TCR Macao: Comini is the king

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Giù il cappello, inchiniamoci al re. O meglio, ai re! Se siete d’accordo sul fatto che la TCR International Series 2015 e Stefano Comini (&Co) abbiano regalato al pubblico uno dei campionati motoristici più avvincenti e affascinanti degli ultimi anni, state leggendo l’articolo giusto. E le pretese per rendere altrettanto coinvolgenti le corse di Macao erano difficili da contare sulle dita di una mano, impossibile oserei dire.

Siamo arrivati su una delle piste più difficili del mondo con le tre SEAT di Comini (Target Competition), Pepe Oriola e Jordi Genè (Craft-Bamboo Lukoil) a giocarsi il titolo, con i primi due separati solo da un paio di punti. Il tutto condito con una buona dose di new entry e wild card…elettrizzanti. Primo su tutti il debutto nella TCR dell’iridato WTCC 2012 Robert Huff, poi il rientro della Ford con la Focus dell’HK Racing Team affidata questa volta a James Nash, il debutto di Lorenzo Veglia a bordo della Golf del Team Engstler, lo schieramento da ‘esercito’ della Target con la bellezza di ben sei Leon al via – una affidata al fratello di Pepe Oriola, Jordi – e il ritorno di Andrea Belicchi. E’ mancata solo la nuovissima Alfa Romeo Giulietta TCR di Romeo Ferraris, annunciata la via ma assente per privilegiarne lo sviluppo. Non male come inizio, no?

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Al via delle qualifiche ufficiali, Huff decide di giocare il ruolo del quarto incomodo, riuscendoci peraltro molto bene: un secondo e sei rifilati a Kevin Gleason, primo dei massacrati, e quasi due alla coppia da titolo Comini-Oriola. Voilà, il gioco è fatto. L’Honda Civic del britannico sembra trovarsi molto più a suo agio tra i muretti di Macao rispetto alle gemelle capitanate da Gleason e Morbidelli, complice forse il fatto che Rob si è sempre trovato a meraviglia tra le strettoie del Circuito di Guia. Anzi, togliamo il forse.

Al via della prima corsa, Huff si invola in testa per rimanerci fino alla bandiera a scacchi, dimostrando che le sette precedenti vittorie ottenute qui in territorio cinese non erano frutto del caso. Dietro di lui, il caos: alla curva del Mandarin va in scena un contatto multiplo piuttosto ruvido, che vede coinvolti Kenneth Lau , Frank Yu e Francisco Mora con quest’ultimo finito in ospedale per accertamenti. Gara neutralizzata dalla safety car. Al ritorno alle ostilità si forma un terzetto agguerritissimo alle spalle del leader, con protagonisti i fantastici tre della lotta all’iride: pressioni, attacchi, contatti e forzature non sono però stati sufficienti a cambiare le posizioni, con Genè davanti a Comini e Oriola. Il giovane spagnolo chiude fuori dal podio, nonostante i furiosi attacchi negli ultimi giri alla vettura di Comini. Chiude solo sesto Gianni Morbidelli, appena uscito dagli ‘studi’ di RetroBox, mai a suo agio con la Civic tra le stradine di Macao.

Al via dell’ultimo atto della stagione, la tensione tra i duellanti per il titolo- e non solo – si taglia con il coltello. Sono rimasti solo in due: Comini e Oriola. Il ticinese e lo spagnolo, entrambi con una storia fatta di grande piede e poche opportunità, sono appaiati in seconda fila. Uno di fianco all’altro, pronti a scatenare la terza guerra mondiale per aggiudicarsi il primo titolo della storia assegnato dal TCR. 10 infuocati, palpitanti e infiniti giri a separare uno dei due dalla coppa del vincitore.

Probabilmente ‘infiniti’ è proprio l’aggettivo giusto, visto quello che succede al via della corsa.  Rob Huff decide ancora una volta di immedesimarsi nella variabile impazzita dell’appuntamento asiatico, questa volta però in negativo. Vengono infatti percorsi solo pochi metri di gara, che il pilota della West Coast, partito in pole, viene a contatto con Jordi Genè, innescando una carambola epocale che coinvolge praticamente metà dello schieramento. Huff e Genè a muro davanti al mucchio selvaggio in arrivo, plotone che si spiaccica e si spatacca ovunqe e 11 auto da rottamare. Una costola rotta per Genè, ma vista la carambola va bene. Ovviamente bandiera rossa esposta e lavoro extra per molti meccanici, ma sono forse altrettanti quelli che devono solo caricare la macchina, o quello che ne rimane, nei camion. Cose che si vedono solo a Macao.

Alla ripartenza la griglia è letteralmente dimezzata, ma non si può certo dire la stessa cosa a riguardo dello spettacolo che va in scena di lì a qualche giro. Di gare così se ne vedono poche nel giro di un anno, figurarsi poi se i principali protagonisti della corsa sono gli stessi che si stanno giocando un campionato sul filo dei punti. Comini e Oriola danno vita a un finale da sogno, innescando una duello epico senza esclusione di colpi, con sportellate e contatti al limite del possibile. Almeno fino a quando lo spagnolo del team Lukoil, dopo una bussata più forte del solito sulla Leon di Comini, è costretto al ritiro con il radiatore KO.

Il sogno di Comini diventa così realtà, ma si può dire che si è avverato il sogno di tutti gli appassionati che, indipendentemente dal tifo per l’uno o per l’altro, hanno finalmente potuto godere di uno spettacolo in edizione limitata. Sul neocampione della TCR 2015 abbiamo speso già molte, tante e forse troppe parole per elogiare la sua fantastica stagione e questo trionfo è l’ennesima conferma che i problemi di budget non possono e non devono fermare un pilota così determinato e talentuoso.

La cosa che invece non pare assolutamente fermarsi è la incredibile e strabiliante crescita della serie di Marcello Lotti, che si può forse ufficialmente considerare come leader del turismo mondiale. Oltre alla presentazione di nuove vetture in versione 2016 – la Giulietta sta girando proprio in questi giorni – nell’ultimo periodo le vetture targate TCR hanno invaso i campionati nazionali turismo in ogni dove. Alcuni di questi, tra l’altro, sono stati dedicati appositamente e interamente alle macchine del campionato di Lotti. Insomma, il futuro è qui. E, se questi sono i presupposti, che futuro!

Complimenti a Comini, complimenti a tutti.

Alla prossima.

Alessio Sambruna