Kyle Busch senza rivali a Richmond

Busch festeggia la vittoria a Richmond, fonte nascarmedia.com

Kyle Busch è stato semplicemente inarrestabile: un gradino sopra al suo compagno di team, Denny Hamlin, e almeno un paio sopra a tutti gli altri. Soltanto nove vetture a pieni giri sono il segno inequivocabile del dominio imposto dal portacolori del Joe Gibbs Racing in Virginia, specie se si considera che nel finale entrambe le Toyota al comando hanno leggermente calato il ritmo per evitare problemi di consumo di carburante.

Il pilota di Las Vegas ha portato a 3 vittorie, le ultime tre gare primaverili, il suo bottino personale sull’ovale di Richmond, innalzando quello della squadra a 5 successi negli ultimi cinque appuntamenti sull’ovale della Virginia.

Nonostante la perentoria affermazione della #18 in librea blu, partita dalla ventesima posizione, la gara di Richmond non ha tradito le attese, offrendo sorpassi al limite, duelli a colpi di sportellate, qualche vendetta in pista e coloriti momenti radiofonici.

Dalla Pole è scattato Juan Pablo Montoya, che ha condotto per 25 giri, per poi cedere la prima posizione, prima a Clint Bowyer, per 17 giri, e poi a Kasey Kahne per  28 tornate, prima che le punte del Joe Gibbs Racing salissero in cattedra. Denny Hamlin è stato il primo a passare in testa, seguito dal compagno di squadra Busch, che ha dato luogo ad un monologo da oltre 120 giri, interrotto solo da un breve lampo di Jeff Gordon, apparso l’unico del team Hendrick in grado battagliare nelle posizioni nobili della classifica.

Mentre la prima metà di gara è stata interrotta soltanto da 2 bandiere gialle, entrambe per detriti sulla pista, dal giro 200 in poi si sono susseguiti incidenti ravvicinati, che hanno messo in gioco anche strategie basate sul consumo di carburante e sul cambio di due sole gomme durante i pit-stop, col fine di guadagnare posizioni in pista. Le uscite della pace-car sono state 8 in totale, pari a 60 giri in regime di bandiera gialla.

Newman spedito a muro da Montoya, fonte nascarmedia.com

Al giro 238 Montoya ha mandato in testacoda Ryan Newman, vendicando platealmente un colpo subito dalla #39 in  precedenza, mentre al giro 291, causa un contatto tra Keselowski e Vickers, alcuni piloti, tra cui Edwards, Burton e Earnhardt Jr. hanno deciso di non fermarsi ai box, sfalsando le proprie soste rispetto al gruppo.

Al giro 301 invece è stato il turno di un incidente che ha coinvolto la bellezza di 9 auto e a posto fine alle speranze, tra gli altri, di Gordon, Martin, Kenseth e Kurt Busch. Il tutto è scaturito da una fase molto concitata di gara, in cui la #24 si è trovata a viaggiare al centro di un gruppo di auto, quando la #33 ha toccato la #17, che si trovava all’interno, mandandola a sua volta contro la Chevrolet di Wonder Boy. Gordon è finito duramente contro il muretto interno, dove tra l’altro non sono presenti barriere SAFER, rimediando una bella botta, fortunatamente senza conseguenze fisiche.

Da quel momento, in testa si sono alternati Carl Edwards e Jeff Burton, cercando di raccogliere i frutti della propria strategia, ma la festa è durata poco, perché nei restart Kyle Busch si è dimostrato inarrestabile e ha sfruttato al massimo la linea esterna per riportarsi al comando al giro 317 e non mollarlo più per tutte le tornate successive. La #18 ha progressivamente distanziato tutti quanti, anche in fase di doppiaggio, lasciando solo Hamlin e Kahne a distanze “sopportabili”.

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Bayne, Blaney, Wendell Scott e le anticipazioni da Richmond

l'affascinante notturna di Richmond, fonte nascarmedia.com

Trevor Bayne in ospedale – I vincitore della Great American Race è di nuovo in ospedale per accertamenti in merito al malessere che lo ha nuovamente colto dopo essere stato morso da un insetto ad inizio Aprile. In seguito al suo ricovero, non ha potuto prendere parte alla gara della Nationwide Series, in cui è stato sostituito da Chris Buescher, che ha portato a casa un diciassettesimo posto. Bayne non avrebbe comunque preso parte alla gara di Sprint Cup, perché il suo programma con il team Wood Brothers prevede 18 gare e la squadra aveva già deciso di saltare l’impegno in Virginia, per rientrare a Charlotte.

Wendell Scott, al centro, fonte nascarmedia.com

Wendell Scott e la Hall of Fame – si è aperto un vero e proprio caso dopo l’esclusione dal ballottaggio per la Hall of Fame del 2012 di Wendell Scott. Sono in molti a perorare la causa di Scott, deceduto nel 1990, nonostante sia detentore di un’unica vittoria nella massima divisione, poichè l’ex-tassista della Virginia fu il primo afro-americano a competere nell’allora Grand National, affrontando ogni sorta di ostacolo, compreso un divieto a presentarsi in alcune piste come Darlington. Nel 1963 la sua vittoria fu addirittura taciuta dallo speaker, che annunciò l’affermazione del secondo classificato Baker, nel timore che la verità avrebbe aizzato il pubblico.

Nautica nuovo sponsor per AJ Allmendinger – Prosegue il buon momento commerciale del team Richard Petty Motorsport. Dopo l’accordo con STP è arrivato anche l’accordo con Nautica. L’azienda di abbigliamento sportivo, parte del colosso VF Corporation, che include anche marchi come Reef, Lee e Wrangler, sarà il main sponsor della Ford #43 a Richmond.

Dave Blaney trova nuovi fondi – Blaney e il Tommy Baldwin Racing hanno tenuto duro durante un’inizio di stagione difficile, in cui hanno praticato più volte lo start & park, ma l’ottima prestazione di Talladega ha dato i suoi frutti. Il team ha annunciato una partnership con la catena di ristoranti Golden Corral per 19 delle prossime 28 gare, nonchè un accordo con il marchio di soft-drinks Big Red per gli appuntamenti di Sonoma, Kentucky, Indianapolis, Chicago and Texas. Resta ancora scoperti due appuntamenti in Michigan, uno in Kansas e l’All Star Race.

Conferme e smentite – In settimana si sono rincorse voci di uno scambio di crew-chief in seno al Joe Gibbs Racing. I rumors parlavano di un trasferimento di Zipadelli dalla #20 alla #11 per far compiere a Mike Ford il percorso inverso. Tutti gli interessati si sono affrettati a smentire e il team tenterà di risollevare le sorti del vice-campione 2010 e del Rookie of the Year 2009 con la continuità di organico. Magari cominciando proprio da Richmond.

Hamlin si impone in Nationwide Series – Denny Hamlin è tornato alla vittoria nella gara di Nationwide Series di venerdì sera, a Richmond. Il pilota della Virginia ha condotto 199 de 250 giri previsti, mostrando un passo inarrivabile per tutti. Alle sue spalle si sono classificati Paul Menard e il primo dei contendenti per il titolo della categoria, Justin Allgaier. Ancora un vincitore dalla Sprint Cup quindi, mentre proprio Justin Allgaier comanda una classifica cortissima, precedendo di 4 punti Elliot Sadler, di 8 Aric Almirola e di 10 Jason Leffler.

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Il ritorno della STP, il contratto di Biffle, il 2012 di Vickers e le anticipazioni da Talladega

STP – Il leggendario marchi STP è di ritorno nella Sprint Cup, dopo un’assenza che durava dal 2006. La nota azienda produttrice di lubrificanti per auto sarà, nei prossimi anni, title-sponsor di diverse gare del calendario della Nationwide Series e della massima categoria, la Sprint Cup, a cominciare dalla STP 400 del 5 giugno, in Kansas. …

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Kenseth una spanna sopra a tutti in Texas, Edwards passa in testa alla classifica

Kenseth festeggia il ritorno al successo dopo 76 gare, fonte nascarmedia.com

Questa volta è Mattew Roy “Matt” Kenseth, trentanovenne del Wisconsin, campione Sprint Cup nel 2003 con una sola vittoria in stagione, a indossare il cappellone da cowboy e a puntare le pistole al cielo di Fort Worth. Il primo appuntamento del 2011 sulla pista texana ha premiato il suo ritmo, irraggiungibile per tutti gli altri, al termine di una gara segnata da appena 5 bandiere gialle e lunghi stint in verde, in cui le uniche insidie per la Ford #17 del Roush Fenway Racing sono venute dagli azzardi strategici di Kurt Busch e Tony Stewart, che hanno provato a sfruttare ogni goccia di carburante e una differente sequenza di pit-stops per tentare il colpaccio.

Sia la #22 che la #14 sono rimaste però a corto di carburante: Kurt Busch si è dovuto fermare per un rabbocco a 14 giri dal termine, restituendo la leadership della gara a Kenseth, mentre Tony Stewart ha finito la benzina all’ultimo giro, transitando sotto la bandiera a scacchi in dodicesima posizione, ultimo pilota a pieni giri. Le sue speranze, però, si erano già infrante in occasione della sua ultima sosta, quando è stato penalizzato per eccesso di velocità ai box, vanificando ogni vantaggio.

In testa per 169 giri su 334 (più di quanti ne abbia condotti nell’intera stagione 2010), Kenseth ha interrotto una striscia che lo vedeva assente dalla victory lane da 76 gare consecutive e ci ha anche scherzato su, chiedendo dove doveva parcheggiare la macchina per i festeggiamenti, dato che non se lo ricordava più. A detta del vincitore, poter stare davanti e usufruire di un flusso d’aria pulito è stato fondamentale per portare a casa la corsa. Come osservato già in altre occasioni ultimamente, quando un pilota si trova a viaggiare nel traffico, anche se è il più veloce in assoluto, incontra parecchie difficoltà a sopravanzare chi lo precede, mentre chi viaggia davanti, con aria “pulita”, riesce a gestire meglio le gomme e il setup in generale e a prendere un certo margine di vantaggio.

Tutto il Roush Fenway Racing è stato, come ci si aspettava, in forma smagliante, con Carl Edwards sull’ultimo gradino del podio, risollevatosi dopo una prestazione opaca a Martinsville, seguito dall’altro compagno di squadra Greg Biffle. Settima la quarta Ford del team, quella di David Ragan, anch’egli in crescita negli ultimi appuntamenti. Restando alle Ford, non sono andate male nemmeno quelle del Richard Petty Motorsport, con Marcos Ambrose buon sesto.

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Martinsville – Ancora Harvick sul filo di lana

Ormai Kevin Harvick potremmo ribattezzarlo “The Closer” o “Mr. Out of Nowhere”, perché ci ha decisamente preso gusto. Un solo giro in testa a Fontana, sei a Martinsville sempre al momento giusto. Il primo pluri-vincitore del 2011 è quindi il pilota del team di Richard Childress, che questa volta fulmina con un sorpasso perentorio a …

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Raikkonen in nascar, Martin, Earnhardt, il contratto di Edwards e le anticipazioni da Martinsville

Ancora lui – la notizia della settimana è senza dubbio il futuro debutto di Kimi Raikkonen nelle serie NASCAR, previsto per il 20 Maggio a Charlotte nella Camping World Truck Series. A parte l’attenzione dei media europei che l’avventura del finlandese potrebbe portare, quello che ha fatto più scalpore negli States è stata la scelta …

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Nascar – California, Harvick all’ultima curva dell’ultimo giro

Bandiera bianca: la Chevrolet #29 bianca, nera e rossa di Kevin Harvick ha già scavalcato nel giro precedente quel “cagnaccio” di Kyle Busch, che ha opposto una resistenza velleitaria, e ora si é incollata al paraurti di Jimmie Johnson sul rettilineo opposto alle tribune. A due curve dalla bandiera a scacchi, la spinta é sufficiente …

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Bristol – Kyle Busch è ufficialmente Bristol-man

kyle busch, fonte Nascarmedia.com

Kyle Busch è inarrestabile sul mezzo miglio del Tennessee. Tre vittorie nelle tre categorie nel 2010, due vittorie in Nationwide e Sprint Cup nel 2011.
Il bad-boy di Las Vegas è un concentrato delle caratteristiche necessarie per imporsi sugli short-track: velocissimo sulla breve distanza (il migliore in assoluto secondo la statistica dedicata della nascar, che si chiama Fastest Drivers Early In a Run), determinato, a volte anche troppo, nei duelli, fortissimo in restart e assistito da una pit-crew in grado di bruciare sul tempo i migliori concorrenti. Quest’anno sembra aver definitivamente messo da parte le sue intemperanze e a Bristol, in special modo, nessuno è stato in grado di opporsi alla Toyota #18 del Joe Gibbs Racing. Il più giovane dei fratelli Busch ha incassato la ventesima vittoria in carriera nella massima divisione a soli 25 anni e si é proiettato al sesto posto in classifica generale.
Di fronte a circa 120.000 spettatori, pochi rispetto al consueto sell-out che si registra costantemente in Tennessee, il primo dei due appuntamenti annuali a Bristol é partito con Carl Edwards, autore dell’unico giro sotto i 15 secondi delle qualifiche, in pole position. La prima fase di gara ha vissuto intorno alla parziale incertezza riguardo alle gomme Goodyear, afflitte da cedimenti durante le prove e oggetto di un cambio di mescola subito dopo le qualifiche. Le squadre avevano già utilizzato la nuova mescola su due piste, nel 2010, e il fornitore di pneumatici é così riuscito ad arginare un potenziale disastro. Tre soli gli inconvenienti originati dalle coperture, per Truex, Keselowski e un infuriato Robby Gordon. Problemi anche per Denny Hamlin, sdoppiatosi durante la competition yellow del giro 52, dopo che era rimasto coinvolto nell’incidente del giro 29 con, tra gli altri, Vickers, McMurray e Allmendinger. Il pilota della Toyota #11 ha poi chiuso al trentatreesimo posto, assestandosi sul diciassettesimo gradino della classifica ica.
In seguito la gara si é dipanata sul filo di lunghi run in bandiera verde, con Johnson e Kyle Busch in evidenza come i più veloci in assoluto. Come lo stesso Johnson ha fatto notare a gara terminata, girare con aria “pulita” si é rivelato fondamentale: i migliori avevano un passo molto simile e chi si trovava davanti riusciva ad acquisire un certo vantaggio, mentre gli altri si rallentavano a vicenda.
Tutto si é deciso all’ultima sosta, ad una settantina di giri dal traguardo, quando Johnson é rientrato primo ed é uscito dai box al quarto posto, scavalcato da Busch, Edwards, e Harvick. Lo spettro dei problemi avuti nel 2010 dalla pit-crew della #48 si é materializzato nuovamente davanti al californiano di El Cajon, che si dice comunque fiducioso nelle capacità di miglioramento dei suoi nuovi meccanici, comportatisi molto bene durante tutto il resto della Jeff Byrd 500. A quel punto tutti avevano benzina e gomme per arrivare alla fine e non si sono più fermati.

i tre che si sono giocati la gara nel finale, fonte Nascarmedia.com

La gara si é risolta in uno scontro a tre sul filo dei decimi tra Busch, Edwards e Johnson, durato diversi giri e intervallato da alcune bandiere gialle, ma conclusosi a favore del pilota del Nevada, perfetto nei restart, che ha preso margine nel finale, tagliando il traguardo davanti alla Ford #99, alla Chevy #48, autrice del maggior numero di giri in testa, alle Ford di Kenseth e del sorprendente Menard, con Harvick, Busch, Biffle, Kahne, Newman, Earnhardt e Martin a chiudere la top twelve.

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Daytona 500 – Bayne riporta i Wood Brothers in victory lane dopo 35 anni

Trevor Bayne "fuma" a Daytona, fonte nascarmedia.com
stesso numero, stessa livrea, David Pearson al volante

Sulla roulette di Daytona è uscito il 21 di Trevor Bayne, ventenne (più un giorno) del Tennessee, alla seconda esperienza in Sprint Cup e nemmeno iscritto per prendere punti in campionato, visto che ha un programma limitato a 17 gare e privilegerà la Nationwide, in cui correrà col Roush Fenway Racing. E meno male che ha vinto Bayne, perché il resto della corsa è stato costellato da una lunga fila di incidenti, 17 le le gialle in totale (record), che hanno tolto di mezzo un bel numero dei favoriti della vigilia. Bayne è stata la cosa migliore che potesse capitare a questa 53a edizione della Great American Race, rovinata dalla congiunzione astrale tra il nuovo asfalto e i nuovi paraurti, che hanno obbligato i 43 piloti a viaggiare in 21 coppie praticamente da subito, con tutti i rischi e i possibili problemi connessi.

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Budweiser Shootout – Kurt Bush al primo successo con i restrictor plates

Kurt Bush festeggia la vittoria sul traguardo di Daytona - fonte nascarmedia.com

Prima gara, nemmeno di campionato, e prime polemiche. Il Budweiser Shootout di questa notte è andato a Kurt Bush, alla prima affermazione in carriera con i restrictor plates. Il più grande dei fratelli Bush però non è transitato per primo sotto la bandiera a scacchi, perché il primo muso ad attraversare la start/finish line è stato quello della Toyota #11 di Denny Hamlin, declassato subito dopo per aver passato Ryan Newman al di sotto della doppia linea gialla che delimita il lato interno della pista. Tutto si è risolto all’ultimo giro con due coppie di piloti in fuga: mentre McMurray spingeva Bush fino al traguardo, Hamlin tentava il colpaccio infilandosi all’interno di Newman, il quale si abbassava leggermente, spingendo la #11 sotto la linea gialla.

Il pilota del Joe Gibbs Racing ha scelto deliberatamente di scendere oltre il consentito perché “una vittoria nello Shootout non vale lo spedire la #39 in tribuna. Per me alla velocità a cui stavamo andando, se avessi toccato il suo posteriore sinistro, la sua auto sarebbe decollata”*.

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8 giorni all’alba – Budweiser Shootout, fuoco alle polveri

Montoya nella sua stock car mentre i meccanici preparano le variazioni di setup - fonte nascarmedia.com

Il (breve) letargo è finito! Nella notte italiana (ore 2:00 circa) sulla pista di Daytona si svolgerà il tradizionale Budweiser Shootout, gara su invito e fuori campionato, ma dal munifico sponsor, che precede di una settimana la 500 miglia . Di solito gli ammessi alla gara erano i piloti che avevano conquistato almeno una pole position (le qualifiche erano sponsorizzate sempre dal munifico sponsor birraio) durante la stagione precedente. Ora, visto che il brand sulle prove di qualificazione è passato ad un’altra birra, la Coors, sono state riviste anche le regole per l’accesso allo Shootout. L’intento era quello di allargare il campo partenti differenziarsi a livello di immagine, ma il risultato è stato quantomeno discutibile sul piano della chiarezza. Sono stati invitati:

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Rolex 24 ore di Daytona – un antipasto coi fiocchi

Scott Pruett al volante della Favoritissima Riley-BMW 01 del team Ganassi. Fonte: nascarmedia.com

L’inizio della stagione motoristica europea coincide di solito con i test di Formula 1 e con l’attesa per la presentazione delle monoposto. Quest’anno le varie scuderie andranno più o meno tutte al risparmio e i test saranno contingentati, per cui perché non godersi un po’ di azione dalla Florida?

lo storico arrivo in parata di tre Ferrari a Daytona, nel mitico mondiale marche del 1967, fonte motorsportblog.it

Sì perché a gennaio c’è la 24 ore di Daytona, storica gara del Campionato Mondiale Sport Prototipi, ormai da qualche anno dedicata ai prototipi della Grand-am, i Daytona Prototypes. Questa versione endurance della NASCAR, pur con vetture tutto sommato tozze e un po’ sgraziate, regala sempre gare molto combattute e impegna i piloti in una guida senza aiuti elettronici, con un’aerodinamica limitata e tanto acceleratore. Il parco partenti della principale gara della stagione poi, è sempre di tutto rispetto e catalizza la presenza di un gran numero di piloti di punta da tutte le serie americane.

Quest’anno l’equipaggio

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Un decennio in pillole

Questo articolo è una piccola raccolta in ordine sparso, scritta a quattro mani, delle cose che ci sono rimaste impresse del decennio trascorso. Non pretende assolutamente di essere esaustiva, anzi! Se vi viene in mente qualcosa che abbiamo mancato fatecelo sapere nei commenti 🙂

la vignetta di Matitaccia per i caschi d'oro del 2001, una scena indimenticabile, fonte www.alex-zanardi.com

Incidente Alex Zanardi 2001: pensavamo di averlo perso per sempre…ma Zanna ha saputo reagire, rialzarsi, letteralmente e tornare a guidare…la sua storia sportiva sarebbe da insegnare nei banchi di scuola.

La morte di Dale Earnhardt Sr.: la 500 miglia di Daytona del 2001 è stata segnata dalla scomparsa di uno dei personaggi più carismatici che la NASCAR abbia mai avuto. Indomabile come ogni tipico eroe americano, The Intimidator se n’è andato a modo suo.

Michele Alboreto: ci ha lasciati orfani durante un test al Lausiztring alla guida della sua audi r8…inseguiva il sogni di ritrionfare a le mans e vincere alla grande nelle gare endurance, non riusciva a staccarsi dalle corse..il destino ci ha privato di vederlo vincere ancora molto…ha dato molto a tutti noi sportivi…purtroppo in molti sembrano dimenticarsene.

La riunificazione tra IRL e CHAMP CAR: la faida che ha segnato, sopratutto nel male, l’automobilismo americano a ruote scoperte è giunta alla fine nel 2008 senza veri vincitori. Ci vorrà ancora molto per riportare in auge la serie per monoposto che vanta come gioiello la 500 miglia di Indianapolis. Il 2012 sarà un anno assolutamente cruciale per la Indycar

Italiani a Le Mans: avevano iniziato Alboreto e Martini, hanno continuato Pirro, 5 vittorie, e Capello 3.. con svariati podii…Vincitori di moltissime gare endurance tra Alms e Lms..se fossero inglesi sarebbe già Sir ed osannati a furor di popolo come un certo signor Bell.

Audi: entra nell’endurance nel 1999..dal 2000 annichilisce la concorrenza, prima con al r8, poi con il primo proto diesel la r10…Vince una Le Mans storica nel 2008 contro la velocissima Pegeout, si ripete nel 2010 con i primi tre posto del podio…la squadra gestita da Joest è uno schiacciasassi per tutto e tutti…in Europa ed in America.

Minardi: sparisce la scuderia di Faenza dalla f1. Resterà per sempre nel cuore di tutti, anche senza mai un podio e pochi punti nel carniere. Ha lanciato molti giovani italiani e non. Ancora ora manca in questa F1.

Jimmie Johnson 5 volte campione: non ci era mai riuscito nessuno, nemmeno i grandissimi della categoria Richard “The King” Petty e Dale “The Intimidator” Earnhardt, vincitori entrambi di 7 campionati NASCAR, ma mai più di tre consecutivi.

Crashgate: che dire? Far andare a muro deliberatamente un pilota per far vincere il pupillo di casa è una cosa oscena..ma se la sono cavata con poco..vero briatore,renault,Alonso, Pat Symond e Piquet Jr?

Copygate: fotocopie ferrari in mclaren…spionaggio industriale, dati copiati e provati durante i test..pagina buia della f1, ma cose del genere erano già successe tempo fa…e quando fu la toyota a fare lo stesso la ferrari non si arrabbiò cosi tanto.

Sebastien Bourdais: spesso sottovalutato, il talento del francese si è espresso soprattutto oltreoceano, dove si è imposto per quattro volte consecutive nella Champ Car, purtroppo in un momento in cui tutta la serie mancava di competitività. Tornato in europa si è fatto strapazzare da Vettel alla Toro Rosso per poi dedicarsi all’endurance.

Sebastian Loeb: l’escalation del fenomeno alsaziano copre tutto il decennio. Un nono e un decimo posto nei due rally mondiali disputati nel 2000, secondo nel WRC del 2003 (con 3 vittorie) alle spalle Solberg, poi un dominio incontrastato: 62(!) vittorie su 138 gare disputate nel mondiale e sette titoli consecutivi. Anche per lui vale il fatto che le gare non sono più le maratone massacranti di un tempo e forse gli avversari non sono un granché (il solberg ottimo privato ne è una prova), ma la data di nascita non se l’è sicuramente scelta lui.

Montecarlo Italiana: non succedeva dal 1982…Riccardo patrese con la Brabham…dopo 12 anni nel 2004 l’inno di mameli torna a suonare a casa dei ranieri…grazie a Jarno Trulli ..pole vittoria e giro più veloce, la gara perfetta.

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55 giorni all’alba – L’ultima spiagga per Junior?

Dale Jr. in posa con la Chevy #3 Wrangler con cui ha conseguito l'unica vittoria del 2010, fonte finallapradio.com

Potrebbe stufarsi perfino un mastino come Rick Hendrick di concedere occasioni a Dale Jr. Alla fine del  2007 Hendrick si era sbarazzato senza troppi complimenti delle inteperanze di Kyle Bush (!) per far posto all’uomo di Kannapolis, in rotta con il team fondato dal padre. Kyle  era reduce da una stagione con la bellezza di 20 Top 10 e un quinto posto finale in classifica, ma non si era dimostrato all’altezza delle 10 vittorie della #48 di Johnson e delle 6 della #24 di Gordon.

Cominciata l’avventura con un posto nella chase nel 2008, Jr. è naufragato negli anni successivi, non riuscendo a tenere il passo dei suoi compagni di team, che nel frattempo dominavano in lungo e in largo. Per dire, nel 2009 i tre piloti del team di Concord, NC hanno occupato tutti e tre i gradini del podio del campionato mentre Earnhardt non è andato oltre il dodicesimo posto con appena 2 Top 5 come migliori risultati.

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Mi fa 5 euro di super?

-15 e -46: sono i distacchi in classifica di Johnson e Harvick dopo la gara di domenica a Phoenix AZ, penultima puntata della telenovela Chase for The Cup.

In Arizona tutto si è risolto in una lotta di nervi e consumi che ha visto trionfare Carl Edwards, a secco da 70 appuntamenti, il quale ha potuto mettere la ciliegina sulla torta di un weekend che lo ha visto imporsi anche nella gara della Nationwide Series di sabato. Il pilota della Ford #99 de Roush Fenway Racing si è imposto grazie ad un ultimo run impeccabile da quasi 90 giri con un pieno, precedendo sul traguardo Ryan Newman e Joey Logano

 

Edwards e il consueto backflip, fonte nascar.com

 

I tre contendenti

Denny Hamlin ha sfoggiato una prestazione dominante, guidando la corsa per ben 190 giri e sfoggiando un’auto che gli ha consentito di fare il bello e il cattivo tempo per i primi due terzi di gara, però è uscito dall’ovale di Phoenix con un pugno di mosche. Il pilota della Virginia, che durante la stagione regolare era sempre apparso come uno dei migliori dal punto di vista della gestione dei consumi, si è ritrovato senza benzina ad una quindicina di giri dalla bandiera a scacchi. E’ rientrato ai box per uno splash and go per poi rimontare furiosamente nelle ultimissime battute e chiudere dodicesimo, grazie anche ai problemi di consumo di altri piloti. Un colpo da KO sprecato.

Jimmie Johnson dal canto suo è apparso un po’ plafonato, come nelle ultime gare. Alle prese con un costante e visibile sovrasterzo ha lottato sempre tra la quinta e la decima posizione. Negli ultimi trenta giri era precipitato in tredicesima piazza, scavalcato da Newman e Logano, ma è riuscito a risalire, grazie ad una guida morbidissima e ai problemi altrui, fino ad un quinto posto preso per i capelli. Il campione uscente è ancora in corsa, la nuova pit crew ha fatto il suo lavoro in modo ottimo (soste costantemente sotto i 13 secondi, contro gli oltre 14 del Texas).

Kevin Harvick ha rischiato ancora una volta di mandare tutto all’aria, questa volta a causa di un bullone mal serrato dalla sua pit crew, che lo ha obbligato a rientrare ai box. Durante la sosta ha imbarcato nuovamente benzina che gli è stata utilissima nel finale concitato perché gli ha permesso di spingere a fondo senza preoccupazioni. Morale della favola: una rimonta coi fiocchi e un sesto posto che, se da un lato lascia l’amaro in bocca per quei punticini persi dalla #48, dall’altro tiene aperto il discorso Chase fino al gran finale e permette al californiano di Bakersfield di accorciare ulteriormente le distanze dalla vetta della classifica.

 

 

Hamlin conduce le danze, fonte nascar.com

 

Cosa abbiamo visto a Phoenix

  • Gara vera e poche gialle: una bella corsa, non falsata da strane gialle per detriti negli ultimi 30 giri, su una pista vera. Si vocifera di cambiamenti al tracciato per aggiungere un po’ di banking ne corso dell’inverno ma spero sinceramente che siano voci infondate. Perché rovinare una pista splendida e molto guidata?

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Risse da saloon, pistole e cappelloni a tesa larga

denny hamli festeggia la vittoria in texas, fonte nascar.com

Ok, Ok, ho sbagliato completamente la previsione sul buon Montoya, ma non desisto, ci riprovo con la prossima gara, anche se sinceramente mi sembra una pista da Hendrick o da Joe gibbs, per cui pescare un outsider sarà difficile. Il buon JPM, dopo una qualifica più che buona, è sparito immediatamente dai radar, chiudendo mestamente in 28a posizione, neanche lontanamente in corsa per il buon risultato che prefiguravo.

Per il resto si è visto di tutto a Forth Worth domenica: risse, incidenti, sorpassi, gestacci con conseguenti penalizzazioni, cappelloni da cowboy, pistole e perfino una sostituzione in corsa di una intera pit crew.  L’ovalone a forma di D dello stato della stella solitaria non ha tradito le aspettative. La classifica della Chase ne esce pesantemente modificata, con Hamlin che vince e passa in testa, con un vantaggio di 33 punti su Jimmie Johnson e 59 su Kevin Harvick quando mancano appena due gare al termine.

I tre contendenti

Denny Hamlin si è imposto partendo dalla 30esima posizione, grazie ad un’auto che ha assecondato a meraviglia i cambiamenti della pista, dovuti alle variazioni di temperatura durante il corso della gara, che è partita nel pomeriggio per terminare con l’impianto di illuminazione acceso. Non ha sbagliato nulla il pilota, impeccabile nel tenersi lontano dai guai e nel respingere con aggressività l’attacco di Kenseth all’ultimo restart, quando mancavano appena tre giri alla bandiera a scacchi. Non ha sbagliato nulla nemmeno il team, che ha scelto appositamente un pit stall a ridosso di quello del team numero 48 per mettere sotto pressione ed ostacolare in ogni modo il campione uscente. Apparsi appena in difficoltà nelle fasi iniziali, i meccanici del Joe Gibbs Racing si sono subito ripresi e hanno portato a termine una gara ottima anche dal punto di vista della strategia. Che sia l’anno buono?

Jimmie Johnson è apparso appannato, non tanto dal punto di vista del pilotaggio, anche se nelle fasi finali era chiaramente in difficoltà per il sovrasterzo di un’auto che nei primi giri sembra consentirgli qualsiasi tipo di manovra, quanto da un punto di vista strategico. Come avevamo preannunciato qui, il vero punto debole del campione californiano sono state le soste ai box: 4 pit deficitari nei primi sette hanno continuamente obbligato Johnson a spremersi per recuperare posizioni in pista, fino a che non sono subentrati i meccanici di Jeff Gordon, nel frattempo ritiratosi (di questo si parla più sotto nel dettaglio). A quel punto però la frittata era fatta e il 48 non è più apparso incisivo, restando bloccato intorno alla sesta posizione. Col senno di poi si è rivelata sbagliata anche la chiamata all’ultima gialla, quando Jimmie è rimasto in pista, bloccato in restart dietro a Biffle che non aveva più la seconda marci, mentre quasi tutti quelli dietro di lui si fermavano per 2 gomme fresche e un finale all’ultimo sangue. Johnson ha chiuso nono, decisamente sottotono e deve aggrapparsi ad una pista a lui favorevole come Phoenix per sperare di rientrare in corsa per il suo quinto titolo.

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Si ricomincia da tre

Nel video qui sopra, la sintesi della 500 miglia di Talladega prodotta da “The Final Lap”

Si ricomincia da tre, o meglio da zero. L’incubo Talladega è passato, mancano tre gare all fine della Chase for The Cup e sono ancora tre i contendenti per il titolo, che si sfideranno stasera in Texas, a Forth Worth, su un ovale da 1,5 miglia dalle velocità di percorrenza altissime e caratterizzato da ingressi di curva particolarmente ostici, a causa dei repentini cambi di pendenza.

La gara di Talladega è stata, per la maggior parte del suo svolgimento, molto controllata, ci sono state poche bandiere gialle, molta strategia ed un finale monco, con un incidente all’ultimo giro che ha congelato la classifica e consegnato la vittoria a Clint Bowyer, il quale si prende una bella soddisfazione, essendo il primo pluri-vincitore di questo autunno caldissimo. Per un racconto dettagliato della gara vi rimando al consueto, ottimo articolo di Motorsport Magazine

Cosa abbiamo visto a Talladega

Abbiamo visto soprattutto due condotte di gara differenti, per quanto riguarda i capoclassifica.

bowyer e un Harvick "scocciato", fonte nascar.com

Harvick, notoriamente a suo agio sui superspeedway,  ha corso sempre all’attacco, ha rischiato grosso quando Ambrose gli ha tagliato la strada fuori controllo, spinto dall’altro RCR Bowyer, ha rischiato seriamente di vincere con una macchina che più incerottata non si poteva, e si è ritrovato con un secondo posto che lo colloca a 38 punti dalla vetta.

Hamlin ha cercato di correte coperto e ha perso qualche punto nel finale concitato (in cui a chiuso nono), complice un Mark Martin che si accorge del sopraggiungere di Johnson e Gordon e smette di spingere la Toyota #11. Poteva andare peggio, visto che per una sua distrazione il trentenne della Florida era precipitato fra le schiere dei doppiati a metà gara. Ora sono 14 i punti da recuperare.

Johnson, come Hamlin, è stato coperto per tutto il tempo, mettendo fuori il naso solo per condurre un giro in testa e prendere 5 punti bonus. A 16 giri dalla fine Knaus ha suonato la carica e il 48, in coppia con Jeff Gordon si è portato nelle primissime posizioni. Poteva vincere, ma all’ultimo restart, quando tutti cercavano qualcuno con cui far coppia, attorno a lui si è fatto il vuoto e ha dovuto aspettare di nuovo Gordon. I due si sono prodotti in un’ottima rimonta, forse addirittura castrata dalla gialla che posto fine alla gara.

Nel complesso abbiamo visto qualcosa di molto distante da una gara automobilistica, ancora più di quello a cui ci ha abituato il tracciato dell Alabama:

  • Per vincere bisognava procedere a coppie. Due auto incollate tra di loro viaggiavano più forte dell’intero plotone ed erano in grado, con la dovuta rincorsa, di prendere anche un discreto vantaggio. A dimostrazione di ciò la gara si è conclusa con una lotta fra due coppie: Bowyer – Montoya e Harvick – Reutimann. Una cosa veramente particolare e nemmeno facile, visto che per un micro-spostamento mentre era appiccicato al Paraurti della #31, Dale Jr. ha messo fine alla propria gara e a quella di Jeff Burton. Aspettiamoci le stesse caratteristiche dalla prossima Daytona 500 sul circuito riasfaltato.

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Dolcetto, scherzetto o sportellata?

Scene di vita vissuta in Alabama

Arriva la  notte di Halloween e quest’anno negli usa arriva anche il pomeriggio più temuto da tutti i piloti della Sprint Cup: Talladega, secondo capitolo della coppia di gare di cui abbiamo parlato qui. Ci arriviamo da Martinsville con una situazione più incerta, dettata dalla vittoria di Hamlin, dal mezzo passo falso di Johnson e dalla buona prestazione di Harvick. Ci aspettano 500 miglia di rischi, tamponate e spettacolo.

Martinsville – i contendenti per la Chase

La classifica dopo la gara in Virginia appare decisamente ricompattata per quanto riguarda le prime tre posizioni, con Johnson che precede Hamlin di soli 6 punti e Harvick di 66. I due contenders hanno quindi ridotto lo svantaggio dal campione uscente su un tracciato dove la Chevy #48 ha vinto la bellezza di 6 volte.

Johnson è partito con un assetto ottimizzato per run corti, prevedendo una gara molto frammentata dalle bandiere gialle. Per la prima metà la previsione è stata azzeccata, poi lunghe sequenze in bandiera verde, con il californiano di El Cajon a pagare dazio. Il quinto posto non è male tutto sommato, visto che anche stavolta le soste ai box sono andate malissimo ( 7 posizioni perse e una guadagnata nei primi tre passaggi al pit, poi non ho più tenuto il conto) e soprattutto visto che ad un certo punto, a pressanti richieste di aggiustamenti da parte del pilota Knaus ha potuto rispondere solo “non ho niente che possa migliorare la situazione, ti toccherà arrangiarti”.

victory lane per Hamlin

Hamlin dal canto suo ha portato la Toyota di Joe Gibbs in victory lane per la settima volta quest’anno, la terza di fila a Martinsville, e ha sfoggiato un assetto magnifico sulla lunga distanza e più che buono sulla breve, oltre a freddezza e decisione nei sorpassi. Si avvicinano piste favorevoli e il più serio pretendente alla coppa sembra proprio lui. Molto scontento della vettura nelle prime fasi, si è gradualmente trovato meglio e ha finalizzato al meglio, dopo aver apertamente annunciato che avrebbe puntato a vincere.

Al Richard Childress Racing invece è stata giornata di chiaroscuri. Harvick ha guadagnato qualche punto su una pista tradizionalmente a lui sfavorevole, però è anche andato a stuzzicare il suo compagno Burton, tamponandolo bellamente per farsi largo in pista. Burton era visibilmente arrabbiato anche in conferenza stampa… e non escludo che alla lunga possa pensare a qualche ritorsione. La NASCAR quest’anno ha lasciato campo quasi libero ai piloti per autoregolamentarsi e devo dire che ne è uscita una stagione ricca di contrasti che non si vedono da tanto in europa. Chissà che non sia proprio un compagno di squadra a fare il danno più grosso ad Harvick!

Martinsville – gli altri

Non ci crederete, ma Dale Jr. ha fatto diversi giri in testa, e non per fortuna! Certo, nell’ultimo quarto di gara si è perso, non è riuscito ad adeguare la macchina alla pista e ha chiuso settimo, ma è pur sempre qualcosa per un pilota amatissimo che ormai iniziavo a chiamare “mr. twentieth-something” e i più cattivi addirittura avevano ribattezzato “Dale who?”. Aspettiamoci fuoco e fiamme a Talledega dal figlio dell’uomo di Kannapolis.

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Aggrapparsi alle piccole cose

 

il mini-ovale di martinsville, foto da altavelocidad.iespana.es

 

Siamo al giro di boa della Chase for The Cup, alla vigilia di due gare agli antipodi dell’ovalità, entrambe fondamentali per le speranze dei rivali di Jimmie Johnson, che non possono fare altro che aggrapparsi ai piccoli problemi manifestati dal team della Chevy #48 in queste settimane. Johnson occupa la vetta della classifica di campionato con 41 punti su Danny Hamlin e 77 su Kevin Harvick. Tutti gli altri sono già oltre i 100 punti di distacco.

I problemi cui facevo accenno sono essenzialmente 3 e non hanno impedito al quattro volte campione (che non ha ancora un soprannome!!) di inanellare  un 25° posto in New Hampshire e poi un primo, un secondo e due terzi posti nella prim metà della Chase. E tenete presente che gli ultimi due risultati potevano anche essere vittorie senza bandiere gialle negli ultimi 30 giri.

Dicevo dei problemi che potrebbero farci sperare in un po’ di lotta al vertice… eccoli:

  1. La premiata ditta Knaus/Johnson ultimamente non riesce a centrare un assetto che sia uno in fase di practice, si ritrovano a stravolgere la macchina in corsa ogni volta. Sono bravissimi a farlo ma mica sempre si può fare con efficacia e tempestivamente, prima che succeda il patatrack o che il leader della corsa ti spedisca un giro sotto. Per esempio domenica a Charlotte Jimmie è incorso in un testacoda per l’eccessivo sovrasterzo della vettura ed è riuscito a non toccare niente e nessuno, ma mica sempre può andare bene….

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