Maturità da corsa, 1^ puntata – La rivoluzione del trasporto privato nell’arte

Umberto Boccioni, Auto in corsa (1904)
Umberto Boccioni, Auto in corsa (1904)

Su Motorsport Rants abbiamo già parlato di esami di Stato nell’intervista a Samuele Cavalieri, pilota del CEV Moto2 classe ’97. Per cavalcare l’onda (visto il periodo di bagni, spiagge e gelati) vi proponiamo qualcosa di particolare, come da spirito Rants: una tesina di maturità incentrata sull’automobile che, diluita in tre puntate, potrà essere una lettura leggera e “culturale”, per forza di cose un po’ didascalica, da consumare sotto l’ombrellone.

Infiliamo dunque la capoccia nella macchina del tempo e facciamo un salto all’indietro di un centinaio di anni. Se gli ultimi anni dell’Ottocento rappresentano il momento della comparsa delle automobili (e delle motociclette), gli inizi del Novecento sono lo scenario in cui le vetture si affermano definitivamente, passando da essere realizzazioni poco più che sperimentali a tecnologie acquisite e diffuse nel contesto sociale. Concentrarsi su questo periodo significa dunque rintracciare le vere origini dell’automobilismo, quando la novità del mezzo a motore privato stupiva e infiammava i cuori delle persone. Il possesso del mezzo privato non solo permette la libera scelta dell’itinerario da seguire, simbolo di libertà, ma soprattutto permette di stabilire un legame affettivo speciale; il mezzo meccanico diventa oggetto di cure da parte del suo fantino ed è quasi umanizzato, sintomo di un attaccamento impossibile da avere nei confronti del mezzo pubblico.

Boccioni, Carrà, Balla: l’automobile nell’orbita dell’arte futurista

La comparsa dell’automobile negli ultimi anni dell’Ottocento rappresenta un aspetto rivoluzionario destinato a segnare profondamente la società dell’epoca, soprattutto quella del ventesimo secolo. In quanto novità di respiro globale, il tema dell’automobile viene introdotto anche nel mondo dell’arte, a sottolinearne la portata innovativa e la progressiva ma inarrestabile diffusione nel contesto sociale. Per quanto accessibili solo ai ceti più abbienti, le automobili chiamano un cambiamento che influirà sulla vita di tutti gli strati della società; la crescita dell’industria automobilistica richiede infatti non solo il contemporaneo sviluppo del comparto petrolifero e meccanico, ma anche la nascita di infrastrutture e servizi relativi al trasporto.

Boccioni - Automobile rossa
Umberto Boccioni, Automobile rossa (1904-1905)

La trasformazione del paesaggio urbano e, in particolare, l’interazione tra l’automobile e le persone sono alcuni dei temi trattati da Umberto Boccioni negli anni che precedono la nascita del movimento futurista e la sua adesione. Allievo di Giacomo Balla a Roma insieme a Sironi e Severini, frequenta la Scuola libera del nudo e prende lezioni di disegno; la componente di disegno è evidente nell’opera Automobile rossa, realizzata tra il 1904 e il 1905, ancora distante dalle caratteristiche tecniche e ideali della fase futurista. In un paesaggio di campagna, un’automobile di colore rosso procede con a bordo tre uomini e due donne, anch’esse vestite di rosso. Ai lati della vettura si trovano due ciclisti, uno dei quali interagisce col conducente. Dal punto di vista tecnico, l’opera si basa sull’utilizzo di un colore vivace e di una marcata linea nera di contorno, riprendendo alcune caratteristiche dello stile di Gauguin e avvicinando sotto certi aspetti la caricatura e il fumetto.

Con la nascita ufficiale del Futurismo nel 1909, l’automobile assume lo status di simbolo della nuova visione del mondo secondo gli aderenti al movimento. Insieme agli altri mezzi di trasporto, essa è la creatura prediletta della modernità, costruita utilizzando le più sofisticate tecnologie dell’epoca e capace di accompagnare l’uomo nel suo movimento verso nuovi confini (geografici e ideali) grazie alla propria velocità, al rumore e al “portamento” deciso. Proprio il concetto di movimento temporale e spaziale, strettamente affine a quello di dinamismo, è posto al centro della produzione degli artisti futuristi e fissato come principio chiave nel Manifesto dei pittori futuristi, pubblicato l’11 febbraio 1910 sulla rivista Poesia. Le idee di dinamismo, movimento e velocità sono sintetizzate nel seguente passo del Manifesto.

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Giacomo Balla, Velocità d’automobile (1913)

Tutto si muove, tutto corre, tutto volge rapido. Una figura non è mai stabile davanti a noi, ma compare e scompare incessantemente. […] Le sedici persone che avete intorno a voi in un tram che corre sono una, dieci, quattro, tre; stanno ferme e si muovono; vanno e vengono, rimbalzano sulla strada, divorate da una zona di sole, indi tornano a sedersi, simboli persistenti della vibrazione universale. […] I nostri corpi entrano nei divani su cui ci sediamo, e i divani entrano in noi, così come il tram che passa entra nelle case, le quali a loro volta si scaraventano sul tram e con esso si amalgamano. La costruzione dei quadri è stupidamente tradizionale. I pittori ci hanno sempre mostrato cose e persone poste davanti a noi. Noi porremo lo spettatore al centro del quadro”.

Il coinvolgimento dell’osservatore e lo scorrimento dinamico del tempo e degli eventi sono centrali in Velocità d’automobile, dipinto di Giacomo Balla datato 1913. Il soggetto, in effetti, risulta essere l’incedere veemente della vettura più che il mezzo meccanico stesso. L’opera risente dell’avvicinamento dei futuristi al cubismo nella volontà di tradurre, attraverso la considerazione del tempo come quarta dimensione, le percezioni simultanee e multiple: la scena è scomposta in maniera analitica come a creare una sequenza di fotogrammi. Quanto alla geometrizzazione delle forme, essa è meno rigorosa rispetto al modello cubista per lasciare spazio al dinamismo, alla sensazione di velocità dell’auto (solo vagamente riconoscibile) che quasi sfugge dai limiti del quadro. A livello cromatico Balla opera una netta riduzione della tavolozza, concedendo solo all’ocra e a dettagli bianchi e neri; la resa del movimento passa attraverso luce e linea.

Edoardo Vercellesi – Twitter: @edoverce97