Touring Insider: i 30 anni del DTM

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Secondo appuntamento con la rubrica mensile di Motorsport Rants dedicata all’approfondimento dei temi delle competizioni turismo internazionali. In questo numero, andremo a ripercorrere la storia del DTM, dalla sua nascita nel 1984 fino ai giorni nostri.

Era il 1984 ed in una Germania ancora divisa venne creato un campionato per vetture strettamente derivate dalla produzione di serie. Ciò che non immaginavano al tempo gli organizzatori è che, a distanza di 30 anni, quel campionato sia, con le varie trasformazioni subite nel tempo, ancora in vita e che sia uno dei capisaldi del panorama turismo internazionale.

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La nascita

Nel 1984 viene fondato in Germania il Deutschen Produktionswagen Meisterschaft (Campionato Tedesco per Vetture di Produzione) che, a parte le 2 visite a Zolder in Belgio, utilizza circuiti permanenti (Hockenheim e Nurburgring), aeroportuali (Wunstorf, Diepholz, Mainz-Finthen) e cittadini (Avus e Norisring) situati in Germania Ovest. Il vincitore del primo DPM è Volker Strycek alla guida di una BMW 635 CSi, che vince il campionato grazie alla costanza più che alle vittorie (non ne ottiene nemmeno una quell’anno). Il DPM continua anche nel 1985, vincitore lo svedese Per Sturenson su Volvo 240 Turbo, prima di prendere la denominazione che lo renderà famoso anche al di fuori dei confini tedeschi, Deutschen Tourenwagen Meisterschaft (DTM).

Dalla sua nascita fino al 1992, il campionato utilizzerà le specifiche FIA Gruppo A per le vetture, che per buona parte degli anni ’80 saranno schierate solo da team privati prima dell’arrivo dei “factory team”. A parte il 1986, in cui il danese Kurt Thiim porterà alla vittoria la britannica Rover Vitesse, il campionato vedrà sempre in testa le vetture tedesche, con le BMW M3 e le Audi V8 Quattro le più vittoriose con 2 titoli piloti a testa: 1987 (col belga Eric van de Poele) e 1989 (con l’italiano Roberto Ravaglia) per BMW, 1990 (Hans-Joachim Stuck) e 1991 (Frank Biela) per Audi, anche se in quest’ultimo caso il neonato campionato costruttori (istituito proprio nel ’91) premierà Mercedes.

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Il passaggio alla Classe 1 e l’arrivo di Alfa Romeo

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Nel 1993 il DTM decide di passare dal Gruppo A alla Classe 1, nuova categoria istituita dalla FIA che permette di avere vetture più “muscolose”, più performanti e tecnologicamente avanzate. La regolamentazione della Classe 1 permette infatti di dotare le vetture di ABS, trazione integrale, chassis in fibra di carbonio e tutta una serie di sistemi elettronici volti ad aiutare il compito dei piloti alla guida, portando di fatto nel DTM tutta una serie di tecnologie bandite dalla Formula 1.

E’ proprio con l’avvento di questa nuova categoria di vetture che Alfa Romeo decide di scendere in pista portando sulle piste tedesche la 155 V6 TI. Già al debutto la vetturà si dimostrerà un’autentica spina nel fianco dei tedeschi, che quell’anno vedono le loro forze dispiegate tra Mercedes 190 ufficiali e private e BMW M3, Ford Mustang ed Opel Omega esclusivamente private, con l’apparizione nell’ultimo round di campionato ad Hockenheim delle Calibra V6 a trazione integrale portate in pista da Joest, assaggio della partecipazione a tempo pieno in campionato a partire dall’anno successivo.

Nicola Larini, forte delle 10 vittorie stagionali, tra cui la doppia batosta per i tedeschi delle vittorie nelle 2 gare del round sulla Nordschleife, vince il campionato con la 155 del team ufficiale, con Alfa che grazie anche all’altro pilota ufficiale Alessandro Nannini ed alla coppia Christian Danner e Giorgio Francia del team satellite Schubel conquista anche il titolo marche. Cosa che non andrà giù ai tedeschi ed alla Mercedes, che l’anno successivo metteranno in atto qualsiasi colpo a disposizione, mettendo in atto anche scorrettezze, per arginare lo squadrone italiano nel frattempo cresciuto come numero. Dalle 4 vetture del ’93 infatti, Alfa passa a schierare, tra team ufficiale e team satelliti, 7 vetture a tempo pieno, con l’apparizione nel corso del campionato di altrettante vetture che parteciperanno solo ad alcuni round.

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La trasformazione in ITC ed il declino

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Per la stagione 1995 il DTM cerca di espandere i propri orizzonti, di fatto sdoppiandosi ed andado a creare il campionato ITC, International Touring Car series, a cui comunque partecipato squadre e piloti DTM. Entrambi i campionati vengono vinti da Bernd Schneider e Mercedes. Nel 1996 viene quindi spostata tutta l’attenzione sull’ITC, di fatto soppiantando il DTM. L’ITC ’96, che conta 6 round in Germania affiancati dagli eventi di Estoril, Helsinki, Silverstone, Magny-Cours, Mugello, Interlagos e Suzuka, viene vinto da Manuel Reuter e la Opel, ma sarà l’ultimo campionato con le vetture Classe 1.

Il campionato infatti verrà criticato sia per la scarsa affluenza di spettatori in pista, in particolare a Magny-Cours ed Interlagos, oltre al fatto che i costruttori si chiedono perché dover andare a correre in luoghi dove le proprie vetture non vengono vendute (Alfa Romeo, al periodo, non era un marchio presente in Brasile). A tutto questo si aggiunge una crescita esponenziale dei costi, dovuto principalmente ad un aumento spropositato dell’elettronica, cosa che rende poi di fatto le vetture, principalmente le Alfa, delicate e troppo inclini a ritiri a causa di problemi proprio di elettronica.

Questi sono i fattori scatenanti che portano Alfa Romeo ed Opel a lasciare il campionato, con Mercedes che rimarrebbe quindi l’unico costruttore presente in ITC. Il campionato quindi, che si trova alle prese anche con un calo di ascolti in patria, dato che ormai non è più di fatto un campionato esclusivamente tedesco, ed un interesse internazionale, soprattutto nelle nazioni in cui corre l’ITC, che stenta a decollare decide, anche alla luce del rischio di vedere gli ascolti colare definitivamente a picco davanti alla prospettiva di un monomarca Mercedes, di chiudere i battenti.

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Il DTM rinasce come la fenice dalle proprie ceneri

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Nel 2000 ITR, la società che gestiva il DTM prima del passaggio alla gestione FIA con l’avvento dell’ITC, decide di riportare in vita il DTM, che però, non avendo in calendiario gare esclusivamente sul suolo tedesco, non può fregiarsi del nominativo di Meisterschaft e diventa quindi Deutschen Tourenwagen Masters, lasciando quindi comunque inalterata la sigla DTM. Nell’anno del ritorno ITR, consapevole degli errori fatti con l’ITC, decide di scegliere una formula con vetture più vicine a quelle di serie e con quindi costi di sviluppo e manutenzione più contenuti.

Mercedes ed Opel rispondono alla chiamata in modo favorevole schierando, secondo quanto prevede il nuovo regolamento, la prima il modello CLK e la seconda la Astra Coupe. A loro si affianca il team Abt Sportsline che, rimasto orfano del campionato STW, riesce a far accettare la sua richiesta di poter schierare l’Audi TT nonostante non rientri nelle dimensioni minime consentite in quanto a lunghezza. I continui lavori di affinamento sulla TT, che inizialmente veniva sistematicamente surclassata dalle CLK e dalle Astra che vantavano supporto ufficiale, porta infine l’Audi a conquistare il titolo nel 2002 col francesce Laurent Aiello. Questo porta la casa dei 4 anelli prima a supportare ufficialmente il team Abt nel 2oo3, per poi decidere di rientrare in forma ufficiale nel 2004. Dall’altra parte invece, proprio nell’anno del ritorno ufficiale di Audi, Opel annuncia che a fine 2005 si ritirerà dal campionato.

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Il ritorno alle berline

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Proprio nel 2004, dopo 3 anni corsi con le coupé, il DTM decide di tornare alle berline. Mercedes si affida quindi alla sempreverde Classe C, Opel porta in campionato per il suo ultimo anno di presenza la Vectra GTS, mentre Audi si affida alla A4. Le dimensioni delle vetture vengono portate a misure standard per avere su tutti i 3 modelli una disposizione meccanica identica. Come detto, a fine 2005 Opel abbandona, lasciando Mercedes ed Audi a combattere da sole.

I nuovi accordi televisivi con l’emittente ARD, che entreranno in vigore dalla stagione 2007, prevedono però la presenza in campionato di 3 marchi. Inizialmente si parla di un possibile arrivo di MG Rover, cosa che sfuma però quando ad Aprile 2005 Rover collassa, fallendo. Quindi si parla poi di un ritorno di Alfa Romeo, con voci che si fanno sempre più insistenti quando viene avvistato Claudio Berro ai box di Barcellona nel 2006. Ma come ben sappiamo nemmeno questa cosa si avvererà.

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Il rientro di BMW e l’accordo coi giapponesi

DTM 2012: Audi A5 DTM, BMW M3 DTM, AMG Mercedes C-Coupé

Dovremo quindi aspettare fino al 2012 per rivedere un terzo costruttore, con il ritorno di BMW. Subito al ritorno, dopo 20 anni di assenza, la casa bavarese conquista i titoli piloti e costruttori, sbaragliando la concorrenza nonostante abbiano vetture più rodate. Proprio nel 2012, ad Ottobre, viene firmato a Tokyo un accordo con la GT Association, la società che controlla il campionato SuperGT giapponese, per lo sviluppo di un regolamento tecnico comune.

Questo accordo prevede una standardizzazione nella realizzazione delle vetture, che porta le Audi, BMW e Mercedes ad avere la stessa tipologia di carrozzeria delle vetture che corrono nella classe GT500 del campionato giapponese. Questo riporta in DTM le vetture coupé, mentre a livello di motorizzazione se in Giappone son già stati adottati quest’anno i motori 2 litri turbo, per l’adozione di questo tipo di motorizzazione nel campionato tedesco dovremo ancora aspettare qualche anno.