New Hampshire preview – La corsa alla Chase si fa incandescente.

Il circo della NASCAR si sposta questo fine settimana verso l’estremo nord-est dell’unione, nella regione del New England, più precisamente nello stato del New Hampshire, che deve il suo nome alla regione inglese dell’Hampshire ed è stata una delle tredici colonie che si ribellarono alla corona dando il via alla rivoluzione americana. Il New Hampshire …

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Kentucky preview – una "prima" con tante incognite e tanti favoriti

Per noi europei il Kentucky, 105.000 Kmq per 4.300.000 abitanti nel sud-est degli Stati Uniti, evoca cavalli, musica country e Bourbon. Per i fans della NASCAR significa anche Darrell Waltrip, nativo di Owensboro con tre titoli assoluti in bacheca e un presente da commentatore televisivo in Fox, e, negli ultimi anni, Kentucky Speedway. Costruito a …

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Sprint Cup – A Daytona arriva il riscatto di David Ragan

Lo spettro della Daytona 500 è svanito nella notte tra sabato e domenica per David Ragan, vincitore in Florida della Coke Zero 400. A febbraio aveva avuto la grandissima occasione di imporsi nella Great American Race, ma l’aveva buttata al vento cambiando in occasione dell’ultimo restart, quando, mentre era al comando, ha cambiato fila prima …

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Sprint Cup – finalmente Kurt Busch mette tutti in riga

Visto lo stato di forma, per Kurt Busch era solo una questione di tempo. La prima vittoria per lui nel 2011, la numero 23 in carriera, è arrivata domenica all’Infineon Raceway di Sonoma, California, nel modo migliore, con un dominio totale: 76 giri in testa su 110, una strategia vincente e un passo a gomme …

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Sonoma preview: oggi si gira anche a destra!

Il primo apputanemento su stradale del calendario della NASCAR si svolgerà stasera a Sonoma, California, una cinquantina di miglia a nord di San Francisco, sull’Infineon Raceway, noto anche come Sears Point. La pista è stata costruita nei tardi anni 60 e ha ospitato il suo primo evento motoristico nel 1968. E’ entrata a far parte …

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Jeff Gordon acciuffa la vittoria a Pocono, Carl Edwards ha problemi di motore e la classifica si accorcia

Gordon sul traguardo della 5-hours energy 500, Credit: Jason Smith/Getty Images for NASCAR

Wonder Boy ci è riuscito di nuovo. Ha messo il muso della su Chevrolet davanti a tutti all’ultimo restart e non ha più mollato un metro, guidando la corsa per l’ultimo quarto di gara, tranne tre giri in cui Cassil ha approfittato delle soste in verde per guadagnare un punticino bonus, e imponendosi sul tri-ovale della Pennsylvania per quasi 3 secondi sul poleman Kurt Busch.

Si tratta della vittoria numero 84 in carriera per il quasi quarantenne Jeff Gordon (è nato il 4 agosto), che raggiunge al terzo posto della graduatoria all-time dei plurivincitori Bobby Allison e Darrel Waltrip, nonché Bill Elliot al primissimo posto tra i pluri-vincitori a Pocono, con 5 successi.

Pocono si è rivelata come sempre una pista che favorisce lunghi run in bandiera verde e strategie basate sul consumo di carburante. In 200 giri sono state solo 4 le bandiere gialle sventolate dal direttore di gara, una competition yellow e tre interruzioni per detriti in pista.

Montoya è tornato su buoni livelli di competitività a Pocono, Credit: Geoff Burke/Getty Images for NASCAR

Nella prima metà di gara Denny Hamlin ha dettato legge, imponendo un ritmo insostenibile per tutti, viaggiando tra l’altro in modo conservativo, senza mai scalare marcia, e risparmiando carburante. Poi è stato il turno di salire in cattedra per Juan Pablo Montoya, più a suo agio con la pista illuminata dal sole, quindi più calda, e favorito da un pessimo pit-stop e dai problemi tecnici di Hamlin, afflitto anche da una foratura al posteriore. Proprio quando il colombiano sembrava proiettato verso la sua prima affermazione su ovale, ecco la gialla per detriti che si rivelerà l’ultima della gara. Per conservare una posizione in pista vantaggiosa, Montoya e il suo crew-chief hanno deciso di cambiare solo due gomme, come già fatto in precedenza, ma stavolta la tattica non ha funzionato e Gordon è riuscito a scavalcare la Chevrolet #42 per involarsi verso il traguardo. Montoya ha opposto tutta la resistenza possibile, ma è scivolato indietro, perdendo anche la terza marcia quando mancavano 25 giri alla fine e chiudendo al settimo posto una giornata che poteva andare molto meglio di così.

Alle spalle di Jeff Gordon, Kurt Busch ha dato letteralmente tutto quello che aveva, senza però riuscire ad avvicinarsi a sufficienza per tentare l’attacco al quattro volte campione della categoria. Tra i 30 e i 25 giri dalla bandiera a scacchi tutti i piloti hanno effettuato l’ultima sosta, decisamente anticipata, in modo da non dover rifornire in caso di ulteriori interruzioni, ed anche in questo caso Gordon si è avvantaggiato grazie ad un lavoro perfetto dei suoi meccanici. La Chevrolet del californiano ha tagliato il traguardo mentre Gordon ringraziava via radio il suo team con un “Ragazzi l’avete vinta ai box, così si fa!” mentre Busch alle sue spalle si dichiarava sconfitto con onore: “Pensavo che potessimo guadagnare su di lui dopo 15 giri di run, L’abbiamo fatto per tutto il giorno. L’abbiamo fatto anche alla fine, ma non siamo riusciti a chiudere il gap abbastanza. Il vecchio Golden Boy ha vinto meritatamente. Nessuno di noi ha commesso errori nel finale. E’ stata una di quelle volte in cui ho dato tutto quello che avevo, ma non sono riuscito a chiudere il buco”

Alle spalle della #24 e della #22 è arrivato Kyle Busch, autore di una prova maiuscola su una pista che non è mai stata tra le sue preferite. Purtroppo per lui la sua auto è risultata troppo bassa all’anteriore sinistro in fase di ispezione post-gara. L’auto aveva passato le verifiche pre-gara, per cui il prolbema si potrebbe imputare ad un qualche tipo di rottura o di contatto, ma la NASCAR solitamente non tiene conto della “volontarietà” dell’infrazione, per cui aspettiamoci qualche tipo di sanzione, anche in termini di punti, per martedì.

Al quarto posto ha chiuso Jimmie Johnson, ancora afflitto da qualche problema ai box, stavolta con l’anteriore destra, seguito da Kevin Harvick, un brillantissimo Dale Earnhardt Jr., Juan Pablo Montoya, Matt Kenseth, Ryan Newman e Martin Truex Jr. a chiudere la top-10.

Hamlin ha terminato la sua prova al diciannovesimo posto, mentre Carl Edwards è rimasto vittima di un problema ad una valvola, che lo relegato in trentasettesima posizione.

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Pocono Preview,le anticipazioni dal Tricky Triangle

Il Pocono Raceway costituisce la dimostrazione scientifica che i tracciati ovali non sono tutti uguali. Per la precisione, si può parlare di un tri-ovale, non a caso conosciuto come “Tricky Triangle”, da 2.5 miglia adagiato nei boschi della Pennsylvania, a due passi da New York City e da Philadelphia. Questo gigante tutto particolare ha tre …

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Sauter regala a vittoria ad Hornaday, Kurt Busch in pole a Pocono

Ron Hornaday Jr. ha conquistato inetremis la vittoria nella Winstar World Casino 400k, grazie ad una penalità comminata a Johnny Sauter per aver cambiato linea prima della linea del traguardo in occasione dell’ultimo restart, in regime di green-white checkered finish. Una manovra che ha ricordato quella compiuta a Daytona in Sprint Cup da David Ragan …

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La strategia la fa da padrona, la spunta Keselowski

Keselowski festeggia con la bandiera americana, Credit: John Harrelson/Getty Images for NASCAR

Anche al Kansas Speedway la vittoria ha arriso al pilota che ha saputo gestire al meglio la propria strategia di gara e il consumo di carburante. Brad Keselowski si é imposto nella STP 400 subentrando al comando della corsa al suo compagno di squadra Kurt Busch al giro 259 di 267, transitando sotto la bandiera a scacchi con poco più di un paio di secondi di vantaggio su Dale Earnhardt Jr., seguito da Denny Hamlin, Jeff Gordon, Carl Edwards, Jimmie Johnson.

La gara é stata dominata per lunghi tratti da un redivivo Penske Racing, con la #22 di Kurt Busch, perfettamente a suo agio sugli avvallamenti e l’asfalto scivoloso dell’ovale del Kansas, che ha condotto le danze per la bellezza di 152 giri ma si è dovuto fermare per fare rifornimento quando mancavano 9 giri alla fine.

“Non ho saputo di essere al comando fino a 2 giri dalla fine. Ho un po’ allungato il collo e ho intravisto la torre che segnale le posizioni in pista e ho visto che ero in testa. Sulle prime mi sono arrabbiato con il team per non avermelo detto, ma mi è passata non appena ho attraversato la linea d’arrivo.

Abbiamo fatto tutto il possibile per conservare carburante. Non mi ha influenzato il fatto di sapere o meno se ero al comando. Probabilmente è stato molto intelligente da parte della squadra non avvisarmi, perché probabilmente avrei guidato in modo troppo deciso. Alla fine tutto ha funzionato al meglio e siamo arrivati in victory lane e questo è tutto quello che conta” ha detto Keselowski nella conferenza stampa post-gara.

Il momento che ha deciso le sorti della tredicesima prova della Sprint Cup è stata la quarta bandiera gialla sventolata dal direttore di gara, in seguito ad un testacoda di Dale Earnhardt Jr., al giro 154. A quel punto Hamlin, lo stesso Earnhardt, Edwards ed altri sono rientrati ai box, sfalsando le strategie e mettendosi in condizione di effettuare un solo rifornimento prima della conclusione. Tutti gli altri piloti, tranne Keselowski, hanno dovuto rifornire negli ultimi 20 giri, quando è apparso piuttosto chiaro che non ci sarebbe stata una gialla nel finale. Brad invece, ha corso col piede vellutato, arrivando a percorrere lunghi tratti addirittura in folle, rifornendo 5 giri dopo il compagno di squadra Busch e resistendo nelle ultimissime battute al ritorno di Dale Earnhardt Jr..

Il pilota del Team Hendrick Motorsport, dal canto suo, è andato ancora a tanto così da un’affermazione che a questo punto meriterebbe. All’uscita dall’ultimo rifornimento, quando l’unico avversario allineato a lui in quanto a strategie era Hamlin, si è fiondato all’inseguimento della Toyota #11, sorpassandola in modo perentorio. A quel punto si è messo in caccia anche della Blue Deuce, ma non ha potuto spingere fino all’ultima tornata perché ha ricevuto indicazione di risparmiare carburante da parte di Steve Letarte, forse preoccupato, ma questa è una supposizione, per un possibile rifornimento di carburante incompleto.

Per Denny Hamlin, invece, la gara è andata persa quando si è visto sfilare da Dale Jr., ma il podio di domenica rilancia ulteriormente il pilota della Virginia, che solo un mese fa pareva tagliato fuori da qualsiasi gioco.

risultato deludente in kansas per il team RPM, Credit: Jame Squire/Getty Images for NASCAR

In classifica Edwards sale a 40 punti di vantaggio su Johnson, che riguadagna la seconda piazza, con 1 punto su Dale Earnhardt Jr e 3 su Kevin Harvick. Appena fuori dalla top-10, all’undicesimo posto, si porta Denny Hamlin: appena un punto lo separa dal decimo posto di Ryan Newman. Jeff Gordon guadagna 3 posizioni e si porta tredicesimo posto, mentre perdono un po’ di terreno i due del team RPM, AJ Allmendinger e Marcos Ambrose, rispettivamente sedicesimo e diciannovesimo. Keselowski, grazie ai punti conquistati con la vittoria sul Kansas Speedway, si porta al ventiduesimo posto in classifica, giusto a ridosso della posizione utile per puntare ad una Wild Card.

Cosa abbiamo visto in Kansas

Pit-stop per Kurth Busch, autore di oltre 150 giri al comando, Credit: Jared C. Tilton/Getty Images for NASCAR

Tattica – anche questa settimana è venuto fuori uno degli aspetti che più rende affascinanti le gare su ovale: la strategia. Si può lottare al vertice per tutta la corsa e finire beffati per un bicchiere di benzina, sommando il fattore tattico all’estrema competitività di tutta la categoria. Probabilmente anche l’introduzione della Wild Card ha una certa influenza sulla varietà di soluzioni che i teams provano nel corso delle gare, perché azzardare al massimo e cogliere anche solo una vittoria o due potrebbe garantire un posto tra i dodici che si contenderanno la Sprint Cup. Mica male!

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"Prima" sulle tele per Regan Smith, scintille fra Kyle Busch e Kevin Harvick!

Regan Smith in victory lane, fonte nascarmedia.com

Proprio una di quelle serate che si vedono solo in NASCAR.

Una top-ten in carriera, nemmeno una volta nei primi cinque, eppure Regan Smith da Cato, stato di New York, classe 1983, ha colto il suo primo successo in Sprint Cup sabato sera a Darlington, in una delle gare più ambite dell’anno, la Southern 500, su una delle piste più prestigiose del calendario, la “track too tough to tame”; una bella rivincita dopo la vittoria sottrattagli nel dopo gara a Talladega, nel 2008, per aver superato Stewart passando sotto la linea gialla.

Smith ha domato la “Lady in Black” con una strategia rischiosa ma premiante, che gli ha consentito di ritrovarsi davanti a pochi giri dal termine, seppur con gomme usurate rispetto ai migliori. Il pilota della Chevrolet #76, completamente nera, gestita dal piccolo team Furniture Row Racing, ci ha poi messo del suo, contenendo il sovrasterzo della sua stock-car e il ritorno di Carl Edwards, dotato di gomme fresche.

Oltre al vincitore a sorpresa, Darlington ci ha regalato scintille ed emozioni in quantità, soprattutto a causa di contatti più o meno volontari tra diversi piloti, e con i muretti della Carolina del Sud, davvero magnetici per quasi tutti i partenti.

Kasey Kahne, sulla Toyota #4 del Red Bull Racing, dopo aver infranto in qualifica il record della pista, é rimasto al comando per lunghi tratti nei primi 100 giri, caratterizzati da 4 periodi di bandiera gialla, tra i quali é da segnalare quello originato da un contatto della #48 di Jimmie Johnson con la #42 di Juan Pablo Montoya, primo segnale di una giornata di alti e bassi per il cinque volte campione della categoria.

una serataccia per Jimmie Johnson, fonte nascarmedia.com

Sempre nelle fasi iniziali, da segnalare due contatti ravvicinati con il muro, uno per Denny Hamlin, addirittura al giro numero 2, l’altro proprio per Kasey Kahne, colto da un improvviso sovrasterzo mentre si trovava al comando, a testimonianza della difficoltà di mantenere la concentrazione assoluta su uno degli ovali più tecnici di tutta la NASCAR.

Nel frattempo, anche a causa dei lievi danni riportati dalla #4, la lotta per la leadership é diventata un duello tra Carl Edwards e Kyle Busch ed ha visto il pilota del Nevada prendere il sopravvento, fino a costruire un vantaggio di oltre 2 secondi sulla Ford #99. Al giro 205 Busch é costretto a portare ai box la #18, anticipando molto la sua sosta, a causa di un problema di fissaggio della ruota posteriore sinistra. Sedici giri più tardi Jimmie Johnson é andato in testacoda tra curva 3 e curva 4 senza riportare danni, causando peró l’uscita di una bandiera gialla che ha poi relegato Kyle Busch ad un giro dal leader. Anche il pluricampione del Team Hendrick è precipitato fra i doppiati a causa di una ruota fissata male durante il pit.

Mentre si alternavano al comando Carl Edwards e Kevin Harvick, un contatto tra Vickers e Ragan é terminato con la fiancata della #83 aperta come una scatoletta di tonno (il team Red Bull ha dovuto tenere il suo pilota nel garage fino al ripristino completo della struttura laterale atta ad assorbire l’energia di eventuali urti).

Approfittando di alcuni incidenti ravvicinati, nella fase centrale della gara, Kyle Busch si é riportato nel giro del leader, per poi lanciarsi in una furiosa serie di sorpassi per tornare nelle zone nobili della classifica.

Al giro 329 Dale Earnhardt Jr. ha posto fine alle sue velleità di piazzarsi fra i primi andando lungo all’ingresso della pit-lane e urtando il cono che delimita l’inizio della stessa, rimediando quindi un drive-through pressoché automatico.

Al giro 360, dopo un lungo stint in verde, Jeff Burton ha avuto un problema meccanico che ha portato dell’olio in pista. La conseguente gialla ha visto quasi tutti i piloti entrare ai box per rifornire e cambiare le gomme. Solo Smith, Keselowsky e Stewart hanno rischiato, restando fuori con gomme parecchio usurate e confidando in qualche altro periodo di neutralizzazione.

A quattro giri dal termine una nuova bandiera gialla ha messo i presupposti per un finale in regime di green-white-checkered flag. In curva 4 Kyle Busch ha sopravanzato Kevin Harvick, il quale per tutta risposta gli ha rifilato una spinta al posteriore sinistro, sufficiente a mandare Busch in leggero sovrasterzo e a riportarsi all’interno della #18 all’imbocco del rettilineo principale. Anche Bowyer ha cercato di approfittare della manovra, andando a generare un three-wide pazzesco, finito molto male proprio per la #33. Le sportellate tra Busch e Harvick hanno obbligato quest’ultimo a scendere di traiettoria fino a colpire il compagno di team e a mandarlo frontalmente contro il muro interno. Busch dal canto suo ha pensato bene di avere ancora qualcosa da dire e da dare alla #29, e ha letteralmente inseguito il posteriore di Harvick verso l’interno della pista, finché non é riuscito a mandarlo in testacoda.

La gara é ripresa così con due giri da compiere ad acceleratore spalancato, con Regan Smith davanti a tutti. Carl Edwards, ripartito all’esterno della prima fila, ha perso leggermente tempo, forse nel tentativo di portare un attacco pulito e definitivo, ma ha perso il treno giusto perché nella fila interna Keselowsky ha spinto Smith quel tanto che é bastato per dargli qualche metro di vantaggio. Il pilota del Furniture Row Racing ha poi controllato una violenta scodata della sua Chevy in uscita da curva 2 dell’ultimo giro e ha coronato il sogno suo e del suo piccolo team indipendente.

Alle sue spalle é transitato sul traguardo un Carl Edwards deluso, ma tutto sommato nemmeno troppo, seguito da un ottimo Brad Keselowsky, Kasey Kahne, Ryan Newman, Denny Hamlin, Tony Stewart, Greg Biffle, Jamie McMurray e Martin Truex Jr. a chiudere una top-ten piuttosto anomala per questo 2011.

Le scintille sono proseguite nel giro d’onore, con Harvick e Busch che, dopo una serie di scaramucce prima di rientrare in pit-lane, si sono ritrovati fermi con la #29 parcheggiata a bloccare la #18. A quel punto Harvick ci ha pensato qualche secondo e poi é uscito dalla sua stock-car e si é diretto verso il finestrino della Toyota del Joe Gibbs racing. Busch ha ingranato la prima marcia, rimediato uno sganassone attraverso il finestrino e spinto la Chevy #29, lasciata in folle da Harvick, dritta contro il muretto dei box. Il tutto mentre poco più in là volavano paroloni e spinte fra i rispettivi meccanici. In settimana sapremo se la NASCAR prenderà qualche tipo di provvedimento.

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Il ritorno della STP, il contratto di Biffle, il 2012 di Vickers e le anticipazioni da Talladega

STP – Il leggendario marchi STP è di ritorno nella Sprint Cup, dopo un’assenza che durava dal 2006. La nota azienda produttrice di lubrificanti per auto sarà, nei prossimi anni, title-sponsor di diverse gare del calendario della Nationwide Series e della massima categoria, la Sprint Cup, a cominciare dalla STP 400 del 5 giugno, in Kansas. …

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Martinsville – Ancora Harvick sul filo di lana

Ormai Kevin Harvick potremmo ribattezzarlo “The Closer” o “Mr. Out of Nowhere”, perché ci ha decisamente preso gusto. Un solo giro in testa a Fontana, sei a Martinsville sempre al momento giusto. Il primo pluri-vincitore del 2011 è quindi il pilota del team di Richard Childress, che questa volta fulmina con un sorpasso perentorio a …

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Nascar – California, Harvick all’ultima curva dell’ultimo giro

Bandiera bianca: la Chevrolet #29 bianca, nera e rossa di Kevin Harvick ha già scavalcato nel giro precedente quel “cagnaccio” di Kyle Busch, che ha opposto una resistenza velleitaria, e ora si é incollata al paraurti di Jimmie Johnson sul rettilineo opposto alle tribune. A due curve dalla bandiera a scacchi, la spinta é sufficiente …

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Daytona 500 – Bayne riporta i Wood Brothers in victory lane dopo 35 anni

Trevor Bayne "fuma" a Daytona, fonte nascarmedia.com
stesso numero, stessa livrea, David Pearson al volante

Sulla roulette di Daytona è uscito il 21 di Trevor Bayne, ventenne (più un giorno) del Tennessee, alla seconda esperienza in Sprint Cup e nemmeno iscritto per prendere punti in campionato, visto che ha un programma limitato a 17 gare e privilegerà la Nationwide, in cui correrà col Roush Fenway Racing. E meno male che ha vinto Bayne, perché il resto della corsa è stato costellato da una lunga fila di incidenti, 17 le le gialle in totale (record), che hanno tolto di mezzo un bel numero dei favoriti della vigilia. Bayne è stata la cosa migliore che potesse capitare a questa 53a edizione della Great American Race, rovinata dalla congiunzione astrale tra il nuovo asfalto e i nuovi paraurti, che hanno obbligato i 43 piloti a viaggiare in 21 coppie praticamente da subito, con tutti i rischi e i possibili problemi connessi.

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55 giorni all’alba – L’ultima spiagga per Junior?

Dale Jr. in posa con la Chevy #3 Wrangler con cui ha conseguito l'unica vittoria del 2010, fonte finallapradio.com

Potrebbe stufarsi perfino un mastino come Rick Hendrick di concedere occasioni a Dale Jr. Alla fine del  2007 Hendrick si era sbarazzato senza troppi complimenti delle inteperanze di Kyle Bush (!) per far posto all’uomo di Kannapolis, in rotta con il team fondato dal padre. Kyle  era reduce da una stagione con la bellezza di 20 Top 10 e un quinto posto finale in classifica, ma non si era dimostrato all’altezza delle 10 vittorie della #48 di Johnson e delle 6 della #24 di Gordon.

Cominciata l’avventura con un posto nella chase nel 2008, Jr. è naufragato negli anni successivi, non riuscendo a tenere il passo dei suoi compagni di team, che nel frattempo dominavano in lungo e in largo. Per dire, nel 2009 i tre piloti del team di Concord, NC hanno occupato tutti e tre i gradini del podio del campionato mentre Earnhardt non è andato oltre il dodicesimo posto con appena 2 Top 5 come migliori risultati.

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Grazie, prego, scusi, tornerò

Scherzavamo, insomma… ci si riproverà nel 2011 a spodestare Jimmie Johnson, Chad Knaus, Rick Hendrick e il team della Chevy #48.

Quello che è andato in scena ad Homestead Miami, domenica sera è stato un balletto continuo di possibilità e soluzioni, dal quale è emerso vincitore, guarda un po’, il pluricampione californiano, per la gioia dei suoi, abbastanza sparuti, tifosi e la rabbia di una schiera sterminata di detrattori, che gli attribuirebbero anche il diffondersi dell’influenza, nonché per la disperazione dei network televisivi, che vedono scendere i ratings delle loro trasmissioni, ovviamente senza domandarsi se sia colpa di Johnson o del loro prodotto.

Carl Edwards e Jimmie Johnson, fonte Nascar.com

C’è poco da complottare, basta chiedersi come mai la nascar dovrebbe favorire la #48 piuttosto che l’idolo delle folle Dale Jr. e soprattutto come mai dovrebbe penalizzare il proprio prodotto con una dominazione quinquennale che sembra far scappare i telespettatori. Si può discutere del’utilità di certe gialle per debris negli ultimi trenta giri, ma non le vedo sicuramente rivolte ad avvantaggiare un pilota piuttosto che l’altro, al massimo servono a ottenere finali di gara più emozionanti.

Per la cronaca la gara l’ha vinta Carl Edwards, che ha dominato in lungo e in largo per tutto il pomeriggio, assistito alla perfezione dalla sua Ford #99 e aiutato dai problemi meccanici di Martin Truex Jr., unico pilota a tenere il passo dell’alfiere del Roush Fenway Racing. 190 giri in testa su 267 a Miami e due vittorie nelle ultime due gare sono una promessa forte e chiara per il 2011ma Carl questa promessa l’aveva già fatta nel 2008, salvo poi naufragare con tutto il team. Lo aspettiamo di nuovo a Daytona, sperando che possa essere un candidato consistente alla vittoria finale.

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Risse da saloon, pistole e cappelloni a tesa larga

denny hamli festeggia la vittoria in texas, fonte nascar.com

Ok, Ok, ho sbagliato completamente la previsione sul buon Montoya, ma non desisto, ci riprovo con la prossima gara, anche se sinceramente mi sembra una pista da Hendrick o da Joe gibbs, per cui pescare un outsider sarà difficile. Il buon JPM, dopo una qualifica più che buona, è sparito immediatamente dai radar, chiudendo mestamente in 28a posizione, neanche lontanamente in corsa per il buon risultato che prefiguravo.

Per il resto si è visto di tutto a Forth Worth domenica: risse, incidenti, sorpassi, gestacci con conseguenti penalizzazioni, cappelloni da cowboy, pistole e perfino una sostituzione in corsa di una intera pit crew.  L’ovalone a forma di D dello stato della stella solitaria non ha tradito le aspettative. La classifica della Chase ne esce pesantemente modificata, con Hamlin che vince e passa in testa, con un vantaggio di 33 punti su Jimmie Johnson e 59 su Kevin Harvick quando mancano appena due gare al termine.

I tre contendenti

Denny Hamlin si è imposto partendo dalla 30esima posizione, grazie ad un’auto che ha assecondato a meraviglia i cambiamenti della pista, dovuti alle variazioni di temperatura durante il corso della gara, che è partita nel pomeriggio per terminare con l’impianto di illuminazione acceso. Non ha sbagliato nulla il pilota, impeccabile nel tenersi lontano dai guai e nel respingere con aggressività l’attacco di Kenseth all’ultimo restart, quando mancavano appena tre giri alla bandiera a scacchi. Non ha sbagliato nulla nemmeno il team, che ha scelto appositamente un pit stall a ridosso di quello del team numero 48 per mettere sotto pressione ed ostacolare in ogni modo il campione uscente. Apparsi appena in difficoltà nelle fasi iniziali, i meccanici del Joe Gibbs Racing si sono subito ripresi e hanno portato a termine una gara ottima anche dal punto di vista della strategia. Che sia l’anno buono?

Jimmie Johnson è apparso appannato, non tanto dal punto di vista del pilotaggio, anche se nelle fasi finali era chiaramente in difficoltà per il sovrasterzo di un’auto che nei primi giri sembra consentirgli qualsiasi tipo di manovra, quanto da un punto di vista strategico. Come avevamo preannunciato qui, il vero punto debole del campione californiano sono state le soste ai box: 4 pit deficitari nei primi sette hanno continuamente obbligato Johnson a spremersi per recuperare posizioni in pista, fino a che non sono subentrati i meccanici di Jeff Gordon, nel frattempo ritiratosi (di questo si parla più sotto nel dettaglio). A quel punto però la frittata era fatta e il 48 non è più apparso incisivo, restando bloccato intorno alla sesta posizione. Col senno di poi si è rivelata sbagliata anche la chiamata all’ultima gialla, quando Jimmie è rimasto in pista, bloccato in restart dietro a Biffle che non aveva più la seconda marci, mentre quasi tutti quelli dietro di lui si fermavano per 2 gomme fresche e un finale all’ultimo sangue. Johnson ha chiuso nono, decisamente sottotono e deve aggrapparsi ad una pista a lui favorevole come Phoenix per sperare di rientrare in corsa per il suo quinto titolo.

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