WTCC Review pt.1

E’ il mese di luglio e per il campionato mondiale turismo è tempo di vacanze ma anche dei soliti e consueti bilanci di metà stagione. Dopo le ultime gare corse a Vila Real, il WTCC affronta il giro di boa di una stagione 2016 controversa e quanto mai polemica che andremo ad analizzare nei suoi punti chiave. Il circus iridato si è presentato al Paul Ricard per il primo round stagionale con diverse sorprese e novità rispetto agli anni passati; una su tutte spiccava la notizia “bomba” divulgata dal reparto corse Citroen poco prima dell’avvio delle stagioni motoristiche: il team transalpino ha infatti scombussolato il panorama del motorsport internazionale a causa della decisione di rinunciare al WTCC nel 2017 per dedicarsi – anima e corpo – al nuovo progetto nel mondiale rally. In molti, appassionati e addetti ai lavori ma soprattutto team e piloti, sono partiti per la nuova stagione con la speranza o la consapevolezza (chiamatela un po’ come volete) di affrontare un’armata Citroen indebolita o quanto meno non concentrata al 100% sul mondiale turismo. Ed effettivamente, nelle prime gare del 2016, si è verificato un interessante e incoraggiante livellamento di valori e prestazioni tra i protagonisti del campionato. Certo, le C-Elyseè non sono passate da cigno ad anatroccolo in un sol colpo, ma nei primi round della stagione novella non si è verificato l’insormontabile dominio targato Citroen che ha caratterizzato gran parte delle corse disputate negli ultimi due anni.

 

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In Francia e in Slovacchia le Honda della JAS e la Citroen ufficiale di Lopez si sono spartite le vittorie delle prime quattro gare del 2016. Quando si parla delle C-Elyseè del team Citroen Total è ormai normale tenere in considerazione la gerarchia che si è creata all’interno del box d’oltralpe da quando Pechito è approdato nel WTCC. Infatti, da due anni a questa parte, il pluri iridato Yvan Muller viene continuamente surclassato dal compagno di squadra e anche questo 2016 non fa eccezione. Il bilancio ai danni del pilota francese è pesantissimo dato che nei primi tre round del mondiale Lopez ha conquistato ben tre vittorie contro un misero secondo posto di Muller. Il bicampione in carica ha vinto in Francia, Slovacchia e Ungheria ottenendo una incredibile media di un successo ogni due gare.

Le altre vittorie sono state appannaggio, come anticipato qualche riga fa, delle Honda della JAS. Il team (che ha sede nel milanese) ha rivoluzionato il parco vetture e lo schieramento dei piloti passando da due a tre macchine ingaggiando il “privato di lusso” Michelisz oltre all’esperto Rob Huff. Questi due, insieme a Monteiro, sono stati i piloti che hanno messo più in difficoltà Lopez nelle prime corse grazie all’esordio perfetto di “Huffy”, il quale ha conquistato una vittoria sensazionale al debutto con la Civic. Nel round successivo, quello corso sullo Slovakia Ring, è toccato a Tiago Monteiro portare al successo la vettura giapponese mentre anche Michelisz ha dimostrato di trovarsi subito a suo agio con la sua vettura conquistando diversi ottimi piazzamenti. L’ungherese è stato però vittima di una brutta battuta a vuoto sulla sua pista, l’Hungaroring, dove storicamente vince sempre. Quest’anno i suoi sogni di gloria sono svaniti a causa della rottura del turbo poco prima della partenza della Opening Race che di conseguenza ha compromesso anche la corsa successiva. Sulla pista magiara il weekend è stato monopolizzato dalle Citroen con due indiscutibili doppiette; nella prima corsa le protagoniste sono state le C-Elyseè della Sebastien Loeb Racing con Bennani e Chilton mentre nella Main Race si è assistito ad un assolo delle vetture ufficiali. Il fatto che anche i privati al volante delle Citroen riescano a vincere, è un chiaro segno che le auto della casa di Satory sono ampiamente le migliori del lotto.

Un po’ meno chiare sono risultate diverse decisioni dei commissari FIA a riguardo di contatti e penalizzazioni. Proprio nella seconda corsa ungherese, disputatasi sotto una pioggia torrenziale, è sembrato quasi incredulo il drive through inflitto a Rob Huff per un normale contatto di gara, cosa abituale nelle gare del WTCC. L’inglese è stato estromesso dalla lotta per la vittoria in quella corsa, ma soprattutto è venuto a mancare il vero spirito delle corse fatte di sorpassi, contatti e sportellate.

Le diatribe tra le Honda e la Federazione sono, però, solo all’inizio date le incomprensioni riguardanti il fondo delle vetture della casa di Hamamatsu che creeranno non pochi problemi ai tecnici di entrambe le fazioni. Ma di questo parleremo più avanti.

 

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Una delle novità di questo WTCC 2016 è stata sicuramente l’ingresso della Volvo con le S60 affidate al team Polestar.  Le nuove vetture svedesi si sono comportate discretamente bene nell’immediato inizio di stagione cogliendo come miglior risultato un doppio quarto posto in Ungheria con i “pupilli” Ekblom e Bjork. Il nuovo progetto ha dimostrato di avere delle buone basi sulle quali i tecnici della Polestar dovranno lavorare per arrivare ai primi, importanti, risultati.

Ovviamente non è tutto rose e fiori, cosi come non lo è in casa Lada. Nei primi tre round del campionato, l’unica certezza per il Team Sport Rosneft è stato Nick Catsburg che ha conquistato due podi oltre a qualche altro buon piazzamento. Non è andata esattamente così per gli altri piloti della Lada, anzi: Tarquini e Valente hanno influenzato le loro prestazioni con incidenti e penalizzazioni di troppo. Le prestazioni velocistiche della vettura sono troppo discontinue costringendoci a mettere le vetture russe nella lista dei deludenti della prima parte di stagione. Stesso discorso per le Chevrolet Cruze della ROAL e della Munnich: l’anzianità del progetto e la mancanza di sviluppo delle vetture americane sono sicuramente dei fattori contributivi per la mancanza di risultati, almeno nei primi tre round del 2016.

Dopo aver analizzato il prologo della stagione, il campionato WTCC entra nel vivo nei successivi round in calendario. Ma di questo ci occuperemo nella seconda parte della nostra analisi dove avremo tanto da dire e da discutere.

Tenetevi forte e buona lettura!

 

 

Alessio Sambruna