TCR: Comini torna re ad Imola, a Grachev gara-2

La moria di concorrenti che si è vista a Imola, con le griglia occupata da appena 16 vetture, non ha minimamente condizionato lo spettacolo visto in pista. Tanti i duelli, molti i contatti, così come diversi sono stati i cambi di casacca in seno alle varie scuderie: Mikhail Grachev è stato rimpiazzato da Jordi Genè nel Liqui Moly Team Engstler, ma il russo ha trovato immediatamente conforto tra le fila della WestCoast Racing, orfana di Pellinen e Gleason a causa di problemi con gli sponsor. Si rivede anche un volto nuovo delle corse turismo: Alain Menu ha preso parte alle danze proprio con il team svedese.

13220982_494167570782707_8267544119852519478_nPresente anche la B.D. Racing, un team a quanto pare votato alla femminilità che ha scommesso su 2 ragazze dal piede pesante: Alessandra Neri e Carlotta Fedeli. Ancora assenti Subaru e Alfa Romeo Giulietta, così come le Peugeot 308 del Sebastien Loeb Racing viste a Spa, mentre si rivede la Target Competition con una Honda Civic affidata alle giovani mani di Jordi Oriola.

A venir eliminate dalla prima fase di qualifiche sono proprio le ragazze terribili, trovatesi a girare con tempi più alti di 3/5 secondi rispetto ai primi. Fuori anche Jordi Oriola e Jean-Karl Vernay, con il francese autore di un brutto errore che ha coinvolto anche l’incolpevole Menu, ritrovandosi di fatto tagliato fuori dalla bagarre. Nel Q2 i due leader di campionato Morbidelli e Pepe Oriola guadagnano la prima fila, seguiti da Kajaia, Comini e un redivivo Grachev a cui il cambio di scuderia sembra aver fatto più bene che altro. Indietro, Borkovic e Nash vengono penalizzati per non aver rispettato i limiti della pista.

Scatta gara-1 e scatta anche Stefano Comini, che si porta subito alle spalle di Gianno Morbidelli, mentre Oriola viene passato anche da Kajaia e deve difendersi da Grachev. Al 4° giro le posizioni in testa subiscono stravolgimenti a non finire: Oriola vede il duo di testa che si allontana e cerca quindi di superare Kajaia alla “Piratella”, ma finisce fuori e viene superato anche da Grachev. In testa, Morbidelli accusa dei problemi al servosterzo e deve rallentare, ma finisce per toccarsi con Menu che chiude la sua gara con una sospensione distrutta.

Entra la safety-car e il pesarese ne approfitta per tornare ai box assieme a Nash. Per entrambi è il ritiro. Alla ripartenza, Comini prende il largo e Oriola si libera rapidamente di Grachev e Kajaia per non lasciar fuggire il campione del mondo in carica. Alle loro spalle si accende la lotta per il 4° post, chiusasi prematuramente per un contatto tra Borkovic e Vernay, con il serbo costretto al ritiro e il francese che continua nonostante i danni al frontale della sua Golf. 13239224_494149900784474_4735506304161024211_n

Stefano Comini taglia il traguardo in prima posizione nonostante la pressione di Pepe Oriola. 3° posto per Kajaia, mentre la Fedeli riesce a chiudere la top-10 sfruttando duelli e incidenti altrui. Ma non solo: Vernay viene penalizzato con un’aggiunta di tempo di 60″ per il contatto con Borkovic e per aver ripetutamente oltrepassato i limiti della pista, finendo in fondo alla classifica. Tutto a vantaggio della Neri che chiude quindi la zona punti.

La griglia di gara-2 è ancor più striminzita: le vetture di Borkovic e Nash sono troppo danneggiate per partire, Menu è costretto a partire dalla pit-lane e durante il giro di formazione Afanasyev si ritira. Morbidelli parte dal fondo. Tutto a vantaggio di chi agogna un arrivo in zona punti, ma anche di chi vuole puntare al podio, impresa più fattibile con l’assenza di piloti di una certa caratura a combattere nelle prime file.

Attila Tassi però non sfrutta l’occasione e vanifica una partenza dal palo utilissima, in favore di Genè e Grachev che iniziano a contendersi la prima piazza. L’ungherese perde pian piano terreno, permettendo a Homola e Pepe Oriola di balzare avanti, mentre Comini si ritrova ad avere a che fare con un cliente scomodo come il suo team mate Vernay, che lo supera di prepotenza. Nel frattempo Morbidelli si ritira – un doppio zero pesantissimo per l’italiano – e Grachev sfrutta il potenziale velocistico della sua Civic per avere la meglio su Genè, apparso improvvisamente in crisi tanto da scivolare indietro, superato in pochi giri da Homola, Oriola, Tassi e Comini. Il pilota di Lugano guadagna un’ulteriore posizione grazie ad un errore del giovane Attila, apparso molto – e forse troppo – ottimista sulla tenuta di strada della sua SEAT.13267754_494150964117701_701286868591028906_n

Le posizioni rimangono sostanzialmente invariate fino all’11° passaggio, quando Comini decide di tirar fuori quella dose di cattiveria – rimasta sopita nelle prime gare – ai danni di Oriola, che nel tentativo di riprendersi la posizione viene anche beffato da Vernay. Si chiude quindi la corsa con Mikhail Grachev che artiglia la prima vittoria della sua carriera nel TCR. E pensare che, finchè è rimasto nel team di Engstler, il russo non era mai andato oltre il 9° posto.
Chiudono il podio Homola e Comini, per 2 volte a podio in questo week-end imolese, mentre Vernay si deve accontentare del 4° posto nonostante abbia cercato in tutti i modi di sorprendere il compagno di casacca negli ultimi 2 giri.

La situazione in campionato risulta totalmente stravolta adesso: Oriola è in testa con 116 punti, ma Stefano Comini è tornato a farsi sotto e oramai dista appena 15 punti. Scivolato indietro, invece, lo sfortunato Gianni Morbidelli, vittima del 3° ritiro consecutivo che lo costringe a rimanere ancora a quota 85 punti. Anche a James Nash non va meglio, tornato da Imola con un bottino di 0 punti.

Il prossimo appuntamento è in programma il 5 giugno al Salzburgring, un tracciato maledettamente veloce. Per quanto visto a Imola, le Golf sembrano leggermente svantaggiate in termini di velocità massima rispetto a Leon e Civic. Però la pista austriaca è nota anche per essere tremendamente stretta e questo fattore potrebbe riservare parecchie sorprese, parlando di un campionato come il TCR votato, da buona tradizione delle gare turismo, al “levati o ti butto fuori”.

Lorenzo Michetti