per accertamenti in merito al malessere che lo ha nuovamente colto dopo essere stato morso da un insetto ad inizio Aprile. In seguito al suo ricovero, non ha potuto prendere parte alla gara della Nationwide Series, in cui è stato sostituito da Chris Buescher, che ha portato a casa un diciassettesimo posto. Bayne non avrebbe comunque preso parte alla gara di Sprint Cup, perché il suo programma con il team Wood Brothers prevede 18 gare e la squadra aveva già deciso di saltare l’impegno in Virginia, per rientrare a Charlotte.

Wendell Scott, al centro, fonte nascarmedia.com

Wendell Scott e la Hall of Fame – si è aperto un vero e proprio caso dopo l’esclusione dal ballottaggio per la Hall of Fame del 2012 di Wendell Scott. Sono in molti a perorare la causa di Scott, deceduto nel 1990, nonostante sia detentore di un’unica vittoria nella massima divisione, poichè l’ex-tassista della Virginia fu il primo afro-americano a competere nell’allora Grand National, affrontando ogni sorta di ostacolo, compreso un divieto a presentarsi in alcune piste come Darlington. Nel 1963 la sua vittoria fu addirittura taciuta dallo speaker, che annunciò l’affermazione del secondo classificato Baker, nel timore che la verità avrebbe aizzato il pubblico.

Nautica nuovo sponsor per AJ Allmendinger – Prosegue il buon momento commerciale del team Richard Petty Motorsport. Dopo l’accordo con STP è arrivato anche l’accordo con Nautica. L’azienda di abbigliamento sportivo, parte del colosso VF Corporation, che include anche marchi come Reef, Lee e Wrangler, sarà il main sponsor della Ford #43 a Richmond.

Dave Blaney trova nuovi fondi – Blaney e il Tommy Baldwin Racing hanno tenuto duro durante un’inizio di stagione difficile, in cui hanno praticato più volte lo start & park, ma l’ottima prestazione di Talladega ha dato i suoi frutti. Il team ha annunciato una partnership con la catena di ristoranti Golden Corral per 19 delle prossime 28 gare, nonchè un accordo con il marchio di soft-drinks Big Red per gli appuntamenti di Sonoma, Kentucky, Indianapolis, Chicago and Texas. Resta ancora scoperti due appuntamenti in Michigan, uno in Kansas e l’All Star Race.

Conferme e smentite – In settimana si sono rincorse voci di uno scambio di crew-chief in seno al Joe Gibbs Racing. I rumors parlavano di un trasferimento di Zipadelli dalla #20 alla #11 per far compiere a Mike Ford il percorso inverso. Tutti gli interessati si sono affrettati a smentire e il team tenterà di risollevare le sorti del vice-campione 2010 e del Rookie of the Year 2009 con la continuità di organico. Magari cominciando proprio da Richmond.

Hamlin si impone in Nationwide Series – Denny Hamlin è tornato alla vittoria nella gara di Nationwide Series di venerdì sera, a Richmond. Il pilota della Virginia ha condotto 199 de 250 giri previsti, mostrando un passo inarrivabile per tutti. Alle sue spalle si sono classificati Paul Menard e il primo dei contendenti per il titolo della categoria, Justin Allgaier. Ancora un vincitore dalla Sprint Cup quindi, mentre proprio Justin Allgaier comanda una classifica cortissima, precedendo di 4 punti Elliot Sadler, di 8 Aric Almirola e di 10 Jason Leffler.

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Bristol – Kyle Busch è ufficialmente Bristol-man

kyle busch, fonte Nascarmedia.com

Kyle Busch è inarrestabile sul mezzo miglio del Tennessee. Tre vittorie nelle tre categorie nel 2010, due vittorie in Nationwide e Sprint Cup nel 2011.
Il bad-boy di Las Vegas è un concentrato delle caratteristiche necessarie per imporsi sugli short-track: velocissimo sulla breve distanza (il migliore in assoluto secondo la statistica dedicata della nascar, che si chiama Fastest Drivers Early In a Run), determinato, a volte anche troppo, nei duelli, fortissimo in restart e assistito da una pit-crew in grado di bruciare sul tempo i migliori concorrenti. Quest’anno sembra aver definitivamente messo da parte le sue intemperanze e a Bristol, in special modo, nessuno è stato in grado di opporsi alla Toyota #18 del Joe Gibbs Racing. Il più giovane dei fratelli Busch ha incassato la ventesima vittoria in carriera nella massima divisione a soli 25 anni e si é proiettato al sesto posto in classifica generale.
Di fronte a circa 120.000 spettatori, pochi rispetto al consueto sell-out che si registra costantemente in Tennessee, il primo dei due appuntamenti annuali a Bristol é partito con Carl Edwards, autore dell’unico giro sotto i 15 secondi delle qualifiche, in pole position. La prima fase di gara ha vissuto intorno alla parziale incertezza riguardo alle gomme Goodyear, afflitte da cedimenti durante le prove e oggetto di un cambio di mescola subito dopo le qualifiche. Le squadre avevano già utilizzato la nuova mescola su due piste, nel 2010, e il fornitore di pneumatici é così riuscito ad arginare un potenziale disastro. Tre soli gli inconvenienti originati dalle coperture, per Truex, Keselowski e un infuriato Robby Gordon. Problemi anche per Denny Hamlin, sdoppiatosi durante la competition yellow del giro 52, dopo che era rimasto coinvolto nell’incidente del giro 29 con, tra gli altri, Vickers, McMurray e Allmendinger. Il pilota della Toyota #11 ha poi chiuso al trentatreesimo posto, assestandosi sul diciassettesimo gradino della classifica ica.
In seguito la gara si é dipanata sul filo di lunghi run in bandiera verde, con Johnson e Kyle Busch in evidenza come i più veloci in assoluto. Come lo stesso Johnson ha fatto notare a gara terminata, girare con aria “pulita” si é rivelato fondamentale: i migliori avevano un passo molto simile e chi si trovava davanti riusciva ad acquisire un certo vantaggio, mentre gli altri si rallentavano a vicenda.
Tutto si é deciso all’ultima sosta, ad una settantina di giri dal traguardo, quando Johnson é rientrato primo ed é uscito dai box al quarto posto, scavalcato da Busch, Edwards, e Harvick. Lo spettro dei problemi avuti nel 2010 dalla pit-crew della #48 si é materializzato nuovamente davanti al californiano di El Cajon, che si dice comunque fiducioso nelle capacità di miglioramento dei suoi nuovi meccanici, comportatisi molto bene durante tutto il resto della Jeff Byrd 500. A quel punto tutti avevano benzina e gomme per arrivare alla fine e non si sono più fermati.

i tre che si sono giocati la gara nel finale, fonte Nascarmedia.com

La gara si é risolta in uno scontro a tre sul filo dei decimi tra Busch, Edwards e Johnson, durato diversi giri e intervallato da alcune bandiere gialle, ma conclusosi a favore del pilota del Nevada, perfetto nei restart, che ha preso margine nel finale, tagliando il traguardo davanti alla Ford #99, alla Chevy #48, autrice del maggior numero di giri in testa, alle Ford di Kenseth e del sorprendente Menard, con Harvick, Busch, Biffle, Kahne, Newman, Earnhardt e Martin a chiudere la top twelve.

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