The show must not go on

“Io e Lorenzo Lapini non prenderemo parte alla gara del Sic Day a Latina. Siamo sconvolti dalla tragedia dell’amico Doriano”. (Gianluca Nannelli)

“Scusatemi ma io domani non me la sento di correre, sarò comunque presente in circuito.” (Claudio Corti)

“Io non corro… Pero sarò anche io in circuito…” (Mattia Pasini)

“Penso che siamo uomini prima che piloti. Io rispetto l’uomo e la sua famiglia e domani non correrò. Ciao Doriano!” (Danilo Petrucci)

“Non correte. Il ricordo e la beneficenza non hanno bisogno di una gara. Condividiamo il dolore. Ciao Doriano” (Luca Scassa)

Sei esempi di piloti che non avrebbero avuto intenzione di prendere parte alla corsa di oggi, a poche ore dalla morte di un loro amico e collega, Doriano Romboni.

A mio modesto parere il Sic Supermoto Day 2013 non s’aveva da fare e la Federazione Motociclistica Italiana ha preso l’unica decisione possibile. Quella gara non si doveva e non si poteva correre, non in queste condizioni psicologiche. Provate anche voi a mettervi almeno per un secondo nei panni dei partecipanti e immaginate di dover gareggiare sul tracciato dove il giorno precedente uno di loro, anzi, uno tra loro ha perso la vita, peraltro con una dinamica simile a quella che aveva coinvolto e portato alla morte Marco Simoncelli. Proprio colui in onore del quale la manifestazione era stata organizzata. Un copione che definire degno di un Oscar sarebbe riduttivo.

Lo spirito di questo evento era quello di ricordare il “Sic” con passione, gioia e, per quanto possibile, spensieratezza, celebrando tutto ciò che di bello ci ha lasciato. Ebbene, non vedo come si potesse gioire dopo la scomparsa di Doriano.

Quando episodi di questo tipo si sono verificati in competizioni ufficiali si è spesso andati avanti per onorare contratti e affari, con buona pace dei sentimenti; questa però non era una gara di campionato, bensì una festa, ma una festa non può esistere se non c’è qualcosa da festeggiare. E oggi da festeggiare non ci sarebbe stato proprio nulla.

Unico motivo di rammarico è la necessità dell’intervento di un’Istituzione per l’annullamento della gara: il buon senso avrebbe suggerito di chiudere immediatamente le saracinesche nonostante l’intenzione di devolvere il ricavato della manifestazione alla famiglia Romboni, fatto comunque verificatosi.

Questa è l’opinione di Alessia Polita, una posizione estrema che sintetizza il parere comune, espressa da una ragazza che parla con evidente cognizione di causa.

“Io mi chiedo… Con quale spirito, con quale umanità con quale cazzo di cervello si può continuare una manifestazione dopo quanto accaduto. Oggi più che mai capisco, che noi siamo e saremo sempre burattini che cadono, che muoiono, che si feriscono… Ma non importa a nessuno. L’ importante è che il burattinaio fa cassa!”

Certe volte “the show must not go on”, lo spettacolo non deve andare avanti. Ciao “Rambo”, grazie di tutto.