Rolex 24 a Daytona – chi ferma il filotto Ganassi?

festa in victory lane per l'equipaggio della #01, fonte grand-am.com

Se escludiamo la Chase for The Cup, il team di Chip Ganassi negli ultimi 12 mesi ha portato a casa tutto quello che c’era da vincere nelle corse americane: Indy 500, Daytona 500, Brickyard 400, campionato Indycar e campionato Grand-am con 9 vittorie. La corazzata col bersaglio è lanciata a tutta velocità, per la felicità di McMurray, Montoya, Franchitti e Dixon, che trarranno sicuramente buoni auspici dalla forma dimostrata in florida per i rispettivi campionati che vanno a iniziare, ma soprattutto per la felicità dell’equipaggio della Riley-BMW #01 di Pruett, Rojas, Hand e Rahal, che tornano sul gradino più alto del podio nella classica maratona di inizio stagione e cominciano con il piede giusto l’annata 2011. Dietro ai due Daytona Prototypes di Ganassi hanno chiuso il team Action Express del nostro Max Papis e di Barbosa,Borcheller,Fittipaldi,France. Quarto il Michael Shank racing con Brundle,Blundell, Brown e Patterson, sorprendente per le prestazioni dei due veterani. Un pizzico di sfortuna ha invece relegato Max “The Axe” Angelelli, Briscoe, Ricky e Wayne Taylor un giro dietro i leader sotto la bandiera a scacchi.

la porsche #67 del team TRG vincitrice in classe GT

In GT si è imposta la Porsche del team TRG di Bertheau/Gaughan/Henzler/Lally/Pumpelly, risalita addirittura dall’ultima posizione in griglia, davanti all’altra Porsche di Bell/Miller/Sellers/Sugden, portata in pista dal Paul Miller Racing,  e alla Mazda RX-8 del Dempsey Racing di Dempsey/Espenlaub/Foster/Long, che sembrava involata verso la vittoria quando la vettura si è spenta qualche minuto in seguito ad un testacoda in solitaria nell’infield. Per le classifiche complete andate su grand-am.com

Che cosa abbiamo visto a Daytona

2 ore e tre quarti di nebbione a Daytona, manco in tangenziale a Milano, fonte grand-am.com

La nebbia – nella mattinata è scesa sul Daytona International Speedway, costringendo i concorrenti a 2 ore e 45 minuti di bandiera gialla che hanno scombussolato un po’ tutti i piani e tarpando le ali al recupero del Suntrust di Angelelli, confinato 10 giri indietro rispetto al leader a causa di un contatto con Montoya nella notte, che ha obbligato i meccanici ad una costosa, in termini di tempo, sostituzione di una parte della sospensione anteriore destra. L’equipaggio Dallara ha poi chiuso al quinto posto, staccato di solo un giro, il che la dice lunga sulla competitività del quartetto. Peccato, ma in ottica stagionale le cose potevano andare anche peggio.

Un green-white-checkered finish – in perfetto stile Nascar la gara si è conclusa con una ripartenza all’ultimo giro. Per un attimo ci eravamo illusi che Barbosa potesse tentare il colpaccio, ma Pruett ha messo subito tutti in riga e si è involato verso la vittoria. Quattro auto a pieni giri all’ultimo restart sono emblematiche e per un momento abbiamo sperato (noi e anche Max Papis al muretto) che Barbosa sulla #9, equipaggiata con un motore Porsche v8 di derivazione Cayenne che la casa ha cercato di non far correre, potesse fare il colpaccio. Poi Pruett ha pigiato sul gas e non ce n’è stata più per nessuno.

Difficoltà per (quasi) tutti – sono pochissime le squadre che possono dire di non aver avuto grossi intoppi nel doppio giro intorno all’orologio. L’equipaggio vincitore, come il gemello, si è dovuto fermare, perdendo qualche giro, per sostituire il rapporto finale del cambio, che risultava troppo corto. Montoya ha fatto a sportellate con tutti (qui il quasi lo togliamo!) facendo cambiare ai Ganassi Boys la bellezza di 3 cofani. Di Angelelli abbiamo già detto, mentre la #9 dell’Action Express ha avuto problemi con lo splitter anteriore. Insomma: la nuova superficie della pista ha invogliato tutti a forzare al massimo, ponendo nuovi problemi ai tecnici, non tanto sul piano della meccanica quanto su quello del contenimento dell’agonismo dei piloti in pista, almeno per portare a casa tutte e 4 le ruote.

La #02 al comando davanti alla #9 e alla #23, fonte grand-am.com

Un grande Pruett e un grande Hand – in veterano era un nome scontato in questo angolo di articolo ma si è superato: a fine gara, con una pista sporchissima, girava 6 – 8 decimi al giro più forte di tutti. Ha anche guidato il team nella scelta strategica di fermarsi per primo per l’ultimissima sosta, permettendo alla #01 di scavalcare i tre rivali ai box. Hand, dal canto suo si è rivelato all’altezza del compito, spingendo come un matto in in fase di recupero da una penalità nelle ultime due ore di gara. Delle furie.

Il piede e l’atmosfera – la nuova superficie del World Center of Racing ha rispettato le previsioni di Papis in pieno. Ha portato tutti ad affondare di più il piede sull’acceleratore, con relative toccate e incidenti. Chiedere a Montoya per informazioni. Nessuno si è risparmiato e queste auto, tutt’altro che ipertecnologiche, hanno offerto uno spettacolo d’altri tempi, con piloti che guidano sul serio, anche col piede destro, meccanici che sventrano vetture per rattopparle in ogni modo, interventi improvvisati e piloti sorridenti. E poi la classe non sparisce col tempo: Brundle e Blundell hanno mostrato cose egregie, specie considerando che il secondo era alla prima esperienza a Daytona. Fossero tutte (ancora) così le corse!

Brundle&Blundell, dalla pensione con furore, e che furore! fonte grand-am.com

Che cosa non abbiamo visto a Daytona

Il pubblico – purtroppo non abbondantissimo, un peccato perché la gara meritava molto. Speriamo che le modifiche ai DP e l’ingresso della Ferrari in GT attirino nuovi concorrenti e più persone sulle tribune. Certo, riempire Daytona non è cosa fattibile se non si corre la 500 miglia (e solo quella), ma qualcuno in più non guasterebbe.

La diretta integrale – Speed ha fatto un grande sforzo, 14 ore di diretta, però perdersi la notte, che tra l’altro qui sarebbe capitata in mattinata, è stato un vero peccato. Perdersi la nebbia molto meno

la Riley-Porsche del Flying Lizard in azione, fonte Grand-am.com

Il Flying Lizard in lotta per la vittoria – Scattata dalla pole, la Riley-Porsche con il serpente (o dovrebbe essere una lucertola? non importa, la livrea è bella comunque!) è incappata subito in incidenti e problemi vari che l’hanno fatta precipitare a oltre 40 giri dal leader. L’equipaggio si è poi lanciato in una rimonta forsennata per incappare in altri inconvenienti. Hanno mostrato prestazioni di assoluto rilievo e ci riproveranno sicuramente. Osso duro in arrivo.

Jimmie Johnson in lotta per la vittoria – Il 5 volte campione NASCAR è sparito di scena prima ancora di guidare: problemi al cambio hanno afflitto la Riley-Chevy del team GAINSCO già nelle prime ore di gara. Anche per lui bisognerà aspettare l’anno prossimo, mentre McMurray è riuscito nell’accoppiata 500 miglia – 24 ore. A detta sua gli mancano ancora 4 decimi al giro per essere al livello dei compagni di squadra, ma ha contribuito attivamente, facendo parte di uno dei pochi equipaggi da 3 piloti presenti.

Sono arrivati anche gli highlights (15 minuti) direttamente dal canale ufficiale della Grand-Am su Youtube.com

Il circo della Grand-Am ora si sposta sul circuito stradale ricavato nello speedway di Homestead, sempre in Florida, tra 32 giorni. Favoritissimi, neanche a dirlo, Rojas e Pruett, vincitori a Miami nel 2010.

Stay tuned 🙂