Il futuro della Superstars tra V8 Cup e MTCC, in attesa della mossa di Flammini

La Superstars sta vivendo una sorta di nuova giovinezza nella fase più difficile della sua storia. La chiusura della SWR, la società che ne gestiva il campionato, ha fatto prima temere per la sua sopravvivenza, poi ha scatenato una guerra tra promoter che vorrebbero attingere a piene mani dal parco auto presente.

Auto da sogno, grosse berline V8, negli ultimi anni l’arrivo anche dei coupè, che se già in versione stradale fanno girare la testa, in assetto racing sono tremendamente “sexy”, per utilizzare una terminologia cara al mondo turismo. 10 marchi differenti, per quasi 15 modelli diversi, sono un tesoro che fa gola a molti e che, se sapientemente utilizzato, può diventare una gallina dalle uova d’oro. In fondo, quello che era la Superstars nel 2010, quando nella tappa finale di Vallelunga schierò la bellezza di 33 auto. Poi però alcune scelte discutibili l’hanno portata dov’è ora.

rw_08112013_1383936444Il Gruppo Peroni, già chiaccheratissimo a stagione in corso, è il primo ad aver fatto un passo ufficiale. Nel comunicato non parlano direttamente di Superstars, ma difficile leggere altro quando si presenta “un prodotto ideato ad hoc per le vetture turismo dotate di motori V8 puntando sul riportare il parco macchine nazionale che conta fino a quaranta esemplari e che nella prossima stagione non avranno una Serie di riferimento.” Il trofeo è già pronto nella sua struttura, 6 doppie gare sprint all’interno della Coppa Italia, con tanto di trasferta estera all’ A1-Ring, anzi RedBull Ring. Pronto anche il nome, V8 Cup, manca il regolamento definitivo, in corso di definizione per “consentire la partecipazione a tutte le vetture evitando deroghe che consentano un aumento incontrollato dei costi di gestione. L’obiettivo è infatti quello di avere vetture con meccanica di serie, cambio sequenziale, pacchetto aerodinamico e assetto.” Diretta streaming di tutte le gare in HD sul sito del Gruppo Peroni Race.

Poi c’è la Michelin. Subito dopo le gare di Vallelunga che hanno incoronato Morbidelli campione, si è parlato di una serie turismo fortemente voluta da Michelin Italia: l’MTCC, Michelin Touring Car Championship. Viva la fantasia. Anche qui l’attenzione è rivolta a vetture V8 “già presenti in Italia ma ferme nei garage” a cui si vorrebbe cucire su misura un campionato per quanto possibile economico. Anche in questo caso è tutto praticamente già pronto: calendario accoppiato ai Racing Weekend dell’Aci Sport, promoter individuato in Massimo Arduini, titolare della Lug Prince & Decker, che quest’anno si è occupato del monomarca Peugeot RCZ all’interno del CITE. Regolamento non ancora ufficializzato ma pare si prevedano due classi, una V8 in cui saranno, almeno dalle prime dichiarazioni, accettate anche le vetture a trazione integrale (qualcuno ha detto Audi?), e una minore tutta da definire. Presentazione ufficiale il 28 novembre.

“Una classe V8 e una minore” sembra quasi l’idea lanciata da Flammini subito prima dichiarare la chiusura di SWR. Quella minore potrebbe essere la 2000 turbo il cui regolamento è stato affidato agli uomini del BTCC e che avrebbe dovuto portare in pista un pò di piccole hatchback pepate. Però, si perchè c’è sempre un però, l’MTCC cozza con l’idea di Flammini almeno su due punti: la trazione integrale e i costi. Se c’era una cosa che ha messo tutti d’accordo in Superstars, quella è l’abolizione della trazione integrale, difficile quindi pensare che il campionato Michelin sia il “partner straniero” a cui alludeva Flammini nel suo comunicato. Ok, ho esagerato, tutti è un parolone, Audi Sport Italia non era propriamente d’accordo e il probabile passaggio di Morbidelli al WTCC con la Roal potrebbe essere un segnale del disimpegno della formazione di Radaelli dalla serie, ma, ad esempio, la MTM, che lo scorso anno schierava Schoeffler, si era detta disposta già quest’anno a staccare il differenziale anteriore dalle sue RS5. L’altro punto che fa riflettere è il contenimento dei costi, l’MTCC è stato annunciato prima della chiusura ufficiale della SWR e sembrava indirizzato a puntare sulle auto non più utilizzate come ad esempio le Lumina e le RS4, rimpiazzate da Camaro e RS5. Inoltre, l’introduzione di una nuova classe come voluto da Flammini, porta inevitabilmente a nuovi costi, quando invece l’idea del costruttore francese sembrava quella di puntare a parchi auto già esistenti.

Così tutti ora aspettano una mossa dalla FG Group. Ieri, 10 novembre, secondo l’intervista rilasciata da Flammini ad Autosprint, sarebbero dovuti essere annunciati team, auto e piloti per la stagione 2014, ma la chiusura improvvisa (?) di SWR ha per forza di cose dilatato i tempi. Qualcosa nelle prossime settimane si dovrebbe conoscere, ma al momento l’unica dead line confermata è quella del 28 novembre quando verrà presentata l’MTCC.

Lo scenario attuale, prendendo per buono che il campionato Michelin non sarà quello “ufficiale” e tenendo ben presenti le parole di Flammini, potrebbe addirittura prevedere tre campionati distinti, che, se ben strutturati, potrebbero non sovrapporsi. Ci potrebbe, qui il condizionale è più che d’obbligo, esserci la serie top, di carattere europeo o mondiale, organizzata da Flammini o chi per lui, quindi con tutto il discorso che prevedeva la lega e la classe 2000 turbo, due gare in Italia (Imola e Vallelunga) e più interesse e partecipazione di piloti e team stranieri. Poi ci dovrebbe essere la V8 Cup di Peroni, una sorta di campionato italiano Superstars che dovrebbe essere un gradino più in alto dell’MTCC, serie “a basso costo” in cui quindi le vetture potrebbero essere più datate. Sempre ipotizzando che MTCC e Flammini organizzino due serie differenti e che Peroni e Michelin non vogliano farsi la guerra a vicenda.

Un futuro fin troppo radioso per essere vero, tre serie in stile NASCAR sono forse troppe per un campionato che quest’anno ha avuto la media di 13\15 vetture a gara. Certo è che le auto potenzialmente utilizzabili sono forse anche più delle 40 ipotizzate da Peroni: facendo un rapido conto, se nel 2010 a Vallelunga c’erano 33 auto (e di certo non c’erano tutte quelle disponibili), aggiungendo semplicemente le “nuove” come tre RS5, la Camaro, la Mercedes Coupè, l’altra Porsche Panamera, la Lexus di Nocentini più la selva di BMW e Mercedes a disposizione, non si fa fatica a superare le 40 unità.

Metterle tutte in pista, però, è tutto un altro discorso.

Stay tuned!

Massimiliano Palumbo