Categorie
EuroV8

Intervista a Ermanno Dionisio: “Farò tutta la stagione della Superstars con la RS5 di Audi Sport Italia”

E’ un Ermanno Dionisio estremamente pimpante e motivato quello che abbiamo raggiunto telefonicamente per chiedergli dei suoi programmi in Superstars per il 2013. Il 53enne bresciano rientrerà ufficialmente nella serie per vetture a motore V8 di FG Group al volante di una delle Audi RS5 schierate da Audi Sport Italia, che nel 2012 si sono dimostrate le migliori del lotto e hanno conquistato il titolo nelle mani di Johan Kristoffersson.

Dopo essere stato costretto a saltare in toto la stagione 2012, Dionisio scenderà in pista al fianco di Gianni Morbidelli e del giovane Thomas Schoffler.

Quali sono i tuoi programmi per il 2013 in Superstars?

“Farò tutta la stagione della Superstars con l’Audi RS5. Nei primi giorni di febbraio dovrebbe esserci, ad Adria, una sorta di presentazione del campionato superstars 2013. Vorremmo portare anche la mia macchina, ma i tempi sono piuttosto stretti, perché la vettura è in costruzione. Dovremmo riuscire ad averla, decorata in versione definitiva, per la presentazione alla stampa. Il 7 aprile a Monza daremo il via alla stagione e, come ho detto sarò presente per tutto il campionato.”

Ci saranno evoluzioni tecniche sulla RS5?

“Sono stato in Audi sport Italia per fare il sedile e la posizione di guida con volante e pedaliera e ho visto che ci sono delle modifiche. Chiaramente gli aggiornamenti sono in fase di studio e gli ingegneri sono al lavoro per implementarli al meglio e rendere l’Audi RS5 ancora più competitiva.”

Come hai deciso di rientrare in Superstars?

“In realtà non ho mai abbandonato la Superstars, nel senso che nel 2011, dopo la gara di Misano, sono stato morso da un ragno a una caviglia mentre ero al ristorante. Mancavano tre giorni alla partenza per Spa e sono stato ricoverato in ospedale perché nel mordermi, l’animale aveva preso una vena e avevo subito un avvelenamento del sangue. Il ricovero si è prolungata per tre mesi, sono stato dimesso a dicembre e i medici mi hanno comunque obbligato a restare a riposo fino a luglio del 2012, per cui ho dovuto saltare completamente la scorsa stagione. Audi sport Italia mi ha dato l’opportunità di rientrare nel 2013 con la RS5 al fianco di Gianni Morbidelli. Con noi dovrebbe esserci Tomas Schoffler, giovane promessa dell’automobilismo tedesco e pupillo di Audi Germany, che correrà però con i colori di MTM, un team satellite della filiale tedesca di Audi.”

Che aspettative hai per questa stagione?

“Io sono molto ottimista, anche perché con la vetusta RS4 nel 2011 riuscii a fare dei podi e delle pole-position. Se comunque la RS4 si difendeva, nei limiti del possibile, con i suoi 420 CV contro le potenze e le velocità in rettilineo delle altre case, oggi con la RS5 posso essere molto fiducioso e penso di poter puntare al podio.”

Qual è la tua opinione sul balance of performance?

“Sicuramente il Balance ci sfavorisce, viste le prestazioni della RS5, però è ovvio che quando una casa come Audi investe nella Superstars, creando una macchina competitiva ai massimi livelli, non può che essere l’oggetto delle attenzioni di organizzatori e rivali. D’altro canto Audi non poteva che realizzare un macchina iper-competitiva e bisogna comunque considerare che la casa degli anelli, la prima a schierare la trazione integrale in gara nei rally, e anche l’unica a correre ad altissimi livelli con una 4×4 in pista. È un fattore tecnico molto importante, che penso faccia anche bene alle competizioni perché propone una varietà tecnologica che altrove non c’è. Quando piove abbiamo un netto vantaggio di trazione, come aveva dimostrato la mia pole position a Imola nel 2011, ma sull’asciutto siamo penalizzati da un 10% di potenza che viene dissipata dalla trazione integrale. In ogni caso anche nel 2013 Audi sarà la macchina di riferimento di un campionato molto importante come la Superstars.”

Come sei arrivato a correre in Superstars?

“Nel 2008 ho abbandonato i rally dopo averci vinto parecchio. Ho vinto otto volte il campionato italiano e tre volte il mondiale marche con la Mazda, nel 1993 ho terminato il quarto posto nel mondiale piloti gruppo N e comunque la mia carriera è sempre stata legata alle corse su strada, fino a quando, nel 2008, mi è stato proposto di provare la Jaguar Superstars. Ne sono rimasto subito impressionato e con la Jaguar ho corso due anni, 2008 e 2009, per poi legarmi ad Audi dal dicembre 2009 fino a tutt’oggi e penso che ci sia la possibilità di andare avanti con Audi Sport Italia, Emilio Radaelli e Roberta Gremignani ancora per qualche anno.”

La diversità in pista è uno dei punti forti della Superstars. Vedi un campionato ulteriormente in crescita?

“Sì, crescerà sicuramente. C’è anche il progetto di rientro delle due Porsche Panamera e mi piacerebbe vederle in pista, magari in mano a Luca Rangoni, che è un pilota e una persona eccezionale, un vero sportivo. So anche dell’interessamento di piloti ex-Formula 1 e per me queste un grande stimolo, che non mi fa sentire parte della mischia anche con i miei 53 anni. Il podio di Kyalami con Herbert e Ferrara è stato una grandissima soddisfazione.”

La Superstars è il campionato che italia attira il maggior numero di spettatori in autodromo dopo Formula 1 e Moto GP. Pensi che si possa fare di più dal punto di vista della promozione?

“FG Sport, e soprattutto Roberto Marazzi, hanno lavorato benissimo per far crescere questo campionato. Flammini è un manager importante, che non ha nulla da imparare, un businessman di elevata caratura. La Superstars ha avuto anche 36 macchine in griglia. Adesso siamo un po’ meno, ma comunque Marazzi sta facendo un lavoro straordinario per avere una griglia ampia e varia. Il battage pubblicitario è di prim’ordine e credo che ora si debba più che altro puntare ad educare un po’ di più il pubblico. Nel mondo del Motorsport i padri sono abituati a portare i figli a vedere la Formula 1 o a vedere Valentino, però nel nostro campionato si può accedere al paddock, vedere le macchine da vicino, incontrare i piloti, una cosa molto più a portata di mano e appassionante.  Per di più il pubblico può anche ammirare macchine che si vedono per strada tutti i giorni, portate al limite da piloti professionisti. Anche il rumore dei V8 e le sportellate che ci diamo in pista rappresentano ulteriori elementi di fascino per la serie, così come la diretta su Raisport, che probabilmente sarà rinforzata con un maggior numero di telecamere e un servizio migliorato. Con la mia azienda, Hop Motorsport, stiamo lavorando anche su metodi di promozione innovativi, perché grazie a FAR, il nostro sistema di comunicazione con la vettura che si basa sulla rete GSM e non sulle frequenze radio, anche i tifosi potranno ascoltare le mie conversazioni con il muretto box in tempo reale, per tutta la durata della gara.”

Cosa pensi della finale di Pergusa della scorsa stagione?

“Personalmente a Pergusa non ci avrei corso: la pista non è adatta ad ospitare una serie come la Superstars e si è visto.”

461627_10152362730505637_796815951_o

Da rallista, secondo te perché il  rallismo in Italia è messo anche peggio della pista?

“I rally, in Italia e non solo, sfortunatamente sono in caduta libera, perché le macchine hanno dei costi che onestamente non sono più accessibili. C’è troppa dispersione e si è arrivati a un punto in cui davvero costa troppo correre. Ci vuole troppa gente, troppi meccanici, troppi tecnici, poi i ricognitori, personale sulle prove agli intertempi, poi le gomme e molto altro ancora. Non si può più, sono dei costi che non hanno più una giustificazione, e con questi costi non ci sono più partecipanti. Diciamo anche che il pubblico dei rally è sempre stato abituato a sentire un certo tipo di rumore, vedere delle vetture con un certo tipo di carrozzeria, che impegnavano i piloti in un certo tipo di guida. Oggi invece l’elettronica ha fatto sparire una bella fetta della tecnica di guida dei piloti, attutendo l’errore del “corridore” e non valorizzando il pilota. Loeb ha vinto 9 mondiali e non si discute, ma forse li ha vinti in un’era in cui non c’erano piloti all’altezza di combattere contro di lui.  Non sono più gli anni in cui c’erano tre piloti Lancia, tre piloti Toyota, tre piloti Ford, tre piloti Mitsubishi, tre piloti Peugeot. Allora si parlava di una ventina di piloti di valore assoluto, mentre oggi siamo sinceramente limitati e le macchine davvero buone sono 3 o 4. Per di più il mondiale rally di qualche anno fa aveva dei costi con tre vetture ufficiali e percorsi infinitamente più lunghi di quelli odierni, oggi non riescono a gestire i costi nemmeno con due macchine: c’è qualcosa che non funziona. ”

E per i piloti italiani, che non hanno più nemmeno l’appoggio di Lancia, le cose sono ancora più difficili…

“Non mi concentrerei tanto sulla presenza o meno di una casa ufficiale. Secondo me esiste una differenza tra corridori e piloti. Il pilota è quello che dimostra di poter dare qualcosa in più e spesso volentieri gli stanno molto antipatici i corridori, ovvero quelli che si pagano il sedile. Direi che in Italia, come nell’automobilismo in generale, ultimamente tendiamo a coccolare un po’ troppo certi corridori per evitare che se ne vadano con i loro sponsor. Io non potrei mai permettermi, solo perché pago, di pretendere di di giocare contro Nadal al Roland Garros.”

Il discorso vale anche per la pista?

“Certamente, le gare di auto hanno bisogno di avere il maggior numero di partecipanti possibili e se non ci fossero gli ultimi non ci sarebbero neanche i primi. Mancano gli sponsor che possono sostenere i piloti migliori, i quali sono anche abituati ad avere un certo tipo di ingaggio, ragion per cui si fa di tutto per riempire la griglia.”

Se dovessi scegliere un pilota italiano giovane da aiutare verso il professionismo, chi sceglieresti?

“Ce ne sono diversi. Ad esempio parlando con Vincenzo Sospiri – uno che di piloti se ne intende parecchio – mi diceva che Antonio Giovinazzi è un ragazzo che va molto forte, poi c’è Alberto Campana e altri ancora, come il bresciano Luca Bottarelli, un ragazzo di nemmeno 15 anni che ritengo molto bravo e che ha già fatto dei test con Peugeot per il campionato RCZ. Un giorno, quando smetterò di fare il pilota, mi piacerebbe potermi dedicare ad aiutare i giovani piloti.”

Stay Tuned!

Gian Luca Guiglia e Massimiliano Palumbo

[follow id=”gian_138″ size=”large” count=”true” ][follow id=”Palumbo_Max” size=”large” count=”true” ]

 

 

 

 

Di Gian Luca Guiglia

Classe: 1979
Mito: Jim Clark
Pilota preferito: Juan Pablo Montoya
Piloti nel cuore da corsa: Tony Stewart, Jim Clarck, Stirling Moss,Max Papis, Alessandro Zanardi e mille altri…
Pilota donna preferita: Simona de Silvestro
Circuito Preferito: Nordschleife
Circuiti nel cuore da corsa: Le Mans, Rouen, la vecchia Monza, la vecchia Spa
Auto preferita: Ferrari P4
Auto nel cuore da corsa: Ford GT40, Lotus 79, Tyrrell P34, Lotus 49, Porsche 917
Gare dal vivo: Fia GT, Superstars, WTCC, F.Renault, LMES Monza, NASCAR Phoenix e Las Vegas 2011
Gare da vedere un giorno dal vivo: 24h Lemans, 500miglia Daytona
Livrea Casco Preferito: Alex Zanardi, Carl Fogarty
Livrea auto preferita: Ford gt40 Gulf, Lotus 49 Gold Leaf
Gara preferita: Troppe
Gara nel cuore da corsa: Daytona 500 2008, Darlington 2003, Lemans 67
Riviste preferite: Autosport, Motorsport magazine.