Sta morendo la F3, Berger dove sei?

La Formula 3 italiana ha chiuso i battenti, senza neanche sapere il nome dell’ultimo campione della storia. L’Europeo spera in una rinascita dopo aver tirato a campare nel 2012 con 10 macchine in griglia.

Il British F3, la serie ritenuta il faro della formula cadetta europea, è tenuta in coma artificiale. A Macao gli organizzatori avevano assicurato tutti, smentendo categoricamente ogni voce e illazione: “Abbiamo 15 piloti iscritti e 10 gare in calendario.
E difatti…oggi han presentato la stagione 2013: 4 gare in croce. “E’ la crisi dicono.” E dato che c’è crisi e bisogna contenere i costi, due gare in Inghilterra a Silverstone e Brands Hatch, intervallate da due trasferte a Spa e Nurburgring. E i costi di trasferta? Almeno metterle in sequenza, invece no, Inghilterra, Belgio, Inghilterra, Germania. Un avanti indrè che farà la felicità di tutti…gli spedizionieri.
La speranza è che gli organizzatori, dovendo comunque ripiegare su poche gare, abbiano puntato tutto sulla qualità e piste selettive.

SRO, l’organizzatore del campionato inglese, così come la CSAI per quello italiano, incolpano, se così si può dire, il torneo europeo di fagocitare piloti e budget. Il torneo europeo che quest’anno aveva una media di 10 vetture a gara.

Colpa della crisi? Sicuramente. E’ palese che se mancano i soldi, se le  aziende non hanno fondi e tirano a campare, difficilmente possono, e vogliono, investire per supportare qualcuno. In categorie che poi, sopratutto in Italia, non godono di praticamente nessuna copertura mediatica che vada oltre i giornali e siti di settore, figurarsi. Non è Formula 1, e nemmeno calcio che smuove masse e media anche al torneo della parrocchia. Ma questo è un altro discorso.

Il problema è che negli anni nessuno ha voluto mettere un freno a regolamenti e campionati che prendevano proprie vie. Si è assistito al declassamento della F3 Italiana, passata da fucina di campioni per la F1 e il professionismo a trofeo, senza colpo ferire. Quella serie che a metà anni 90, aveva portato anche 15 piloti italiani all’interno dello stesso campionato di F1, semplicemente non esiste più. La parentesi Fiat con il test Ferrari è stata, appunto, una parentesi. E così oggi dobbiamo gioire per 10mila km di test con un’auto vecchia di due anni per Valsecchi.

Si è assistito inermi al crollo, alla rinascita, alla trasformazione, al declino, alla sparizione, delle Formula 3 spagnola, tedesca, francese.
Ed ora stessa sorte tocca alla regina, alla migliore tra tutte. A quella serie che prima dell’avvento dell’EuroSeries, era considerata la miglior palestra per i giovani talenti del domani. IL campionato di Formula 3. Giusto per fare qualche nome in ordine sparso, Senna, Barrichello, Sato, Vergne, Brundle, Magnussen, Pizzonia, Alguersuari, Piquet Jr, Gil de Ferran e in tempi recenti l’astro nascente Felipe Nasr, vengono tutti da li. Ed è li, nel campionato inglese, che Raikkonen aveva fatto correre il suo team, perchè lo reputava il più formativo. Negli ultimi anni, un titolo britannico di F3 era una delle migliori vie di accesso alla F1.

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Poi la crisi, i campionati nazionali che di nazionale avevano solo il nome, regolamenti ad nationem, l’impossibilità di andarsi a confrontare con altre realtà. Negli anni poi sono diventate motivo di vanto le trasferte all’estero, non eri nessuno se non mettevi in calendario un paio di gitarelle oltre confine. Anche a costo di andare in posti dimenticati da Dio. Tanto che la Fia dovette porre rimedio intimando alle Federazioni locali un massimo di trasferte consentite per potersi fregiare del titolo nazionale. Ed ha cominciato a fare curriculum anche crearsi un regolamente ad hoc. Con tanti saluti allo scambio di vetture e piloti.

Nel frattempo sono nate un’infinità di serie sostanzialmente simili, ma a costi più bassi e con valore tecnico decisamente inferiore, non fosse altro perchè monomarca. E così, pezzo dopo pezzo, la F3 è andata perdendosi, snaturandosi, arrivando sull’orlo del baratro con un piede che viaggia pericolosamente nel vuoto.

Gerhard Berger, incaricato dalla Fia per fare un pò di ordine, ha detto di voler mettere mano. Ordine. Siamo perfettamente d’accordo. Purchè la F3 ritorni ad essere lotta libera, ma a costi umani, tra team, piloti, motoristi e costruttori. Si è sempre detto che la F3 è la serie più vicina alla F1 per tecnica e sensibilità, dove è fondamentale l’intesa e il dialogo tra piloti e tecnici per trovare l’assetto giusto di gara in gara. Una formidabile palestra per piloti ma anche tecnici, dove la competizione tra costruttori di telai e motori è vera. Non il classico monomarca che oggi va tanto di moda. Magari spiegando che si, è vero, Volkswagen e Mercedes investono tanto nella serie cadetta, ma quei costi la stanno uccidendo. Giusto per fare un esempio rapido.

Ed è questa la paura. Che l’epoca della F3, dell’Università dei Campioni del domani, sia arrivata al capolinea. E che il nuovo che avanza è un monomarca, monotelaio, monogomma e monoassetto, dove il pilota si siede e guida senza potersi costruire la vettura su misura. Per poi arrivare in F1 completamente sguarnito di qualsiasi backgroud tecnico.

Gp2, Gp3, la prossima F4, è questo il futuro? E la competizione tra motoristi? Tra telaisti come Dallara, Maygale, Lola, e quanti altri? La competizione porta costi, è vero. Ma la competizione porta spettacolo e diversità, e i costi un regolamento scritto bene li evita, o li calmiera.

La F3 italiana è andata, quella inglese è sull’ottima strada, le altre europee sono ectoplasmi. Sarà arrivato il momento di agire seriamente?

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