Road to Le Mans: tra 2015 e 2016

Finalmente ci siamo. L’appuntamento più atteso dell’anno dai fan delle competizioni endurance è alle porte, poichè già fra una settimana l’84esima edizione della 24 Ore di Le Mans diventerà parte degli archivi storici, mentre i nomi dei suoi eroi inizieranno a sedimentarsi nella memoria collettiva di chi riesce a cogliere ancora la magia di una maratona automobilistica. E bisogna dire che sono sempre di meno quelli che ci riescono.

13327370_1132781490111637_1740920464398864031_nMa proprio per questi ultimi è pensata la “Road to Le Mans”, una serie di articoli con cui noi di Motorsport Rants ci prepariamo al fatidico giorno di gara. Ma anche per tutti coloro che si avvicinano per la prima volta a questo meraviglioso mondo fatto di luci, ombre, episodi, personaggi e vetture che sfrecciano sul filo dei 300 orari per un giorno intero.

Niente di meglio, quindi, che rivedere quanto successo nella passata edizione, per poi focalizzare l’attenzione sulle carte in tavola quest’anno, una tavola pregna di asfalto e leggenda che costituisce il Circuit de la Sarthe.

Il 2015

Sono in 56 a prender parte all’83esima edizione della maratona de la Sarthe: tanti prototipi tra Lmp1 e Lmp2, anche se tutti gli occhi sono puntati sul duello Audi/Porsche: sono infatti i costruttori tedeschi a presentarsi come favoriti per la vittoria, avendo annichilito la Toyota campione del mondo con un invidiabile recupero prestazionale. C’è tanta curiosità – ma anche notevole perplessità – per il debutto delle Nissan GTR LM Nismo, monoposto a motore e trazione anteriore che hanno fatto della creatività ingegneristica la loro bandiera.

Il primo quarto di gara sintetizza bene quelli che sono gli animi nella classe regina, con Audi e Porsche che distanziano subito le Toyota e iniziano una sfida a suon di crono. Scenario atipico in una gara dove spesso e volentieri risultano determinanti l’affidabilità e il logorio fisico dovuto a 24 ore di gara. E infatti, ritmi tanto serrati mandano a muro le Audi “titolari” di Duval e Treluyer, costrette a rientrare per riparare la carrozzeria. In classe Lmp2 il team KCMG continua il dominio mostrato già dai test, mentre tra le Gt sembrano tagliate fuori le Ferrari a vantaggio di Aston Martin e Corvette.

Le successive 6 ore sono invece un calvario per il box Porsche, costretto a far fronte ad una penalità per la 919 #17 di Webber e ad un duplice incidente per la #18. Ma il vero disastro accade nel box Nissan: tutte e 3 le vetture giapponesi risultano attardate per i più disparati motivi, che vanno dalla perdita di uno pneumatico a noie meccaniche generiche, fino all’investimento di animali in pieno rettilineo. In testa, nel frattempo, Audi e Porsche iniziano una fase tipica a Le Mans, ossia la guerra di strategie tra chi si è fermato ai box una volta di più o di meno. Tra le Lmp2 non vi è questa necessità vista la superiorità della KCMG, mentre tra le Gt la Ferrari tornano timidamente a farsi vedere sia in Gte-Pro che in Gte-Am.

Sono passate 12 ore, ma la gara è appena a metà. Così come i colpi di scena che devono ancora arrivare e che stavolta mettono in ginocchio le Aston Martin: prima la #99 leader tra i Pro sbatte e accumula 11 giri di ritardo dalla vetta, poi è la volta della vettura #96 che finisce violentemente a muro durante un doppiaggio. Sono attimi di paura, la dinamica è simile a quella che 2 anni prima si era portava via Allan Simonsen. Fortunatamente il pilota non riporta gravi conseguenze, mentre lo stesso non si può dire delle gerarchie in gara: con l’Audi #7 attardata dalla perdita della carrozzeria posteriore e grazie ad una serie di stop favoriti dalla fase di neutralizzazione, le Porsche accumulano vantaggio. In particolare la #19 condotta da Bamber/Tandy/Hulkenberg. Stesso discorso per la Ferrari #51 di AF Corse che conquista la leadership in Gte-Pro grazie anche ad uno stint spettacolare di Fisichella.

Alle 15 di domenica, dopo 24 ore di agonismo e 395 giri percorsi, la bandiera a scacchi sancisce la vittoria inaspettata della terza Porsche 919, quella affidata a Bamber, Tandy e Nico Hulkenberg! Segue la #18 e poi le Audi #7 e #8 nell’ordine. Indietro le Toyota, così come la terza Audi che non ha avuto la stessa condotta dei ragazzi di Stoccarda. Dominio KCMG tra le Lmp2, seguita dalla monoposto #38 della Jota Sport – vincitrice nel 2014 – e dalla Ligier della G-Drive. In Gte-Pro grande delusione per la Ferrari di Bruni/Fisichella/Vilander, terzi dopo una sosta prolungata per noie al cambio, che cedono la vittoria alla Corvette di Gavin, Milner e Taylor e il 2° posto alla vettura gemella di casa AF Corse. Tra i “gentlemen”, un’uscita di strada dell’Aston Martin prima di classe permette a Bertolini, Shaytar e Basov di portare la loro Ferrari sul gradino più alto del podio, seguiti dalla Porsche del team Dempsey-Proton e dalla Ferrari di Scuderia Corsa.

Il 2016

Saranno 60 gli equipaggi che scenderanno in pista quest’anno. Numero insolito, visto il limite di 56 vetture che normalmente viene posto dagli organizzatori. Un aumento non così sensazionale però da balzare subito all’occhio, almeno non quanto il numero di Lmp1 iscritte: 9, 5 in meno dell’anno scorso. A pesare non è tanto l’assenza delle Nissan – il cui programma per Le Mans è definitivamente morto – ma la scelta di Audi e Porsche di non schierare la classica terza vettura. E probabilmente hanno scelto il momento peggiore per farlo: le Lmp1 in versione 2016, infatti, hanno mostrato nell’appuntamento di Spa delle lacune preoccupanti per quanto concerne l’affidabilità, con una serie di noie meccaniche ed elettroniche che hanno rallentato TUTTE le 6 monoposto ibride in pista. Allucinante! Tanto che sono in molti a puntare sulla vittoria di una Rebellion questa domenica.13321916_1135246433198476_5687935544072622674_n

Ovviamente i tecnici dei top team non sono rimasti con le mani in mano, e durante il periodo di preparazione alla maratona francese hanno analizzato il rendimento delle monoposto per coglierne le debolezze. Ecco che, quindi, in casa Porsche è stato ripristinato il pacco batterie dell’anno scorso, meno performante ma evidentemente più gestibile, mentre i guai delle Toyota sono stati ricondotti alle forti sollecitazioni che il comparto meccanico ha subìto a Spa – specialmente nella compressione di Eau Rouge/Raidillon – e quindi non sono state apportate modifiche degne di nota, essendo il circuito di Le Mans totalmente diverso.

E sono proprio i giapponesi, adesso, a impensierire i rivali: la TS050 sembra essere nata, a detta di molti, proprio per sposarsi al meglio con un circuito come quello francese. In più, nei test del 5 giugno, ha inanellato un numero di giri (97) che nessun altro equipaggio è riuscito a coprire, nè tra i prototipi, nè tra le Gt. Toyota che punta più sull’efficienza e l’affidabilità, caratteristiche che potrebbero tornare utili se i guai dei tedeschi dovessero ripresentarsi. Ma se così non fosse, la vittoria sarebbe un affare tra Porsche e Audi: prestazionalmente parlando, ad Ingolstadt hanno recuperato il gap che l’anno scorso li separava dalle 919 Hybrid, tanto che il miglior tempo nei test è di Di Grassi a 1″ dalla prima Porsche. C’è da dire però che la sessione è stata interrotta per un incidente proprio mentre molti si lanciavano per battere il record del pilota brasiliano.
A preoccupare molto in casa Audi, però, è ancora l’affidabilità, con la vettura #7 ferma a lungo ai box per un problema ad un ammortizzatore.

Grande confusione nella categoria minore, la Lmp2, con ben 23 monoposto pronte a contendersi l’alloro finale. Dai test si può ipotizzare un vantaggio dei telai Oreca con pneumatici Dunlop, apparsi più prestazionali, ma è assai duro sbilanciarsi sul risultato finale, specie in una classe dove non è raro vedere ottime prestazioni di team esterni al Wec. In questo caso, Eurasia Motorsport e KCMG hanno mostrato un buon passo, mentre tra le squadre impegnate a tempo pieno nel Wec si ergono specialmente G-Drive e Signatech Alpine, oltre alla Manor che potrebbe rappresentare un’interessante outsider.
Da notare che il miglior tempo registrato è più veloce di circa 6″ rispetto al crono record di classe dell’anno scorso.13332860_1133194726736980_8667496144754512932_n

Tra le ruote coperte – definizione assai impropria vista la carrozzeria dei prototipi – a giocare un ruolo determinante è il temuto BoP, ossia il “Balance of Performance”: 10 kg in più alle Ferrari 488 e 20 in meno per Ford  GT ed Aston Martin Vantage , con i britannici che però devono fare i conti con un restrittore meno permissivo. Ritocco al restrittore anche per le Corvette, che avranno a disposizione 5 litri in meno di carburante rispetto ai rivali. In Gte-Am dieta dimagrante di 10 kg per le Ferrari e restrittori più larghi per le Aston.

Volendo fare una sorta di “scaletta” di potenzialità, senza dubbio le Corvette si sono mostrate pericolose sia in Gte-Pro che in Gte-Am, ma le Ferrari non sono da meno, sia le 488 di AF Corse e Risi Competizione, sia le varie 458 della categoria minore, così come le Porsche. Molto attardate appaiono le Aston Martin, invece. Certo, i test sono indicativi circa il massimo potenziale velocistico di una vettura, ma non danno indicazioni sul passo gara e sull’affidabilità. Due fattori che nella maratona de la Sarthe valgono come e più di un tempo record, in tutte le classi.

Ma c’è un altro elemento da considerare, non una prerogativa della 24 Ore di Le Mans ma ugualmente determinante sul risultato finale. Di più: quando è entrato in gioco, ci si è spesso ritrovati tra le mani pagine della miglior storia sportiva mondiale. Di cosa stiamo parlando? Della pioggia. Sono previsti infatti violenti scrosci già per le sessioni di qualifiche, con il maltempo che si protrarrà fino al fine settimana. La prima metà gara dovrebbe quindi essere bagnata e forse, guardando alcune previsioni, addirittura bagnatissima. E chi conosce un minimo la storia – anche recente – di questa corsa sa cosa significhi il subentrare del maltempo.13427770_1138286976227755_1872611421929473756_n

Purtroppo, il meteo non è l’unica preoccupazione di appassionati e addetti ai lavori: la Francia è infatti teatro negli ultimi tempi di violenti scontri per la riforma sul lavoro, con scioperi e manifestazioni che hanno fatto addirittura pensare ad un rinvio della corsa, come avvenne nel ’68. Ma se l’eventualità di uno spostamento è scongiurata, rimane l’allarme terrorismo dovuto alle stragi dell’anno scorso a Parigi. Per questo motivo sono stati rafforzati i controlli di sicurezza e “snellite” le procedure di soccorso.

Ci sono molti modi di rispondere alla barbarie, alla paura, all’instabilità. Uno di questi è la bellezza, pura e semplice. E di bellezza, la 24 Ore di Le Mans ne ha da vendere, credetemi…

Lorenzo Michetti