Nascar – California, Harvick all’ultima curva dell’ultimo giro

Bandiera bianca: la Chevrolet #29 bianca, nera e rossa di Kevin Harvick ha già scavalcato nel giro precedente quel “cagnaccio” di Kyle Busch, che ha opposto una resistenza velleitaria, e ora si é incollata al paraurti di Jimmie Johnson sul rettilineo opposto alle tribune. A due curve dalla bandiera a scacchi, la spinta é sufficiente …

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Daytona 500 – Bayne riporta i Wood Brothers in victory lane dopo 35 anni

Trevor Bayne "fuma" a Daytona, fonte nascarmedia.com
stesso numero, stessa livrea, David Pearson al volante

Sulla roulette di Daytona è uscito il 21 di Trevor Bayne, ventenne (più un giorno) del Tennessee, alla seconda esperienza in Sprint Cup e nemmeno iscritto per prendere punti in campionato, visto che ha un programma limitato a 17 gare e privilegerà la Nationwide, in cui correrà col Roush Fenway Racing. E meno male che ha vinto Bayne, perché il resto della corsa è stato costellato da una lunga fila di incidenti, 17 le le gialle in totale (record), che hanno tolto di mezzo un bel numero dei favoriti della vigilia. Bayne è stata la cosa migliore che potesse capitare a questa 53a edizione della Great American Race, rovinata dalla congiunzione astrale tra il nuovo asfalto e i nuovi paraurti, che hanno obbligato i 43 piloti a viaggiare in 21 coppie praticamente da subito, con tutti i rischi e i possibili problemi connessi.

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8 giorni all’alba – Budweiser Shootout, fuoco alle polveri

Montoya nella sua stock car mentre i meccanici preparano le variazioni di setup - fonte nascarmedia.com

Il (breve) letargo è finito! Nella notte italiana (ore 2:00 circa) sulla pista di Daytona si svolgerà il tradizionale Budweiser Shootout, gara su invito e fuori campionato, ma dal munifico sponsor, che precede di una settimana la 500 miglia . Di solito gli ammessi alla gara erano i piloti che avevano conquistato almeno una pole position (le qualifiche erano sponsorizzate sempre dal munifico sponsor birraio) durante la stagione precedente. Ora, visto che il brand sulle prove di qualificazione è passato ad un’altra birra, la Coors, sono state riviste anche le regole per l’accesso allo Shootout. L’intento era quello di allargare il campo partenti differenziarsi a livello di immagine, ma il risultato è stato quantomeno discutibile sul piano della chiarezza. Sono stati invitati:

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Grazie, prego, scusi, tornerò

Scherzavamo, insomma… ci si riproverà nel 2011 a spodestare Jimmie Johnson, Chad Knaus, Rick Hendrick e il team della Chevy #48.

Quello che è andato in scena ad Homestead Miami, domenica sera è stato un balletto continuo di possibilità e soluzioni, dal quale è emerso vincitore, guarda un po’, il pluricampione californiano, per la gioia dei suoi, abbastanza sparuti, tifosi e la rabbia di una schiera sterminata di detrattori, che gli attribuirebbero anche il diffondersi dell’influenza, nonché per la disperazione dei network televisivi, che vedono scendere i ratings delle loro trasmissioni, ovviamente senza domandarsi se sia colpa di Johnson o del loro prodotto.

Carl Edwards e Jimmie Johnson, fonte Nascar.com

C’è poco da complottare, basta chiedersi come mai la nascar dovrebbe favorire la #48 piuttosto che l’idolo delle folle Dale Jr. e soprattutto come mai dovrebbe penalizzare il proprio prodotto con una dominazione quinquennale che sembra far scappare i telespettatori. Si può discutere del’utilità di certe gialle per debris negli ultimi trenta giri, ma non le vedo sicuramente rivolte ad avvantaggiare un pilota piuttosto che l’altro, al massimo servono a ottenere finali di gara più emozionanti.

Per la cronaca la gara l’ha vinta Carl Edwards, che ha dominato in lungo e in largo per tutto il pomeriggio, assistito alla perfezione dalla sua Ford #99 e aiutato dai problemi meccanici di Martin Truex Jr., unico pilota a tenere il passo dell’alfiere del Roush Fenway Racing. 190 giri in testa su 267 a Miami e due vittorie nelle ultime due gare sono una promessa forte e chiara per il 2011ma Carl questa promessa l’aveva già fatta nel 2008, salvo poi naufragare con tutto il team. Lo aspettiamo di nuovo a Daytona, sperando che possa essere un candidato consistente alla vittoria finale.

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Mi fa 5 euro di super?

-15 e -46: sono i distacchi in classifica di Johnson e Harvick dopo la gara di domenica a Phoenix AZ, penultima puntata della telenovela Chase for The Cup.

In Arizona tutto si è risolto in una lotta di nervi e consumi che ha visto trionfare Carl Edwards, a secco da 70 appuntamenti, il quale ha potuto mettere la ciliegina sulla torta di un weekend che lo ha visto imporsi anche nella gara della Nationwide Series di sabato. Il pilota della Ford #99 de Roush Fenway Racing si è imposto grazie ad un ultimo run impeccabile da quasi 90 giri con un pieno, precedendo sul traguardo Ryan Newman e Joey Logano

 

Edwards e il consueto backflip, fonte nascar.com

 

I tre contendenti

Denny Hamlin ha sfoggiato una prestazione dominante, guidando la corsa per ben 190 giri e sfoggiando un’auto che gli ha consentito di fare il bello e il cattivo tempo per i primi due terzi di gara, però è uscito dall’ovale di Phoenix con un pugno di mosche. Il pilota della Virginia, che durante la stagione regolare era sempre apparso come uno dei migliori dal punto di vista della gestione dei consumi, si è ritrovato senza benzina ad una quindicina di giri dalla bandiera a scacchi. E’ rientrato ai box per uno splash and go per poi rimontare furiosamente nelle ultimissime battute e chiudere dodicesimo, grazie anche ai problemi di consumo di altri piloti. Un colpo da KO sprecato.

Jimmie Johnson dal canto suo è apparso un po’ plafonato, come nelle ultime gare. Alle prese con un costante e visibile sovrasterzo ha lottato sempre tra la quinta e la decima posizione. Negli ultimi trenta giri era precipitato in tredicesima piazza, scavalcato da Newman e Logano, ma è riuscito a risalire, grazie ad una guida morbidissima e ai problemi altrui, fino ad un quinto posto preso per i capelli. Il campione uscente è ancora in corsa, la nuova pit crew ha fatto il suo lavoro in modo ottimo (soste costantemente sotto i 13 secondi, contro gli oltre 14 del Texas).

Kevin Harvick ha rischiato ancora una volta di mandare tutto all’aria, questa volta a causa di un bullone mal serrato dalla sua pit crew, che lo ha obbligato a rientrare ai box. Durante la sosta ha imbarcato nuovamente benzina che gli è stata utilissima nel finale concitato perché gli ha permesso di spingere a fondo senza preoccupazioni. Morale della favola: una rimonta coi fiocchi e un sesto posto che, se da un lato lascia l’amaro in bocca per quei punticini persi dalla #48, dall’altro tiene aperto il discorso Chase fino al gran finale e permette al californiano di Bakersfield di accorciare ulteriormente le distanze dalla vetta della classifica.

 

 

Hamlin conduce le danze, fonte nascar.com

 

Cosa abbiamo visto a Phoenix

  • Gara vera e poche gialle: una bella corsa, non falsata da strane gialle per detriti negli ultimi 30 giri, su una pista vera. Si vocifera di cambiamenti al tracciato per aggiungere un po’ di banking ne corso dell’inverno ma spero sinceramente che siano voci infondate. Perché rovinare una pista splendida e molto guidata?

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Risse da saloon, pistole e cappelloni a tesa larga

denny hamli festeggia la vittoria in texas, fonte nascar.com

Ok, Ok, ho sbagliato completamente la previsione sul buon Montoya, ma non desisto, ci riprovo con la prossima gara, anche se sinceramente mi sembra una pista da Hendrick o da Joe gibbs, per cui pescare un outsider sarà difficile. Il buon JPM, dopo una qualifica più che buona, è sparito immediatamente dai radar, chiudendo mestamente in 28a posizione, neanche lontanamente in corsa per il buon risultato che prefiguravo.

Per il resto si è visto di tutto a Forth Worth domenica: risse, incidenti, sorpassi, gestacci con conseguenti penalizzazioni, cappelloni da cowboy, pistole e perfino una sostituzione in corsa di una intera pit crew.  L’ovalone a forma di D dello stato della stella solitaria non ha tradito le aspettative. La classifica della Chase ne esce pesantemente modificata, con Hamlin che vince e passa in testa, con un vantaggio di 33 punti su Jimmie Johnson e 59 su Kevin Harvick quando mancano appena due gare al termine.

I tre contendenti

Denny Hamlin si è imposto partendo dalla 30esima posizione, grazie ad un’auto che ha assecondato a meraviglia i cambiamenti della pista, dovuti alle variazioni di temperatura durante il corso della gara, che è partita nel pomeriggio per terminare con l’impianto di illuminazione acceso. Non ha sbagliato nulla il pilota, impeccabile nel tenersi lontano dai guai e nel respingere con aggressività l’attacco di Kenseth all’ultimo restart, quando mancavano appena tre giri alla bandiera a scacchi. Non ha sbagliato nulla nemmeno il team, che ha scelto appositamente un pit stall a ridosso di quello del team numero 48 per mettere sotto pressione ed ostacolare in ogni modo il campione uscente. Apparsi appena in difficoltà nelle fasi iniziali, i meccanici del Joe Gibbs Racing si sono subito ripresi e hanno portato a termine una gara ottima anche dal punto di vista della strategia. Che sia l’anno buono?

Jimmie Johnson è apparso appannato, non tanto dal punto di vista del pilotaggio, anche se nelle fasi finali era chiaramente in difficoltà per il sovrasterzo di un’auto che nei primi giri sembra consentirgli qualsiasi tipo di manovra, quanto da un punto di vista strategico. Come avevamo preannunciato qui, il vero punto debole del campione californiano sono state le soste ai box: 4 pit deficitari nei primi sette hanno continuamente obbligato Johnson a spremersi per recuperare posizioni in pista, fino a che non sono subentrati i meccanici di Jeff Gordon, nel frattempo ritiratosi (di questo si parla più sotto nel dettaglio). A quel punto però la frittata era fatta e il 48 non è più apparso incisivo, restando bloccato intorno alla sesta posizione. Col senno di poi si è rivelata sbagliata anche la chiamata all’ultima gialla, quando Jimmie è rimasto in pista, bloccato in restart dietro a Biffle che non aveva più la seconda marci, mentre quasi tutti quelli dietro di lui si fermavano per 2 gomme fresche e un finale all’ultimo sangue. Johnson ha chiuso nono, decisamente sottotono e deve aggrapparsi ad una pista a lui favorevole come Phoenix per sperare di rientrare in corsa per il suo quinto titolo.

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Si ricomincia da tre

Nel video qui sopra, la sintesi della 500 miglia di Talladega prodotta da “The Final Lap”

Si ricomincia da tre, o meglio da zero. L’incubo Talladega è passato, mancano tre gare all fine della Chase for The Cup e sono ancora tre i contendenti per il titolo, che si sfideranno stasera in Texas, a Forth Worth, su un ovale da 1,5 miglia dalle velocità di percorrenza altissime e caratterizzato da ingressi di curva particolarmente ostici, a causa dei repentini cambi di pendenza.

La gara di Talladega è stata, per la maggior parte del suo svolgimento, molto controllata, ci sono state poche bandiere gialle, molta strategia ed un finale monco, con un incidente all’ultimo giro che ha congelato la classifica e consegnato la vittoria a Clint Bowyer, il quale si prende una bella soddisfazione, essendo il primo pluri-vincitore di questo autunno caldissimo. Per un racconto dettagliato della gara vi rimando al consueto, ottimo articolo di Motorsport Magazine

Cosa abbiamo visto a Talladega

Abbiamo visto soprattutto due condotte di gara differenti, per quanto riguarda i capoclassifica.

bowyer e un Harvick "scocciato", fonte nascar.com

Harvick, notoriamente a suo agio sui superspeedway,  ha corso sempre all’attacco, ha rischiato grosso quando Ambrose gli ha tagliato la strada fuori controllo, spinto dall’altro RCR Bowyer, ha rischiato seriamente di vincere con una macchina che più incerottata non si poteva, e si è ritrovato con un secondo posto che lo colloca a 38 punti dalla vetta.

Hamlin ha cercato di correte coperto e ha perso qualche punto nel finale concitato (in cui a chiuso nono), complice un Mark Martin che si accorge del sopraggiungere di Johnson e Gordon e smette di spingere la Toyota #11. Poteva andare peggio, visto che per una sua distrazione il trentenne della Florida era precipitato fra le schiere dei doppiati a metà gara. Ora sono 14 i punti da recuperare.

Johnson, come Hamlin, è stato coperto per tutto il tempo, mettendo fuori il naso solo per condurre un giro in testa e prendere 5 punti bonus. A 16 giri dalla fine Knaus ha suonato la carica e il 48, in coppia con Jeff Gordon si è portato nelle primissime posizioni. Poteva vincere, ma all’ultimo restart, quando tutti cercavano qualcuno con cui far coppia, attorno a lui si è fatto il vuoto e ha dovuto aspettare di nuovo Gordon. I due si sono prodotti in un’ottima rimonta, forse addirittura castrata dalla gialla che posto fine alla gara.

Nel complesso abbiamo visto qualcosa di molto distante da una gara automobilistica, ancora più di quello a cui ci ha abituato il tracciato dell Alabama:

  • Per vincere bisognava procedere a coppie. Due auto incollate tra di loro viaggiavano più forte dell’intero plotone ed erano in grado, con la dovuta rincorsa, di prendere anche un discreto vantaggio. A dimostrazione di ciò la gara si è conclusa con una lotta fra due coppie: Bowyer – Montoya e Harvick – Reutimann. Una cosa veramente particolare e nemmeno facile, visto che per un micro-spostamento mentre era appiccicato al Paraurti della #31, Dale Jr. ha messo fine alla propria gara e a quella di Jeff Burton. Aspettiamoci le stesse caratteristiche dalla prossima Daytona 500 sul circuito riasfaltato.

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Dolcetto, scherzetto o sportellata?

Scene di vita vissuta in Alabama

Arriva la  notte di Halloween e quest’anno negli usa arriva anche il pomeriggio più temuto da tutti i piloti della Sprint Cup: Talladega, secondo capitolo della coppia di gare di cui abbiamo parlato qui. Ci arriviamo da Martinsville con una situazione più incerta, dettata dalla vittoria di Hamlin, dal mezzo passo falso di Johnson e dalla buona prestazione di Harvick. Ci aspettano 500 miglia di rischi, tamponate e spettacolo.

Martinsville – i contendenti per la Chase

La classifica dopo la gara in Virginia appare decisamente ricompattata per quanto riguarda le prime tre posizioni, con Johnson che precede Hamlin di soli 6 punti e Harvick di 66. I due contenders hanno quindi ridotto lo svantaggio dal campione uscente su un tracciato dove la Chevy #48 ha vinto la bellezza di 6 volte.

Johnson è partito con un assetto ottimizzato per run corti, prevedendo una gara molto frammentata dalle bandiere gialle. Per la prima metà la previsione è stata azzeccata, poi lunghe sequenze in bandiera verde, con il californiano di El Cajon a pagare dazio. Il quinto posto non è male tutto sommato, visto che anche stavolta le soste ai box sono andate malissimo ( 7 posizioni perse e una guadagnata nei primi tre passaggi al pit, poi non ho più tenuto il conto) e soprattutto visto che ad un certo punto, a pressanti richieste di aggiustamenti da parte del pilota Knaus ha potuto rispondere solo “non ho niente che possa migliorare la situazione, ti toccherà arrangiarti”.

victory lane per Hamlin

Hamlin dal canto suo ha portato la Toyota di Joe Gibbs in victory lane per la settima volta quest’anno, la terza di fila a Martinsville, e ha sfoggiato un assetto magnifico sulla lunga distanza e più che buono sulla breve, oltre a freddezza e decisione nei sorpassi. Si avvicinano piste favorevoli e il più serio pretendente alla coppa sembra proprio lui. Molto scontento della vettura nelle prime fasi, si è gradualmente trovato meglio e ha finalizzato al meglio, dopo aver apertamente annunciato che avrebbe puntato a vincere.

Al Richard Childress Racing invece è stata giornata di chiaroscuri. Harvick ha guadagnato qualche punto su una pista tradizionalmente a lui sfavorevole, però è anche andato a stuzzicare il suo compagno Burton, tamponandolo bellamente per farsi largo in pista. Burton era visibilmente arrabbiato anche in conferenza stampa… e non escludo che alla lunga possa pensare a qualche ritorsione. La NASCAR quest’anno ha lasciato campo quasi libero ai piloti per autoregolamentarsi e devo dire che ne è uscita una stagione ricca di contrasti che non si vedono da tanto in europa. Chissà che non sia proprio un compagno di squadra a fare il danno più grosso ad Harvick!

Martinsville – gli altri

Non ci crederete, ma Dale Jr. ha fatto diversi giri in testa, e non per fortuna! Certo, nell’ultimo quarto di gara si è perso, non è riuscito ad adeguare la macchina alla pista e ha chiuso settimo, ma è pur sempre qualcosa per un pilota amatissimo che ormai iniziavo a chiamare “mr. twentieth-something” e i più cattivi addirittura avevano ribattezzato “Dale who?”. Aspettiamoci fuoco e fiamme a Talledega dal figlio dell’uomo di Kannapolis.

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Aggrapparsi alle piccole cose

 

il mini-ovale di martinsville, foto da altavelocidad.iespana.es

 

Siamo al giro di boa della Chase for The Cup, alla vigilia di due gare agli antipodi dell’ovalità, entrambe fondamentali per le speranze dei rivali di Jimmie Johnson, che non possono fare altro che aggrapparsi ai piccoli problemi manifestati dal team della Chevy #48 in queste settimane. Johnson occupa la vetta della classifica di campionato con 41 punti su Danny Hamlin e 77 su Kevin Harvick. Tutti gli altri sono già oltre i 100 punti di distacco.

I problemi cui facevo accenno sono essenzialmente 3 e non hanno impedito al quattro volte campione (che non ha ancora un soprannome!!) di inanellare  un 25° posto in New Hampshire e poi un primo, un secondo e due terzi posti nella prim metà della Chase. E tenete presente che gli ultimi due risultati potevano anche essere vittorie senza bandiere gialle negli ultimi 30 giri.

Dicevo dei problemi che potrebbero farci sperare in un po’ di lotta al vertice… eccoli:

  1. La premiata ditta Knaus/Johnson ultimamente non riesce a centrare un assetto che sia uno in fase di practice, si ritrovano a stravolgere la macchina in corsa ogni volta. Sono bravissimi a farlo ma mica sempre si può fare con efficacia e tempestivamente, prima che succeda il patatrack o che il leader della corsa ti spedisca un giro sotto. Per esempio domenica a Charlotte Jimmie è incorso in un testacoda per l’eccessivo sovrasterzo della vettura ed è riuscito a non toccare niente e nessuno, ma mica sempre può andare bene….

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