Test in Super Late Model al Bullring di Las Vegas per Davide Amaduzzi

Mercoledì 20 marzo Davide Amaduzzi prenderà parte a un test con una NASCAR Super Late Model del team RPM Racing. La giornata di prove si svolgerà al Las Vegas Motor Speedway, sull’ovale da 3/8 di miglio situato all’interno del complesso e più conosciuto come Bullring. La vettura sarà la Chevrolet Monte Carlo Super Late Model numero 11 che il team schiera …

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NASCAR Sprint Cup Series: Video completo dei NASCAR Awards

Vi segnaliamo il video integrale dei NASCAR Awards, la cerimonia che segna la conclusione della stagione 2012 della NASCAR. La festa, una specie di notte degli Oscar della Sprint Cup Series, si è svolta nella notte al Wynn Casino di Las Vegas e ha visto esibirti, tra i tanti artisti, anche il Cirque du Soleil. Tony Stewart e Clint Bowyer sono stati l’anima della festa e Brad Keselowski si è dimostrato molto bravo non solo  al volante 🙂 

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La NASCAR inserisce il lancio del casco tra le discipline ufficiali

Il lancio del casco da parte di Tony Stewart all’indirizzo di Matt Kenseth durante la gara di Bristol del 25 agosto scorso ha riportato in auge la disciplina, ormai quasi olimpica, dell’”Helmet Toss”, uno sport che nella NASCAR ha una lunga tradizione e che è stato “regolamentato” durante i festeggiamenti per le premiazioni di fine …

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Sprint Cup – Greg Biffle: “Lavoreremo duramente per vincere come ha fatto Tony”

Tom Pennington/Getty Images for NASCAR

La Kobalt Tools 400, terza prova della Sprint Cup, ha sancito un cambio di leadership in campionato. Arrivando a Las Vegas, al primo posto c’era Denny Hamlin, scavalcato da Greg Biffle, terzo sul traguardo di Las Vegas.

Domanda: Greg, sei il leader del campionato dopo 3 gare e, senza dubbio, hai fatto un buon inizio di stagione, cosa ne pensi?

Risposta: “Si, certamente abbiamo fatto un buon inizio di stagione e per questo devo ringraziare Matt Puccia, il mio crew chief, che ci ha dato competitività. Questo team aveva bisogno di un leader che prendesse in mano la situazione e fino ad ora Matt ci è riuscito pienamente. Siamo partiti noni e arrivati terzi quindi, tutto sommato, un buon weekend. Eravamo un po’ più veloci l’anno scorso qui e, comunque, sapevamo che sarebbe stata una battaglia dura oggi competere per la leadership. Sapevamo che c’erano macchine più veloci della nostra e ,quindi in definitiva, abbiamo cercato di conservare la nostra posizione ed è cio che è successo oggi, Era chiaro che Tony e Jimmie erano più veloci di noi e che Kenseth era un pò meglio messo di noi, quindi, sai, non mi lamento della terza posizione. Ma, comunque, lavoreremo duramente perchè vogliamo vincere come Tony ha fatto oggi”.

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NASCAR – Ecco le prime immagini della Dodge Charger per la Sprint Cup 2013!

credit: utente Tom M. del forum di http://www.randyayersmodeling.com/

Sono trapelate su internet, scattate dall’utente Tom M. del forum di modellismo di www.randyayersmodeling.com, le prime tre immagini della nuova vettura con cui Dodge affronterà la Sprint Cup 2013. La casa di Auburn Hills, Michigan, schiererà nuovamente il modello Charger, adeguandolo però ai nuovi regolamenti, che consentiranno una maggiore libertà stilistica per quanto riguarda la carrozzeria.

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IndyCar, Filippi in lizza per il volante del Rahal Letterman Lanigan.

Qualche tempo fa, parlando dell’ingaggio di Takuma Sato da parte del Rahal Letterman Lanigan, vi avevamo dato conto della volontà del team di schierare una seconda vettura per un impegno full-time.
Ebbene la novità promettente per i nostri colori è che in lizza per quel volante c’è anche Luca Filippi.
Il pilota di Savigliano, 26 anni, dopo una strepitosa seconda parte di 2011 (che lo aveva visto, una volta passato al team Coloni, ottenere 3 vittorie e concludere il campionato di Gp2 in seconda posizione), aveva iniziato a pensare ad un possibile sbocco in Indycar (presenziando anche all’ultima gara di Las Vegas).

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IndyCar, Danica Patrick: Pilota o personaggio? Prima parte.

Pilota o personaggio? Sostanza o apparenza? Talento o fenomeno mediatico? Sport o marketing? Verità o bluff?
Con la gara di Las Vegas dello scorso 16 ottobre si è conclusa (a meno di clamorosi ritorni o di presenze-spot alla Indy 500) la carriera in IndyCar di Danica Patrick, che dal 2012 passerà in pianta stabile nel pianeta Nascar.
La circostanza ci permette di tracciare un bilancio consuntivo dell’esperienza della pilotessa del Wisconsin nel massimo campionato americano per vetture a ruote scoperte,in modo da evidenziarne luci ed ombre.
Per farlo abbiamo scelto di scindere la nostra analisi in due parti, sviscerando nella prima solo gli aspetti positivi e nella seconda solo quelli negativi, in modo da cercare di offrire al lettore un quadro il più possibile completo e distaccato con l’obiettivo dichiarato di lasciare al lettore stesso, e soltanto a lui, il compito di rispondere alle domande di cui sopra.
In altre parole vi proponiamo una sorta di gioco nel quale, dopo aver ascoltato le opposte ragioni dell’ “accusa” e della “difesa”, sarete voi, in qualità di “giurati”, a dover esprimere il vostro “verdetto”.
In questa prima parte, come detto, analizzeremo solo i “pro”.

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IndyCar, Tutte le news sul 2012.

immagine tratta dal sito www.indycar.com

Il mercato dei team e dei motori Il 2012 sarà un anno di grandi cambiamenti per l’IndyCar: esordirà,infatti, il nuovo telaio Dallara e ci sarà il ritorno ai motori turbo (V6 di 2.2 litri di cilindrata) che saranno forniti da tre motoristi: Honda, Chevrolet e Lotus.
Proprio quest’ultima nei giorni scorsi ha comunicato di aver raggiunto l’accordo di fornitura con 4 team (HVM, Herta, Dreyer & Reinbold e il neonato Michael Shank Racing), ponendo fine alle illazioni che si erano create sulla sua effettiva partecipazione al campionato, originatesi a causa dell’iniziale ritardo del programma del costruttore inglese.
In particolare il Dreyer & Reinbold Racing, team che quest’anno ha schierato per tre gare anche il nostro Giorgio Pantano, dovrebbe avere una posizione privilegiata assurgendo probabilmente a team ufficiale.

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IndyCar, IL quarto sigillo di Franchitti.

immagine tratta dal sito media.indycar.com

Una vittoria triste. Nella gara di Las Vegas del 16 ottobre scorso, segnata tragicamente dalla scomparsa di Dan Wheldon, è passata ovviamente e giustamente in secondo piano la conquista da parte di Franchitti del titolo 2011.
Oggi, a quasi un mese di distanza, vogliamo rendere merito al successo del pilota scozzese di origine italiana.
Per Dario si tratta del quarto titolo, il terzo consecutivo, giunto al termine di una stagione vissuta all’insegna dell’avvincente confronto col rivale Will Power.

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IndyCar, L’inchiesta sull’incidente di Las Vegas e le condizioni dei piloti infortunati.

immagine tratta dal sito www.motorsport.com

L’inchiesta sul crash di Las Vegas. L’IndyCar stà procedendo nella sua inchiesta per far luce sulle cause e sulla dinamica dell’incidente che all’undicesimo giro della 300 miglia di Las Vegas ha coinvolto 15 vetture e nel quale, purtroppo, ha perso la vita Dan Wheldon,mentre Power, Hildebrand e Pippa Mann sono rimasti infortunati (delle loro condizioni fisiche ci occuperemo più avanti nel post).
E’ stato deciso che l’inchiesta si comporrà di due fasi: la prima,che richiederà alcune settimane, prevede che un gruppo di lavoro interno raccolga e valuti tutti i dati e le evidenze dell’incidente in modo da stabilire con precisione dinamica e cause.
Questo team di esperti è composto da membri della safety commission e da ufficiali di gara e si avvarrà,nel suo lavoro, di consulenti ed esperti esterni (tra i quali anche quelli messi a disposizione dalla FIA).
Saranno analizzate, nello specifico, le 15 vetture incidentate, la telemetria di queste ultime, i dati raccolti dai sensori presenti a bordo (tra questi anche quelli sistemati negli auricolari della radio indossati dai piloti,che sono in grado di registrare le accelerazioni cui viene sottoposto il pilota),le risultanze del servizio di cronometraggio, foto e filmati dell’incidente, le dichiarazioni dei piloti coinvolti e i rapporti stilati dalla direzione gara.
Michael Murphy, medico legale della University Medical Centre di Las Vegas, ha stabilito che la morte di Dan Wheldon è stata causata dalla frattura del cranio.
La vettura dell’inglese presentava il roll-bar distrutto:al momento si ipotizza che ciò sia stato dovuto all’impatto della vettura contro uno dei pali di ferro che sostengono le reti di protezione che sormontano il muretto.
I risultati della Fase 1 dell’inchiesta saranno presentati ad una commissione esterna e indipendente per la loro validazione.
Nella Fase 2 le informazioni raccolte saranno utilizzate per incrementare la sicurezza attiva e passiva e per,dice il comunicato ufficiale, “minimizzare i rischi per il futuro”.

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IndyCar, No alla caccia alle streghe!

L’incidente di Las Vegas,come abbiamo scritto nei giorni precedenti, rappresenta una delle pagine più drammatiche e tristi di questo sport e se è vero come è vero che la perdita di una vita umana è sempre qualcosa di tragico, in questa occasione ,se possibile,questa fa ancora più male sia perchè si tratta di un giovane uomo che lascia moglie e due figli piccolissimi,sia perchè la vicenda presenta risvolti che, esaminati oggi, appaiono come dolorosi intrecci del destino.
Detto questo, mentre una serena e razionale riflessione di quanto è successo non è solo giusta e opportuna,ma anche doverosa e necessaria in vista del futuro,ciò che invece appare ingiusta ed inopportuna,nonchè scomposta e sbagliata, è la reazione di quanti (per fortuna pochi) ,addetti ai lavori o meno,semplici appassionati (quali noi siamo) o spettatori episodici, hanno messo su in questi giorni,sull’onda emotiva del momento,un clima di caccia alla streghe,che sinceramente non condividiamo.

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IndyCar, Un ritratto di Dan Wheldon.

Le origini.Daniel Clive Wheldon, per tutti Dan, è nato il 22 giugno 1978 in Inghilterra,ad Emberton, un piccolo centro nelle vicinanze di Milton Keynes (località famosa nel motorsport per il fatto di ospitare la sede della Red Bull e prima ancora della Jaguar e della Stewart).
La sua famiglia era numerosa (Dan aveva tre fratelli e una sorella) e appassionata di corse: il padre, di origini irlandesi, era stato un Kartista dilettante, la madre cronometrista in una pista locale.
Gli inizi in Inghilterra.Con queste premesse è facile immaginare come il piccolo Dan avesse sviluppato la sua passione per il motorsport: iniziò a guidare il kart a 4 anni e successivamente cominciò a competere a livello agonistico supportato economicamente dalla famiglia.
Tra il 1988 e 1990 vinse tre volte consecutivamente il Campionato inglese di Kart categoria cadetti e nel 1995,correndo per il team della leggenda del kart Tony Fullerton, vinse il Campionato del mondo FIA Formula A (per intenderci il titolo più importante a livello kartistico).
I tempi ormai erano maturi per il passaggio alle monoposto e Dan debuttò in Formula Vauxhall nel 1996 giungendo secondo in campionato,nel 1997 passò in Formula Ford classificandosi secondo e proponendosi come grande favorito per la stagione successiva (affrontata come pilota ufficiale Van Diemen) dove,però, incontrò sulla sua strada Jenson Button che si aggiudicò il campionato.

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IndyCar, Las Vegas: In pole c’è Kanaan.

immagine tratta dal sito www.indycar.com

Sarà Tony Kanaan a scattare dalla pole position della 300 miglia di Las Vegas incamerando il primo punto bonus del week-end.
L’esperto pilota brasiliano del team KV-Lotus ha girato alla media di 355.324 Km/h completando i due giri di qualificazione in 50.0582 secondi.
Escludendo Viso e Jakes, senza tempo per la sostituzione del motore, l’ultimo tempo cronometrato in classifica, quello di Simona De Silvestro (50.9637 secondi), è a soli 9/decimi dalla pole (distacco lo ribadiamo relativo a due giri), a dimostrazione del grande equilibrio in pista, che lascia presupporre una gara estremamente combattuta.

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IndyCar, Las Vegas: 5 milioni di buone ragioni.

immagine tratta dal sito www.indycar.com

Ann Babenco, la “simpatica” signora nell’immagine in alto con Dan Wheldon, è stata sorteggiata come possibile co-vincitrice del superpremio di 5 milioni di dollari messo in palio a Las Vegas: il jackpot sarà assegnato in parti uguali tra il pilota inglese e la fortunata spettatrice nel caso in cui il primo riesca a vincere la gara (ricordiamo che per regolamento Dan, 2 volte vincitore e campione in carica della Indy 500, dovrà partire in 34esima ed ultima posizione).

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Indycar, Las Vegas: Danica Patrick guida le prime prove libere.

immagine tratta dal sito www.indycar.com

C’è Danica Patrick in cima alla lista dei tempi della prime prove libere della 300 miglia di Las Vagas che chiuderà la stagione 2011 dell’IndyCar.
Per evidenti ragioni legate all’alto numero di vetture iscritte, i 34 piloti sono stati divisi in due gruppi che si sono alternati in pista.
Proprio il passaggio di molte vetture ha pulito in breve tempo la traiettoria gommando la pista e consentendo di ottenere già in questa prima sessione tempi di assoluto rilievo: la Patrick ha girato in 24.7349 secondi alla media di 359.55 Km/h, ma tutti sono estremamente vicini con la top ten racchiusa in poco più di due decimi e l’intero plotone in meno di sei decimi di secondo.

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IndyCar, Las Vegas: Le combinazioni possibili per il titolo.

immagine tratta dal sito www.indycar.com

Una sfida lunga un anno. Per il sesto anno consecutivo il titolo IndyCar sarà deciso nell’ultima gara di campionato e per il quarto anno di fila a contendersi lo scettro saranno un pilota del team Ganassi e uno del team Penske, cioè le squadre più prestigiose e vittoriose dell’automobilismo a stelle e strisce per le competizioni a ruote scoperte.
Dario Franchitti si presenta a Las Vegas con 18 punti di vantaggio su Will Power, avendo riguadagnato in Kentucky la testa della graduatoria persa a Motegi.
Pur equilibratissimo con sessioni di prove caratterizzate spesso da oltre venti vetture racchiuse in meno di un secondo tanto su ovali quanto su stradali,con 7 polesitter e 8 vincitori diversi e con altri splendidi protagonisti (uno per tutti Scott Dixon, vincitore del trofeo Foyt per il maggior numero di punti conquistati negli ovali), in effetti, però, il campionato è vissuto soprattutto sulla sfida tra Franchitti e Power (che ha toccato il suo apice polemico col contatto di Toronto) e sulla loro altalena in cima alla classifica: in testa lo scozzese dopo la prima gara, l’australiano dopo la seconda,ancora Dario dopo la terza,di nuovo Will dopo la quarta,pari punti dopo la settima, ancora Franchitti dopo l’ottava, di nuovo Power dopo la quindicesima, ancora una volta lo scozzese dopo la sedicesima.
Finora l’alfiere del team Ganassi ha comandato la classifica per 10 gare con un vantaggio massimo di 62 punti e minimo di 5, mentre il portacolori del team Penske è stato in testa al campionato per 6 gare con un vantaggio massimo di 16 punti e minimo di zero (i due come detto dopo la settima gara erano a pari punti e pari vittorie,ma tecnicamente Power era in testa perchè aveva più secondi posti dell’avversario).
Franchitti ha ottenuto quest’anno finora 2 pole,4 vittorie,3 giri più veloci,9 podi,13 arrivi nella top-five,16 nella top ten, 6 volte ha condotto il maggior numero di giri in testa alla gara; mentre Power ha collezionato 8 pole,6 vittorie, 2 giri più veloci, 9 podi, 11 arrivi nella top five e 12 nella top-ten,7 volte ha condotto il maggior numero di giri in testa alla gara.
L’ultimo appuntamento si corre sull’ovale di Las Vegas (nessuno dei due vi ha corso prima): quest’anno sugli ovali Franchitti ha collezionato 206 punti con 2 pole,2 vittorie,2 giri più veloci, 4 volte ha condotto il maggior numero di giri in testa alla gara, mentre Power ha ottenuto 158 punti con 1 pole,1 vittoria,nessun giro più veloce e 1 gara condotta per il maggior numero di giri in testa.
In totale in carriera sugli ovali Dario ha vinto 15 volte,Will una sola volta: attenzione,però, a dare l’australiano per battuto visto che nella gara scorsa del Kentucky (tri-ovale da 1.5 miglia sulla falsariga di Las Vegas) Power era in pole e comandava autorevolmente la gara fino al contatto ai box che ne ha pregiudicato il risultato finale.

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IndyCar, Las Vegas preview:il circuito, i precedenti, l’entry-list e gli orari italiani.

Il circuito e i precedenti. Domenica prossima il Las Vegas Motor Speedway sarà teatro dell’ultimo e attesissimo appuntamento 2011 del campionato IndyCar, che assegnerà i titoli della classifica generale e di quella dei rookie e che, in caso di vittoria di Wheldon, distribuirà il superpremio di 5 milioni di dollari.
Il circuito, appartenente alla categoria dei tri-ovali,come possiamo vedere dall’immagine in alto, fu inaugurato nel 1971 e ha subito importanti ristrutturazioni nel 1996 e nel 2006.
La lunghezza è di un 1.5 miglia pari a 2.4 km e la gara si disputerà sulla distanza dei 200 giri pari a 300 miglia (o se preferite 480 km).
Il record sul giro appartiene ad Arie Luyendyk che nel 1996 con la sua Reynard-Cosworth fermò il cronometro in 23.842 secondi,girando alla media di 362.39 Km/h.
Molto difficilmente questo record sarà battuto nel prossimo week-end:anche se la ristrutturazione del 2006 ha incrementato il banking delle curve e di conseguenza la velocità nelle curve stesse è aumentata, le Dallara-Honda attuali sono più pesanti e molto meno potenti.
Per quanto riguarda i precedenti, questa pista ha ospitato l’IRL dal 1996 al 2000 e la Champ Car nel biennio 2004-2005 e ,tranne che nel 1996 e nel 2000, la gara si è sempre corsa in notturna.
Il maggior numero di successi (2) è di Bourdais, tra i piloti vittoriosi qui troviamo anche Al Unser jr e Arie Luyendyk (entrambi due volte vincitori della Indy 500) e Sam Schimdt,attuale proprietario dell’omonimo team.
A titolo di pura curiosità vi diciamo che nel circuito ci sono cartelli che avvisano che non è permesso tenere armi: chi ne fosse trovato in possesso è invitato ad uscire e se non lascia il circuito può essere accusato di violazione di domicilio (la pista è considerata proprietà privata),viceversa se il possessore è titolare di un regolare porto d’armi non è reato introdurre armi nel circuito (ci si potrebbe chiedere quale persona sana di mente e benintenzionata vada a vedersi una corsa automobilistica con una pistola in tasca e si potrebbe notare la differenza abbissale con i nostri eventi sportivi dove, il calcio insegna, prima di entrare ormai si è iper-controllati!).
La nostra perplessità non fa che aumentare se consideriamo che il retro del biglietto d’ingresso porta la dicitura: “Con l’uso di questo biglietto, il titolare acconsente alla ragionevole ricerca di alcol,medicine e altri articoli vietati”: paese che vai…

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Back to the future: La gara Champ Car di Las Vegas del 2005.

Continuiamo nelle tappe di avvicinamento verso l’atteso finale di campionato di Las Vegas proponendovi oggi il video della gara Champ Car del 2005 che si svolse in notturna proprio sull’ovale della capitale del gioco d’azzardo e che vedeva impegnati in pista piloti che rivedremo protagonisti domenica sera come Tagliani,Servia,Tracy e Hunter-Reay. Ringraziamo l’utente CrapwagonChampcarfan che …

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Back to the future : La gara Champ Car di Las Vegas del 2004.

Siamo entrati nella settimana che si concluderà con l’ultima gara 2011 dell’ IndyCar, la 300 miglia di Las Vegas,che deciderà il titolo tra Dario Franchitti e Will Power e metterà in palio il superpremio di 5 milioni di dollari che sarà assegnato in caso di vittoria di Dan Wheldon. Per “prepararci” all’evento andiamo a spulciare …

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IndyCar, La “telenovela” del superpremio di Las Vegas.

immagine tratta dal sito indycar.com

Prende sempre più i contorni dell’ occasione persa la vicenda del superpremio di 5 milioni di dollari associato alla “IZOD IndyCar World Championship Presented by Honda”, nome ufficiale dell’ultima gara 2011 dell’IndyCar,che si svolgerà domenica 16 ottobre in quel di Las Vegas.
Alla stesura del calendario stagionale gli organizzatori avevano avuto l’idea molto interessante di rendere ancor più avvincente l’epilogo del campionato (che anche quest’anno rispetterà la tradizione che dal 2006 vede il titolo decidersi sempre all’ultimo appuntamento) creando un evento speciale: una gara su ovale (esclusa dalla classifica specifica che assegna il trofeo A.J. Foyt come a ribadire il carattere di sfida a sè stante) da svolgersi in quella che è universalmente riconosciuta come la capitale del gioco d’azzardo,Las Vegas appunto, mettendo a disposizione il favoloso jackpot di 5 milioni di dollari per il pilota non regular del campionato che fosse riuscito a vincere la gara.
La mossa era stata evidentemente pensata per attirare piloti celebri di altre serie,gente come Zanardi,Pastrana,Hornish,Montoya, o altre stelle della Nascar (quel fine settimana non impegnate di domenica visto che corrono di sabato a Charlotte) e perfino qualche ex-F1 desideroso di ritornare in pista (Villenevue,Raikkonen,….):una presenza chiaramente occasionale,ma di sicuro appeal sportivo e mediatico,che avrebbe sicuramente aggiunto interesse e attesa nei confronti di un campionato in crescita che ambiziosamente vuole tornare ai fasti della vecchia Cart,prima che la scissione e la crescita esponenziale della Nascar le sottraessero importanza e seguito.

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IndyCar, Kentucky: Carpenter in volata dopo il caos ai box.

immagine tratta dal sito media.indycar.com

La cronaca. Il leader della classifica Will Power parte in prima posizione (portando a casa il punto extra della pole) affiancato da Graham Rahal, gli altri championship contenders sono attardati: Dixon scatta settimo, Franchitti, afflitto da problemi al motore, solo undicesimo.
Al via Power prende il comando e guida autorevolmente il primo quarto di gara accumulando sino a tre secondi su Rahal (un vantaggio di tutta comodità in un ovale dove i 29 piloti sono racchiusi in qualifica in mezzo secondo e i distacchi si misurano in millisecondi).
Franchitti ,però, non è da meno: recupera sino in sesta posizione e viaggiando in scia riesce a conservare un pò di carburante.
Dopo il ritiro di Castroneves per problemi al motore,si apre la finestra della prima sosta ai box: tra i primi a fermarsi proprio Power e si verifica l’episodio che gli compromette la gara (e, forse, il campionato).

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IndyCar, Kentucky preview.

Il circuito e i precedenti. Torna in pista l’Indycar per il penultimo appuntamento stagionale: dopo sei stradali nelle ultime sette gare il finale di campionato prevede due gare su ovali,partendo domenica prossima dal Kentucky Speedway.
Relativamente recente (ultimato nel 2000),il circuito è situato a Sparta, città dello stato del Kentucky nella parte centro-orientale degli Stati Uniti, e appartiene alla categoria dei tri-ovali,come possiamo vedere dall’immagine in alto.
La lunghezza è pari a 1.5 miglia (pari a 2.4 km) e la gara si articolerà su 200 giri per la distanza complessiva di 300 miglia (cioè 480 km).
Quello del Kentucky è un appuntamento ormai classico,l’IRL prima e l’IndyCar poi vi corrono ininterrottamente dal 2000: il record sul giro in qualifica appartiene a Sarah Fisher, che nel 2002, girando in 24.0661 secondi alla media di 221.390 miglia orarie (356.293 km/h),ottenne la pole (prima di una donna nella storia dei maggiori campionati a ruote scoperte).
Nelle edizioni precedenti il maggior numero di vittorie (due a testa) è di Buddy Lazier e Sam Hornish jr,mentre il team Penske è la squadra che ha ottenuto qui il maggior numero di successi (tre).
Tra i piloti in griglia qui hanno vinto Tony Kanaan (2007), Scott Dixon (2008), Ryan Briscoe (2009) e Helio Castroneves (2010).
Proprio Scott Dixon è il pilota che vanta qui i migliori precedenti tra i tre che sono in lotta per il titolo: il neozelandese ha ottenuto,infatti, in otto partecipazioni, una vittoria, due poles e quattro arrivi nella top-five, mentre Power,in tre precedenti,è partito una volta in prima fila ed è arrivato due volte nella top-ten e Franchitti,nei sei precedenti, è scattato due volte in prima fila,ma ha ottenuto un solo arrivo nella top-five.
Tre volte è successo che il pilota vincente al Kentucky Speedway ha conquistato il titolo a fine stagione (Buddy Lazier nel 2000, Sam Hornish Jr. nel 2006 e Scott Dixon nel 2008).

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