Intervista a Max Papis, le domande le fate VOI

Motorsportrants ha la fantastica possibilità di porre una decina di domande ad un grande pilota italiano, attualmente impegnato nella Nascar Camping World Truck Series: Max Papis. Vorremmo che foste proprio voi a porre le domande che preferite a Max, commentando questa pagina. Tra 7 giorni provvederemo a selezionare le domande che saranno pervenute, per ridurle …

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Kenseth una spanna sopra a tutti in Texas, Edwards passa in testa alla classifica

Kenseth festeggia il ritorno al successo dopo 76 gare, fonte nascarmedia.com

Questa volta è Mattew Roy “Matt” Kenseth, trentanovenne del Wisconsin, campione Sprint Cup nel 2003 con una sola vittoria in stagione, a indossare il cappellone da cowboy e a puntare le pistole al cielo di Fort Worth. Il primo appuntamento del 2011 sulla pista texana ha premiato il suo ritmo, irraggiungibile per tutti gli altri, al termine di una gara segnata da appena 5 bandiere gialle e lunghi stint in verde, in cui le uniche insidie per la Ford #17 del Roush Fenway Racing sono venute dagli azzardi strategici di Kurt Busch e Tony Stewart, che hanno provato a sfruttare ogni goccia di carburante e una differente sequenza di pit-stops per tentare il colpaccio.

Sia la #22 che la #14 sono rimaste però a corto di carburante: Kurt Busch si è dovuto fermare per un rabbocco a 14 giri dal termine, restituendo la leadership della gara a Kenseth, mentre Tony Stewart ha finito la benzina all’ultimo giro, transitando sotto la bandiera a scacchi in dodicesima posizione, ultimo pilota a pieni giri. Le sue speranze, però, si erano già infrante in occasione della sua ultima sosta, quando è stato penalizzato per eccesso di velocità ai box, vanificando ogni vantaggio.

In testa per 169 giri su 334 (più di quanti ne abbia condotti nell’intera stagione 2010), Kenseth ha interrotto una striscia che lo vedeva assente dalla victory lane da 76 gare consecutive e ci ha anche scherzato su, chiedendo dove doveva parcheggiare la macchina per i festeggiamenti, dato che non se lo ricordava più. A detta del vincitore, poter stare davanti e usufruire di un flusso d’aria pulito è stato fondamentale per portare a casa la corsa. Come osservato già in altre occasioni ultimamente, quando un pilota si trova a viaggiare nel traffico, anche se è il più veloce in assoluto, incontra parecchie difficoltà a sopravanzare chi lo precede, mentre chi viaggia davanti, con aria “pulita”, riesce a gestire meglio le gomme e il setup in generale e a prendere un certo margine di vantaggio.

Tutto il Roush Fenway Racing è stato, come ci si aspettava, in forma smagliante, con Carl Edwards sull’ultimo gradino del podio, risollevatosi dopo una prestazione opaca a Martinsville, seguito dall’altro compagno di squadra Greg Biffle. Settima la quarta Ford del team, quella di David Ragan, anch’egli in crescita negli ultimi appuntamenti. Restando alle Ford, non sono andate male nemmeno quelle del Richard Petty Motorsport, con Marcos Ambrose buon sesto.

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KIMI IN NASCAR CAMPING WORLD TRUCK -ESCLUSIVO! La prima foto

Ecco la prima foto (dovrebbe essere confermato) di Kimi Raikkonen in Nascar…pronto a salire nel suo truck…tutto all black e da notare anche il casco della ditta italiana Stilo…anche questo ci fa piacere. Per chi volesse, nel link riportato qui sotto c’è l’articolo scritto dal nostro Max Papis su autosprint di questa settimana. Parla dei …

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Martinsville – Ancora Harvick sul filo di lana

Ormai Kevin Harvick potremmo ribattezzarlo “The Closer” o “Mr. Out of Nowhere”, perché ci ha decisamente preso gusto. Un solo giro in testa a Fontana, sei a Martinsville sempre al momento giusto. Il primo pluri-vincitore del 2011 è quindi il pilota del team di Richard Childress, che questa volta fulmina con un sorpasso perentorio a …

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Raikkonen in nascar, Martin, Earnhardt, il contratto di Edwards e le anticipazioni da Martinsville

Ancora lui – la notizia della settimana è senza dubbio il futuro debutto di Kimi Raikkonen nelle serie NASCAR, previsto per il 20 Maggio a Charlotte nella Camping World Truck Series. A parte l’attenzione dei media europei che l’avventura del finlandese potrebbe portare, quello che ha fatto più scalpore negli States è stata la scelta …

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Nascar – California, Harvick all’ultima curva dell’ultimo giro

Bandiera bianca: la Chevrolet #29 bianca, nera e rossa di Kevin Harvick ha già scavalcato nel giro precedente quel “cagnaccio” di Kyle Busch, che ha opposto una resistenza velleitaria, e ora si é incollata al paraurti di Jimmie Johnson sul rettilineo opposto alle tribune. A due curve dalla bandiera a scacchi, la spinta é sufficiente …

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Bristol – Kyle Busch è ufficialmente Bristol-man

kyle busch, fonte Nascarmedia.com

Kyle Busch è inarrestabile sul mezzo miglio del Tennessee. Tre vittorie nelle tre categorie nel 2010, due vittorie in Nationwide e Sprint Cup nel 2011.
Il bad-boy di Las Vegas è un concentrato delle caratteristiche necessarie per imporsi sugli short-track: velocissimo sulla breve distanza (il migliore in assoluto secondo la statistica dedicata della nascar, che si chiama Fastest Drivers Early In a Run), determinato, a volte anche troppo, nei duelli, fortissimo in restart e assistito da una pit-crew in grado di bruciare sul tempo i migliori concorrenti. Quest’anno sembra aver definitivamente messo da parte le sue intemperanze e a Bristol, in special modo, nessuno è stato in grado di opporsi alla Toyota #18 del Joe Gibbs Racing. Il più giovane dei fratelli Busch ha incassato la ventesima vittoria in carriera nella massima divisione a soli 25 anni e si é proiettato al sesto posto in classifica generale.
Di fronte a circa 120.000 spettatori, pochi rispetto al consueto sell-out che si registra costantemente in Tennessee, il primo dei due appuntamenti annuali a Bristol é partito con Carl Edwards, autore dell’unico giro sotto i 15 secondi delle qualifiche, in pole position. La prima fase di gara ha vissuto intorno alla parziale incertezza riguardo alle gomme Goodyear, afflitte da cedimenti durante le prove e oggetto di un cambio di mescola subito dopo le qualifiche. Le squadre avevano già utilizzato la nuova mescola su due piste, nel 2010, e il fornitore di pneumatici é così riuscito ad arginare un potenziale disastro. Tre soli gli inconvenienti originati dalle coperture, per Truex, Keselowski e un infuriato Robby Gordon. Problemi anche per Denny Hamlin, sdoppiatosi durante la competition yellow del giro 52, dopo che era rimasto coinvolto nell’incidente del giro 29 con, tra gli altri, Vickers, McMurray e Allmendinger. Il pilota della Toyota #11 ha poi chiuso al trentatreesimo posto, assestandosi sul diciassettesimo gradino della classifica ica.
In seguito la gara si é dipanata sul filo di lunghi run in bandiera verde, con Johnson e Kyle Busch in evidenza come i più veloci in assoluto. Come lo stesso Johnson ha fatto notare a gara terminata, girare con aria “pulita” si é rivelato fondamentale: i migliori avevano un passo molto simile e chi si trovava davanti riusciva ad acquisire un certo vantaggio, mentre gli altri si rallentavano a vicenda.
Tutto si é deciso all’ultima sosta, ad una settantina di giri dal traguardo, quando Johnson é rientrato primo ed é uscito dai box al quarto posto, scavalcato da Busch, Edwards, e Harvick. Lo spettro dei problemi avuti nel 2010 dalla pit-crew della #48 si é materializzato nuovamente davanti al californiano di El Cajon, che si dice comunque fiducioso nelle capacità di miglioramento dei suoi nuovi meccanici, comportatisi molto bene durante tutto il resto della Jeff Byrd 500. A quel punto tutti avevano benzina e gomme per arrivare alla fine e non si sono più fermati.

i tre che si sono giocati la gara nel finale, fonte Nascarmedia.com

La gara si é risolta in uno scontro a tre sul filo dei decimi tra Busch, Edwards e Johnson, durato diversi giri e intervallato da alcune bandiere gialle, ma conclusosi a favore del pilota del Nevada, perfetto nei restart, che ha preso margine nel finale, tagliando il traguardo davanti alla Ford #99, alla Chevy #48, autrice del maggior numero di giri in testa, alle Ford di Kenseth e del sorprendente Menard, con Harvick, Busch, Biffle, Kahne, Newman, Earnhardt e Martin a chiudere la top twelve.

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Scritto per voi dalla fila – Carl Edwards si impone a Vegas

Las Vegas é l’opposto letterale di Phoenix in moltissime cose. Qui é tutto colossale, un enorme luna park, o meglio un centro commerciale all’ennesima potenza. Anche i circuiti non si somigliano per niente. Quello dell’Arizona é più a misura d’uomo, quello del Nevada soffre di manie di grandezza, tanto che i bus e i taxi …

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Daytona 500 – Bayne riporta i Wood Brothers in victory lane dopo 35 anni

Trevor Bayne "fuma" a Daytona, fonte nascarmedia.com
stesso numero, stessa livrea, David Pearson al volante

Sulla roulette di Daytona è uscito il 21 di Trevor Bayne, ventenne (più un giorno) del Tennessee, alla seconda esperienza in Sprint Cup e nemmeno iscritto per prendere punti in campionato, visto che ha un programma limitato a 17 gare e privilegerà la Nationwide, in cui correrà col Roush Fenway Racing. E meno male che ha vinto Bayne, perché il resto della corsa è stato costellato da una lunga fila di incidenti, 17 le le gialle in totale (record), che hanno tolto di mezzo un bel numero dei favoriti della vigilia. Bayne è stata la cosa migliore che potesse capitare a questa 53a edizione della Great American Race, rovinata dalla congiunzione astrale tra il nuovo asfalto e i nuovi paraurti, che hanno obbligato i 43 piloti a viaggiare in 21 coppie praticamente da subito, con tutti i rischi e i possibili problemi connessi.

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4 giorni all’alba – La Nascar e il dilemma superspeedway

Daytona e Talladega stanno diventando una spina nel fianco per la NASCAR: ogni modifica che gli organizzatori apportano al regolamento per queste piste molto particolari sembra causare più danni che miglioramenti. Io credo che sia perché l’equilibrio è molto difficile da raggiungere ma anche perché ai piani alti non hanno ancora deciso esattamente che tipo …

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8 giorni all’alba – Budweiser Shootout, fuoco alle polveri

Montoya nella sua stock car mentre i meccanici preparano le variazioni di setup - fonte nascarmedia.com

Il (breve) letargo è finito! Nella notte italiana (ore 2:00 circa) sulla pista di Daytona si svolgerà il tradizionale Budweiser Shootout, gara su invito e fuori campionato, ma dal munifico sponsor, che precede di una settimana la 500 miglia . Di solito gli ammessi alla gara erano i piloti che avevano conquistato almeno una pole position (le qualifiche erano sponsorizzate sempre dal munifico sponsor birraio) durante la stagione precedente. Ora, visto che il brand sulle prove di qualificazione è passato ad un’altra birra, la Coors, sono state riviste anche le regole per l’accesso allo Shootout. L’intento era quello di allargare il campo partenti differenziarsi a livello di immagine, ma il risultato è stato quantomeno discutibile sul piano della chiarezza. Sono stati invitati:

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24 giorni all’alba – alla faccia della semplificazione?

Nella notte a Charlotte NC c’è stata la conferenza stampa che ha ufficializzato le novità regolamentari introdotte dalla NASCAR per i campionati del 2011. Nel disperato tentativo di riacciuffare il filo che aveva fatto crescere in maniera esponenziale spettatori e telespettatori nei primi anni duemila, o quantomeno di non perdere ulteriori fette di quella fanbase …

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Nascar Preseason Thunder – offseason ufficialmente conclusa per la NASCAR

fonte: nascarmedia.com

Il corto inverno della Sprint Cup è terminato. Da questo pomeriggio cominceranno i tradizionali test di pre-season della NASCAR sull’ovale di Daytona, teatro da qui a fine Febbraio di una miriade di gare, dalla 24 ore di Daytona del 29/30 Gennaio prossimi, passando per il Budweiser Shootout, le gare di Nationwide e Truck Series e la Great American Race, ovvero la 500 miglia di Daytona. Di solito questa tornata di test è più che altro un’occasione per prendere confidenza con i cambi di casacca della off-season, visto che in fondo la pista non dice molto da un punto di vista tecnico.

Quest’anno, oltre farci entrare nella zucca che Kahne ha il 4, Menard il 27, Kurt Bush il 22 (e non è più blu), che quello giallo e rosso non è più Harvick e che la blu deuce (la 2) è guidata da Keselowsky, potremo dare una sbirciata al nuovo asfalto, rifatto appena per la seconda volta dagli anni cinquanta, e fare l’occhio ai nuovi paraurti anteriori senza gli orridi “piloncini” di supporto. Altra novità tecnica è la riduzione (1/32 di pollice!!) della dimensione dei restrittori per l’aria, in modo da tenere le velocità medie delle vetture in gruppo sotto le 200mph.

Personalmente non vedo l’ora di risentire la voce di Darrell Waltrip (non penso ci sarà prima dello Shootout) e di sentire il rombo dei V8 spinti a tutta. Musica Maestro!

Ecco l’elenco dei partecipanti  

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Un decennio in pillole

Questo articolo è una piccola raccolta in ordine sparso, scritta a quattro mani, delle cose che ci sono rimaste impresse del decennio trascorso. Non pretende assolutamente di essere esaustiva, anzi! Se vi viene in mente qualcosa che abbiamo mancato fatecelo sapere nei commenti 🙂

la vignetta di Matitaccia per i caschi d'oro del 2001, una scena indimenticabile, fonte www.alex-zanardi.com

Incidente Alex Zanardi 2001: pensavamo di averlo perso per sempre…ma Zanna ha saputo reagire, rialzarsi, letteralmente e tornare a guidare…la sua storia sportiva sarebbe da insegnare nei banchi di scuola.

La morte di Dale Earnhardt Sr.: la 500 miglia di Daytona del 2001 è stata segnata dalla scomparsa di uno dei personaggi più carismatici che la NASCAR abbia mai avuto. Indomabile come ogni tipico eroe americano, The Intimidator se n’è andato a modo suo.

Michele Alboreto: ci ha lasciati orfani durante un test al Lausiztring alla guida della sua audi r8…inseguiva il sogni di ritrionfare a le mans e vincere alla grande nelle gare endurance, non riusciva a staccarsi dalle corse..il destino ci ha privato di vederlo vincere ancora molto…ha dato molto a tutti noi sportivi…purtroppo in molti sembrano dimenticarsene.

La riunificazione tra IRL e CHAMP CAR: la faida che ha segnato, sopratutto nel male, l’automobilismo americano a ruote scoperte è giunta alla fine nel 2008 senza veri vincitori. Ci vorrà ancora molto per riportare in auge la serie per monoposto che vanta come gioiello la 500 miglia di Indianapolis. Il 2012 sarà un anno assolutamente cruciale per la Indycar

Italiani a Le Mans: avevano iniziato Alboreto e Martini, hanno continuato Pirro, 5 vittorie, e Capello 3.. con svariati podii…Vincitori di moltissime gare endurance tra Alms e Lms..se fossero inglesi sarebbe già Sir ed osannati a furor di popolo come un certo signor Bell.

Audi: entra nell’endurance nel 1999..dal 2000 annichilisce la concorrenza, prima con al r8, poi con il primo proto diesel la r10…Vince una Le Mans storica nel 2008 contro la velocissima Pegeout, si ripete nel 2010 con i primi tre posto del podio…la squadra gestita da Joest è uno schiacciasassi per tutto e tutti…in Europa ed in America.

Minardi: sparisce la scuderia di Faenza dalla f1. Resterà per sempre nel cuore di tutti, anche senza mai un podio e pochi punti nel carniere. Ha lanciato molti giovani italiani e non. Ancora ora manca in questa F1.

Jimmie Johnson 5 volte campione: non ci era mai riuscito nessuno, nemmeno i grandissimi della categoria Richard “The King” Petty e Dale “The Intimidator” Earnhardt, vincitori entrambi di 7 campionati NASCAR, ma mai più di tre consecutivi.

Crashgate: che dire? Far andare a muro deliberatamente un pilota per far vincere il pupillo di casa è una cosa oscena..ma se la sono cavata con poco..vero briatore,renault,Alonso, Pat Symond e Piquet Jr?

Copygate: fotocopie ferrari in mclaren…spionaggio industriale, dati copiati e provati durante i test..pagina buia della f1, ma cose del genere erano già successe tempo fa…e quando fu la toyota a fare lo stesso la ferrari non si arrabbiò cosi tanto.

Sebastien Bourdais: spesso sottovalutato, il talento del francese si è espresso soprattutto oltreoceano, dove si è imposto per quattro volte consecutive nella Champ Car, purtroppo in un momento in cui tutta la serie mancava di competitività. Tornato in europa si è fatto strapazzare da Vettel alla Toro Rosso per poi dedicarsi all’endurance.

Sebastian Loeb: l’escalation del fenomeno alsaziano copre tutto il decennio. Un nono e un decimo posto nei due rally mondiali disputati nel 2000, secondo nel WRC del 2003 (con 3 vittorie) alle spalle Solberg, poi un dominio incontrastato: 62(!) vittorie su 138 gare disputate nel mondiale e sette titoli consecutivi. Anche per lui vale il fatto che le gare non sono più le maratone massacranti di un tempo e forse gli avversari non sono un granché (il solberg ottimo privato ne è una prova), ma la data di nascita non se l’è sicuramente scelta lui.

Montecarlo Italiana: non succedeva dal 1982…Riccardo patrese con la Brabham…dopo 12 anni nel 2004 l’inno di mameli torna a suonare a casa dei ranieri…grazie a Jarno Trulli ..pole vittoria e giro più veloce, la gara perfetta.

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71 giorni all’alba – la banda del buco

il buco che tanto penare ha causato nel 2010, fonte www.news-journalonline.com

E’ partito il conto alla rovescia per la prossima 500 miglia di Daytona, letteralmente, lo trovate qui. L’edizione 2011 sarà la numero 53 della Great American Race e come avevamo anticipato, si svolgerà su una pista riasfaltata dopo i numerosi problemi, leggasi buchi, verificatisi nell’edizione 2010.

E’ incredibile come gli americani riescano a trasformare più o meno qualsiasi cosa in un evento, perfino la stesura di un manto d’asfalto, mentre da noi si lascia marcire l’Anello Alta Velocità di Monza col sorriso sulle labbra. C’è addirittura una sezione del sito ufficiale dello speedway dedicata, con una webcam perennemente puntata sugli operai al lavoro dalle parti di curva 1, eccola. Si parla di 50000 tonnellate d’asfalto per 13 ettari e rotti.

Sentiremo parlare parecchio di questa ripavimentazione, specie con l’approssimarsi della data fatidica della 500 miglia, perché l’asfalto e i suoi avvallamenti sono stati una caratteristica peculiare del superspeedway della florida negli ultimi anni.

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Grazie, prego, scusi, tornerò

Scherzavamo, insomma… ci si riproverà nel 2011 a spodestare Jimmie Johnson, Chad Knaus, Rick Hendrick e il team della Chevy #48.

Quello che è andato in scena ad Homestead Miami, domenica sera è stato un balletto continuo di possibilità e soluzioni, dal quale è emerso vincitore, guarda un po’, il pluricampione californiano, per la gioia dei suoi, abbastanza sparuti, tifosi e la rabbia di una schiera sterminata di detrattori, che gli attribuirebbero anche il diffondersi dell’influenza, nonché per la disperazione dei network televisivi, che vedono scendere i ratings delle loro trasmissioni, ovviamente senza domandarsi se sia colpa di Johnson o del loro prodotto.

Carl Edwards e Jimmie Johnson, fonte Nascar.com

C’è poco da complottare, basta chiedersi come mai la nascar dovrebbe favorire la #48 piuttosto che l’idolo delle folle Dale Jr. e soprattutto come mai dovrebbe penalizzare il proprio prodotto con una dominazione quinquennale che sembra far scappare i telespettatori. Si può discutere del’utilità di certe gialle per debris negli ultimi trenta giri, ma non le vedo sicuramente rivolte ad avvantaggiare un pilota piuttosto che l’altro, al massimo servono a ottenere finali di gara più emozionanti.

Per la cronaca la gara l’ha vinta Carl Edwards, che ha dominato in lungo e in largo per tutto il pomeriggio, assistito alla perfezione dalla sua Ford #99 e aiutato dai problemi meccanici di Martin Truex Jr., unico pilota a tenere il passo dell’alfiere del Roush Fenway Racing. 190 giri in testa su 267 a Miami e due vittorie nelle ultime due gare sono una promessa forte e chiara per il 2011ma Carl questa promessa l’aveva già fatta nel 2008, salvo poi naufragare con tutto il team. Lo aspettiamo di nuovo a Daytona, sperando che possa essere un candidato consistente alla vittoria finale.

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Risse da saloon, pistole e cappelloni a tesa larga

denny hamli festeggia la vittoria in texas, fonte nascar.com

Ok, Ok, ho sbagliato completamente la previsione sul buon Montoya, ma non desisto, ci riprovo con la prossima gara, anche se sinceramente mi sembra una pista da Hendrick o da Joe gibbs, per cui pescare un outsider sarà difficile. Il buon JPM, dopo una qualifica più che buona, è sparito immediatamente dai radar, chiudendo mestamente in 28a posizione, neanche lontanamente in corsa per il buon risultato che prefiguravo.

Per il resto si è visto di tutto a Forth Worth domenica: risse, incidenti, sorpassi, gestacci con conseguenti penalizzazioni, cappelloni da cowboy, pistole e perfino una sostituzione in corsa di una intera pit crew.  L’ovalone a forma di D dello stato della stella solitaria non ha tradito le aspettative. La classifica della Chase ne esce pesantemente modificata, con Hamlin che vince e passa in testa, con un vantaggio di 33 punti su Jimmie Johnson e 59 su Kevin Harvick quando mancano appena due gare al termine.

I tre contendenti

Denny Hamlin si è imposto partendo dalla 30esima posizione, grazie ad un’auto che ha assecondato a meraviglia i cambiamenti della pista, dovuti alle variazioni di temperatura durante il corso della gara, che è partita nel pomeriggio per terminare con l’impianto di illuminazione acceso. Non ha sbagliato nulla il pilota, impeccabile nel tenersi lontano dai guai e nel respingere con aggressività l’attacco di Kenseth all’ultimo restart, quando mancavano appena tre giri alla bandiera a scacchi. Non ha sbagliato nulla nemmeno il team, che ha scelto appositamente un pit stall a ridosso di quello del team numero 48 per mettere sotto pressione ed ostacolare in ogni modo il campione uscente. Apparsi appena in difficoltà nelle fasi iniziali, i meccanici del Joe Gibbs Racing si sono subito ripresi e hanno portato a termine una gara ottima anche dal punto di vista della strategia. Che sia l’anno buono?

Jimmie Johnson è apparso appannato, non tanto dal punto di vista del pilotaggio, anche se nelle fasi finali era chiaramente in difficoltà per il sovrasterzo di un’auto che nei primi giri sembra consentirgli qualsiasi tipo di manovra, quanto da un punto di vista strategico. Come avevamo preannunciato qui, il vero punto debole del campione californiano sono state le soste ai box: 4 pit deficitari nei primi sette hanno continuamente obbligato Johnson a spremersi per recuperare posizioni in pista, fino a che non sono subentrati i meccanici di Jeff Gordon, nel frattempo ritiratosi (di questo si parla più sotto nel dettaglio). A quel punto però la frittata era fatta e il 48 non è più apparso incisivo, restando bloccato intorno alla sesta posizione. Col senno di poi si è rivelata sbagliata anche la chiamata all’ultima gialla, quando Jimmie è rimasto in pista, bloccato in restart dietro a Biffle che non aveva più la seconda marci, mentre quasi tutti quelli dietro di lui si fermavano per 2 gomme fresche e un finale all’ultimo sangue. Johnson ha chiuso nono, decisamente sottotono e deve aggrapparsi ad una pista a lui favorevole come Phoenix per sperare di rientrare in corsa per il suo quinto titolo.

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Si ricomincia da tre

Nel video qui sopra, la sintesi della 500 miglia di Talladega prodotta da “The Final Lap”

Si ricomincia da tre, o meglio da zero. L’incubo Talladega è passato, mancano tre gare all fine della Chase for The Cup e sono ancora tre i contendenti per il titolo, che si sfideranno stasera in Texas, a Forth Worth, su un ovale da 1,5 miglia dalle velocità di percorrenza altissime e caratterizzato da ingressi di curva particolarmente ostici, a causa dei repentini cambi di pendenza.

La gara di Talladega è stata, per la maggior parte del suo svolgimento, molto controllata, ci sono state poche bandiere gialle, molta strategia ed un finale monco, con un incidente all’ultimo giro che ha congelato la classifica e consegnato la vittoria a Clint Bowyer, il quale si prende una bella soddisfazione, essendo il primo pluri-vincitore di questo autunno caldissimo. Per un racconto dettagliato della gara vi rimando al consueto, ottimo articolo di Motorsport Magazine

Cosa abbiamo visto a Talladega

Abbiamo visto soprattutto due condotte di gara differenti, per quanto riguarda i capoclassifica.

bowyer e un Harvick "scocciato", fonte nascar.com

Harvick, notoriamente a suo agio sui superspeedway,  ha corso sempre all’attacco, ha rischiato grosso quando Ambrose gli ha tagliato la strada fuori controllo, spinto dall’altro RCR Bowyer, ha rischiato seriamente di vincere con una macchina che più incerottata non si poteva, e si è ritrovato con un secondo posto che lo colloca a 38 punti dalla vetta.

Hamlin ha cercato di correte coperto e ha perso qualche punto nel finale concitato (in cui a chiuso nono), complice un Mark Martin che si accorge del sopraggiungere di Johnson e Gordon e smette di spingere la Toyota #11. Poteva andare peggio, visto che per una sua distrazione il trentenne della Florida era precipitato fra le schiere dei doppiati a metà gara. Ora sono 14 i punti da recuperare.

Johnson, come Hamlin, è stato coperto per tutto il tempo, mettendo fuori il naso solo per condurre un giro in testa e prendere 5 punti bonus. A 16 giri dalla fine Knaus ha suonato la carica e il 48, in coppia con Jeff Gordon si è portato nelle primissime posizioni. Poteva vincere, ma all’ultimo restart, quando tutti cercavano qualcuno con cui far coppia, attorno a lui si è fatto il vuoto e ha dovuto aspettare di nuovo Gordon. I due si sono prodotti in un’ottima rimonta, forse addirittura castrata dalla gialla che posto fine alla gara.

Nel complesso abbiamo visto qualcosa di molto distante da una gara automobilistica, ancora più di quello a cui ci ha abituato il tracciato dell Alabama:

  • Per vincere bisognava procedere a coppie. Due auto incollate tra di loro viaggiavano più forte dell’intero plotone ed erano in grado, con la dovuta rincorsa, di prendere anche un discreto vantaggio. A dimostrazione di ciò la gara si è conclusa con una lotta fra due coppie: Bowyer – Montoya e Harvick – Reutimann. Una cosa veramente particolare e nemmeno facile, visto che per un micro-spostamento mentre era appiccicato al Paraurti della #31, Dale Jr. ha messo fine alla propria gara e a quella di Jeff Burton. Aspettiamoci le stesse caratteristiche dalla prossima Daytona 500 sul circuito riasfaltato.

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Chi semina vento raccoglie…

 

jimmie johnson in scala

 

Gli sta bene a quelli della NASCAR

hanno ideato, per la loro serie principale, la Sprint Cup, ex Nextel ed ex Winston cup, un sistema di playoffs, in vigore con pochi aggiustamenti dal 2004 (per maggiori dettagli sulla formula vi rimando a wikipedia) per rendere la competizione più accesa nella parte finale della stagione e far alzare i ratings televisivi e si sono ritrovati per le mani un 4 volte (consecutive) campione che ora punta al quinto titolo, tra la “noia” generale e un calo dei ratings non da poco. L’idea iniziale era quella di evitare i campionati decisi a settembre e i campioni con poche vittorie, come Matt Kenseth nel 2003, per cui si è puntato su un sistema che ridistribuisce i punti dei primi in classifica alla vigilia delle ultime 10 gare in calendario, premiando con dei punti in più i piloti che hanno vinto più gare durante la stagione regolare: una vera e propria post-season.

Bene, il risultato è stato un passaggio che non mi è piaciuto per niente, da un campionato di regolarità ad un mini-campionato in 10 gare in cui se ti mandano a muro 2 volte sei spacciato, o quasi. La scelta si è rivoltata contro chi l’ha fatta, perché è emerso un team particolarmente performante in questo periodo dell’anno che ha sbaragliato il campo per 4 anni consecutivi e va per il quinto: la Chevy #48 di Jimmie Johnson e del suo crew chief Chad Knaus. C’è più suspance, forse, vince comunque il migliore, certo, ma se era la suspance che cercavano, potevano fare a “chi vince l’ultima prende tutto”…e infatti ci stanno pensando per davvero.

Per come la vedo io non è solo un fatto di piste particolarmente gradite al pilota, di fortuna o di superiorità del team Hendrick rispetto agli altri mega-team concorrenti. Per me si tratta di un cambio di filosofia radicale all’interno della nascar stessa, che, abbinato al formato della Chase, ha prodotto ciò che non volevano.

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