Maturità da corsa, 2^ puntata – L’uomo futurista e l’amore per l’automobile

Immagine-1Secondo appuntamento con “Maturità da corsa”, la riflessione sullo sviluppo dell’automobile tra arti figurative e letteratura su Motorsport Rants. Nella fattispecie, pur restando in ambito di Futurismo, abbandoniamo la pittura e ci avviciniamo alla letteratura per concentrarci sulle caratteristiche generali del rapporto uomo-macchina.

Filippo Tommaso Marinetti, “Manifesto del futurismo” (Prima parte)

Apparso sul quotidiano francese “Le Figaro” (come già il Manifesto del Simbolismo) il 20 Febbraio 1909, il primo Manifesto del Futurismo segna ufficialmente la nascita del movimento ideato e promosso da Filippo Tommaso Marinetti. Scrittore, drammaturgo e poeta, egli si fa portatore di un nuovo ideale di uomo, società e cultura che non può prescindere dalla distruzione programmatica e totale del modello precedente. Il rifiuto del decadentismo e della tradizione procede contestualmente all’esaltazione delle forme di modernità, i cui simboli sono l’industria, la città, il dinamismo e i mezzi di trasporto, in primis l’automobile.

001
Le Figaro, 20 Febbraio 1909

Il Manifesto del Futurismo, diviso in una prima parte di narrazione e una seconda sezione programmatica (in cui si enunciano gli undici principi cardine del movimento), si ispira a un episodio realmente vissuto da Marinetti nel 1908. Per evitare due ciclisti che sopraggiungevano in direzione opposta, il poeta uscì di strada e cadde in un fosso con la propria vettura (una Isotta Fraschini). Nella ricostruzione operata nel Manifesto, l’avvenimento assume i connotati della simbolica morte dell’uomo di fine Ottocento e della rinascita nel suo nuovo modo di essere: l’uomo moderno e futurista, incarnato dal poeta, viene come rigenerato dall’acqua melmosa del canale e una volta uscito inizia a dettare alla folla accorsa sul luogo dell’incidente le idee rivoluzionare alla base del Movimento.

Nel Manifesto, Marinetti fa largamente ricorso all’utilizzo di simboli e significati allegorici. Essendo quest’opera l’atto ufficiale che sancisce la fondazione di un movimento rivoluzionario e violento come il Futurismo, numerosi sono i riferimenti a nascita e morte, intese come il superamento dell’antico e dell’uomo decadente a favore di un soggetto superiore e conforme alle specificità dell’epoca in cui vive. La morte “addomesticata” di cui tratta Marinetti istituisce un diverso rapporto con il pericolo e la velocità, tappa da cui passa inevitabilmente il rifiuto del passatismo: la morte non fa paura all’uomo, perché altro non è che la simbolica abolizione di ciò che è vecchio e obsoleto per lasciare spazio al nuovo, considerato migliore. La tecnologia si rende dunque simbolo di una rivoluzione valoriale, della morte di un uomo vecchio e “obsoleto”, che rinasce nello slancio energico della modernità.

Marin
Filippo Tommaso Marinetti, padre del Futurismo

L’automobile è l’esempio massimo della modernità e Marinetti ne decanta le qualità (l’aspetto possente, l’eleganza, il rombo del motore) assegnandole attributi generalmente riferiti all’essere umano. Il mezzo meccanico assume il ruolo di nutrice dell’uomo futurista, che nell’episodio evocato nel Manifesto viene rigenerato dall’acqua (simbolo universale di nascita) mescolata ai liquidi e all’essenza della stessa vettura incidentata. L’automobile ha rappresentato inoltre una vera rivoluzione del trasporto pubblico, ma soprattutto privato; la possibilità di possedere un proprio mezzo di trasporto, che inizia ad assumere i connotati di status symbol, in parte genera e in parte acuisce la tendenza all’individualità dell’uomo del primo Novecento. Quest’idea è sottolineata dalla scelta di Marinetti di prendere un’esperienza personale come base per la stesura del manifesto programmatico del movimento.

L’influenza dell’automobile è tangibile anche nella scelta del linguaggio, che rifugge volontariamente la sintassi e la punteggiatura classiche in quanto ancorate a un modello di passatismo. La ricerca della perfezione formale e della raffinatezza linguistica lascia spazio all’uso di onomatopee, accostamenti ricercati e frequenti punti di sospensione associati a esclamazioni o interrogazioni retoriche. L’obiettivo è quello di ricercare la modernità del linguaggio e, contemporaneamente, dipingere la vettura come espressione massima dell’ideale futurista di potenza, forza, violenza. In origine (e nel Manifesto se ne può avere prova) il sostantivo “automobile” era di genere maschile; sarà poi D’Annunzio a inventare la forma femminile conosciuta e utilizzata oggi.

Edoardo Vercellesi – Twitter: @edoverce97