Se la FIA vuole salvare il WTCC con le TCR…

Photo Clement Marin / DPPI
Photo Clement Marin / DPPI

“Sono due categorie completamente diverse che puntano a target diversi. Il WTCC è nato, cresciuto e pensato per le Case ufficiali, il TCR invece ruota attorno ai privati. E’ una strada senza via d’uscita. La base del WTCC sono vetture decisamente più costose e performanti delle vecchie S2000 e sono pensate per le Case Costruttrici, non è un campionato fatto per i privati. Costa troppo, con lo scorso regolamento i privati riuscivano anche a competere e vincere qualche gara, qui oggi senza vettura ufficiale non vai da nessuna parte, a meno di condizioni particolari. Al contrario, il TCR è stato pensato proprio per i privati, non ci sono case ufficiali, la Civic è fatta dalla JAS ‘per conto di’ e non direttamente dalla Honda. Ha costi molto più bassi, non è un vero campionato del mondo e i privati possono essere protagonisti. Allo stato attuale non ha una grossa copertura televisiva ed è forse il loro più grande problema ora. Come tutte le nuove categorie, deve affermarsi, creare le basi e trovare un canale importante che trasmetta le gare come fa Eurosport per il WTCC. In futuro, magari, forse potrà anche dare ‘fastidio’ al WTCC, ma allo stato attuale sono due campionati completamente diversi sotto ogni punto di vista, sono due rette parallele, ma sono serie non paragonabili.”

Gabriele Tarquini, 1 settembre 2015

Un anno dopo le cose sono cambiate e tanto. Il TCR si espande, nonostante qualche perplessità, il WTCC sembra alla canna del gas. La decisione di ammettere le TCN2 – indiscrezione lanciata dai colleghi di TouringCarTimes.com e confermata dai nostri insider – alla prossima stagione del mondiale turismo FIA ha il sapore della sconfitta. Bruciante, se si pensa che la Federazione, dopo lo sgarbo di Macao, continua a parlare di TCN2 e non di TCR.

Con uno schieramento WTCC che nel 2017 rischia di vedere 12\14 auto in tutto – 3 Honda e 3 Volvo factory, 3\4 Citroen ‘private by Loeb’, un paio di Honda e qualche Chevrolet), è palese che qualcosa vada fatto. Per i contratti commerciali, per non perdere la titolazione di mondiale (a rischio sotto le 16 unità), per dignità.

Ma occhio, perché se da un lato le TCR potrebbero rimpolpare l’ormai scarna griglia del WTCC, dall’altra accettare al via vetture che costano meno della metà rispetto alle TC1 degli ufficiali, rischia di mettere definitivamente ko il trofeo indipendenti: in quanti, tra i non Citroen, si i scriveranno tra i privati della classe maggiore senza possibilità reali di vincere l’assoluta, quando possono fare lo stesso mondiale con budget più che dimezzato? E con questi chiari di luna anche puntare, come Michelisz, a diventare ufficiale partendo da privato è un’opzione molto remota.

Dal punto di vista TCR la mossa della FIA conduce ad alcune considerazioni, dipende da come la si guarda. Da una parte nel 2017 rischiamo di avere due mondiali, uno ‘ufficiale’ dove le TCR puntano all’assoluta – quello appena vinto da Comini per la seconda volta per intenderci – e uno in cui le TCR saranno classe B ma andranno in diretta su Eurosport. E per qualcuno potrebbe fare la differenza. Il rischio reale è quello di trovarsi alle solite e avere due mezzi schieramenti. Dall’altro lato, però, Lotti e i Costruttori si sfregano le mani, anche se non ufficialmente: vuol dire un altro campionato, un altro sbocco, altre vetture da produrre. E per qualcuno altre gare da poter fare.

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Il WTCC però, dovrebbe capire cosa vuole fare da grande. La cacciata di Lotti e il contestuale arrivo delle TC1 – con annesso dominio Citroen che ha dato la sua bella mano – ha disintegrato in soli tre anni una categoria che aveva comunque dei buoni numeri, sia in griglia che di Costruttori. Con l’abbandono di Citroen e Lada (quest’ultima proprio per il TCR!) sono rimasti in due, Honda e Volvo, a contendersi lo scettro, sperando che le Citroen non ufficiali gestite da Sebastien Loeb Racing siano più umane rispetto agli ultimi anni. In pista ci sarà poi – forse – ancora qualche Chevrolet a rimpinguare la griglia, ma se davvero arrivano le TCR…TCN2 pardon, le auto del cravattino rischiano di essere davvero molto poche.

Qual è la strada che vorrà prendere il WTCC non è chiara e probabilmente Riberio e i suoi stanno studiando tutte le contro misure. Accettare, come vociferato, la Class One di DTM e Super GT sa tanto di ritorno all’ITC, affascinante ma se sono proibitivi i costi delle TC1, figurarsi quelli dei nuovi DTM. Inoltre, poi, andando in questa direzione si rischia di andarsi a scontrare, per budget, mercato e potenze, frontalmente con le GT3 di Ratel. E a quel punto, tra una Honda e una Ferrari, una Volvo e una Lamborghini, una Citroen e una Porsche, un privato cosa sceglie? ‘Arrendersi’ al TCR potrebbe essere una soluzione in grado di salvare capre e cavoli, anche perché l’alternativa di realizzare un nuovo regolamento è, ancora una volta, alquanto rischiosa. Le TC1 insegnano che per sorreggere un mondiale degno di questo nome servono si gli ufficiali, ma soprattutto bisogna avere una buona base di privati (vedi WEC). Fare un nuovo regolamento turismo più economico rischia di andare a scontrarsi con quella fascia di mercato ormai già saturata dal TCR e di trovare quindi ben poco spazio e consenso. E saremo punto e da capo.

A meno che Alan Gowe e la FIA non stiano davvero pensando di esportare il BTCC, pardon, le TCN1…

Massimiliano Palumbo