Pocono Preview,le anticipazioni dal Tricky Triangle

Il Pocono Raceway costituisce la dimostrazione scientifica che i tracciati ovali non sono tutti uguali. Per la precisione, si può parlare di un tri-ovale, non a caso conosciuto come “Tricky Triangle”, da 2.5 miglia adagiato nei boschi della Pennsylvania, a due passi da New York City e da Philadelphia. Questo gigante tutto particolare ha tre …

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Childress multato, Buescher in pole, Bowyer primo nel Prelude

Questo fine settimana scenderanno in pista la Sprint Cup e la Camping World Truck Series, rispettivamente a Pocono (domenica, ore 19 circa italiane) e Forth Worth (alle 3 della notte tra venerdì e sabato) Procedura di qualifica cambiata e conseguenti polemiche – E’ cambiata la procedura che stabilisce l’ordine di uscita nelle qualifiche per tutte …

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La strategia la fa da padrona, la spunta Keselowski

Keselowski festeggia con la bandiera americana, Credit: John Harrelson/Getty Images for NASCAR

Anche al Kansas Speedway la vittoria ha arriso al pilota che ha saputo gestire al meglio la propria strategia di gara e il consumo di carburante. Brad Keselowski si é imposto nella STP 400 subentrando al comando della corsa al suo compagno di squadra Kurt Busch al giro 259 di 267, transitando sotto la bandiera a scacchi con poco più di un paio di secondi di vantaggio su Dale Earnhardt Jr., seguito da Denny Hamlin, Jeff Gordon, Carl Edwards, Jimmie Johnson.

La gara é stata dominata per lunghi tratti da un redivivo Penske Racing, con la #22 di Kurt Busch, perfettamente a suo agio sugli avvallamenti e l’asfalto scivoloso dell’ovale del Kansas, che ha condotto le danze per la bellezza di 152 giri ma si è dovuto fermare per fare rifornimento quando mancavano 9 giri alla fine.

“Non ho saputo di essere al comando fino a 2 giri dalla fine. Ho un po’ allungato il collo e ho intravisto la torre che segnale le posizioni in pista e ho visto che ero in testa. Sulle prime mi sono arrabbiato con il team per non avermelo detto, ma mi è passata non appena ho attraversato la linea d’arrivo.

Abbiamo fatto tutto il possibile per conservare carburante. Non mi ha influenzato il fatto di sapere o meno se ero al comando. Probabilmente è stato molto intelligente da parte della squadra non avvisarmi, perché probabilmente avrei guidato in modo troppo deciso. Alla fine tutto ha funzionato al meglio e siamo arrivati in victory lane e questo è tutto quello che conta” ha detto Keselowski nella conferenza stampa post-gara.

Il momento che ha deciso le sorti della tredicesima prova della Sprint Cup è stata la quarta bandiera gialla sventolata dal direttore di gara, in seguito ad un testacoda di Dale Earnhardt Jr., al giro 154. A quel punto Hamlin, lo stesso Earnhardt, Edwards ed altri sono rientrati ai box, sfalsando le strategie e mettendosi in condizione di effettuare un solo rifornimento prima della conclusione. Tutti gli altri piloti, tranne Keselowski, hanno dovuto rifornire negli ultimi 20 giri, quando è apparso piuttosto chiaro che non ci sarebbe stata una gialla nel finale. Brad invece, ha corso col piede vellutato, arrivando a percorrere lunghi tratti addirittura in folle, rifornendo 5 giri dopo il compagno di squadra Busch e resistendo nelle ultimissime battute al ritorno di Dale Earnhardt Jr..

Il pilota del Team Hendrick Motorsport, dal canto suo, è andato ancora a tanto così da un’affermazione che a questo punto meriterebbe. All’uscita dall’ultimo rifornimento, quando l’unico avversario allineato a lui in quanto a strategie era Hamlin, si è fiondato all’inseguimento della Toyota #11, sorpassandola in modo perentorio. A quel punto si è messo in caccia anche della Blue Deuce, ma non ha potuto spingere fino all’ultima tornata perché ha ricevuto indicazione di risparmiare carburante da parte di Steve Letarte, forse preoccupato, ma questa è una supposizione, per un possibile rifornimento di carburante incompleto.

Per Denny Hamlin, invece, la gara è andata persa quando si è visto sfilare da Dale Jr., ma il podio di domenica rilancia ulteriormente il pilota della Virginia, che solo un mese fa pareva tagliato fuori da qualsiasi gioco.

risultato deludente in kansas per il team RPM, Credit: Jame Squire/Getty Images for NASCAR

In classifica Edwards sale a 40 punti di vantaggio su Johnson, che riguadagna la seconda piazza, con 1 punto su Dale Earnhardt Jr e 3 su Kevin Harvick. Appena fuori dalla top-10, all’undicesimo posto, si porta Denny Hamlin: appena un punto lo separa dal decimo posto di Ryan Newman. Jeff Gordon guadagna 3 posizioni e si porta tredicesimo posto, mentre perdono un po’ di terreno i due del team RPM, AJ Allmendinger e Marcos Ambrose, rispettivamente sedicesimo e diciannovesimo. Keselowski, grazie ai punti conquistati con la vittoria sul Kansas Speedway, si porta al ventiduesimo posto in classifica, giusto a ridosso della posizione utile per puntare ad una Wild Card.

Cosa abbiamo visto in Kansas

Pit-stop per Kurth Busch, autore di oltre 150 giri al comando, Credit: Jared C. Tilton/Getty Images for NASCAR

Tattica – anche questa settimana è venuto fuori uno degli aspetti che più rende affascinanti le gare su ovale: la strategia. Si può lottare al vertice per tutta la corsa e finire beffati per un bicchiere di benzina, sommando il fattore tattico all’estrema competitività di tutta la categoria. Probabilmente anche l’introduzione della Wild Card ha una certa influenza sulla varietà di soluzioni che i teams provano nel corso delle gare, perché azzardare al massimo e cogliere anche solo una vittoria o due potrebbe garantire un posto tra i dodici che si contenderanno la Sprint Cup. Mica male!

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Dilemma per Danica, ritorno per Bayne e anticipazioni dal Kansas

IL DILEMMA DI DANICA – Non si placano i rumors che vorrebbero Danica Patrick impegnata full-time nella NASCAR a partire dal 2012, ma la nativa del Wisconsin, a quanto pare, non ha ancora preso una decisione definitiva. “Non c’è una decisione oggi, non c’è un annuncio oggi, e probabilmente non ce ne saranno per diversi …

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Altro giro, altro backflip: Carl Edwards vince l'All Star Race

fumo dal cofano e backflip per Carl Edwards, fonte nascarmedia.com

Che in questa stagione avremmo visto più di un backflip si era capito da un po’. Carl Edwards ha messo le mani sul maxi-assegno da 1,2 milioni di dollari che spetta al vincitore dell’All Star Race dopo aver terminato al primo posto tre dei quattro segmenti che costituiscono la gara. Dopo una sosta ai box (obbligatoria) perfetta tra il terzo e il quarto segmento, “Cousin Carl” ha resistito a Kyle Busch, per una volta non inbattibile in restart, per tutti e dieci i giri del segmento finale e ha tagliato il traguardo con un vantaggio di 4 decimi sulla Toyota #18, comunque soddisfatto dalle prestazioni mostrate dalla sua stock-car in una gara che non gli è mai stata molto amica.

Edwards dal canto suo è stato l’unico in grado di tenere costantemente una linea interna in modo redditizio, conducendo le danze per 29 dei 100 giri complessivi dell’evento. L’unico problema, il pilota del Missouri l’ha commesso dopo la bandiera a scacchi, quando, nell’intento di festeggiare, si è lanciato nel prato dell’infield per poi colpire un avvallamento, che ha distrutto il frontale della Ford #99 del Roush Fenway Racing.

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Edwards e Johnson dominano, Kenseth vince

gran burnout per Kenseth, fonte nascarmedia.com

Dice il vecchio adagio che non sempre l’auto più veloce è quella che taglia per prima il traguardo.

Matt Kenseth ha estratto il proverbiale coniglio dal cilindro a Dover, imponendosi in una gara che fino ad una quarantina di giri dalla bandiera a scacchi sembrava un affare privato tra Jimmie Johnson, Carl Edwards e Clint Bowyer (353 giri in testa su 400 in totale per i tre), segnata da lunghi run in regime di bandiera verde e da lotte serrate, ma corrette, in pista. Il pilota del Roush Fenway Racing ha vinto la corsa in pit-lane, scegliendo con il suo crew-chief Jimmy Fenning di cambiare solo due gomme, come diversi altri piloti, e allungando sui rivali nel finale.

Partita con Johnson in pole in virtù del suo miglior tempo nelle libere e dell’annullamento delle qualifiche per pioggia, la gara di Dover si é svolta con la minaccia del tempo, che si é anche materializzata in un leggero rovescio al giro 163, per poi lasciare spazio al sole e a temperature leggermente più alte.

La prima parte di gara ha visto lo scontro per la prima posizione tra Jimmie Johnson e Carl Edwards, nettamente più veloci dei rivali e impegnati a rincorrere le mutevoli condizioni dell’asfalto e dell’atmosfera. La Ford #99 del Roush Fenway Racing si é dimostrata più a suo agio nel momenti in cui il calcestruzzo del manto stradale veniva riscaldato dal sole, mentre la Chevy #48 del Rick Hendrick Motorsport prevaleva con temperature più basse. Nel frattempo si metteva in luce la coppia del Richard Petty Motorsport, composta da AJ Allmendinger e Marcos Ambrose, entrambi solidamente nella top-5, fino a quando la #43 non ha dovuto prendere la via del garage a causa della rottura del motore. Guai anche per Tony Stewart, afflitto da problemi di setup e per di più costretto ad una sosta ai box aggiuntiva per problemi con il rifornimento di carburante, così come per Greg Biffle, rallentato da problemi meccanici, e Regan Smith, afflitto da noie elettriche e meccaniche. Bene invece Kyle Busch, partito ultimo per aver sostituito il motore e risalito fino ai margini della top-ten in men che non si dica.

Edwards e Johnson si contendono la prima posizione per quasi tutta la gara, fonte nascarmedia.com

Da metà gara in poi Edwards ha preso il sopravvento e pareva poter controllare il distacco che lo separava da Johnson, che nel frattempo ha cominciato ad esplorare nuove traiettorie, più esterne, in cerca di un setup piú stabile e di una linea piú redditizia.

Entrati nell’ultimo quarto di gara, la coppia di testa é diventata un terzetto, grazie all’inserimento di prepotenza di Clint Bowyer, molto a suo agio con la Chevrolet #33 del Richard Childress Racing. Bowyer é passato al comando al giro 334, per rimanerci fino al giro 362, quando un testacoda di Juan Pablo Montoya ha rimescolato le carte per tutti. Mentre Bowyer, Edwards e Johnson hanno fatto la scelta conservativa di cambiare 4 gomme, Kenseth e altri 6 piloti, tra cui Marcos Ambrose e Brian Vickers ne hanno sostituite solo 2 e Mark Martin é rimasto in pista prendendo la testa della gara in vista dell’ultimo restart, davanti alla Ford #17.

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Kyle Busch senza rivali a Richmond

Busch festeggia la vittoria a Richmond, fonte nascarmedia.com

Kyle Busch è stato semplicemente inarrestabile: un gradino sopra al suo compagno di team, Denny Hamlin, e almeno un paio sopra a tutti gli altri. Soltanto nove vetture a pieni giri sono il segno inequivocabile del dominio imposto dal portacolori del Joe Gibbs Racing in Virginia, specie se si considera che nel finale entrambe le Toyota al comando hanno leggermente calato il ritmo per evitare problemi di consumo di carburante.

Il pilota di Las Vegas ha portato a 3 vittorie, le ultime tre gare primaverili, il suo bottino personale sull’ovale di Richmond, innalzando quello della squadra a 5 successi negli ultimi cinque appuntamenti sull’ovale della Virginia.

Nonostante la perentoria affermazione della #18 in librea blu, partita dalla ventesima posizione, la gara di Richmond non ha tradito le attese, offrendo sorpassi al limite, duelli a colpi di sportellate, qualche vendetta in pista e coloriti momenti radiofonici.

Dalla Pole è scattato Juan Pablo Montoya, che ha condotto per 25 giri, per poi cedere la prima posizione, prima a Clint Bowyer, per 17 giri, e poi a Kasey Kahne per  28 tornate, prima che le punte del Joe Gibbs Racing salissero in cattedra. Denny Hamlin è stato il primo a passare in testa, seguito dal compagno di squadra Busch, che ha dato luogo ad un monologo da oltre 120 giri, interrotto solo da un breve lampo di Jeff Gordon, apparso l’unico del team Hendrick in grado battagliare nelle posizioni nobili della classifica.

Mentre la prima metà di gara è stata interrotta soltanto da 2 bandiere gialle, entrambe per detriti sulla pista, dal giro 200 in poi si sono susseguiti incidenti ravvicinati, che hanno messo in gioco anche strategie basate sul consumo di carburante e sul cambio di due sole gomme durante i pit-stop, col fine di guadagnare posizioni in pista. Le uscite della pace-car sono state 8 in totale, pari a 60 giri in regime di bandiera gialla.

Newman spedito a muro da Montoya, fonte nascarmedia.com

Al giro 238 Montoya ha mandato in testacoda Ryan Newman, vendicando platealmente un colpo subito dalla #39 in  precedenza, mentre al giro 291, causa un contatto tra Keselowski e Vickers, alcuni piloti, tra cui Edwards, Burton e Earnhardt Jr. hanno deciso di non fermarsi ai box, sfalsando le proprie soste rispetto al gruppo.

Al giro 301 invece è stato il turno di un incidente che ha coinvolto la bellezza di 9 auto e a posto fine alle speranze, tra gli altri, di Gordon, Martin, Kenseth e Kurt Busch. Il tutto è scaturito da una fase molto concitata di gara, in cui la #24 si è trovata a viaggiare al centro di un gruppo di auto, quando la #33 ha toccato la #17, che si trovava all’interno, mandandola a sua volta contro la Chevrolet di Wonder Boy. Gordon è finito duramente contro il muretto interno, dove tra l’altro non sono presenti barriere SAFER, rimediando una bella botta, fortunatamente senza conseguenze fisiche.

Da quel momento, in testa si sono alternati Carl Edwards e Jeff Burton, cercando di raccogliere i frutti della propria strategia, ma la festa è durata poco, perché nei restart Kyle Busch si è dimostrato inarrestabile e ha sfruttato al massimo la linea esterna per riportarsi al comando al giro 317 e non mollarlo più per tutte le tornate successive. La #18 ha progressivamente distanziato tutti quanti, anche in fase di doppiaggio, lasciando solo Hamlin e Kahne a distanze “sopportabili”.

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Bayne, Blaney, Wendell Scott e le anticipazioni da Richmond

l'affascinante notturna di Richmond, fonte nascarmedia.com

Trevor Bayne in ospedale – I vincitore della Great American Race è di nuovo in ospedale per accertamenti in merito al malessere che lo ha nuovamente colto dopo essere stato morso da un insetto ad inizio Aprile. In seguito al suo ricovero, non ha potuto prendere parte alla gara della Nationwide Series, in cui è stato sostituito da Chris Buescher, che ha portato a casa un diciassettesimo posto. Bayne non avrebbe comunque preso parte alla gara di Sprint Cup, perché il suo programma con il team Wood Brothers prevede 18 gare e la squadra aveva già deciso di saltare l’impegno in Virginia, per rientrare a Charlotte.

Wendell Scott, al centro, fonte nascarmedia.com

Wendell Scott e la Hall of Fame – si è aperto un vero e proprio caso dopo l’esclusione dal ballottaggio per la Hall of Fame del 2012 di Wendell Scott. Sono in molti a perorare la causa di Scott, deceduto nel 1990, nonostante sia detentore di un’unica vittoria nella massima divisione, poichè l’ex-tassista della Virginia fu il primo afro-americano a competere nell’allora Grand National, affrontando ogni sorta di ostacolo, compreso un divieto a presentarsi in alcune piste come Darlington. Nel 1963 la sua vittoria fu addirittura taciuta dallo speaker, che annunciò l’affermazione del secondo classificato Baker, nel timore che la verità avrebbe aizzato il pubblico.

Nautica nuovo sponsor per AJ Allmendinger – Prosegue il buon momento commerciale del team Richard Petty Motorsport. Dopo l’accordo con STP è arrivato anche l’accordo con Nautica. L’azienda di abbigliamento sportivo, parte del colosso VF Corporation, che include anche marchi come Reef, Lee e Wrangler, sarà il main sponsor della Ford #43 a Richmond.

Dave Blaney trova nuovi fondi – Blaney e il Tommy Baldwin Racing hanno tenuto duro durante un’inizio di stagione difficile, in cui hanno praticato più volte lo start & park, ma l’ottima prestazione di Talladega ha dato i suoi frutti. Il team ha annunciato una partnership con la catena di ristoranti Golden Corral per 19 delle prossime 28 gare, nonchè un accordo con il marchio di soft-drinks Big Red per gli appuntamenti di Sonoma, Kentucky, Indianapolis, Chicago and Texas. Resta ancora scoperti due appuntamenti in Michigan, uno in Kansas e l’All Star Race.

Conferme e smentite – In settimana si sono rincorse voci di uno scambio di crew-chief in seno al Joe Gibbs Racing. I rumors parlavano di un trasferimento di Zipadelli dalla #20 alla #11 per far compiere a Mike Ford il percorso inverso. Tutti gli interessati si sono affrettati a smentire e il team tenterà di risollevare le sorti del vice-campione 2010 e del Rookie of the Year 2009 con la continuità di organico. Magari cominciando proprio da Richmond.

Hamlin si impone in Nationwide Series – Denny Hamlin è tornato alla vittoria nella gara di Nationwide Series di venerdì sera, a Richmond. Il pilota della Virginia ha condotto 199 de 250 giri previsti, mostrando un passo inarrivabile per tutti. Alle sue spalle si sono classificati Paul Menard e il primo dei contendenti per il titolo della categoria, Justin Allgaier. Ancora un vincitore dalla Sprint Cup quindi, mentre proprio Justin Allgaier comanda una classifica cortissima, precedendo di 4 punti Elliot Sadler, di 8 Aric Almirola e di 10 Jason Leffler.

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Kenseth una spanna sopra a tutti in Texas, Edwards passa in testa alla classifica

Kenseth festeggia il ritorno al successo dopo 76 gare, fonte nascarmedia.com

Questa volta è Mattew Roy “Matt” Kenseth, trentanovenne del Wisconsin, campione Sprint Cup nel 2003 con una sola vittoria in stagione, a indossare il cappellone da cowboy e a puntare le pistole al cielo di Fort Worth. Il primo appuntamento del 2011 sulla pista texana ha premiato il suo ritmo, irraggiungibile per tutti gli altri, al termine di una gara segnata da appena 5 bandiere gialle e lunghi stint in verde, in cui le uniche insidie per la Ford #17 del Roush Fenway Racing sono venute dagli azzardi strategici di Kurt Busch e Tony Stewart, che hanno provato a sfruttare ogni goccia di carburante e una differente sequenza di pit-stops per tentare il colpaccio.

Sia la #22 che la #14 sono rimaste però a corto di carburante: Kurt Busch si è dovuto fermare per un rabbocco a 14 giri dal termine, restituendo la leadership della gara a Kenseth, mentre Tony Stewart ha finito la benzina all’ultimo giro, transitando sotto la bandiera a scacchi in dodicesima posizione, ultimo pilota a pieni giri. Le sue speranze, però, si erano già infrante in occasione della sua ultima sosta, quando è stato penalizzato per eccesso di velocità ai box, vanificando ogni vantaggio.

In testa per 169 giri su 334 (più di quanti ne abbia condotti nell’intera stagione 2010), Kenseth ha interrotto una striscia che lo vedeva assente dalla victory lane da 76 gare consecutive e ci ha anche scherzato su, chiedendo dove doveva parcheggiare la macchina per i festeggiamenti, dato che non se lo ricordava più. A detta del vincitore, poter stare davanti e usufruire di un flusso d’aria pulito è stato fondamentale per portare a casa la corsa. Come osservato già in altre occasioni ultimamente, quando un pilota si trova a viaggiare nel traffico, anche se è il più veloce in assoluto, incontra parecchie difficoltà a sopravanzare chi lo precede, mentre chi viaggia davanti, con aria “pulita”, riesce a gestire meglio le gomme e il setup in generale e a prendere un certo margine di vantaggio.

Tutto il Roush Fenway Racing è stato, come ci si aspettava, in forma smagliante, con Carl Edwards sull’ultimo gradino del podio, risollevatosi dopo una prestazione opaca a Martinsville, seguito dall’altro compagno di squadra Greg Biffle. Settima la quarta Ford del team, quella di David Ragan, anch’egli in crescita negli ultimi appuntamenti. Restando alle Ford, non sono andate male nemmeno quelle del Richard Petty Motorsport, con Marcos Ambrose buon sesto.

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Martinsville – Ancora Harvick sul filo di lana

Ormai Kevin Harvick potremmo ribattezzarlo “The Closer” o “Mr. Out of Nowhere”, perché ci ha decisamente preso gusto. Un solo giro in testa a Fontana, sei a Martinsville sempre al momento giusto. Il primo pluri-vincitore del 2011 è quindi il pilota del team di Richard Childress, che questa volta fulmina con un sorpasso perentorio a …

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Nascar – California, Harvick all’ultima curva dell’ultimo giro

Bandiera bianca: la Chevrolet #29 bianca, nera e rossa di Kevin Harvick ha già scavalcato nel giro precedente quel “cagnaccio” di Kyle Busch, che ha opposto una resistenza velleitaria, e ora si é incollata al paraurti di Jimmie Johnson sul rettilineo opposto alle tribune. A due curve dalla bandiera a scacchi, la spinta é sufficiente …

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Bristol – Kyle Busch è ufficialmente Bristol-man

kyle busch, fonte Nascarmedia.com

Kyle Busch è inarrestabile sul mezzo miglio del Tennessee. Tre vittorie nelle tre categorie nel 2010, due vittorie in Nationwide e Sprint Cup nel 2011.
Il bad-boy di Las Vegas è un concentrato delle caratteristiche necessarie per imporsi sugli short-track: velocissimo sulla breve distanza (il migliore in assoluto secondo la statistica dedicata della nascar, che si chiama Fastest Drivers Early In a Run), determinato, a volte anche troppo, nei duelli, fortissimo in restart e assistito da una pit-crew in grado di bruciare sul tempo i migliori concorrenti. Quest’anno sembra aver definitivamente messo da parte le sue intemperanze e a Bristol, in special modo, nessuno è stato in grado di opporsi alla Toyota #18 del Joe Gibbs Racing. Il più giovane dei fratelli Busch ha incassato la ventesima vittoria in carriera nella massima divisione a soli 25 anni e si é proiettato al sesto posto in classifica generale.
Di fronte a circa 120.000 spettatori, pochi rispetto al consueto sell-out che si registra costantemente in Tennessee, il primo dei due appuntamenti annuali a Bristol é partito con Carl Edwards, autore dell’unico giro sotto i 15 secondi delle qualifiche, in pole position. La prima fase di gara ha vissuto intorno alla parziale incertezza riguardo alle gomme Goodyear, afflitte da cedimenti durante le prove e oggetto di un cambio di mescola subito dopo le qualifiche. Le squadre avevano già utilizzato la nuova mescola su due piste, nel 2010, e il fornitore di pneumatici é così riuscito ad arginare un potenziale disastro. Tre soli gli inconvenienti originati dalle coperture, per Truex, Keselowski e un infuriato Robby Gordon. Problemi anche per Denny Hamlin, sdoppiatosi durante la competition yellow del giro 52, dopo che era rimasto coinvolto nell’incidente del giro 29 con, tra gli altri, Vickers, McMurray e Allmendinger. Il pilota della Toyota #11 ha poi chiuso al trentatreesimo posto, assestandosi sul diciassettesimo gradino della classifica ica.
In seguito la gara si é dipanata sul filo di lunghi run in bandiera verde, con Johnson e Kyle Busch in evidenza come i più veloci in assoluto. Come lo stesso Johnson ha fatto notare a gara terminata, girare con aria “pulita” si é rivelato fondamentale: i migliori avevano un passo molto simile e chi si trovava davanti riusciva ad acquisire un certo vantaggio, mentre gli altri si rallentavano a vicenda.
Tutto si é deciso all’ultima sosta, ad una settantina di giri dal traguardo, quando Johnson é rientrato primo ed é uscito dai box al quarto posto, scavalcato da Busch, Edwards, e Harvick. Lo spettro dei problemi avuti nel 2010 dalla pit-crew della #48 si é materializzato nuovamente davanti al californiano di El Cajon, che si dice comunque fiducioso nelle capacità di miglioramento dei suoi nuovi meccanici, comportatisi molto bene durante tutto il resto della Jeff Byrd 500. A quel punto tutti avevano benzina e gomme per arrivare alla fine e non si sono più fermati.

i tre che si sono giocati la gara nel finale, fonte Nascarmedia.com

La gara si é risolta in uno scontro a tre sul filo dei decimi tra Busch, Edwards e Johnson, durato diversi giri e intervallato da alcune bandiere gialle, ma conclusosi a favore del pilota del Nevada, perfetto nei restart, che ha preso margine nel finale, tagliando il traguardo davanti alla Ford #99, alla Chevy #48, autrice del maggior numero di giri in testa, alle Ford di Kenseth e del sorprendente Menard, con Harvick, Busch, Biffle, Kahne, Newman, Earnhardt e Martin a chiudere la top twelve.

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Scritto per voi dalla fila – Carl Edwards si impone a Vegas

Las Vegas é l’opposto letterale di Phoenix in moltissime cose. Qui é tutto colossale, un enorme luna park, o meglio un centro commerciale all’ennesima potenza. Anche i circuiti non si somigliano per niente. Quello dell’Arizona é più a misura d’uomo, quello del Nevada soffre di manie di grandezza, tanto che i bus e i taxi …

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8 giorni all’alba – Budweiser Shootout, fuoco alle polveri

Montoya nella sua stock car mentre i meccanici preparano le variazioni di setup - fonte nascarmedia.com

Il (breve) letargo è finito! Nella notte italiana (ore 2:00 circa) sulla pista di Daytona si svolgerà il tradizionale Budweiser Shootout, gara su invito e fuori campionato, ma dal munifico sponsor, che precede di una settimana la 500 miglia . Di solito gli ammessi alla gara erano i piloti che avevano conquistato almeno una pole position (le qualifiche erano sponsorizzate sempre dal munifico sponsor birraio) durante la stagione precedente. Ora, visto che il brand sulle prove di qualificazione è passato ad un’altra birra, la Coors, sono state riviste anche le regole per l’accesso allo Shootout. L’intento era quello di allargare il campo partenti differenziarsi a livello di immagine, ma il risultato è stato quantomeno discutibile sul piano della chiarezza. Sono stati invitati:

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